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World War II
Eben Emael

Gli ADRA

Arnhem

Obiettivo Creta

Le Aquile

Il 500° Btg. SS

Sicilia 1943

Armi & Mezzi
Junkers Ju 52/3m

Heinkel He 111H

DFS 230

Douglas C-47

A.W. Albemarle

A.W. Whitley

H.P. Halifax

Short Stirling

Airspeed Horsa




SECONDA GUERRA MONDIALESECTION
Questa fotografia mostra come era equipaggiato un Parà americano nel 1944 Le Aquile di Bastogne
della 101ª divisione
aviotrasportata
statunitense

  La mattina del 22 dicembre 1944, a una settimana dall'inizio dell'offensiva delle Ardenne, gli uomini della compagnia F del 2° battaglione del 327° reggimento di Fanteria (una delle unità che componevano la 101ª divisione aerotrasportata degli Stati Uniti) stavano occupando alcune posizioni avanzate nei dintorni di Remoifosse, a sud di Bastogne. Alle 11.30 circa scorsero, con sorpresa, due ufficiali e due soldati tedeschi che si avvicinavano con una bandiera bianca. La sorpresa si trasformò in stupore quando il sottotenente Hellmuth Henke della Panzer Lehr Division, disse in inglese: «Siamo venuti a parlamentare». Fra i soldati americani si sparse la voce che il nemico era sul punto di arrendersi. Il sottotenente Henke invece comunicò esattamente il contrario. Era infatti latore di un messaggio scritto del generale Heinrich von Luttwitz, comandante della 47ª armata Panzer, messaggio nel quale si chiedeva alla città di Bastogne, ormai circondata, di «arrendersi con gli onori» entro due ore. In caso contrario, le forze tedesche avrebbero «annientato le truppe americane». Henke e un secondo ufficiale, il maggiore Wagner, dello stato maggiore della 47ª armata Panzer, furono bendati e condotti al posto di comando della compagnia F.
Il messaggio del generale von Luttwitz fu immediatamente trasmesso al quartier generale della divisione, a Bastogne. Fu il colonnello Joseph Harper, comandante del 327° reggimento di Fanteria, a consegnarlo al generale di brigata Anthony McAuliffe, che fungeva da comandante della divisione. Questi, sulle prime, pensò ad uno scherzo. Si mise infatti a ridere ed esclamò: «Nuts». Quando si trattò di stendere una risposta scritta, né al generale né ai suoi aiutanti venne in mente nulla di più pertinente di questa espressione slang. Fu così che il colonnello Harper si vide recapitare un foglio di carta con su scritto: «Al comandante tedesco: Nuts Firmato: Il comandante americano». Harper ebbe l'ordine di consegnarlo agli ufficiali tedeschi rimasti ad attendere a Remoifosse. La risposta arrivò nelle mani del sottotenente Henke alle 13.30, ma non ne afferrò subito il significato. Harper dovette spiegarglielo, rincarando la dose. «Se non capisce cosa vuol dire "Nuts" posso dirle che in americano corrente è come dire va all'inferno. E le dico anche che se continuate ad attaccare, uccideremo ogni maledettissimo tedesco che si arrischierà ad entrare in città».
Queste espressioni combattive erano perfettaente in linea con i trascorsi di una formazione d'élite come la 101ª divisione aerotrasportata, soprannominata "Screaming Eagles" (Aquile Urlanti).
I reparti d'assalto tedeschi continuavano ad avanzare anche se alcune unità americane avevano retto più di quanto fosse lecito sperare. Scopo degli assalitori era aprire quante più brecce possibili nello schieramento difensivo americano. I tedeschi stavano preparando un'offensiva generale il cui lo scopo era, travolta la linea alleata, il passaggio della Mosa e la riconquista di Anversa, senza dar tempo ai comandanti angloamericani di reagire. Prima però i panzer e le unità d'appoggio dovevano assumere il pieno controllo delle strade. Di conseguenza centri di comunicazione come St. Vith, a nord, e Bastogne, a sud della linea d'attacco avevano un'importanza fondamentale. I reparti attestati a St.Vith, che erano riusciti a ritardare di una settiaria l'avanzata tedesca, il 23 dicembre furono coretti a ripiegare. L'abbandono di St. Vith accrebbe per gli alleati la necessità di difendere Bastogne a cui si snodavano sette strade importanti (per Houffalize a nord, per St. Vith a nordest, per Wiltz a sudest, per Arlon a sud, per Neufchàteau a sudovest e per Marche e La Roche a nordovest).
Una pattuglia americana a Bastogne passa accanto ad alcuni edifici distrutti A questo punto Bastogne costituiva un serio ostacolo per il nemico. I comandanti americani l'avevano capito fin dal 16 dicembre, quando Middleton dislocò la sua unica riserva mobile, il comando di combattimento R della 9ª divisione corazzata, ad est di Bastogne, per stabilire blocchi stradali. Il generale Dwight Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate, ordinò nello stesso tempo alla 10ª divisione corazzata di staccarsi dalla 3ª armata e di dirigere a nord per rinforzare appunto Bastogne. Il comando di combattimento R della 10ª divisione corazzata arrivò a Bastogne il 18 dicembre. Si attestò ad est della città formando un arco di posizioni difensive da Noville (dove si trovava la squadra Desobry) attraverso Longvilly (squadra Cherry) fino a Wardin (squadra O'Hara).
Questa mossa coincise con gli attacchi di sondaggio da parte della 2ª Panzer e della Panzer Lehr. Al termine della giornata i blocchi stradali del comando R erano stati aggirati e sopraffatti e le squadre del comando B erano oramai l'unico baluardo tra i tedeschi e Bastogne. Quando l'offensiva tedesca ebbe inizio, il 16 dicembre, l'unica riserva strategica a disposizione di Eisenhower era la 18ª armata aerotrasportata agli ordini del generale Matthew Ridgway. Le sue divisioni di base in Europa, la 82ª e la 101ª aerotrasportata, furono poste in allarme il giorno successivo, il 17 dicembre, con l'ordine di muovere verso le Ardenne.
Il maggior generale James Gavin, che comandava l'82ª e sostituiva Ridgway alla testa dell'armata mentre questi si trovava in Gran Bretagna, ricevette l'ordine alle 19:30, Dopo una nottata di febbrili preparativi, poco dopo l'alba del 18, fece caricare tutta la divisione a bordo dei camion, Gavin non conosceva la destinazione precisa. La 101ª , temporaneamente comandata da McAuliffe (in assenza del maggior generale Maxwell Taylor e del suo vice, generale di brigata Gerald Higgins, entrambi in licenza) fece altrettanto alle 14, Gavin nel frattempo aveva ricevuto un nuovo ordine con il quale gli si chiedeva di concentrarsi attorno a Werbomont, sul fianco destro del massiccio, dove si sarebbe incontrato con la 101ª di McAuliffe. Mentre era in marcia, la 101ª fu dirottata su Bastogne.


 
  BATTERIE DI CANNONI MARTELLAVANO SENZA TREGUA
Non c'era il tempo per compiere missioni di ricognizione e ottenere così informazioni particolareggiate, la situazione a est della cittadina era disperata. Durante la notte, alcune unità avanzate della 2ª Panzer avevano preso Allerborn proseguendo poi verso nordovest. In questo modo avevano isolato il blocco stradale del comando R ad Antoniushaff e sfiorato i carri armati Sherman della squadra Desobry a Noville. Nel frattempo la Panzer Lehr, con il favore di una fitta nebbia, si era mossa e cercava ora di insinuarsi come un cuneo fra le squadre Cherry e O'Hara, più a sud.
Il 1° battaglione del 506° reggimento di Fanteria Paracadutisti, inviato in tutta fretta a rinforzare la squadra Desobry, giunse a destinazione alle 12 del 19 dicembre. Venne organizzato un contrattacco immediato, ma due ore più tardi la formazione si scontrò con un reparto di panzer provenienti dalla direzione opposta. Il combattimento fu confuso. Nessuno dei due contendenti cedeva terreno batterie di cannoni nascoste sui pendii delle alture sovrastanti il villaggio martellavano senza posa i paracadutisti e le loro posizioni furono ripetutamente travolte dall'avanzata dei carri. Rimase ucciso in quelle ore il loro comandante, il tenente colonnello James La Prade. Fu questo l'aspro preludio della battaglia delle Ardenne. La situazione peggiorò quando la 2ª Panzer, alle 5:30 del 20 dicembre, riprese l'attacco. Noville cadde e gli americani furono costretti a ritirarsi entro linee stabilite dal 502° Fanteria Paracadutisti a Foy. Sebbene lo ignorassero, la loro accanita resistenza aveva impedito alla 2ª Panzer di sferrare un assalto diretto contro Bastogne, costringendola inoltre a ripiegare verso ovest, in direzione della Mosa.
Un caporale delle Aquile trascina sulla neve una cassa di medicinali lanciata con il paracadute Un analogo andamento cominciava a delinearsi nelle altre zone dove erano in corso furiosi combattimenti. L'avanzata della Panzer Lehr che aveva isolato la squadra Cherry a Longvilly era stata arginata a Bizory da un audace contrattacco dei tre battaglioni del 501° Fanteria Paracadutisti. Ciò tuttavia non aveva impedito la distruzione della sacca di Longvilly. Alle 13 del 19 dicembre, l'artiglieria tedesca prese a martellare la strada da Longvilly a Mageret: furono distrutti oltre 200 veicoli americani. I resti della squadra Cherry fuggirono a piedi verso le linee difese dal 501°. Ormai anche la squadra O'Hara era stata costretta a lasciare Wardin in direzione di Marvie, pericolosamente vicina ai sobborghi orientali di Bastogne, ma era stata rinforzata dal 2° battaglione del 327° Fanteria.
Fu proprio questa forza combinata che nelle prime ore del 20 dicembre si dimostrò più combattiva delle pattuglie da ricognizione della Panzer Lehr. Anche la Panzer Lehr ripiegò verso ovest, prendendo Lutrebois e tagliando la strada di Arlon. Ventiquattr'ore più tardi, quando alcuni elementi dellaa 5ª Paracadutisti tedesca catturarono Sibret, ad ovest, Bastogne si trovò completamente circondata. La sera del 21 dicembre, mentre iniziava a nevicare, a McAuliffe venne assegnato il compito di difendere la città, ben presto ribattezzata "Fort Alamo europeo". Gli uomini della 101ª avevano quindi conseguito un importante risultato già prima che iniziasse l'assedio diretto. Il loro arrivo a Bastogne fu tempestivo, e consentì agli americani di puntellare l'esile anello difensivo nelle zone dove era necessario. Ora toccava a McAuliffe e ai suoi resistere, bloccare le unità nemiche che avrebbero dovuto essere già prossime ad Anversa, e offrire ad Eisenhower la possibilità di organizzare una valida difesa sui due fianchi del massiccio.
I tedeschi sottoposero Bastogne ad un incessante fuoco d'artiglieria e a bombardamenti notturni. La città venne ridotta in breve a un cumulo di macerie. I feriti giacevano abbandonati in un inferno di esplosioni, mentre il personale medico si adoperava oltre ogni limite e le scorte di medicinali scemavano a vista d'occhio. Una bomba colpì un ospedale: solo due dei ricoverati sopravvissero. Poiché le truppe restavano ai loro posti di combattimento per periodi lunghissimi, i casi di congelamento si moltiplicavano. Se Bastogne voleva resistere occorrevano rifornimenti. Quando le condizioni atmosferiche migliorarono, McAuliffe scelse l'unica soluzione possibile: il rifornimento a mezzo degli aerei.
Il generale di brigata McAuliffe (a destra) comandante della 101ª a Bastogne, parla con il generale Patton dopo la rottura dell'assedio Alle 9:30 del 22 dicembre, due ore prima che il sottotenente Henke offrisse la resa agli americani una squadra di "battistrada" dell'unità di base della divisione si paracadutò sulle posizioni difese dal 327° Fanteria per allestire una batteria di radarfari. Novanta minuti dopo, gli uomini della 101ª esultarono nel veder arrivare sulla zona di lancio i primi C-47, noti in America come Skytrains (Treni del cielo). Alle 14, oltre 240 apparecchi avevano sganciato 144 tonnellate di rifornimenti fra cui soprattutto munizioni per l'artiglieria. Ma il tempo era ancora instabile. Riuscì un altro lancio nella giornata del 24 dicembre, ma il 25, il giorno di Natale, le basi dei C-47, situate in Gran Bretagna erano avvolte dalla nebbia: nessun aereo potè decollare e gli americani furono costretti a servirsi di alianti di stanza in Francia. Il primo volo ebbe luogo il 26 dicembre e fu accolto da una grandine di proiettili della contraerea tedesca: gli alianti raggiunsero la 101ª crivellati di colpi ma carichi di medicinali e squadre mediche. Il secondo volo, compiuto il giorno successivo ebbe meno successo: 17 alianti e 17 C-47 andarono persi. Il 22 dicembre, nonostante una tregua relativa nei combattimenti, la battaglia era lungi dall'essere terminata. Il 23 dicembre alle 17:25, le posizioni difese dal 2° battaglione del 327° reggimento Fanteria nei dintorni di Marvie furono colpite dall'artiglieria pesante e dai cannoni dei carri armati. Subito dopo seguì l'attacco di veicoli corazzati e della fanteria d'appoggio.
Un plotone della compagnia G, comandato dal tenente Stanley Morrison, fu dislocato sul colle 500, a sud della città, e sopportò il peso maggiore dell'assalto. Il colonnello Harper parlò al telefono con il tenente Morrison: «Qual è la situazione da voi?». La risposta fu. «Vedo dei carri armati dalla finestra. Direi che siamo accerchiati». Cadde la linea: la compagnia G era stata sopraffatta e i tedeschi si erano aperti un varco in direzione di Marvie. La compagnia A del 1° battaglione del 501° reggimento Fanteria Paracadutisti fu inviata in gran fretta a chiudere la breccia e giunse appena in tempo. Nel momento in cui entrava in azione, i carri armati tedeschi si trovavano a meno di 50 metri dai confini della città. La linea americana resse, ma un secondo attacco, quella stessa notte, fece conquistare ai tedeschi posizioni situate entro i confini della cittadina di Marvie.
Ormai le strade e le campagne circostanti erano cosparse di carcasse di veicoli corazzati alleati e tedeschi e mentre la nebbia si d radava i P-47 americani colpirono le posizioni tedesche. Più in là, intorno al perimetro di nordovest, il 3° battaglione del 327° Fanteria era riuscito ad arginare un attacco simile a Flamierge, ma ormai l'anello difensivo si era ridotto ad una circonferenza di meno di 25 chilometri e Bastogne era sottoposta a bombardamenti notturni da parte della Luftwaffe. La situazione era quindi delle peggiori. Al 23 dicembre, tuttavia, le divisioni Panzer avevano dirottato la maggior parte delle loro forze verso ovest nel disperato tentativo di raggiungere la Mosa; il compito di prendere Bastogne era stato delegato alla 26ª Volksgrenadiers agli ordini del General-major Heinz Kokott, rinforzata da elementi della 115ª divisione Panzergrenadier appena arrivata sulla linea del fronte. La vigilia di Natale trascorse tranquilla, Kokott si preparava per l'assalto finale, e McAuliffe colse l'occasione per rafforzare le sue difese, piazzando lungo il perimetro i suoi quattro reggimenti aerotrasportati, appoggiati da squadre formate da tutte le altre sue unità disponibili.
Questo soldato indossa una casacca da combattimento del tipo M1943 e un paio di pantaloni che appartengono all'uniforme di volo dell'M42. Per ripararsi dal freddo inverno di Bastogne, i soldati portavano anche guanti, sciarpe e galosce di gomma. Sotto il braccio il soldato reca la scatola delle razioni, e dalla spalla destra pende un fucile Garand M1 da 7,62 mm, l'arma standard dei fanti americani durante la seconda guerra mondiale Fu una decisione sensata. L'attacco iniziò il giorno di Natale prima dell'alba. Fu il capitano Wallace Swanson, comandante della compagnia A del 1° battaglione del 502° Fanteria Paracadutisti ad annunciare che alcuni carri armati tedeschi stavano avanzando verso le sue posizioni, fuori da Champs, sul lato nordovest del perimetro. La compagnia B ebbe l'ordine di andare in suo aiuto, sebbene a quel punto nulla potesse impedire ai tedeschi di entrare a Champs. Scoppiarono aspri combattimenti casa per casa.
Questa azione fu però un diversivo. Infatti, poco dopo, una forza composta da 18 carri armati sui cui scafi erano inerpicati dei granatieri, e appoggiata da cannoni d'assalto, attaccò più a sud, cercando di penetrare nel varco formatosi fra il 1° battaglione del 502° Paracadutisti e il 3° battaglione del 327° Fanteria. Alle 7:15 il posto di comando di quest'ultimo era stato travoltò. Ma i panzer, manovrando per raggiungere Champs da dietro, passarono accanto alle posizioni occupate dalla compagnia C di Allen, che lanciò contro la colonna tedesca le forze a sua disposizione. Vennero abbattuti i granatieri aggrappati ai carri e grazie all'artiglieria semovente del 705° battaglione, tutti i diciotto veicoli tedeschi furono distrutti. L'avanzata subì un arresto. Quell'azione segnò una svolta nella battaglia di Bastogne. Alle 16:50 il primo veicolo della 4ª divisione corazzata del generale Patton attraversava le linee del perimetro difensivo stabilito dalla 101ª aerotrasportata. Le rovine di Bastogne e dei villaggi vicini erano a testimoniare la violenza dei combattimenti con il suo corollario di sofferenze e di devastazioni. La guarnigione (che qualcuno chiamò "quei bastardi bastonati dal bastione di Bastogne") aveva tenacemente difeso un caposaldo d'importanza vitale contro un nemico assolutamente preponderante.


AIRBORNE
Il 16 agosto 1942, l'82ª divisione di Fanteria USA, da poco ricostituita, fu divisa in due divisioni aerotrasportate l'82ª "All American" e la 101ª "Screaming Eagles" ("Aquile Urlanti"). Dopo un periodo di addestramento a Fort Bragg, la 101ª fu trasferita nel Tennessee per esercitarsi ai lanci e al volo con l'aliante in vista del suo impiego sul teatro europeo. Il 6 giugno 1944 (D-Day), le Aquile furono paracadutate sulla penisola del Cotentin, in Normandia. Il loro ordine di atterraggio fu gravemente compromesso dal fuoco della contraerea; tuttavia esse riuscirono a portare a termine la missione e a sgomberare il settore di costa assegnato a loro. Le "Screaming Eagles", che facevano parte della 1ª armata aerotrasportata alleata, furono paracadutate appena a nord di Eindhoven, in Olanda, nel quadro dell'operazione "Market Garden". Con grande coraggio, i piloti degli aerei da trasporto mantennero la rotta nonostante il fuoco della contraerea. La discesa dei paracadutisti questa volta fu ordinata e concentrata come richiesto. In presenza di una reazione non massiccia del nemico le Aquile riuscirono a conquistare tutti gli obiettivi prefissati. Ma le successive battaglie contro i rinforzi tedeschi fatti affluire nella zona furono probabilmente le più aspre mai affrontate nella storia della divisione. "Market Garden" fu l'ultima operazione aerea che le Aquile condussero nel corso della guerra: da allora in poi combatterono a terra.



Il distintivo della 101ª divisione aerotrasportata 'Screaming Eagles' (Aquile Urlanti)

Brevetto dei Paracadutisti Statunitensi


Il distintivo del 504° reggimento fanteria paracadutisti

 
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