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FOLGORESECTION
paracadutista della Brigata Paracadutisti Folgore in assetto tattico Verso una nuova
Brigata Folgore?

           di ALBERTO SCARPITTA

  È POSSIBILE ASSEGNARE UN NUOVO RUOLO ALLA BRIGATA PARACADUTISTI FOLGORE?

Tra le mille indiscrezioni e le varie anticipazioni, più o meno attendibili, che riguardano il futuro dell’Esercito Italiano e la sua prossima riorganizzazione in chiave totalmente professionale, alcune voci darebbero per possibile il trasferimento di un reggimento di paracadutisti dalla Folgore alla Brigata Aeromobile Friuli. Qualcuno si spinge sino ad individuare nel 183° Reggimento Nembo di Pistoia il reparto in questione, perché geograficamente più decentrato rispetto alle altre unità di paracadutisti. Non siamo in grado, attualmente, di assegnare a queste indiscrezioni un adeguato grado di attendibilità, né possiamo escludere che siano originate solo da pregiudiziali di natura politica che periodicamente si abbattono sulla Folgore e contro le quali ogni possibile argomentazione, favorevole o contraria, risulterebbe superflua ed ininfluente. Qui vorremmo solo trarre lo spunto per verificare l’opportunità e la concreta possibilità di mantenere, in un rinnovato strumento militare fortemente ridotto rispetto all'attuale, una grande unità paracadutista ed una aeromobile.

 
  L’AEROMOBILITÀ
Esiste un’evidente analogia tra lo sviluppo delle unità aeromobili, così come è andato maturando dall’introduzione del mezzo elicotteristico, e l’evoluzione delle formazioni corazzate, dal primo conflitto mondiale in poi. In entrambi i casi la comparsa del nuovo mezzo ha imposto di creare dal nulla una nuova dottrina d’impiego che ne esaltasse le capacità operative, cozzando contro problemi tecnici, finanziari e di mentalità. Spetta agli Stati Uniti il merito di aver sviluppato nel proprio esercito una diffusa mentalità aeromobile, sfociata nella creazione della 101° Airborne Division (Air Assault) e delle Combat Aviation Brigades, poi Aviation Brigades, assegnate a tutte le divisioni.
Centro di raccolta in un'esercitazione della Brigata Paracadutisti Folgore Nel mondo occidentale l’esperienza americana, dal conflitto vietnamita in poi, è stata seguita dai principali eserciti europei con un certo ritardo, principalmente per motivi economici e per l’indisponibilità di macchine armate realmente efficaci. Bisognerà attendere il 1985 per vedere la nascita, in Francia, della prima grande unità aeromobile europea, la 4° Division Aeromobile, ed il 1988 per assistere alla creazione della 24° Airmobile Brigate britannica, preceduta da una serie di sperimentazioni operative condotte dalla 6 brigata, un’unità corazzata trasformata e poi riconvertita. Pur fra differenze dottrinali e di equipaggiamento anche profonde, queste nuove formazioni vedevano la luce in un contesto geostrategico ancora caratterizzato dalla contrapposizione tra i due blocchi in Europa.
Naturale quindi che la massima enfasi fosse posta sulle capacità di contropenetrazione, ovvero sulla possibilità delle forze aeromobili di contrastare rapidi puntate offensive condotte da ingenti masse corazzate nemiche, operando di norma quali riserve a livello corpo d’armata o di teatro. Il calo della tensione politico militare in Europa, la sempre maggiore enfasi posta nella creazione di forze di intervento rapido, il continuo succedersi di missioni di supporto alla pace e, ultima non certo per importanza, la forte contrazione degli organici dovuta alla professionalizzazione, hanno fortemente condizionato l’evoluzione degli strumenti militari dell’Europa Occidentale negli ultimi anni, spostando le priorità dalle forze tradizionali, corazzate e meccanizzate, a quelle leggere di intervento, e richiedendo da queste una sempre maggiore flessibilità di impiego.

 
  L’EVOLUZIONE
Ecco quindi la necessità di trasformare le originarie formazioni aeromobili, figlie della guerra fredda, in strumenti polivalenti, accantonando le impostazioni originarie, piuttosto rigide ed esclusivamente difensive, per assumere configurazioni e dottrine operative più flessibili, tali da consentire di affidate loro una grande varietà di compiti, tanto in difesa che in attacco, in conflitti tradizionali ed in quelli a bassa intensità. A questi criteri si ispira sin dalla sua creazione l’11ª Brigata Aeromobile olandese, la prima unità europea a fondere in modo armonioso e bilanciato le capacità dei reparti terrestri (tre battaglioni di fanteria leggera) con quelle degli elicotteri d’attacco (26 AH-64D Apache) e da trasporto (17 SA-532 Cougar e 13 CH-47 Chinook).
Paracadutista capo arma porta in spalla una mitragliatrice MG 42/59 Questi stessi obiettivi di flessibilità operativa e razionalizzazione dei migliori reparti esistenti sono alla base delle recenti trasformazioni dei reparti aeromobili inglesi e francesi. L’Esercito britannico, constatata la difficoltà a mantenere in vita sia una brigata paracadutisti (5ª Airborne Brigade) che una aeromobile (24ª Airmobile Brigade), le ha sciolte entrambe, facendo confluire i loro reparti migliori nella nuova 16ª Air Assault Brigade. La componente terrestre della brigata è incentrata su tre battaglioni d’assalto aereo, addestrati alla stretta cooperazione con gli elicotteri da trasporto della RAF e con i modernissimi Apache d’attacco in corso di distribuzione all’Army Air Corps. Due dei tre battaglioni di fanteria provengono dal Parachute Regiment e forniscono, a turno, il Lead Parachute Battle Group, ossia il gruppo tattico aviolanciabile di pronto impiego a livello battaglione dell’esercito britannico, un reparto destinato ad essere utilizzato in qualunque aerea di crisi con preavviso molto breve.
Le residue capacità aviolancistiche britanniche presente nella brigata sono considerate adeguate alle prevedibili necessità operative, che certo non contemplano grandi lanci di massa in stile D-Day, e compatibili con le effettive capacità di trasporto, non tanto di paracadutisti quanto di veicoli, mezzi pesanti e rifornimenti, della RAF. Qualcosa di sostanzialmente analogo è accaduto anche in Francia, dove peraltro i paracadutisti costituiscono una lobby potentissima in seno all’Armée de Terre. La 4ª DAM è stata sciolta, i reparti elicotteri raggruppati in una brigata omogenea, priva di reggimenti organici di fanteria, e l’11ª Brigata Paracadutisti, erede della 11ª Divisione, ha assunto, accanto al ruolo tradizionale, la nuova veste di fanteria aeromobile, intensificando l’addestramento congiunto con l’ALAT, l’aviazione leggera dell’esercito.


  Paracadutisti della Brigata Folgore impegnati in una fase addestrativa di elisbarco e seguente individuazione della zona operativa da raggiungere.

  FOLGORE!
Le norme sulla ristrutturazione in chiave totalmente professionale delle Forze Armate italiane, in corso di approvazione da parte del Parlamento, prevedono un totale, per le tre Armi, di 190.000 uomini e donne. Non è dato al momento conoscere quanti di questi vestiranno l’uniforme dell’Esercito, ma difficilmente saranno più di cento o centodiecimila. Probabilmente resteranno in vita 8 o 9 brigate, sostanzialmente quelle che oggi rivestono i ruoli di proiezione e reazione, le cui capacità saranno amalgamate e livellate verso l’alto. In un complesso così numericamente ridotto la flessibilità e la polivalenze saranno qualità essenziali, ed ogni nicchia di eccellenza dovrà essere esaltata. A tal fine appare evidente l’analogia tattica e di impiego tra i reparti di paracadutisti e quelli di fanteria aeromobile. Entrambe le specialità debbono, indipendentemente dal vettore impiegato per entrare in azione, possedere spiccate doti prontezza operativa, reattività ed iniziativa nei cruciali momenti che seguono l’aviolancio/elisbarco.
Fasi addestrative dei paracadutisti della Brigata Paracadutisti Folgore Isolati in un contesto di grande difficoltà, i reparti debbono poter operare in modo coerente per piccoli moduli, richiedere un ridotto sostegno logistico, dimostrare aggressività ed autonomia d’azione. Queste caratteristiche peculiari, necessarie anche alla fanteria aeromobile, sono da sempre patrimonio genetico delle aviotruppe. Allo stato risulta senz’altro più semplice, economico e razionale addestrare i paracadutisti alla stretta cooperazione con il mezzo ad ala rotante, facendo loro assumere una doppia veste operativa, che ricreare in altri reparti la loro mentalità, le loro capacità operative ed il peculiare modus operandi. E’ pertanto auspicabile, nell’ottica dell’utilizzo più razionale ed economico delle risorse materiali ed umane esistenti, operare un’inversione di rotta, interrompere la trasformazione della brigata Friuli, non ancora completata, ed assegnare alla Folgore il doppio ruolo di reparto aeromobile.
I reggimenti paracadutisti così convertiti dovrebbero acquisire, in aggiunta alle capacità tradizionali, la perfetta padronanza delle tecniche della cooperazione con gli elicotteri ed i relativi vitali automatismi e le specifiche conoscenze. La rinnovata grande unità, che potrebbe assumere la denominazione di Brigata d’Assalto Aereo Folgore, affiancherebbe ai tre reggimenti di fanteria paracadutista gli elicotteri d’attacco e d’uso generale previsti attualmente per la Friuli, per creare un rapporto stabile e bilanciato tra le due specialità. Il rischieramento del 7° Reggimento di Cavalleria dell’Aria “Vega” in Toscana avrebbe tra l’altro benefici effetti sulla sua operatività, ora fortemente condizionata dalle pesanti limitazioni, soprattutto estive, imposte al traffico aereo militare nell’aeroporto di Rimini.

 
  CHE FARE? CHE FARE?
Così ristrutturata la Folgore dovrebbe prioritariamente:

  • condurre esercitazioni continuative realistiche aventi come tema l’organizzazione di una ZAE (Zona Atterraggio Elicotteri), l’occupazione preventiva di una posizione, la costituzione di schieramenti controcarro e zone d'arresto temporaneo, forme di combattimento particolari (si noti la similitudine di questi temi con i compiti tradizionali delle aviotruppe).


  • Adottare materiali moderni da destinare ai posti avanzati di rifornimento e riarmo, quali serbatoi di carburante collassabili, pompe e tubature campali.


  • Acquisire su vasta scala moderni sistemi di visione notturna, tanto per la fanteria che per piloti e team di rifornimento/riarmo.


  • Perseguire la completa interoperabilità con le unità ed i mezzi ad ala rotante della Marina, con frequenti spiegamenti a bordo delle navi elicotteristiche dotate di maggiori potenzialità (Garibaldi, NUM).


  • Adottare le dottrine operative, da sperimentarsi estesamente sul campo, che enfatizzino le possibilità, sinora sottovalutate nel nostro Paese, dell’elicottero d’attacco, in un contesto integrato che preveda l’azione sinergica dei mezzi per la manovra, il fuoco e l’azione sul terreno.


  • Garantire il mantenimento delle specificità aviolancistiche, commisurate alle effettive prevedibili necessità ed alle reali possibilità di trasporto ed alimentazione fornite dalla 46ª Brigata Aerea.


  • Una trasformazione in tal senso si prefigura ancor più auspicabile alla luce di alcune modifiche e trasferimenti che stanno caratterizzando le unità dipendenti dal comando di Livorno. Il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania appare infatti destinato a lasciare la Folgore per confluire nella nuova brigata di proiezione dei Carabinieri, mentre il 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti è in corso di trasformazione in reparto acquisizione obiettivi.
    Il 9° Reggimento Col Moschin, infine, quale unico reparto di forze speciali dell’Esercito, avrebbe migliore collocamento organico in un comando autonomo, posto alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore o ancor meglio del Comando Operativo Interforze, che potrebbe vedere la luce dall’ampliamento dell’attuale Nucleo Coordinamento Forze per Operazioni Speciali (COFOS) dello Stato Maggiore Esercito. Così privata delle pedine atipiche la brigata potrebbe concentrare la propria attività addestrativa sui reggimenti d’arma base, sulla componente elicotteristica e nell’assunzione del nuovo ruolo d’assalto aereo.
     
      Paracadutista della Folgore in puntamento con il suo Beretta SCP 70/90.

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