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| SECONDA GUERRA MONDIALESECTION |
La battaglia di Arnhem
Nella mattina della domenica 17 settembre 1944 gli abitanti del Sud-Est dell'Inghilterra furono testimoni
dell'affollarsi nel cielo sulle loro teste della più grande massa aviotrasportata di tutti i tempi. Da 22
aeroporti, estendentisi dal Dorset al Lincolnshire, si levarono in volo più di 1500 aerei e, mentre unità
da caccia e da bombardamento si tenevano pronte a proteggerli o a svolgere compiti diversivi, i Douglas
C-47 Dakota ed i bombardieri Short Stirling, trasformati in velivoli da trasporto truppe, alcuni dei quali
trainavano alianti pieni di uomini o veicoli per un totale di 478 velivoli, si raccoglievano in formazioni
per un volo sopra il Mare del Nord verso i Paesi Bassi.
Una formazione si diresse verso il North Foreland, quindi, attraversando il mare, verso Geel, poi ancora a
nord verso la propria area di lancio ad Eindhoven; della formazione facevano parte gli uomini e i materiali
della 101ª divisione aviotrasportata Usa (comandata dal maggior generale James Gavin). Una seconda
formazione più consistente volò lungo una rotta più settentrionale, sopra Aldeburgh e quindi su Shouen
Island, sorvolando le navi segnalatrici appositamente dislocate nel Mare del Nord per indicare con i loro
fari lampeggianti la rotta, poi verso la costa olandese fino alla cittadina dallo strano nome di
s'Hertogenbosch, dove la formazione si divise in due: la parte più consistente, che trasportava la
82ª divisione aviotrasportata Usa, si diresse in direzione est, verso il territorio compreso fra Grave
e Nijmegen, l'altra parte, che trasportava la brigata da sbarco aereo ed una brigata paracadutisti della
1ª divisione aviotrasportata britannica (comandata dal maggior generale Robert Urquhart), si diresse a
nord-est, verso la zona d'atterraggio della divisione, 16 km ad ovest della città di Arnhem e del suo
importante ponte sul Neder Rijn.
Questo ponte, più altri quattro situati più a sud, a Nijmegen, a Grave, a Veghel e ad Eindhoven,
costituivano gli obiettivi delle forze aviotrasportate, mentre ancora più a sud
(lungo la linea del canale Mosa-Escaut) le truppe avanzate della 2ª armata britannica
erano in attesa dello sbarco dal cielo pronte a lanciarsi in avanti lungo la strada Eindhoven-Arnhem
attraversando i canali ed i fiumi esistenti lungo il percorso e aggirando le principali difese tedesche
della linea Sigfrido, per costituire, secondo le parole del loro comandante in capo, feldmaresciallo
sir Bernard Montgomery, «un trampolino di lancio per un potente attacco all'ultimo sangue al cuore della
Germania».
Il ponte di Arnhem rappresentava la punta avanzata di questo trampolino, come dire la "Ultima Thule"
dell'operazione "Market Garden".

Dodici bombardieri britannici trasformati e sei Dakota americani trasportarono la compagnia esploratori che
si lancio per prima; nel tempo assegnatole la compagnia adempì il suo compito: quando i 149 Dakota che
trasportavano la brigata paracadutisti arrivarono sulla zona di lancio X, tutte le fiaccole da segnalazione
erano già state accese ed i teli da segnalazione stesi. La stessa cosa avvenne nelle zone di atterraggio
S e Z, dove i 254 alianti Airspeed Horsa e i 38 mastodontici General Aircraft Hamilcar della brigata da
sbarco aereo e del comando di Urquhart vennero sganciati dai traini e dapprima scesero con un'accelerazione
da voltastomaco, poi planarono veleggiando silenziosamente verso la loro destinazione. Nel corso
dell'operazione, soltanto cinque alianti vennero colpiti o ruppero il cavo di traino lungo il percorso;
solamente 35 aerei andarono perduti, e molti di questi dopo aver lanciato i paracadutisti o liberato i
rimorchi. Era stata prevista una percentuale di perdite pari al 30 per cento, sicché le previsioni
favorevoli dell'operazione "Market Garden" parvero inizialmente più che realizzarsi.
I primi movimenti delle truppe sul terreno ebbero però un avvio lento. Bisognò attendere le 15.30 di quel
bel pomeriggio di domenica perché il tenente colonnello John Frost riuscisse a riunire gli uomini del suo
2° battaglione paracadutisti per guidarli con una marcia di 13 km verso il ponte di Arnhem ma gli uomini
che avrebbero dovuto precederli, le squadre esploratori della brigata, che avrebbero dovuto muoversi con
molto anticipo con le loro jeep armate per impadronirsi del ponte con un colpo di mano non si erano nemmeno
mossi, per una sfortunata coincidenza, tre degli alianti perduti trasportavano i loro veicoli.
Il battaglione di Frost raggiunse Oosterbeek, una cittadina a metà strada da Arnhem, e mentre Frost si
accingeva a distaccare una compagnia per la conquista e l'attraversamento del ponte ferroviario sul
Neder Rijn (la compagnia avrebbe dovuto assicurarsi l'estremità sud del ponte principale, il resto
del battaglione l'estremità nord), una forte esplosione indicò che il battaglione era giunto troppo tardi:
i tedeschi avevano fatto saltare il ponte ferroviario.
Fu il secondo serio contrattempo; i paracadutisti britannici continuarono, malgrado tutto, ad avanzare dopo
aver superato la resistenza opposta dalle autoblindo tedesche e dai cecchini nella città di Oosterbeek;
quando Frost ed i suoi uomini arrivarono sul ponte di Arnhem era ormai buio, ma l'epica battaglia, che fece
nascere la leggenda del "2° Parà", ebbe ugualmente inizio.
Nel frattempo, il generale Urquhart stava affrontando un'altra grossa difficoltà, poiché i suoi apparati
radio non funzionavano. Fatto, questo, non insolito nel periodo anteriore ai transistor, dato che nel 1944
non era stato, ancora costituito alcun apparato radio portatile soddisfacente: gli apparati erano o troppo
pesanti per un agevole trasporto o troppo fragili e di scarsa portata per le esigenze di una battaglia su
larghi spazi. Per poter conoscere che cosa stesse avvenendo, Urquhart avanzò direttamente su di una jeep
verso i suoi paracadutisti, raggiunse il posto comando di Frost in prossimità delle sponde del Reno, e
successivamente si portò verso la zona da dove proveniva il rumore della battaglia nelle vicinanze di
Oosterbeek. Qui Urquhart incontrò il 3° battaglione del tenente colonnello Fitch (duramente impegnato da
giovani soldati tedeschi, spintisi avanti per bloccarlo, che combattevano con grande fanatismo) e s'imbatté
anche nel comandante della brigata paracadutisti, generale di brigata Lathbury. Frattanto si era fatto buio
ed era evidente che le unità corazzate tedesche stavano prendendo posizione tra il 3° battaglione ed Arnhem,
ed anche tra questa ed il 1° battaglione paracadutisti del tenente colonnello Dobie che veniva aprendosi la
strada lungo la linea ferroviaria che entrava in Arnhern da ovest.
Il 1° ed il 3° battaglione passarono la notte cercando di scendere verso Arnhem e dovettero affrontare una
resistenza via via crescente, mentre gli uomini di Frost cercarono inizialmente di attraversare il ponte
verso l'estremità sud sotto un violento fuoco proveniente da mezzi corazzati e da una casamatta, e dovettero
quindi respingere i primi tentativi dei mezzi tedeschi di attraversare il fiume da sud. Quattro autocarri
tedeschi si incendiarono ed alla loro luce i genieri di Frost riuscirono a tagliare tutti i cavi che
incontrarono, sebbene il calore degli incendi ed il fuoco delle mitragliatrici impedissero loro di
raggiungere le cariche esplosive poste dai tedeschi tra le arcate.
L'andamento della battaglia si era venuto delineando: potenti ed efficienti unità tedesche stavano coprendo
lo spazio vuoto nell'intervallo tra gli uomini di Frost vicini al ponte ed ogni possibile rinforzo, ed anche
quando la 4ª brigata paracadutisti, agli ordini del generale di brigata John Hackett, il lunedì
pomeriggio giunse in zona, riuscì soltanto ad aprirsi un varco per raggiungere i resti del 1° e del 3°
battaglione bloccati intorno ad Oosterbeek ed alle piccole fattorie e case ad occidente dell'abitato.
Durante i due giorni successivi i combattimenti separati infuriarono con sempre maggiore accanimento e
volsero a favore dei tedeschi stante il crescente calo dei soldati britannici che si trovavano peraltro a
corto di munizioni. Nella notte di mercoledì quasi tutto era finito: Frost era stato ferito nel tardo
pomeriggio, i tedeschi avevano raso al suolo ogni edificio occupato dai paracadutisti britannici, i loro
carri armati attraversavano il ponte, la fanteria tedesca era avanzata facendo prigionieri i pochi
superstiti ancora validi, i feriti venivano raccolti e curati con attenzione.
Il giovedì, i superstiti della divisione, 3000 uomini circa, cominciarono a riunirsi intorno al villaggio di
Westerbouwing alla periferia di Oosterbeek, avendo come punto di raccolta l'ospedale di St. Elisabeth; gli
avamposti britannici venivano spingendosi lungo la sponda del fiume; tutte le speranze erano riposte
nell'arrivo della fanteria e dei carri armati della 2ª armata. Questi erano stati purtroppo bloccati a
Nijmegen dall'accanita difesa tedesca locale, rinforzata poi dall'arrivo di altre formazioni corazzate che
avevano attraversato il ponte di Arnhem.
Il morale si sollevò un po' nel pomeriggio di venerdì 22 settembre, quando la brigata polacca
aviotrasportata, agli ordini del valoroso generale Sosabowski, venne lanciata appena a sud del fiume; ma i
traghetti erano stati distrutti, ed ogni tentativo dei polacchi di accorrere in aiuto degli inglesi fallì
sotto il violento fuoco proveniente da entrambe le sponde; alla fine solamente 50 polacchi riuscirono a
passare, ma le traversie della 1° a divisione aviotrasportata dovevano durare ancora per altri tre giorni.
Era stato assicurato agli uomini il cambio entro quattro giorni, forse due, ma essi rimasero in linea da
soli per nove giorni. Finalmente tre battaglioni della 43ª divisione raggiunsero
la sponda meridionale del fiume nel pomeriggio di domenica; alcuni uomini del 5° reggimento Dorsets
attraversarono il fiume per portare aiuto e sollievo agli esausti paracadutisti, affamati e disperati,
che ancora resistevano: nel pomeriggio del giorno seguente venne organizzata l'evacuazione.
Quella notte il XXX corpo d'artiglieria stese una devastante cortina di fuoco tutto attorno al perimetro
della località assediata, i piloti degli alianti della brigata da sbarco aereo segnarono con dei nastri la
via di ritirata e, quando venne la notte, guidarono i loro storditi e barcollanti camerati verso la riva,
dove li attendevano i genieri britannici e canadesi su battelli d'assalto portati in qualche modo fin là da
Nijmegen. Quando un paracadutista semiincosciente cadde, inciampando fuori bordo, nelle accoglienti braccia
di alcuni fanti del XXX corpo, lo si udì ripetere ininterrottamente a sé stesso: «Che cosa maledetta! che
cosa maledetta! che cosa maledetta!».
Gli arei britannici e statunitensi lanciarono un totale di 8905 soldati aviotrasportati e 1100 piloti
di alianti su Arnhem, dei quali soltanto 2163 sfuggirono alla morte o alla cattura. Dei 2000
uomini della 4ª Brigata Paracadutisti, soltanto 9 ufficiali e 260 uomini poterono raggiungere le
linee britanniche.
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