NEWS FOLGORE EL ALAMEIN SOMALIA ARMI & MEZZI MISSIONI

World War II
Eben Emael

Gli ADRA

Arnhem

Obiettivo Creta

Le Aquile

Il 500° Btg. SS

Sicilia 1943

Armi & Mezzi
Junkers Ju 52/3m

Heinkel He 111H

DFS 230

Douglas C-47

A.W. Albemarle

A.W. Whitley

H.P. Halifax

Short Stirling

Airspeed Horsa




SECONDA GUERRA MONDIALESECTION
L'aiutante di battaglione, Obersturmführer Mertely, durante il combattimento a Drvar. Il 500° Battaglione
Paracadutisti SS

    di Massimiliano Afiero

  L'idea di formare una unità speciale di paracadutisti in seno alle Waffen SS, l'SS-Fallschirmjäger Bataillon, venne al Reischsführer Himmler. Il progetto si delineò nel settembre 1943, dopo l'impresa di Otto Skorzeny e del maggiore Mors sul Gran Sasso, durante la quale un gruppo di audaci paracadutisti e SS avevano liberato Benito Mussolini.
Considerando che la nuova unità di paracadutisti doveva essere impiegata in azioni pericolose oltre le linee nemiche, venne deciso di estendere l'arruolamento anche agli appartenenti ai battaglioni di disciplina delle Waffen SS, formati da ufficiali, sottufficiali e soldati che avevano avuto problemi con la legge militare: un ordine dell'SS-FHA (l'Alto Comando delle SS) fissò una percentuale del 50% per i volontari provenienti dalle unità Waffen SS e il resto per i volontari prelevati dai battaglioni di disciplina. In molti testi, erroneamente, viene eccessivamente sottolineata la presenza di questi ex-detenuti nell'unità, questo anche a causa del numero di identificazione dell'unità stessa (500) assegnato in precedenza all'SS-Bewahrungsbataillon 500, un'unità penale delle SS.

 
  FORMAZIONE
Il raggruppamento di tutti i volontari per la nuova unità SS avvenne a Chlum in Cecoslovacchia nell'ottobre 1943. Come primo comandante del battaglione fu designato l'SS-Sturmbannführer Herbert Gilhofer, proveniente dal 21° SS Panzer Grenadier Regiment della 10ª Divisione SS FRUNDSBERG.
Nel novembre 1943 il battaglione iniziò l'addestramento e i lanci a Madanrushka-Banja, vicino alla città serba di Kraljevo, presso la nuova Luftwaffe Fallschirmschule nr. 3. L'addestramento venne completato nell'area intorno a Papa, in Ungheria, all'inizio del 1944.
Il battaglione era composto da circa 1.000 uomini, organizzati in una Compagnia comando (Btl. Stab-Kompanie), tre Compagnie fucilieri (Fallschirm-Schutzen-Kompanie) ciascuna composta da 3 plotoni fucilieri, un reparto comunicazioni ed un plotone mortai, ed una Compagnia armi pesanti (Fallschirm-Schwere-Waffen-Kompanie), composta da un plotone mitraglieri, un plotone lanciafiamme, un plotone mortai ed un plotone anticarro. L'Hauptsturmfürer Kurt Rybka a Drvar L'unità era completamente motorizzata con circa 130 veicoli speciali (100 Kraftwagen e 30 Kradfahr). I paracadutisti SS non ebbero propri specifici indumenti. Essi utilizzarono il vestiario e l'equipaggiamento speciale della Luftwaffe. Durante le cerimonie celebrative ed ufficiali, i membri dell'unità indossavano le loro abituali divise delle SS con le insegne delle formazioni a cui appartenevano in precedenza. Non vennero neanche creati distintivi speciali da portare sull'uniforme.
La Luftwaffe fornì ai paracadutisti SS l'equipaggiamento completo con l'abbigliamento di protezione, comprendente il normale elmetto d'acciaio dei paracadutisti, con o senza l'aquila della Luftwaffe e la copertura mimetica da paracadutista a chiazze geometriche, sempre con o senza l'aquila della Lufwaffe sul petto. C'erano poi i pantaloni da paracadutista grigio-verdi o grigio-blu, le ghette di tela e gli scarponi da lancio.

 
  L'OPERAZIONE ROESSELSPRUNG
Nel febbraio del '44, l'Intelligence tedesca, grazie all'intercettazione di comunicazioni radio tra i vari reparti ribelli, riuscì ad individuare il nuovo quartier generale di Tito, il capo dei partigiani comunisti jugoslavi, nei pressi della cittadina di Drvar. Iniziarono quindi preparativi per il lancio di una nuova offensiva diretta proprio contro il comando ribelle, nella quale sarebbero state impegnate forze di terra precedute da truppe aviotrasportate.
All'operazione venne dato il nome in codice di ROESSELSPRUNG (mossa del cavallo).
L'operazione prevedeva la cattura del capo dei partigiani comunisti jugoslavi Tito, nel suo quartiere generale vicino alla città di Drvar nella Bosnia occidentale. Inoltre dovevano essere catturate le delegazioni alleate in quella sede, a capo della missione inglese c'era Randolph Churchill, il figlio del Primo ministro inglese Winston. A questo scopo l'SS-FJ-BTL.500 venne trasferito in Jugoslavia proprio per essere impegnato nell'operazione. Dall'inizio di febbraio, i parà vennero impegnati contro le formazioni partigiane locali: il battesimo del fuoco avvenne vicino Tuzla nella Bosnia-Erzegovina. Dopo essere stati impegnati per circa tre mesi in Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia in operazioni anti-guerriglia.
L'SS-FJ-BTL.500 fece ritorno alle baracche di Madarushka-Banja a metà aprile 1944 per preparare l'operazione ROESSELSPRUNG.
L'SS-Strurmbannführer Gilhofer ritornò alla divisione FRUNDSBERG, e al comando subentrò l'SS-Hauptsturmführer Kurt Rybka.
Gli uomini dell'SS-FJ-BTL.500 avrebbero dovuto lanciarsi nei cieli della remota cittadina, raggiungere il quartiere generale di Tito, non esattamente individuato. Insieme a Tito dovevano essere catturate ed eliminate le missioni militari straniere alleate presso i partigiani comunisti, prime fra tutte quella sovietica e quella inglese. Tra il 21 ed il 24 maggio gli uomini del battaglione paracadutisti SS vennero trasferiti via camion e via treno agli aeroporti di Banja Luka, Cerkljc, Cacac e Zagabria, insieme a He.46 e CR.42 del 7° Stormo da Combattimento Notturno.

 


  Paracadutisti del 500° Battaglione delle Waffen SS pronti ad effettuare un lancio di addestramento a bordo di un S.M.82 Marsupiale. Velivoli come questo erano in servizio con la Luftwaffe già prima del settembre 1943.
  LE FORZE RIBELLI
L'impegno dei paracadutisti SS era estremamente delicato, dal momento che essi avrebbero dovuto fronteggiare da soli la reazione nemica dopo l'assalto dal cielo ed attendere l'arrivo delle forze terrestri del XV° Corpo da montagna.
L'Intelligence tedesca, grazie agli agenti (uomini "V") infiltrati tra la popolazione civile, aveva localizzato il quartier generale del capo partigiano in una grotta a Bastasi, un paio di chilometri dal centro di Drvar.
L'unità ribelle più consistente era costituita dal battaglione di scorta di Tito, comprendente circa 350 partigiani, organizzati in 4 compagnie di fanteria, con l'appoggio di quattro carri leggeri (ceduti da reparti italiani dopo l'8 settembre). All'ingresso della grotta c'erano cinque guardie armate in modo leggero.
La piccola città di Drvar, un piccolo centro per la lavorazione del legno, era stata scelta da Tito alla fine del gennaio del '44 per la sua eccellente posizione strategica, e per l'elevato numero di ostacoli naturali presenti, capaci di rendere impossibile l'avvicinamento da parte di forze militari corazzate. Con una forte presenza serba (e il massacro di croati fin dalle prime fasi dell'insurrezione dei nazionalisti serbi) alla fine del 1941 aveva visto la creazione di una "repubblica partigiana" delle forze di Tito, poi eliminata da reparti italiani. La città, era circondata da colline boscose e l'avanzata di qualsiasi unità nemica poteva essere scorta con notevole anticipo.

 
  IL PIANO DI RYBKA
Ricevuti gli ordini circa l'impiego dei suoi uomini, il capitano Rybka iniziò da subito a stendere un piano provvisorio di battaglia. L'assalto doveva avvenire con gli alianti, ma non ce n'erano abbastanza per cui venne deciso che una parte degli uomini sarebbero stati paracadutati. La mancanza di aerei costrinse poi a suddividere il lancio dei paracadutisti in due ondate. L'SS-Hauptsturmführer Rybka progettò una prima ondata di 654 paracadutisti, 314 di questi lanciati con il paracadute con il compito di occupare Drvar, mentre i restanti organizzati in sei gruppi di assalto, imbarcati a bordo degli alianti. La prima ondata di paracadutisti sarebbe stata lanciata alle 7 del mattino, la seconda verso mezzogiorno.
Ad ogni gruppo di assalto degli alianti venne assegnato un compito specifico:

  • Gruppo PANTHER: 110 uomini con il compito di neutralizzare la guardia del corpo di Tito (circa 350 uomini), e di catturare il suo quartier generale.


  • Gruppo GREIFER: 40 uomini per distruggere la missione militare inglese.


  • Gruppo STURMER: 50 uomini per distruggere la missione militare russa.


  • Gruppo BRECHER: 50 uomini per distruggere la missione militare U.S.A.


  • Gruppo DRAUFGANGER: 50 paracadutisti, 20 uomini dell'Abteilung SVADIL, un'unità speciale della divisione BRANDEBURGO, esperti in comunicazioni e interpreti della PRINZ EUGEN, con il compito di distruggere i reparti partigiani addetti alle comunicazioni radio e catturare i codici dell'intelligence nemica.


  • Gruppo BEISSER: 20 uomini per stabilire una stazione radio mobile e assistere il gruppo GREIFER.


  • La seconda ondata, comprendente 220 paracadutisti del Gruppo OBERMEIER e due alianti carichi di munizioni, sarebbe giunta verso mezzogiorno, per completare il rastrellamento della zona e portare rinforzo alle truppe lanciate in mattinata. Il compito principale assegnato ai paracadutisti era la ricerca di Tito e del suo entourage, catturarlo o eliminarlo. Le forze che avrebbero dovuto occuparsi di questo compito sarebbero scese con gli alianti, nelle spianate intorno alla cittadina. Il secondo compito più importante consisteva nella distruzione delle delegazioni militari alleate e del sistema di comunicazioni radio dei ribelli.
    Personale del 500° Battaglione in addestramento con un pezzo senza riculo da 7,5 cm LG 1 La prima ondata di paracadutisti avrebbe dovuto prendere la città di Drvar e prevenire gli eventuali attacchi partigiani contro le truppe scese con gli alianti. La seconda ondata di paracadutisti sarebbe dovuta servire per rinforzare i settori e i reparti in difficoltà.
    Rybka divise le forze che dovevano essere paracadutate in due gruppi di uguale consistenza. I 314 paracadutisti della prima ondata, a loro volta, vennero suddivisi in tre Gruppi: Rosso (ROTH), VERDE (GRUN) e BLU (BLU). Essi dovevano atterrare alle 7.00 su Drvar. Rybka sarebbe stato alla guida del Gruppo Rosso. Venne calcolato in un'ora il tempo necessario per la conquista di Drvar. Dopo aver lasciato un piccolo distaccamento a difesa dell'abitato il resto dei paracadutisti doveva appoggiare l'attacco delle truppe scese con gli alianti contro il comando di Tito. In particolare Rybka avrebbe dovuto prendere il comando del Gruppo PANTHER e guidare i suoi parà nella conquista del quartier generale del capo partigiano.
    Il fatto che non si sapesse dove esattamente si trovasse Tito, costituì un fattore determinante, in quanto i paracadutisti si diressero in città invece di attaccare subito la vicina grotta, dove il capo partigiano difficilmente avrebbe potuto allontanarsi, trovandosi sul fianco di una montagna, nei pressi del torrente Unac. Durante la notte del 22 maggio, i gruppi iniziarono ad essere trasferiti nelle aree di raggruppamento delle unità coinvolte nell'operazione. Per nascondere la loro specialità militare, gli uomini indossarono le normali uniformi della fanteria e vennero trasferiti con camion senza insegne o via treno. La maggior parte di essi era ancora all'oscuro dell'obiettivo della missione. Rybka poté comunicare i dettagli dell'operazione ai suoi uomini solo al mattino del 24 maggio durante un briefing.


      ATTACCO A DRVAR
    Alle cinque del mattino del 25 maggio 1944, la Luftwaffe effettuò un pesante bombardamento sull'area intorno a Drvar. Alle 5,55 iniziarono i decolli dagli aeroporti: le condizioni meteorologiche erano ottime, la visibilità buona e quindi non si verificarono incidenti. Alle 6.50 i primi alianti furono sganciati sull'obiettivo. Mentre gli alianti planavano verso le zone di atterraggio, i velivoli d'attacco batterono tutta l'area circostante.
    Gli alianti del Gruppo PANTHER, 11 DFS 230 (dotati di una MG-15 fissa a fianco del pilota, dovettero far uso del paracadute-freno per atterrare in poco spazio. La maggior parte dei mezzi finì a poche centinaia di metri dalla cittadina mentre solo uno, il cui pilota era stato colpito dal fuoco dei ribelli, finì più lontano.
    I 7 alianti del Gruppo DRAUFGANGER raggiunsero tutti il punto di atterraggio prestabilito, definito in codice "Incrocio occidentale" dove si riteneva fosse installata la stazione radio dei ribelli. Solo due di essi furono costretti a ritardare l'atterraggio effettuando ampie virate sotto il fuoco nemico per scendere nel punto stabilito.
    Gli altri 16 alianti dei restanti gruppi scesero per la maggior parte sugli obiettivi prefissati malgrado fossero, anche nella pianura davanti alla grotta, bersagliati dal fuoco delle mitragliatrici nemiche.
    Mentre gli alianti completavano i loro atterraggi, dagli Ju-52 iniziarono a saltare i paracadutisti. Per diminuire al massimo le perdite i lanci furono effettuati a bassa quota, così da non dare al nemico la possibilità di colpire i paracadutisti durante la loro discesa. Il contatto con il suolo avvenne per la maggior parte dei parà SS dopo solo una quindicina di secondi.
    Paracadutisti del 500° Battaglione a Drvar durante una pausa nei combattimenti L'SS-Hauptsturmführer Rybka fu uno dei primi a scendere. Inizialmente non venne incontrata alcuna resistenza, per cui i paracadutisti poterono completare il loro dispiegamento e recuperare i contenitori con le armi pesanti. Rybka stabilì il suo posto di comando nella carcassa di un aliante DFS 230 atterrato all'ingresso della cittadina, e da qui il comandante diresse le operazioni contro le forze partigiane a difesa della località, attraverso le staffette portaordini. Dalla sua posizione Rybka poteva vedere solo i gruppi nelle immediate vicinanze. I paracadutisti feriti venivano trasferiti in una grande casa nei pressi del comando-aliante; il personale medico dovette lavorare parecchio per lenire il dolore degli uomini.
    La cittadina era semideserta: la maggior parte della popolazione civile aveva abbandonato le case, rifugiandosi nei boschi circostanti, dopo i bombardamenti all'alba. Nell'abitato non si avvertiva la presenza di un'unità organica nemica, ma solo franchi tiratori che cercavano di colpire i paracadutisti tedeschi. Fu necessario attraversare le strade della cittadina muovendosi cautamente e distruggendo i nidi di resistenza nemici con le granate. Solo alle 09.00, dopo intensi combattimenti, la località cadde completamente nelle mani dei tedeschi: gli scontri più cruenti si verificarono presso l'edificio della stazione radio, dove i ribelli si difesero accanitamente fino all'ultimo uomo.

    Gli uomini del Gruppo DRAUFGANGER subito dopo l'atterraggio, avvenuto senza problemi, si spostarono rapidamente verso il centro della città, dove era dislocata la stazione radio. L'edificio era abbastanza ampio da contenere il complesso apparato radio con il quale Tito dirigeva le operazioni delle sue forze in tutta la Jugoslavia.
    Dopo aver eliminato tutti i difensori combattendo stanza per stanza, con una potente carica esplosiva l'edificio venne abbattuto con tutti i suoi apparati e congegni di comunicazione. Mentre il grosso del Gruppo DRAUFGANGER continuò nella sua distruzione dei restanti apparati radio, un altro piccolo gruppo di 10 parà e il gruppo SVADIL si occuparono dell'edificio della centrale telefonica.
    Dopo aver eliminato le forze partigiane a Drvar, restava da compiere l'operazione più importante della missione: la cattura del capo partigiano Tito.
    L'SS Hauptsturmfürer Walter Scheu Il suo quartier generale era stato posto in una grotta sulle colline intorno a Drvar, in una posizione difficilmente accessibile. Mentre i parà di Rybka conquistavano Drvar, l'attacco contro il quartier generale di Tito portato dagli aliantisti del Gruppo PANTHER era in una fase di stallo. Sei alianti dei Gruppo PANTHER erano atterrati nelle immediate vicinanze della grotta, non sapendo però di essere così vicini all'obiettivo, finendo subito sotto il fuoco dei partigiani. Sin dal loro atterraggio i parà erano stati subito attaccati dagli uomini del battaglione di scorta del capo partigiano. Alcuni paracadutisti erano stati costretti a rifugiarsi negli stessi alianti, per ripararsi dal fuoco nemico. Molti parà erano caduti ma anche i partigiani lamentavano notevoli perdite. I ribelli si erano trincerati e si difendevano con le mitragliatrici, i mortai e le granate. Ai paracadutisti mancavano armi pesanti per appoggiare i loro assalti.
    Dopo aver completato la conquista di Drvar, i paracadutisti di Rybka iniziarono a rastrellare le case e le fattorie lungo la strada di accesso alla città, dopodiché iniziarono a spostarsi verso la grotta per dare man forte ai camerati del Gruppo PANTHER.
    Al loro arrivo in prossimità della grotta, gli uomini di Rybka dovettero prima ancora di attaccare, ripararsi anch'essi per non essere colpiti dall'incessante fuoco delle mitragliatrici partigiane. Malgrado il fuoco intenso dei difensori, Rybka lanciò i suoi paracadutisti all'assalto. Ben trincerati nelle loro posizioni create nella roccia e nei boschi sulle colline, i partigiani rovesciarono sugli attaccanti un così alto volume di fuoco da costringere i parà tedeschi a buttarsi per terra e rintanarsi negli anfratti naturali per evitare di finire uccisi. Intanto Tito si era calato con una corda, dalla piattaforma in legno davanti alla grotta, raggiungendo il bosco sottostante, dato che se avesse seguito il normale sentiero sarebbe stato sotto il tiro dei tedeschi appostati nella pianura lungo l'Unac. Dopo una breve pausa i paracadutisti dovettero fronteggiare un contrattacco sui loro fianchi portato dai cadetti della Scuola Ufficiali dell'Esercito Nazionale Jugoslavo, accorsi sul posto per dare man forte ai loro compagni.



      Paracadutisti del 500° Battaglione delle Waffen SS durante i duri combattimenti a Drvar. L'azione fulminea prevedeva la cattura del capo dei ribelli Tito.
    Erano circa le 9,30. Il sole era alto e faceva caldo, Rybka chiese via radio il supporto aereo, ma i piloti dei cacciabombardieri Stukas non potevano intervenire dal momento che le posizioni tedesche e ribelli erano troppo vicine. Intanto giungevano nuove formazioni partigiane. Un'intera Brigata della 6ª Divisione Proletaria si spostò dalle colline orientali e si ritrovò di fronte ai paracadutisti nella parte occidentale della città.
    L'assalto venne respinto a costo di notevoli perdite. Ma bisognava resistere ad ogni costo aspettando la seconda ondata di paracadutisti, attesa per mezzogiorno. Nel frattempo, Rybka pensò bene di far accorrere presso la grotta (finalmente individuata come alloggio di Tito) tutti gli uomini degli altri gruppi facendo esplodere un razzo rosso, il segnale che confermava la mancata conquista dell'obiettivo. I rinforzi comprendevano i Gruppi sbarcati con gli alianti incaricati della distruzione delle missioni militari straniere.
    Con i rinforzi tedeschi vennero lanciati nuovi assalti verso le posizioni partigiane: i parà scoprirono sulla loro pelle che i ribelli si erano preparati per una difesa ad oltranza. Tutta l'area intorno alla grotta era stata fortificata: posti di osservazione per i cecchini, nidi di mitragliatrici, trinceramenti tutto per resistere ad un attacco dall'esterno. Per contro i parà non disponevano di un numero adeguato di armi e munizioni e, cosa molto più grave, non potevano essere riforniti. La situazione per gli uomini di Rybka iniziava a farsi disperata: solo l'arrivo dei rinforzi poteva risollevare le sorti della battaglia. I parà SS iniziarono a scrutare nervosamente il cielo attendendo l'arrivo della seconda ondata dei loro camerati.
    Sigfrid Milius Alle 11.50 finalmente si calarono nel cielo di Drvar altri 200 paracadutisti, agli ordini dell'SS-Hauptsturmführer Obermeier. Durante la loro discesa però furono bersagliati dal fuoco dei partigiani della la Brigata Proletaria che circondavano ormai tutta l'area. Malgrado le perdite, con i nuovi rinforzi Rybka lanciò nuovi assalti in direzione della grotta, facendo lievi progressi: per ogni metro conquistato bisognava combattere strenuamente. Intanto stavano iniziando a scarseggiare le munizioni ed era ormai impossibile ritornare agli alianti per prendere nuovi caricatori. I parà tedeschi tentarono allora il tutto per tutto: Rybka guidò personalmente l'ennesimo assalto verso la grotta. I paracadutisti SS balzarono dai loro rifugi come diavoli, correndo a zig zag per evitare il fuoco nemico. Una volta a ridosso delle posizioni nemiche, si verificarono sanguinosi combattimenti corpo a corpo: tra i partigiani c'erano molte giovani donne che si battevano con inaudito accanimento seguendo l'esempio dei loro compagni.
    Alla fine Rybka, pur gravemente ferito al braccio da una scheggia di granata, ed i suoi parà riuscirono ad avere la meglio e ad entrare nella grotta-rifugio: di Tito però nessuna traccia. Venne ritrovata solo qualche mappa, diversi documenti ed una nuova uniforme confezionata per il capo partigiano. Durante le fasi concitate della battaglia, Tito insieme con il leader partigiano sloveno Edvard Kardelj, era riuscito a scappare dirigendosi verso la stazione della ferrovia a scartamento ridotto di Potoci, per poi giungere a Kupres (a nord-est di Livno), dove i partigiani controllavano una pista di atterraggio e dove venne un C-47 con insegne sovietiche per prelevarlo e trasportarlo a Brindisi.

     
      NEL CIMITERO DI DRVAR
    Persa la speranza di catturare Tito, i parà si ritrovarono a doversi difendere a loro volta dall'assalto dei partigiani sempre più numerosi ed agguerriti. Alle ore 15,00 alla stazione radio del quartier generale del comando germanico a Zagabria arrivò il seguente messaggio:
    "Completamente allo scoperto sotto violento fuoco nemico. Impossibile soccorrere i feriti. Il nemico sta ammassando forze sempre più numerose".
    Ritenendo ormai inutile la permanenza nella grotta, Rybka dopo aver trasferito il comando di ciò che restava del battaglione all'SS-Hauptsturmführer Bentrup, ordinò il ripiegamento verso Drvar alle 16, dove sarebbe stato più facile difendersi dagli attacchi nemici.
    La manovra di sganciamento non avvenne però senza difficoltà: oltre a doversi difendere dal fuoco dei partigiani, i parà dovevano pensare ai loro numerosi feriti, il cui trasporto ostacolò notevolmente la marcia. Solo alle 22,00 la maggior parte dei parà raggiunse i sobborghi di Drvar.
    Paracadutisti SS del Btg. 500 in una postazione nei pressi di Drvar Con il calare delle tenebre tutti i gruppi di paracadutisti si raggrupparono a Drvar. Bentrup doveva trovare in fretta una posizione da poter difendere almeno fino all'arrivo delle unità terrestri del XV Corpo d'Armata Alpino delle Waffen SS. In tutta la città c'erano solo due posizioni ritenute difendibili: una era la vecchia fabbrica di cellulosa (bruciata nel 1941), ma era troppo grande per poter essere difesa con gli uomini a disposizione. L'alternativa era il piccolo cimitero: circondato da un muro abbastanza alto, il cimitero poteva dar riparo agli uomini come un vero fortino.
    I ribelli, malgrado l'ordine di Tito di disperdersi (sapevano dell'arrivo imminente dei rinforzi) erano decisi ad annientare l'intero battaglione paracadutisti SS nel cimitero.
    Durante la notte assalirono senza sosta le posizioni dei parà, che si difesero strenuamente e al limite delle loro possibilità. I parà confidavano di dover resistere ancora per poco: il piano dell'operazione prevedeva infatti il loro rilevamento da parte dei reparti della 373ª Divisione Legionaria, costituita da croati, e dalla 7ª Divisione da Montagna delle Waffen SS PRINZ EUGEN. Fino al tramonto non ci furono grosse novità: i parà dovettero difendersi dagli attacchi dei partigiani comunisti, infliggendo loro notevoli perdite, pur senza fiaccare però la loro insistente azione offensiva.
    Coinvolgendo gli stessi abitanti di Drvar, i partigiani rinnovarono i loro assalti contro il cimitero: il fuoco dei loro mortai colpiva inesorabilmente le posizioni tedesche. Molti parà trovarono rifugio nelle tombe trasformate per l'occasione in trincee.
    Ancora una volta si prepararono le difese per respingere i nuovi attacchi del nemico: tutti i parà, compresi i feriti ancora in grado di reggere un'arma, ripresero a combattere.
    Genieri paracadutisti rimorchiano il classico contenitore aviolanciabile, dotato di ruotine e barra di trasporto, in grado di trasportare fino a 100 kg di equipaggiamenti. Nelle prime ore del mattino, un aereo tedesco paracadutò munizioni e medicinali sulle posizioni dei parà. Qualche ora dopo, quando ogni speranza sembrava svanita, i parà videro i partigiani ritirarsi: presi alle spalle dagli uomini dell'Aufklarungs-Abteilung della PRINZ EUGEN i ribelli dovettero dileguarsi per evitare la cattura.
    I reparti della PRINZ EUGEN erano riusciti dopo duri combattimenti a rompere l'anello difensivo dei partigiani intorno a Drvar e per le SS del battaglione paracadutisti fu la salvezza. L'arrivo di tutte le altre forze tedesche terminò nel pomeriggio, dopo che tutta l'area intorno a Drvar venne circondata e rastrellata minuziosamente.
    Del battaglione paracadutisti restavano circa 200 superstiti ancora in grado di combattere su una forza iniziale di circa 1000 uomini (15 ufficiali, 81 sottufficiali e 896 uomini). Riorganizzati alla meglio e con il ritorno dei feriti leggeri, i parà vennero trasferiti a Petrovac per una successiva operazione anti-partigiana.
    La cattura di Tito era fallita: ai tedeschi non restava altro che tentare di eliminare dall'area il maggior numero di forze partigiane, approfittando della fuga in Italia del loro leader. All'inizio del giugno 1944, gli elementi dell'SS-FJ-BTL.500 vennero inviati a Lubiana per riorganizzarsi e per riposarsi. Il 26 giugno 1944, l'SS-Hauptsturmführer Siegfried Milius assunse il comando dell'SS-FJ-BTL.500.
    La feldersatz-Kompanie venne riorganizzata con il ritorno dei feriti leggeri, e con nuovi volontari.
    Da ricordare come l'unità fosse stata presa in considerazione anche per l'azione che avrebbe dovuto portare alla riconquista di Vis-Lissa, utilizzando anche forze anfibie, operazione successivamente annullata.

     


      (Sopra) Mitraglieri paracadutisti in attesa di imbarcarsi durante l'operazione Roesselsprung.
     (Sotto) Una scena dei drammatici combattimenti difensivi a Drvar.

      OPERAZIONI NEL BALTICO
    Quando l'offensiva sovietica nell'estate del 1944 stava per compromettere la ritirata tedesca della Finlandia, i 292 uomini dell'SS-FJ-BTL.500 vennero inviati direttamente al Marine-Oberkommando-Ostsee (Alto Comando Navale del Baltico) a Gotenhafen sulle coste baltiche nella Prussia orientale per una missione speciale.
    Il 29 giugno 1944, il battaglione lasciò i Balcani per il fronte baltico. Era stato organizzato un piano per l'occupazione preventiva della isole Aaland nel mar Baltico; il piano venne però cancellato all'ultimo momento. Il battaglione venne inviato a Narwa in Estonia, per essere aggregato al III SS-Panzerkorps di Steiner. L'unità dopo un breve briefing, venne trasferita via aereo da Rakvere in Estonia a Kaunas in Lituania, sul fianco nord del gruppo Armate Centro.
    Come arrivarono nell'area della 3ª Armata Panzer, agli ordini di Hasso von Manteuffel il 10 luglio, il battaglione venne immediatamente assegnato al 39° Panzerkorps, in un Kampfgruppe con il 1° Battaglione del Panzer Regiment GROSSDEUTSCHLAND per rilevare l'11° Corpo d'Armata, assediata a Vilnius.
    I paracadutisti, montarono sui carri della Grossdeutschland, e avanzarono sulla strada Kaunas-Vilnius, incontrando una forte resistenza sovietica a sud-est di Vilnius. Permisero ad un altro Kampfgruppe (KG-Schmidt) di muoversi ed evacuare i feriti, rifornire le unità in combattimento, e rinforzare le difese dell'11° Corpo d'Armata.
    Seguirono due settimane di furiosi combattimenti, che spinsero le forze tedesche fuori dalla capitale lituana.
    Nella prima settimana di agosto, i paracadutisti difesero l'aeroporto della città per evacuare gli ultimi feriti; il 19 agosto 1944, combattendo al fianco della Panzer-Brigade von Werthen, elementi della 7 Divisione Panzer, e la 212ª e la 252ª Divisioni di fanteria, con i paracadutisti combatterono nell'area intorno a Raseiniai, a nord-ovest di Kaunas.
    Il 20 agosto, gli ultimi 90 combattenti del battaglione vennero aggregati al Panzer Jager Abteilung 731 per fermare l'avanzata di due armate sovietiche (l'11ª e la 33ª della Guardia). Dopo aver combattuto duramente lamentando notevoli perdite, seguirono alcuni giorni di riposo. All'inizio di settembre l'unità venne di nuovo aggregata alla GROSSDEUTSCHLAND ed al 39° Panzer Korps.
    L'ultima battaglia del battaglione sul fronte orientale avvenne all'inizio di ottobre a nord di Memel. Qui, insieme ai reparti della 7ª Panzer Division, della GROSSDEUTSCHLAND e della 58ª Divisione di Fanteria, i paracadutisti SS furono impegnati contro le forze sovietiche che cercavano di intrappolare le forze germaniche a Memel.


    Fascia per la manica della giacca dei Paracadutisti delle SS

    Aquila delle SS
    Teschio delle SS
    Un Paracadutista delle SS completamente equipaggiato

    Distintivo dei Paracadutisti delle SS

    600° BATTAGLIONE
    I superstiti del battaglione furono ritirati all'ultimo momento via mare dalla città prima che cadesse nelle mani dei russi e trasferiti nella Prussia orientale, a Zichenau.
    Da qui vennero trasferiti a Deutsch-Wagram in Austria per ricongiungersi con l'Ersatz und Ausbildungs Kompanie (la compagnia di rincalzo del battaglione), per iniziare la formazione di un nuovo battaglione paracadutisti SS denominato 600°; questa volta tra i volontari non c'erano più ex-detenuti. Tra i nuovi volontari, provenienti dalla Luftwaffe, dalla Kriesgmarine e dall'esercito, anche membri della divisione BRANDEBURGO, che non avevano gradito la trasformazione della loro unità in una divisione di granatieri corazzati.



     
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