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Lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori
Negli ultimi anni lo Stato ha cercato in tutti i modi di snidare l'Anonima sequestri calabrese dalla sua
roccaforte: l'Aspromonte, un'area dove nessuno può arrivare senza essere avvistato dalle vedette
dell'organizzazione criminale.
Inutili le grandi battute effettuate con l'ausilio di unità cinofile ed elicotteri: quando i militi
scoprivano un rifugio o una prigione dell'Anonima puntualmente lo trovavano "freddo" perché gli occupanti
erano già avvisati da ore del loro arrivo.
Ma anche solo muoversi in queste zone è problematico: l'Aspromonte è
un dedalo impenetrabile di alte cime e scoscesi canaloni, strette vallate e impervie pareti; su tutto
regna una folta e selvaggia vegetazione che rende difficili, se non impossibili, le operazioni via terra.
Qui basta un telo mimetico e qualche frasca per trasformare un semplice anfratto in un rifugio invisibile.
D'altronde, già arrivare nelle zone più interne è problematico, in quanto si devono attraversare paesi in
cui parte della popolazione parteggia per i criminali e ostacola l'operato delle Forze dell'ordine; un
episodio per tutti: nell'autunno del 1991 a Platì un gruppo di ragazzini ha preso a sassate un elicottero
dei Carabinieri che stava solo atterrando in uno spiazzo della periferia del paese...
E quelli che vorrebbero collaborare non possono farlo perché qui la legge dell'omertà è spietata e non
perdona: come si fa a sapere se nella cantina di un'abitazione è nascosto un latitante o se l'auto dei
ricercati è passata da quella strada anche solo cinque minuti prima?
In Calabria, dunque, gli operatori delle Forze dell'ordine hanno conosciuto quel frustrante senso di
impotenza che, venti anni addietro, avevano imparato i Marines americani che combattevano nell'intricata
giungla vietnamita perlustrando viliaggi la cui popolazione sosteneva i Viet Cong.
In Aspromonte, per cogliere in flagrante i criminali, è necessario arrivare senza essere stati avvistati,
magari calandosi da un elicottero, per poi infiltrarsi nel territorio senza far rilevare la
propria presenza: piccoli nuclei che, non lasciando tracce, rimarranno a perlustrare una zona anche
per diversi giorni dormendo all'addiaccio e cibandosi solo di razioni di emergenza.
LO SQUADRONE ELIPORTATO CACCIATORI
Per operare in questo modo è necessario avere una perfetta conoscenza delle tecniche anti-guerriglia che
si può acquisire solo attraverso uno specifico addestramento militare; nelle nostre Forze dell'ordine non
esisteva un reparto simile (i GIS dei Carabinieri e i NOCS della Polizia di Stato sono reparti
anti-terrorismo) e così il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri nel luglio del 1991 ha deciso di
costituire lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori.
Il reparto è composto da un centinaio di militari in SPE (Servizio Permanente Effettivo) tra Ufficiali,
Sottufficiali e Carabinieri con un'età media di venticinque anni: questi sono tutti volontari che hanno
superato delle severissime selezioni mediche e psico-fisiche.
L'addestramento degli allievi Cacciatori dura circa sei settimane e viene svolto presso il 1° Reggimento
Carabinieri Paracadutisti Tuscania. L'iter è praticamente identico a quello che devono sostenere quelli
del Tuscania: tattiche di aerocooperazione con gli elicotteri (elisbarco, calata con fune), nozioni per
orientarsi e spostarsi su terreni impervi e impraticabili senza lasciare tracce e, infine, tutte le più
avanzate tecniche anti-guerriglia e quelle di sopravvivenza in territorio ostile.
Nell'iter addestrativo dell'allievo Cacciatore non è compreso il conseguimento del brevetto militare di
paracadutista, e questa è l'unica differenza tra il Carabiniere del 1° Rgt. Tuscania e
quello dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori.
L'abbigliamento rileva la "stretta parentela" tra i due reparti: entrambi indossano la stessa tuta mimetica
con la quale i Cacciatori portano un basco rosso che, durante le operazioni, viene sostituito da un
berretto mimetico. Naturalmente nel vestiario è compreso un casco 0. P. (Ordine Pubblico) in Kevlar e
giubbotti antiproiettile.
Anche l'arsenaie dello Squadrone Cacciatori è molto simile a quello del Tuscania: pistola
Beretta modello 92 SB cal, 9 mm. Parabellum, la compatta pistola-mitragliatrice M-12 S, il fucile di
precisione Heckler & Kock G3/SG-1 cal. 7,62 NATO (la versione per tiratori scelti dotata di mirino
telescopico Zeiss 1,5 x 6 o del visore a intensificazione di luce, il fucile calibro 12 a pompa SPAS 15
della Franchi (un'arma a canna liscia ideale per il combattimento ravvicinato) con in dotazione diverso
munizionamento.
Non mancano i visori personali dell'ultima generazione e i sistemi di posizionamento satellitari personali
che sono indispensabili in una zona dove non esistono punti di riferimento e di cui la cartografia
esistente è alquanto carente.
Naturalmente il reparto ha in dotazione più di venti automezzi fuoristrada di diversa mole che possono
spostarsi anche sui terreni più impervi.
Gli appartenenti allo Squadrone non percepiscono nessuna particolare indennità di servizio e
rimarranno al reparto per tre anni, trascorsi i quali potranno essere trasferiti ad altre sedi e
incarichi graditi o, su richiesta, permanere nell'impiego.
CACCIATORI IN AZIONE
Per vedere come operano questi uomini siamo venuti in Calabria, e più precisamente a Vibo Valentia; sul
locale sedime aeroportuale militare ha sede da diversi anni l'8° Nucleo Elicotteri Carabinieri e un
Nucleo cinofili, e qui è stata costruita la nuova caserma che ospita lo Squadrone Cacciatori.
Questa non è una coincidenza: gli elicotteri, infatti, devono assicurare l'aeromobilità ai Cacciatori
trasportandoli ogni giorno nei punti più inaccessibili dell'Aspromonte. Per questo ultimamente
l'8° Nucleo è stato potenziato con l'assegnazione di altri aeromobili e di nuovi piloti e specialisti per
la manutenzione.
" Da quando è stato costituito lo Squadrone Eliportato - ci conferma il Capitano Pilota Alfonso Izzo,
comandante dell'Elinucleo - l'attività volativa si è intensificata notevolmente; gran parte delle missioni
vengono svolte a favore dei Cacciatori: pensi che in un mese
abbiamo trasportato ben novecento unità, un vero record per un Nucleo Elicotteri Carabinieri". Adesso sul
piazzale di volo ci raggiunge il comandante dello Squadrone, il Capitano Claudio D'Angelo:
"Oggi parteciperete a un'esercitazione; così non sarete esposti a rischi inutili: in Aspromonte non si sa
mai a cosa si va incontro...".
Arrivano i Cacciatori che parteciperanno a questa operazione: sono circa una dozzina e prendono
posto sui due elicotteri: un Agusta-Bell AB 412, su cui saliamo anche noi, e un Agusta-Bell AB 205; dopo
qualche minuto i due aeromobili decollano e si avviano verso l'Aspromonte. Durante il volo gli uomini sono
in silenzio: probabilmente stanno ripetendo mentalmente le istruzioni ricevute durante il briefing di
preparazione della missione.
Ci indicano su una carta topografica a 25.000 il punto dove atterreremo; è incredibile come l'esperto
pilota dell'8° Nucleo Elicotteri Carabinieri riesca a orientarsi in un simile territorio senza consultare
le mappe, ma solo riconoscendo particolari del terreno: una roccia dalla strana forma, una radura, l'ansa
di un fiume.
In cuffia ci spiegano che le missioni possono essere principalmente di due tipi: in un primo caso, più
frequente, l'elicottero ha solo il compito di depositare i dodici uomini che costituiscono il POA
(Punto di Osservazione e Allarme) in un determinato punto del territorio per poi andarli a riprendere,
anche dopo diversi giorni, al termine dell'operazione. Qui la squadra, senza lasciare traccia del suo
passaggio, provvederà a "bonificare" una limitata area in cui verranno ricercati segni della presenza
dei criminali, oppure aspetterà immobile nel buio il passaggio dei criminali che vanno a controllare
l'ostaggio.
L'infiltrazione in territorio "ostile" deve avvenire evitando l'avvistamento da parte delle vedette
dell'Anonima sequestri e, in aree più sensibili, si preferisce sbarcare le squadre di notte quando tutti
dormono.
Invece, quando si ricerca un determinato obiettivo, si organizza un'operazione con più squadre per
supportare i militari a terra: così i piloti potranno indicare dall'alto i sentieri e l'aeromobile potrà
fare da "ponte radio" tra le squadre che operano in diverse vallate.
In un territorio come l' Aspromonte l'aerocooperazione viene spinta al massimo: per percorrere via terra
un tratto lungo solo poche centinaia di metri, ma particolarmente impervio e con la vegetazione molto
fitta, possono essere necessarie anche diverse ore; in queste situazioni l'elicottero può recuperare la
squadra per trasportarla in un paio di minuti dall'altra parte del canalone o del vallone.
Eccoci sul punto, e atterriamo in una piccola radura: si aprono i portelloni e subito i Cacciatori
svaniscono nella vegetazione; con noi rimangono un Ufficiale e un Carabiniere, mentre gli elicotteri
spariscono rapidamente all'orizzonte.
Entriamo anche noi nella boscaglia, così fitta che il sole filtra a stento tra i rami: solo il cinguettio
degli uccelli, il ronzare degli insetti e il rumore dei nostri passi: ma solo dei nostri, perché i militi
che ci accompagnano si muovono evitando di calpestare arbusti o di mettere i piedi nel fango.
All'improvviso sentiamo alcuni spari e, dopo pochi minuti, spunta dal nulla un Carabiniere:
"Abbiamo fermato un sospetto"; ci guida verso una radura dove troviamo altri due militi con un contadino
armato di fucile che sta mostrando i documenti: è un vero cacciatore o quegli spari erano un avvertimento
per segnalare la nostra presenza in zona?
Le sue generalità vengono trascritte e l'operazione continua. A stento riusciamo a stare dietro ai
Carabinieri che salgono sulle rocce come stambecchi. Passano i minuti mentre l'Ufficiale impartisce ordini
attraverso la radio.
All'improvviso una comunicazione concitata: è stata scoperta una prigione dell'Anonima sequestri. Il
Tenente chiede subito le coordinate del punto che verranno rilevate mediante un apparato tascabile
GPS satellitare.
Mentre ci dirigiamo verso il luogo l'Ufficiale comunica alla base l'accaduto; eccoci in una piccola
radura: nella boscaglia circostante troviamo una piccola e bassa costruzione realizzata con legname vario
e protetta con teli mimetici impermeabili e arbusti; vicino per terra bossoli di fucile calibro dodici:
gli spari di prima erano proprio un avvertimento.
Entriamo nella baracca e subito ci assale un puzzo nauseabondo; al centro un grosso palo piantato nel
terreno con una pesante catena; attorno i resti di un pasto ormai in decomposizione. "Niente foto per
favore - ci ammonisce il Tenente - adesso qui è tutto coperto dal segreto istruttorio".
Iniziano i rilievi mentre sentiamo il rombo di un elicottero sulle nostre teste; i militari indicano la
posizione con uno specchietto da segnalazione e subito l'aeromobile è sulla verticale. La radura è troppo
stretta e i rinforzi si calano con una fune dall'aeromobile fermo in hovering. Il Capitano D'Angelo
ispeziona la baracca e poi relaziona via radio ai superiori, mentre noi veniamo ricondotti al punto di
imbarco.
Risaliamo a malincuore sull'elicottero e dopo un pò siamo di nuovo a Vibo Valentia; finisce qui la nostra
giornata nella Calabria dell'Anonima sequestri, in cui abbiamo avuto modo di constatare di persona come
il binomio "elicottero-Cacciatore" si stia dimostrando vincente nella lotta alle organizzazioni criminali
dedite al turpe sequestro di persona.
E grazie ai brillanti successi già riportati nei primi mesi di attività, lo Squadrone Eliportato
Carabinieri Cacciatori si avvia a entrare nel ristretto, prestigioso novero dei cosiddetti
"reparti d'elite" delle Forze Armate italiane.
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