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World War II
Eben Emael

Gli ADRA

Arnhem

Obiettivo Creta

Le Aquile

Il 500° Btg. SS

Sicilia 1943

Armi & Mezzi
Junkers Ju 52/3m

Heinkel He 111H

DFS 230

Douglas C-47

A.W. Albemarle

A.W. Whitley

H.P. Halifax

Short Stirling

Airspeed Horsa




SECONDA GUERRA MONDIALESECTION
Un ufficiale del 1° Airborne Reconnaissance Squadron La battaglia di
Arnhem

  Nella mattina della domenica 17 settembre 1944 gli abitanti del Sud-Est dell'Inghilterra furono testimoni dell'affollarsi nel cielo sulle loro teste della più grande massa aviotrasportata di tutti i tempi. Da 22 aeroporti, estendentisi dal Dorset al Lincolnshire, si levarono in volo più di 1500 aerei e, mentre unità da caccia e da bombardamento si tenevano pronte a proteggerli o a svolgere compiti diversivi, i Douglas C-47 Dakota ed i bombardieri Short Stirling, trasformati in velivoli da trasporto truppe, alcuni dei quali trainavano alianti pieni di uomini o veicoli per un totale di 478 velivoli, si raccoglievano in formazioni per un volo sopra il Mare del Nord verso i Paesi Bassi.
Una formazione si diresse verso il North Foreland, quindi, attraversando il mare, verso Geel, poi ancora a nord verso la propria area di lancio ad Eindhoven; della formazione facevano parte gli uomini e i materiali della 101ª divisione aviotrasportata Usa (comandata dal maggior generale James Gavin). Una seconda formazione più consistente volò lungo una rotta più settentrionale, sopra Aldeburgh e quindi su Shouen Island, sorvolando le navi segnalatrici appositamente dislocate nel Mare del Nord per indicare con i loro fari lampeggianti la rotta, poi verso la costa olandese fino alla cittadina dallo strano nome di s'Hertogenbosch, dove la formazione si divise in due: la parte più consistente, che trasportava la 82ª divisione aviotrasportata Usa, si diresse in direzione est, verso il territorio compreso fra Grave e Nijmegen, l'altra parte, che trasportava la brigata da sbarco aereo ed una brigata paracadutisti della 1ª divisione aviotrasportata britannica (comandata dal maggior generale Robert Urquhart), si diresse a nord-est, verso la zona d'atterraggio della divisione, 16 km ad ovest della città di Arnhem e del suo importante ponte sul Neder Rijn.
Zona d'operazioni Questo ponte, più altri quattro situati più a sud, a Nijmegen, a Grave, a Veghel e ad Eindhoven, costituivano gli obiettivi delle forze aviotrasportate, mentre ancora più a sud (lungo la linea del canale Mosa-Escaut) le truppe avanzate della 2ª armata britannica erano in attesa dello sbarco dal cielo pronte a lanciarsi in avanti lungo la strada Eindhoven-Arnhem attraversando i canali ed i fiumi esistenti lungo il percorso e aggirando le principali difese tedesche della linea Sigfrido, per costituire, secondo le parole del loro comandante in capo, feldmaresciallo sir Bernard Montgomery, «un trampolino di lancio per un potente attacco all'ultimo sangue al cuore della Germania».
Il ponte di Arnhem rappresentava la punta avanzata di questo trampolino, come dire la "Ultima Thule" dell'operazione "Market Garden".

Zona d'operazioni

Dodici bombardieri britannici trasformati e sei Dakota americani trasportarono la compagnia esploratori che si lancio per prima; nel tempo assegnatole la compagnia adempì il suo compito: quando i 149 Dakota che trasportavano la brigata paracadutisti arrivarono sulla zona di lancio X, tutte le fiaccole da segnalazione erano già state accese ed i teli da segnalazione stesi. La stessa cosa avvenne nelle zone di atterraggio S e Z, dove i 254 alianti Airspeed Horsa e i 38 mastodontici General Aircraft Hamilcar della brigata da sbarco aereo e del comando di Urquhart vennero sganciati dai traini e dapprima scesero con un'accelerazione da voltastomaco, poi planarono veleggiando silenziosamente verso la loro destinazione. Nel corso dell'operazione, soltanto cinque alianti vennero colpiti o ruppero il cavo di traino lungo il percorso; solamente 35 aerei andarono perduti, e molti di questi dopo aver lanciato i paracadutisti o liberato i rimorchi. Era stata prevista una percentuale di perdite pari al 30 per cento, sicché le previsioni favorevoli dell'operazione "Market Garden" parvero inizialmente più che realizzarsi.
Le divisioni paracadutate leggermente equipaggiate si trovarono seriamente in difficoltà quando la resistenza tedesca inaspettatamente immise nel combattimento unità corazzate di prim'ordine I primi movimenti delle truppe sul terreno ebbero però un avvio lento. Bisognò attendere le 15.30 di quel bel pomeriggio di domenica perché il tenente colonnello John Frost riuscisse a riunire gli uomini del suo 2° battaglione paracadutisti per guidarli con una marcia di 13 km verso il ponte di Arnhem ma gli uomini che avrebbero dovuto precederli, le squadre esploratori della brigata, che avrebbero dovuto muoversi con molto anticipo con le loro jeep armate per impadronirsi del ponte con un colpo di mano non si erano nemmeno mossi, per una sfortunata coincidenza, tre degli alianti perduti trasportavano i loro veicoli.
Il battaglione di Frost raggiunse Oosterbeek, una cittadina a metà strada da Arnhem, e mentre Frost si accingeva a distaccare una compagnia per la conquista e l'attraversamento del ponte ferroviario sul Neder Rijn (la compagnia avrebbe dovuto assicurarsi l'estremità sud del ponte principale, il resto del battaglione l'estremità nord), una forte esplosione indicò che il battaglione era giunto troppo tardi: i tedeschi avevano fatto saltare il ponte ferroviario.
Fu il secondo serio contrattempo; i paracadutisti britannici continuarono, malgrado tutto, ad avanzare dopo aver superato la resistenza opposta dalle autoblindo tedesche e dai cecchini nella città di Oosterbeek; quando Frost ed i suoi uomini arrivarono sul ponte di Arnhem era ormai buio, ma l'epica battaglia, che fece nascere la leggenda del "2° Parà", ebbe ugualmente inizio.
Nel frattempo, il generale Urquhart stava affrontando un'altra grossa difficoltà, poiché i suoi apparati radio non funzionavano. Fatto, questo, non insolito nel periodo anteriore ai transistor, dato che nel 1944 non era stato, ancora costituito alcun apparato radio portatile soddisfacente: gli apparati erano o troppo pesanti per un agevole trasporto o troppo fragili e di scarsa portata per le esigenze di una battaglia su larghi spazi. Per poter conoscere che cosa stesse avvenendo, Urquhart avanzò direttamente su di una jeep verso i suoi paracadutisti, raggiunse il posto comando di Frost in prossimità delle sponde del Reno, e successivamente si portò verso la zona da dove proveniva il rumore della battaglia nelle vicinanze di Oosterbeek. Qui Urquhart incontrò il 3° battaglione del tenente colonnello Fitch (duramente impegnato da giovani soldati tedeschi, spintisi avanti per bloccarlo, che combattevano con grande fanatismo) e s'imbatté anche nel comandante della brigata paracadutisti, generale di brigata Lathbury. Frattanto si era fatto buio ed era evidente che le unità corazzate tedesche stavano prendendo posizione tra il 3° battaglione ed Arnhem, ed anche tra questa ed il 1° battaglione paracadutisti del tenente colonnello Dobie che veniva aprendosi la strada lungo la linea ferroviaria che entrava in Arnhern da ovest.
Parà inglesi ad Arnhem Il 1° ed il 3° battaglione passarono la notte cercando di scendere verso Arnhem e dovettero affrontare una resistenza via via crescente, mentre gli uomini di Frost cercarono inizialmente di attraversare il ponte verso l'estremità sud sotto un violento fuoco proveniente da mezzi corazzati e da una casamatta, e dovettero quindi respingere i primi tentativi dei mezzi tedeschi di attraversare il fiume da sud. Quattro autocarri tedeschi si incendiarono ed alla loro luce i genieri di Frost riuscirono a tagliare tutti i cavi che incontrarono, sebbene il calore degli incendi ed il fuoco delle mitragliatrici impedissero loro di raggiungere le cariche esplosive poste dai tedeschi tra le arcate.
L'andamento della battaglia si era venuto delineando: potenti ed efficienti unità tedesche stavano coprendo lo spazio vuoto nell'intervallo tra gli uomini di Frost vicini al ponte ed ogni possibile rinforzo, ed anche quando la 4ª brigata paracadutisti, agli ordini del generale di brigata John Hackett, il lunedì pomeriggio giunse in zona, riuscì soltanto ad aprirsi un varco per raggiungere i resti del 1° e del 3° battaglione bloccati intorno ad Oosterbeek ed alle piccole fattorie e case ad occidente dell'abitato. Durante i due giorni successivi i combattimenti separati infuriarono con sempre maggiore accanimento e volsero a favore dei tedeschi stante il crescente calo dei soldati britannici che si trovavano peraltro a corto di munizioni. Nella notte di mercoledì quasi tutto era finito: Frost era stato ferito nel tardo pomeriggio, i tedeschi avevano raso al suolo ogni edificio occupato dai paracadutisti britannici, i loro carri armati attraversavano il ponte, la fanteria tedesca era avanzata facendo prigionieri i pochi superstiti ancora validi, i feriti venivano raccolti e curati con attenzione.
Il giovedì, i superstiti della divisione, 3000 uomini circa, cominciarono a riunirsi intorno al villaggio di Westerbouwing alla periferia di Oosterbeek, avendo come punto di raccolta l'ospedale di St. Elisabeth; gli avamposti britannici venivano spingendosi lungo la sponda del fiume; tutte le speranze erano riposte nell'arrivo della fanteria e dei carri armati della 2ª armata. Questi erano stati purtroppo bloccati a Nijmegen dall'accanita difesa tedesca locale, rinforzata poi dall'arrivo di altre formazioni corazzate che avevano attraversato il ponte di Arnhem.
Paracadutisti britannici fotografati ad Oosterbeek, nelle vicinanze di Arnhem Il morale si sollevò un po' nel pomeriggio di venerdì 22 settembre, quando la brigata polacca aviotrasportata, agli ordini del valoroso generale Sosabowski, venne lanciata appena a sud del fiume; ma i traghetti erano stati distrutti, ed ogni tentativo dei polacchi di accorrere in aiuto degli inglesi fallì sotto il violento fuoco proveniente da entrambe le sponde; alla fine solamente 50 polacchi riuscirono a passare, ma le traversie della 1° a divisione aviotrasportata dovevano durare ancora per altri tre giorni.
Era stato assicurato agli uomini il cambio entro quattro giorni, forse due, ma essi rimasero in linea da soli per nove giorni. Finalmente tre battaglioni della 43ª divisione raggiunsero la sponda meridionale del fiume nel pomeriggio di domenica; alcuni uomini del 5° reggimento Dorsets attraversarono il fiume per portare aiuto e sollievo agli esausti paracadutisti, affamati e disperati, che ancora resistevano: nel pomeriggio del giorno seguente venne organizzata l'evacuazione.
Quella notte il XXX corpo d'artiglieria stese una devastante cortina di fuoco tutto attorno al perimetro della località assediata, i piloti degli alianti della brigata da sbarco aereo segnarono con dei nastri la via di ritirata e, quando venne la notte, guidarono i loro storditi e barcollanti camerati verso la riva, dove li attendevano i genieri britannici e canadesi su battelli d'assalto portati in qualche modo fin là da Nijmegen. Quando un paracadutista semiincosciente cadde, inciampando fuori bordo, nelle accoglienti braccia di alcuni fanti del XXX corpo, lo si udì ripetere ininterrottamente a sé stesso: «Che cosa maledetta! che cosa maledetta! che cosa maledetta!».
Gli arei britannici e statunitensi lanciarono un totale di 8905 soldati aviotrasportati e 1100 piloti di alianti su Arnhem, dei quali soltanto 2163 sfuggirono alla morte o alla cattura. Dei 2000 uomini della 4ª Brigata Paracadutisti, soltanto 9 ufficiali e 260 uomini poterono raggiungere le linee britanniche.


Fregio da basco dei Paracadutisti Britannici    Il Pegaso, emblema della Brigata Paracadutisti britannica


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