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| SECONDA GUERRA MONDIALESECTION |
Gli uomini della 7ª divisione aviotrasportata tedesca atterrarono a Creta nel maggio 1941 e scoprirono che si trattava di battersi per la propia vita contro una difesa alleata decisa a tutto
Verso le 7.15 del 20 maggio 1941, la prima ondata dell'11° corpo aviotrasportato tedesco iniziò
l'atterraggio con alianti e paracadutisti nei dintorni delle città cretesi di Maleme e Canea.
I tedeschi, al comando di Kurt Student, si aspettavano solo una leggera resistenza.
Il piano prevedeva una veloce conquista della costa settentrionale, difesa dalle forze inglesi e greche,
seguita da un rapido assalto agli aeroporti. La battaglia che li attendeva, invece, fu sanguinosa e cruenta.
A Maleme 2 compagnie del 1° battaglione Paracadutisti del reggimento d'Assalto, comandate dal maggiore Koch,
erano atterrate con gli alianti nei presi della spiaggia alla foce del fiume Tavronitis.
Gli uomini si sparpagliarono nell'entroterra, avvicinandosi , ve1ocemente al cruciale obiettivo tattico
costituito dalla quota 107. Le truppe neozelandesi, a difesa della zona, avevano aperto il fuoco sugli
alianti in avvicinamento. Molti erano stati costretti ad atterraggi, di fortuna a causa del terreno
accidentato, e Koch, ferito nella confusione creata dalla sparatoria dei neozelandesi, dovette concentrare
i suoi paracadutisti verso il lato ovest del campo d'atterraggio di Maleme. Le sue 2 compagnie avevano
subito più di 100 perdite, pari alla metà dell'organico originario. Il 3° battaglione Paracadutisti
d'Assalto fu lanciato fra le truppe neozelandesi situate a est di Maleme. Dopo 45 nunuti, 400 degli
originari 600 paracadutisti erano morti o feriti a causa del fuoco di sbarramento neozelandese.
Il comandante di battaglione, maggiore Scherber, era fra i caduti. Il 2° e 4° battaglione atterrarono senza
trovare troppa resistenza a sud e a ovest del campo di atterraggio di Maleme. Mentre tentavano di
accorrere in aiuto dei superstiti del 1° battaglione, il generale di divisione Meindl, comandante del
reggimento d'Assalto, atterrato con l'ultimo gruppo, fu gravemente ferito. Nella tarda mattinata sembrava
che l'attacco dei paracadutisti tedeschi a Maleme fosse ormai fallito.
Più ad ovest, a Canea, i tedeschi stavano incontrando uguale resistenza. Atterrate contemporaneamente ai
paracadutisti di Koch, le ultime 2 compagnie del 1° battaglione tentarono di eliminare una postazione
contraerea e una batteria di artiglieria pesante. Gli alianti erano atterrati in maniera disordinata e la
compagnia che doveva eliminare la contraerea soffrì pesanti perdite, sotto il fuoco del reggimento gallese
e degli ussari del Northumberland, senza riuscire neanche a localizzare esattamente la batteria. La
compagnia all'attacco dell'artiglieria ebbe invece miglior successo. Infatti riuscì a catturare circa 180
prigionieri e a neutralizzare le bocche da fuoco. Il 1° battaglione Paracadutisti, al comando del capitano
Von der Heydte, atterrò in formazione serrata a sud della prigione locale. Si spostò subito verso est in
direzione del villaggio di Perivolia, ma si scontrò con una tenace resistenza. Più a nord, il 2°
battaglione Paracadutisti atterrò a sud ovest del villaggio di Galatas. Le perdite erano state pesanti
(150 uomini fra morti e feriti), ma il battaglione riuscì ugualmente a insidiare le postazioni neozelandesi
situate sulle alture adiacenti. Il 3° battaglione Paracadutisti, atterrato in ordine sparso a est di
Galatas, subì immediatamente l'attacco delle truppe neozelandesi. Impossibilitata a concentrarsi, l'unità
non poté operare in modo adeguato. Un battaglione Genieri atterrò ad ovest della prigione e si scontrò con
l'accanita resistenza di truppe greche.
Nella, tarda mattinata del 20 maggio la prima ondata delle truppe dell'11° corpo aviotrasportato del
generale Student era atterrata con una certa confusione, e aveva incontrato una feroce e
insospettata resistenza. Le perdite erano state notevoli e i parà tedeschi, non erano riusciti a
ricongiungersi, malgrado Maleme e Canea fossero distanti solo una dozzina Km. Molti ufficiali erano morti,
compreso il generale Süssman, comandante della 7ª divisione aerea. Süssman aveva perso la
vita, con gran parte dello stato maggiore, quando il suo aliante era precipitato poco dopo il decollo dalla
Grecia. Il comando a Canea era stato assunto dal colonnello Heidrich. I paracadutisti tedeschi a Maleme e
Canea rischiavano di essere sopraffatti e presi prigionieri, mentre il resto dell'11° corpo che doveva
sopraggiungere con un secondo lancio corse il pericolo di capitare sulla stessa concentrazione di fuoco
nemico.
L'attacco a Creta era stato progettato da Student all'inizio di aprile del 1941. Student era riuscito a
convincere Hitler (dapprincipio assai scettico) circa la possibilità di conquistare Creta con una fulminea
azione aerea. Un attacco dal mare appariva infatti impossibile data la superiorità navale della marina
britannica e un attacco anfibio avrebbe comunque richiesto una pesante copertura aerea, Student dette
quindi il via a laboriosi preparativi per la cosiddetta operazione "Merkur" (Mercurio), in un primo tempo
prevista per il 15 maggio, e successivamente spostata al 20 maggio.
I paracadutisti, gli aerei da trasporto e il supporto logistico furono raccolti con estrema rapidità.
L'11° corpo aviotrasportato al comando di Student era composto dalla 7ª divisione aerea
(con 9 battaglioni); dal reggimento Paracadutisti d'Assalto (con quattro battaglioni); e dalla 5ª
divisione da montagna del generale Ringel. Quest'ultima unità aveva rimpiazzato la sperimentata
21ª divisione aviotrasportata, che era stata spostata in Romania, per difendere i campi petroliferi di
Ploesti. Molti paracadutisti non avevano ancora ricevuto il battesimo del fuoco e le truppe da montagna non
erano state addestrate per operazioni aviotrasportate. Erano però state prescelte da Student perché
abituate a combattere con equipaggiamento e armamento leggeri su terreni accidentati. L'armamento pesante
dei paracadutisti veniva lanciato in appositi contenitori e, finché questi non venivano aperti, le uniche
armi disponibili erano i fucili mitragliatori MP-38 e le pistole Luger, con gittata e potenza di fuoco
assai limitate. Non si ebbe il tempo di distribuire uniformi per climi caldi di conseguenza i soldati
dovettero combattere con uniformi pesanti, malgrado le temperature elevate. Student poteva però far
affidamento su un organico di ufficiali esperti come Koch, Meindl, Bräuer e Schulz, tutti reduci dalle
campagne in Belgio e Olanda del maggio 1940.
Per trasportare le sue forze, Student aveva a disposizione circa 500 Junkers 52, 80 alianti DSF-230, più un
numero considerevole di caccia e bombardieri per la copertura. Il servizio informazioni tedesco aveva
riferito che a Creta vi erano solamente 5000 soldati, tra inglesi e greci spiegati a difesa dei campi di
aviazione sulla costa settentrionale. Un primo campo si trovava a Maleme, nel settore occidentale; un
secondo a Retimo, ad est di Canea e un ultimo a Iráklion, ancora più a est.
Il piano definitivo per l'operazione "Merkur" era stato messo a punto in funzione delle possibilità
logistiche e degli obiettivi perseguiti con una stima per difetto della capacità difensiva inglese.
La forza di Student era costituita per due terzi dai 14.000 uomini della 5á divisione da montagna,
che potevano prendere terra solo dopo che fosse stato conquistato un campo di atterraggio, o almeno se ne
fosse improvvisato uno. Tutto il peso dell'assalto iniziale quindi ricadeva sugli 8.100 paracadutisti della
7á divisione aerea e del reggimento Paracadutisti d'Assalto.
Gli aerei a disposizione non erano sufficienti per consentire il trasporto contemporaneo di tutti gli
uomini: quindi Student decise di effettuare due lanci consecutivi. La prima ondata avrebbe avuto come
obiettivo la conquista di Maleme, della zona intorno a Canea e della Baia di Suda. Gli uomini atterrati
con il secondo lancio, 8 ore più tardi, avrebbero dovuto attaccare Retimo ed occupare il campo di aviazione
di Iráklion, per consentire l'atterraggio della 5ª divisione da montagna.
IL TIRO AL PICCIONE
Si riteneva quindi che i primi atterraggi di alianti e di paracadutisti potessero raggiungere rapidamente
gli obiettivi sfortunatamente per Student e per gli uomini dell'11° corpo, i rapporti dei servizi
segreti avevano sottovalutato la guarnigione di stanza a Creta: il 20 maggio i tedeschi trovarono infatti
sull'isola 27.500 soldati inglesi e dei Dominion, più 14.000 greci in gran parte fatti affluire dalla
terraferma. L'armamento pesante era scarso, le strutture difensive inadeguate e le comunicazioni
insufficienti; ma le truppe al comando del maggior generale Bernard Freyberg rappresentavano comunque una
forza di tutto rispetto.
Per molte ore Student, nel suo quartier generale di Atene, non riuscì ad avere una visione chiara della
difficile situazione a Creta. Il secondo lancio cominciò in ritardo per via delle nubi di polvere che si
alzavano dalle piste greche in terra battuta e ciò diede alla guarnigione di Creta il tempo per rafforzare
le sue difese. Il lancio a Iráklion fu un disastro. Gli Ju 52 arrivarono alla spicciolata e volteggiarono
sopra le zone di lancio nella più completa confusione. Gli uomini della cosiddetta Guardia Nera fecero il
tiro al piccione durante la discesa dei paracadutisti e poi catturarono i sopravvissuti appena giunti a
terra. Il 2° battaglione del 1° reggimento Paracadutisti perse più di 400 uomini durante la sola fase di
atterraggio ad ovest del campo di aviazione. Poi dovette affrontare i carri armati e i Bren degli inglesi,
senza alcun armamento pesante. I soldati della Guardia Nera si resero conto dell'importanza dei contenitori
lanciati al seguito dei paracadutisti e si appostarono per abbattere i tedeschi mentre tentavano di
recuperare il prezioso equipaggiamento.
Il 3° battaglione Paracadutisti del 1° reggimento prese terra ad ovest di Iráklion ed incontrò una
resistenza meno tenace, ma si ritrovò impegnato in un duro combattimento con gli inglesi e i greci nel
centro del paese. Il 2° battaglione del 2° reggimento atterrò ancora più ad ovest senza trovare alcuna
resistenza e prese posizione bloccando la strada costiera.
Il colonnello Bräuer, comandante del 1° reggimento Paracadutisti e responsabile della conquista di
Iráklion, atterrò con il 1° battaglione a est della pista, nei pressi della stazione radio. Non poté
tuttavia accorrere immediatamente verso il 2° battaglione per un'azione combinata sull'obbiettivo, perché
il lancio dell'ultimo contingente di paracadutisti subì un ritardo. Bräuer raggiunse così l'aeroporto
di Iráklion solo verso mezzanotte e, sulla base di frammentarie informazioni, giunse alla conclusione che
le sue forze, sparse e provate, non erano in grado di espugnare e nemmeno di mantenere il campo d'aviazione.
Il 2° reggimento, al comando del colonnello Sturm, giunse con notevole ritardo a Retimo, che era presidiata
dalla polizia locale e difesa da una cintura di truppe australiane e greche. Gli alleati erano attestati
sulle alture lungo la via costiera che sovrastava il campo di aviazione. Il 3° battaglione atterrò su una
vasta area a est di Retimo, evitando le postazioni australiane.
I parà si concentrarono immediatamente, e tentarono di conquistare Retimo. Più ad est, il comando del
2° reggimento Paracadutisti prese terra ai piedi della principale postazione australiana e venne subito
bersagliato da un pesante fuoco, mentre oltre 80 paracadutisti venivano fatti prigionieri.
Anche il 1° battaglione, lanciatosi più ad est, finì sotto il fuoco degli australiani. Nel tardo pomeriggio,
il 3° battaglione riuscì a sloggiare da Retimo la polizia cretese; ma più a est gruppi isolati del
1° battaglione erano ancora alle prese con gli australiani saldamente attestati sulle alture sopra
l'aeroporto.
Durante il pomeriggio e la prima serata, Student ad Atene cominciò ad esaminare i rapporti dell'aeronautica
e i messaggi da Creta che illustravano i risultati negativi del suo piano operativo. In tarda serata
apparve chiaro che la situazione ad Iráklion era preoccupante, mentre per Retimo si temeva il peggio, dato
che da quella località non giungeva alcuna notizia. Student, sapendo che il reggimento d'assalto
controllava in parte il campo di aviazione di Maleme, decise, seppure con una certa esitazione, di
sfruttare questo limitato successo, spostando lo sforzo principale da est a ovest. L'idea era di
controllare la zona di atterraggio a Maleme per consentire l'atterraggio della 5ª divisione da
montagna che avrebbe investito le difese britanniche a Creta partendo da occidente.
Fu a questo punto che le decisioni prese dai comandanti delle truppe britanniche impressero una svolta
decisiva alla battaglia. Freyberg mancava di collegamenti che gli consentissero di guidare i combattimenti
dal suo quartier generale e decise pertanto di lasciare l'iniziativa ai comandanti sul campo. Durante la
notte tra il 20 ed il 21 maggio e durante la mattinata seguente, i difensori ebbero l'opportunità di
contrattaccare i tedeschi. Se l'offensiva fosse stata sferrata con vigore, i paracadutisti sarebbero stati
annientati, e tutte le varianti di Student al piano originario sarebbero risultate inutili. Accadde invece
che solo a Retimo gli australiani passarono decisamente al contrattacco, impedendo ai paracadutisti di
conquistare il campo di aviazione.
Altrove, invece, i difensori risultarono meno efficaci e a Maleme
addirittura si ritirarono precipitosamente. Il comandante del battaglione neozelandese, posizionato a difesa
della vitale quota 107 sopra il campo di aviazione di Maleme, ritirò i suoi uomini durante la notte,
convinto che sarebbe stato sopraffatto dai tedeschi il mattino dopo. In realtà, i paracadutisti del
reggimento d'assalto erano ugualmente decimati ed esausti e si aspettavano un attacco in forze. Furono
invece piacevolmente sorpresi di trovare indifesa la quota 107 all'alba del 21 maggio. Student iniziò
allora a spedire rifornimenti di uomini e mezzi verso Maleme, ad ovest del fiume Tavronitis. Malgrado la
loro accanita resistenza i difensori attorno a Maleme furono respinti verso est, in direzione di Canea; e
nella prima serata il 1° battaglione della 5ª divisione da montagna atterrò sulla pista dell'aeroporto.
Il campo di aviazione si riempì di JU 52 danneggiati o incediati e diventò arduo smistare rifornimenti e
rinforzi sotto il pesante fuoco del nemico. Student rimpiazzò Meindl, ferito, con il tenace, impulsivo e
ambizioso colonnello Ramcke. A Retimo e ad Iráklion intanto i parà continuavano a combattere, inchiodando
i difensori in attesa di rinforzi. A Maleme, durante tutta la giornata del 22 maggio, le truppe da montagna
continuarono ad atterrare, un battaglione dopo l'altro, muovendo immediatamente verso est. Il comandante
della 5ª divisione, Ringel, fu incaricato di guidare le operazioni a Creta dove l'ormai saldo
controllo di Maleme rendeva la sconfitta britannica una pura questione di tempo.
Le truppe inglesi, greche e dei Dominion, affrontarono una serie di accanite battaglie per difendere
Galatas, Canea e la zona della Baia di Suda; ma il 24 maggio Feyberg aveva ormai abbandonato ogni speranza
di tenere Creta. Il 27 maggio venne decisa l'evacuazione dell'isola.
I paracadutisti tedeschi e le truppe da montagna fecero una conversione verso est per soccorrere i
sopravvissuti del secondo lancio a Retimo ed Iráklion e cominciarono a premere verso sud sulle selvagge
montagne cretesi.
Nell'operazione "Merkur" i tedeschi persero quasi 4000 uomini; altri 2400 furono feriti e andarono distrutti
170 JU 52 più 40 aerei da combattimento. Le truppe inglesi e dei Dominion persero anch'esse 4000 uomini;
ebbero 2500 feriti e 11.800 soldati furono fatti prigionieri. La maggior parte delle truppe greche e della
polizia locale fu catturata. Per i tedeschi la battaglia di Creta era stata particolarmente dura e
sanguinosa.
Le perdite erano state pesanti soprattutto per i paracadutisti del primo lancio, che non si aspettavano una
resistenza così tenace. Molti alti ufficiali persero la vita, furono feriti o caddero prigionieri, cosicché
il comando passò a ufficiali subalterni e a sottufficiali. I paracadutisti dovettero combattere in un clima
rovente, appesantiti da uniformi invernali e spesso senza le armi pesanti che erano andate perdute insieme
con gli appositi contenitori.
Student ebbe sufficiente presenza di spirito da mutare il punto focale delle operazioni e fu abbastanza
fortunato quando il nemico gli offrì l'opportunità di premere su Maleme. Senza l'assoluta superiorità aerea,
comunque, le operazioni dei tedeschi a Creta non avrebbero avuto alcuna possibilità di successo.
Malgrado la vittoria, Hitler fu sconvolto dalle pesanti perdite e decise di non impiegare più i
paracadutisti in operazioni di vaste proporzioni, riservandoli per azioni più modeste e, più tardi,
utilizzandoli come fanterie scelte.
| ATTACCO DALL'ARIA
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I servizi segreti avevano da tempo mezzo in guardia il comando britannico di Creta circa l'eventualità
di una invasione dall'aria: ma ben poco era stato fatto in concreto per far fronte a un attacco in grande
stile.
Questo cominciò con un bombardamento a opera degli Junkers 88. Le unità dislocate nelle trincee
attorno ai campi d'atterraggio furono soffocate dalle nubi di polvere sollevate dalle esplosioni mentre gli
Stukas continuavano il bombardamento in picchiata e i caccia Messerschmitt incrociavano a bassa quota.
I bombardieri si dileguarono con la stessa rapidità con cui erano arrivati, lasciando i difensori attoniti
e frastornati. Poi, mentre i difensori tentavano di riorganizzarsi, ecco sopraggiungere gli alianti
«Silenziosi come fantasmi... enormi, neri e minacciosi, che venivano giù dalle montagne virando
lentamente con un impercettibile sibilo delle ali». Da terra si aprì il fuoco su di loro. Gli alianti
continuavano a librarsi, a volte con l'intero equipaggio colpito a morte, e finivano per schiantarsi contro
un terreno accidentato da rocce e da alberi. Alcuni finivano addirittura contro le postazioni difensive, se
e si rovesciavano sparpagliando sul terreno il loro carico di cadaveri. Poi scesero i parà. Per molti uomini
della guarnigione, alcuni dei quali non avevano mai veduto un paracadute, lo spettacolo del lancio era
straordinario. Per il tenente Thomas del 23° battaglione neozelandese «era difficile credere che la discesa
dei parà potesse essere qualcosa di pericoloso. Alle prime luci dell'alba nel cielo blu intenso di Creta,
sembravano piccole marionette danzanti, le cui gonne verdi, gialle, rosse e bianche gonfiate dal vento
fossero andate a impigliarsi nei fili che le manovrano». Alcuni paracadutisti trovarono la morte
abbattendosi sugli alberi, molti furono colpiti mentre scendevano; altri precipitarono con il paracadute
chiuso a fiamma; altri ancora entrarono in collisione fra loro. Comunque il fatto che parecchi invasori
dell'aria riuscissero a riprendersi da un impatto così duro per proseguire la loro missione rappresentava
già di per sè un notevole risultato.
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