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I "Marò" del Reggimento "San Marco"
di ALBERTO SCARPITTA
L'evoluzione della situazione internazionale e la conseguente ristrutturazione degli strumenti militari
dell'occidente, hanno evidenziato l'urgente necessità di poter disporre di forze mobili, flessibili,
dotate di buona autosufficienza tattica e logistica e di elevata professionalità per fronteggiare i rischi
derivanti dall'alta instabilità del mondo post-bipolare.
Le forze anfibie risultano essere in grado, per le proprie caratteristiche costitutive e strutturali, di
conciliare meglio di altre le professionalità militari tradizionali con quelle necessarie nelle missioni
di peace support.
La capacità, propria delle forze navali e delle relative componenti di proiezione anfibia, di permanere
a lungo in prossimità delle aree di crisi e di conflitto senza venirne direttamente coinvolte sino al
momento desiderato, le rende uno strumento di pressione politica oltre che di intervento militare, ed
amplia enormemente la flessibilità di impiego dell'intero strumento con la duttile possibilità di
adeguarsi a situazioni mutevoli con grande flessibilità.
È per tali motivi che la componente anfibia della Marina Militare, incentrata sul Battaglione
San Marco, costituisce uno degli elementi di punta dell'intero strumento militare del nostro Paese.
LA RINASCITA DEL DOPOGUERRA
Il moderno San Marco nasce il 1° gennaio 1965 per la volontà della nostra Marina di poter schierare un
piccolo strumento anfibio in grado di portare l'offesa lungo la fascia costiera nemica, effettuando colpi
di mano anfibi in appoggio ad aperazioni più complesse o per la conquista a tempo determinato di obiettivi
ed aree di interesse operativo.
Inizialmente il battaglione comprendeva due compagnie d'assalto complete e quelle comando ed
armi di sostegno ridotte; venne dislocato a Taranto e successivamente a Brindisi, inquadrato nella
3° Divisione Navale.
Nel 1980 il reparto subisce una nuova ristrutturazione tesa a garantirne la completa autonomia logistica
ed addestrativa ed a esaltarne le capacità operative in campo anfibio.
Il nuovo organico sale da 330 a 800 uomini, ordinati su tre gruppi ben distinti: Operativo, Scuole
e Logistico.
Il Gruppo Operativo, forte di 350 uomini è comandato da un capitano di corvetta, era l'espressione della
prontezza operativa dell'unità. Strutturato come un gruppo tattico anfibio precostituito, si articolava
su reparto comando, una compagnia d'assalto ed una compagnia armi con mortai e cannoni senza rinculo, poi
parzialmente rimpiazzati dai missili Milan. Il Gruppo Logistico consentiva di svincolare l'elemento
operativo dalle incombenze territoriali, logistiche ed amministrative.
Il Gruppo Scuole garantiva l'addestramento basico ed avanzato del personale di truppa
(fino alla fine degli anni ottanta costituito da militari di leva) e quello specialistico per i quadri.
Con questa organizzazione il battaglione affronta l'emergenza "Libano 2" che vedrà impegnati costantemente
circa 300 uomini per 18 mesi.
Il crescente ruolo delle forze di intervento nella mutata situazione geostrategica e l'urgente necessità
di incrementare il numero dei reparti proiettabili fuori del territorio nazionale renderanno però questa
conformazione numericamente insufficiente.
Già dalla seconda metà degli anni ottanta il comando del battaglione viene affidato ad un capitano di
vascello, mentre un capitano di fregata è posto a capo del Gruppo Operativo: sono i segnali più
appariscenti di una crescita dimensionale inizialmente lenta (si debbono potenziare le strutture
addestrative senza che l'incremento numerico vada a detrimento della qualità dei reparti), poi sempre
più rapida. Dal 1993-94 il Gruppo Operativo si arricchisce di una seconda compagnia assalto, che porta
il totale dell'elemento proiettabile a 600 unità.
Nel 1995 il battaglione diviene Raggruppamento Anfibio San Marco, mentre il Gruppo Operativo assume
a sua volta la denominazione di Battaglione San Marco, ormai su tre compagnie assalto.
Dal 1° Ottobre 1999 il Battaglione S. Marco, già denominato Raggruppamento Anfibio (GRUPANF),
ha assunto la denominazione "Forza da Sbarco della Marina Militare" (MARIFORSBARC).
Il nuovo elemento d'organizzazione, che trae origine dalla ristrutturazione di GRUPANF,
identifica un raggruppamento organico composto dal Reggimento operatico "San Marco", dal
Reggimento logistico di supporto formativo "Carlotto" e dal Gruppo Mezzi da Sbarco
(fino ad allora dipendente dalla Terza Divisione Navale).
IL SAN MARCO OGGI
Il Raggruppamento Anfibio San Marco ha oggi una forza di circa 2.000 uomini e dipende, al pari delle navi
da trasporto e sbarco (LPD), dalla 3° Divisione Navale di Brindisi.
Comandato al momento ancora da un ca pitano di vascello, il Raggruppamento si compone di Reparto Comando,
Gruppo Scuole, Gruppo Logistico, Sezione Medica e Battaglione San Marco che, con i suoi circa 1.000
elementi, è l'anima operativa dell'unità.
Il reparto comando si occupa delle normali mansioni di pianificazione addestrativa ed operativa.
Il Gruppo Scuole cura la formazione del personale, dall'addestramento dei militari di truppa
(sempre meno la leva, ormai relegata a compiti di supporto), ai corsi specialistici per i quadri. Ha una
forza di circa 6-700 uomini.
Il Gruppo Logistico provvede a tutte le imcombenze logistiche ed amministrative in
sede, liberando l'aliquota operativa dall'incombenza di fornire personale per servizi di guardia, cucine,
mense, circoli, magazzini, ecc. Inoltre provvede alle acquisizioni di materiali ed integra, quando
necessario, gli elementi logistici del battaglione, dei quali il Gruppo costituisce il "fratello maggiore".
Conta attualmente circa 350 uomini.
Il Battaglione San Marco esprime la forza operativa dell'omonimo Raggruppamento. Oltre al comandante
(capitano di vascello) ed al suo vice, si compone di ufficio segreteria, reparto comando e servizi,
tre compagnie d'assalto ed una compagnia armi.
Il reparto comando e servizi ha le dimensioni di una grossa compagnia rinforzata dovendo assicurare,
oltre all'esercizio dell'azione di comando, il supporto logistico di aderenza in operazioni, per garantire
al battaglione una piena autonomia per limitati periodi di tempo.
Oltre agli ufficiali dello staff lo compongono vari elementi:
Fire Support Coordination Centre: dirige e coordina i supporti di fuoco, con la squadra tiro,
squadra collegamento tiri contro costa, squadra FAC (per la collaborazione con l'Aeronautica), nuclei
osservazione tiro contro costa (per la direzione dei tiro navale) ed Air Liason Officer, incaricato
della pianificazione dell'attività aerea di interesse.
Plotone Recon/DOA (forze speciali), attualmente su due squadre di Demolitori Ostacoli
Antisbarco di 9 uomini, incaricati della bonifica delle spiagge di sbarco da ordigni ed ostacoli,
e due squadre di 8 subacquei incursori per la ricognizione in profondità e limitate operazioni speciali.
Brevettati presso il CONSUBIN, questi operatori dispongono di armi ed equipaggiamenti propi delle
forze speciali. Tra gli "utensili" a disposizione segnaliamo le pistole mitragliatrici MP-5 silenziate
e vari tipi di fucili di precisione, dal McMillan in calibro 12,7 mm agli Accuracy .338 Lapua Magnum e .308
silenziato. Per operazioni subacquee il plotone forze speciali impiega respiratori ad ossigeno e vari tipi
di mute e battelli pneumatici.
Plotone logistico, in grado di assicurare al battaglione l'indispensabile rifornimento di viveri,
carburante e munizioni. Gestisce le scorte di pronto impiego.
Reparto trasmissioni, che garantisce con una quindicina di specialisti i collegamenti con i comandi
superiori e le unità dipendenti. Dispone anche di terminali satellitari.
Sezione sanità, che provvede alle normali esigenze mediche del reparto e fornisce in operazione
i nuclei di primo soccorso per la stabilizzazione ed evacuazione dei feriti.
Compagnia trasporti, cui fanno capo i conduttori ed i piloti del reparto, comprensiva anche delle
squadre recuperi, riparazioni, rifornimento e ricambi.
LE COMPAGNIE D'ASSALTO
Le tre compagnie d'assalto inquadrano ognuna un plotone comando e servizi (con le squadre comando,
servizi, esploratori e due squadre pionieri), tre plotoni d'assalto ed un plotone armi a tiro teso.
I plotoni d'assalto hanno un organico complessivo di 37 uomini e sono costituiti da comandante, operatore
radio, tre squadre fucilieri di 8 uomini ed una squadra armi leggere di 11.
Comandate da un sottufficiale, spesso anche un capo di 3° classe, le squadre forniscono complessivamente
un notevole potenziale di fuoco. Quelle d'assalto schierano, accanto ai fucili Beretta SC-70/90, una
miragliatrice leggera Minimi ed uno o due lanciagranate da 40 mm M-203, agganciati sotto la canna dei
fucili. Completano le dotazioni bombe a mano e da fucile Mecar e, se la missione lo richiede, lanciarazzi
controcarro di produzione spagnola C-90. Per operazioni in ambiente urbano o durante le missioni dei
nuclei ispettivi, i fucili possono essere rimpiazzati dalle pistole mitragliatrici H&K MP-5, spesso
utilizzate anche dai quadri.
La squadra armi leggere fornisce il supporto di due classiche ma sempre valide mitragliatrici
bivalenti MG-42/59 e di altrettanti lanciarazzi controcarro Panzerfaust 3, un'arma di notevole potenza,
impiegabile sia contro bersagli corazzati che contro fortificazioni campali, anche a partire da luoghi
chiusi.
Il piccolo plotone armi a tiro teso conta solo 21 elementi, ossia, oltre a comandante e radiofonista,
una squadra mitragliatrici pesanti di 6 uomini con 2 Browning da 12,7 mm ed una squadra controcarro,
i cui 13 componenti possono schierare un massimo di 4 posti tiro Milan oppure, in alternativa, un mix di
questi e di Panzerfaust 3. Per particolari necessita è ancora possibile impiegare anche un paio di
cannoni senza rinculo da 106 mm, un'arma certo obsoleta nel ruolo anticarro, ma ancora relativamente
valida in alcune particolari situazioni operative.
La compagnia armi comprende, oltre al plotone comando, un plotone mortai pesanti su 3 armi da 120 mm,
un plotone mortai medi con quattro mortai da 81 ed un plotone missili su tre squadre Milan
(di due armi ciascuna) ed una squadra Stinger per la difesa contraerea alle quote più basse, con due
lanciatori.
Le compagnie d'assalto non dispongono di mezzi di trasporto organici, ma possono attingere ad un serbatoio
di veicoli e di conduttori presente nella compagnia trasporti del reparto comando di battaglione.
In tal modo, secondo le necessità della missione, è possibile operare in veste motorizzata, con autocarri
leggeri Iveco VM-90, o meccanizzata, con VCC-1 oppure con i cingolati anfibi LVTP-7.
LE MISSIONI E L'ADDESTRAMENTO
Il Battaglione San Marco è uno strumento operativo caratterizzato da alta flessibilità di impiego e
grande mobilità, esaltata in particolare dal concorso degli elicotteri della Marina, e dalla capacità di
proiettare a terra in breve tempo un considerevole potenziale operativo.
La gamma di missioni che può essere assegnata al reparto è molto ampia, spaziando dal colpo di mano
anfibio alla conquista, limitata nel tempo e nello spazio, di un determinato obiettivo, dall'aggressivo
assalto anfibio a preludio dell'immissione nel teatro operativo di altre forze alla complessa operazione
interalleata, come parte di una forza internazionale da sbarco di grandi dimensioni.
Il colpo di mano anfibio, di norma condotto con forze di modesta entità, è un'azione offensiva breve,
di particolare violenza e basata sulla sorpresa. Ne costituiscono obiettivi preferenziali posti comando,
centri radar e delle trasmissioni, postazioni missilistiche, depositi logistici, ecc. Prevede l'inserimento
con battelli e/o elicotteri preceduto dall'azione dei recon. Ogni qualvolta sia possibile contempla il
concorso del fuoco aereo e navale.
Le azioni anfibie più complesse, sia condotte isolatamente che in concorso con unità alleate,
impegnano solitamente l'intero battaglione e si estrinsecano con la conquista di un obiettivo a seguito
di sbarco su litorale controllato dall'avversario.
Sono precedute dall'inserimento di forze avanzate (nuclei recon), che debbono creare la necessaria cornice
informativa e di sicurezza ed eventualmente da azioni a livello commando per neutralizzare postazioni o
strutture che ostacolino lo sbarco. Seguono una o piu ondate d'assalto, su battelli, elicotteri e o
cingolati anfibi, ed altre dotate di mezzi pesanti.
Si concludono con il reimbarco o con il congiungimento con altre forze amiche, o altrimenti proseguono nel
tempo e nello spazio, nel quadro di una missione internazionale.
A questi compiti di tipo classico si affiancano sempre più quelli derivanti dalle missioni di peace support
in senso lato: sostegno umanitario, interposizione tra belligeranti (peace keeping), interventi armati
tesi a rendere esecutivi accordi e risoluzioni che mirano a far cessare una situazione di belligeranza
(peace enforcing).
Di grande attualita, visto l'elevato numero di connazionali o comunque di cittadini occidentali residenti
per motivi di lavoro in paesi a richio di disordini ed instabilità interna, sono infine le missioni di
evacuazione NEO (non-combatant evacuation operation), generalmente condotte in un ambiente potenzialmente
ostile.
Per affrontare un così ampio ventaglio di esigenze tattiche il battaglione deve disporre di un potenziale
umano di prim'ordine.
Da diversi anni, ormai, i militari di leva sono presenti in numero molto limitato nell'unità operativa,
relegati a compiti di supporto.
Le compagnie operative sono costituite completamente di volontari. Inizialmente erano gli L2 e gli L3,
personale a ferma prolungata di due o tre anni. Oggi, con le nuove norme sul volontariato, sono presenti
i V3, volontari a ferma breve di tre anni che, al termine, possono transitare in servizio permanente
effettivo.
Dopo un breve periodo trascorso presso il MARICENTRO di Taranto, dove ricevono una prima formazione
militare che si conclude con il giuramento, i volontari affluiscono al Raggruppamento e vengono
inquadrati in una compagnia del Gruppo Scuole, con sede nell'isola di Pedagne, presso Brindisi.
Qui frequentano un corso di abilitazione di 4 settimane, in cui dovranno dare prova di possedere elevate
attitudini e capacità psico-fisiche. L'addestramento tende infatti ad evidenziare al massimo il
comportamento dei soggetti alla ricerca delle necessarie doti di resitenza, determinazione e motivazione.
Se supera la severa selezione iniziale il volontario frequenta, sempre al Gruppo Scuole, un corso di
specializzazione di 12 settimane che, sulla base delle attitudini manifestate, delle aspirazioni del
singolo e delle necessità organiche, assegna la specializzazione (assaltatore, pioniere, missilista,
esploratore, ecc.).
Al termine il frequentatore deve aver raggiunto determinati standard addestrativi specifici di ogni
incarico, da accertarsi con una serie di prove finali di selezione.
A titolo di esempio quelle per un fuciliere prevedono, tra l'altro, tiro mirato notturno e diurno con
l'arma individuale e di reparto contro vari tipi di bersagli, voga, marcia in assetto di combattimento
su lunghe distanze, salita in parete rocciosa e discesa in corda doppia, esplosione ravvicinata di cariche
di varia entità.
Il tasso di selezione è elevato e gli elementi ritenuti inadatti vengono allontanati. Forte volontà, ottima
forma fisica, particolare equilibrio anche in situazioni di stress fisico ed emotivo e giusta motivazione
sono le chiavi del successo.
Da questo momento il volontario può indossare il basco nero delle truppe anfibie della Marina e
frequentare un ulteriore corso integrativo di 8 settimane, in cui approfondisce la propria preparazione,
ormai inserita nel contesto di squadre e plotoni ed orientata alla specificità delle operazioni anfibie.
Grande cura è posta nell'esecuzione di attività non convenzionali, nel combattimento negli abitati e nelle
operazioni notturne, che saranno poi la naturale cornice delle missioni del Battaglione. Superato
quest'ultimo scoglio il volontario diviene operativo, acquisisce la qualifica di incursore fuciliere di
marina e viene assegnato al Battaglione, dove approfondirà ulteriormente la propria professionalità nel
quadro del nutrito calendario addestrativo del reparto.
La recente disposizione che permette ai fucilieri di marina di fregiarsi del distintivo di specialità
degli incursori, un tempo appannaggio esclusivo degli arditi incursori del C0MSUBIN, da un lato gratifica
i volontati al termine di una sequenza addestrativa lunga ed impegnativa, dall'altro permette di superare
le restrizioni normative che restringono a pionieri ed incursori l'uso degli esplosivi. Al Verignano, però,
qualcuno nicchia....
Naturalmente anche la formazione dei quadri è molto approfondita.
I sottufficiali, di norma provenienti dallo stesso Raggruppamento, frequentano al Gruppo Scuole un corso
di qualificazione anfibia di 24 settimane che assegna loro la qualifica di pattugliatore anfibio
(il relativo distintivo è uguale a quello di pattugliatore scelto dell'esercito, ma su sfondo azzurro).
Gli ufficiali, appartenenti sia al ruolo normale che a quello speciale, sono assegnati al reparto su
domanda, ed acquisiscono la specialità anfibia.
Per il ruolo normale l'iter è molto lungo. Inizia dopo l'accademia e comprende un periodo di tirocinio
su nave anfibia, l'imbarco in veste di ufficiale di rotta, la qualificazione su radio comunicazioni e
telecomunicazioni e, finalmente, la frequenza del corso di qualificazione anfibia di 24 settimane.
Data la breve permanenza nel grado, i STV comandano di norma i plotoni d'assalto, mentre i plotoni più
specialistici sono assegnati ad ufficiali del ruolo speciale o a sottufficiali anziani.
Nel corso della carriera l'ufficiale comanderà poi una compagnia e potrà transitare dal Battaglione ad
altri reparti del Raggruppamento per ricoprire incarichi nei diversi servizi del Gruppo Logistico.
Al solo ruolo normale è destinata la frequenza, nel grado di tenente di vascello, di un corso di
specializzazione alle operazioni anfibie della durata di un anno che si tiene a Quantico (Virginia),
presso la scuola dei Marines statunitensi.
Non va infine dimenticato che diversi ufficiali e sottufficiali sono in possesso del brevetto di
incursore conseguito al Verignano ed hanno maturato una precedente esperienza operativa presso il COMSUBIN.
IL FUTURO
Congelata per il momento la possibilità di costituire con l'Esercito una Brigata Anfibia Interforze,
ufficialmente per insufficiente capacità di trasporto delle navi anfibie, in realtà per persistenti
ed insoluti contrasti tra le due forze armate, la Marina si è trovata a dover comunque potenziare il
proprio strumento operativo anfibio, per fronteggiare le crescenti esigenze nazionali ed internazionali.
Ricordiamo a tal proposito la costituzione dell'EUROMARFOR, la forza navale non permanente costituita da
Francia, Italia, Spagna e Portogallo, che contempla una componente anfibia, ed i recentissimi accordi
di collaborazione con la Spagna.
Questi ultimi prevedono la creazione di una forza anfibia congiunta a livello brigata, denominata
SIAF (Spanish Italian Amphibious Force), il comando della quale dovrà essere retto alternativamente dal
comandante della 3° Divisione Navale italiana o da quello del Gruppo Delta della marina spagnola.
Il cuore operativo della forza sarà costituito dalla SILF (Spanish Italian Landing Force), una task force
da sbarco imperniata su due gruppi tattici a livello battaglione forniti dai due paesi.
Il suo comando sarà affidato alternativamente al comandante del raggruppamento anfibio italiano o al
vice-comandante del Tercio de Armada, la brigata anfibia iberica.
Intensi contatti sono in corso tra le forze anfibie dei due paesi, che stanno portando allo scambio di
ufficiali nei comandi ed all'inizio di una intensa collaborazione addestrativa.
Non c'è praticamente esercitazione maggiore delle truppe anfibie iberiche che non veda il coinvolgimento
di unità del San Marco o manovra di questo che non riceva la partecipazione di almeno una compagnia di
Infanteria de Marina.
Le necessità derivanti da questo accordo imporranno, di fatto, l'innalzamento del livello ordinativo
del Raggruppamento San Marco.
Destinato a concorrere, su base paritetica, alla costituzione di reparti misti ed a fornire, a rotazione,
il comandante della SILF, il Raggruppamento, pur mantenendo tale denominazione, assumerà nel 1999 rango
di brigata e verrà comandato da un contrammiraglio, che potrà disporre di un proprio sfaff potenziato con
cui contribuire alla costituzione del comando della task force anfibia.
Adeguato potenziamento stanno ricevendo i nuclei trasmissioni, sia di Raggruppamento che di Battaglione,
che hanno già ricevuto apparati che per portata e caratteristiche aprono nuovi interessanti scenari e
possibilità di impiego.
Dal potenziato comando di raggruppamento dipenderanno due reparti maggiori a livello reggimento, entrambi
su due battaglioni.
Il Reggimento San Marco sarà l'elemento operativo che vedrà la luce in seguito all'ennesimo potenziamento
dell'attuale omonimo battaglione.
Il secondo reggimento, il "Carlotto", raggrupperà il Battaglione Scuo1e ed il Battaglione
Logistico, ottenuti per trasformazione ed ampliamento dei Gruppi odierni.
Il Reggimento San Marco potrà contare su un battaglione logistico in grado di fornire il sostegno avanzato
alle unità operative. Il potenziamento di questa componente, oggi presente a livello di compagnia
rinforzata nel reparto comando del battaglione, consentirà una libertà d'azione ed una autosufficienza
ancora sconosciute.
Infine anche il battaglione anfibio, prima ragion d'essere del reggimento e dell'intero raggruppamento,
verrà ampliato fino ad un totale di 1200 uomini.
Verrà costituita una ulteriore compagnia, denominata CON, Compagnia Operazioni Navali, forte di 150-200
uomini, che raggrupperà gli elementi destinati a prestar servizio a bordo delle navi o in incarichi
operativi particolari. Ricordiamo ad esempio i distaccamenti imbarcati su molte unità della flotta in
funzione di difesa vicina o i nuclei ispettivi incaricati di rendere esecutive le disposizioni
internazionali di embargo.
L'esperienza di questi ultimi anni ha dimostrato che queste esigenze sono ormai costanti e consolidate e
rischiano di sottrarre alle unità operative una percentuale non indifferente di personale.
La CON non si articolerà in plotoni, ma direttamente in un numero elevato di squadre di 8-10 operatori
agli ordini di un sottufficiale.
Novità in vista anche per le forze a capacità speciale del battaglione, che dovrebbero venire potenziate
sino a raggiungere la consistenza di una compagnia ed essere poi accentrate nelle mani del comandante del
Raggruppamento.
La COS, Compagnia Operazioni Speciali, dovrebbe riunire gli attuali Recon e DOA, le cui capacità verrebbero
amalgamate sino a far raggiungere ai Demolitori una professionalità simile a quella dei Recon che,
ricordiamo, sono incursori usciti dalle file del COMSUBIN. Un processo analogo ha avuto luogo da tempo
negli Stati Uniti, dove gli UDT sono confluiti nelle file dei SEAL.
A rinforzare le sue file giungeranno gli esploratori, oggi distribuiti tra le compagnie d'assalto con
compiti di esplorazione tattica ravvicinata, che verranno selezionati ed addestrati per svolgere compiti
di più ampio respiro.
La componente per il controllo del supporto aereo resterà a livello reggimento, comprendendo un
Direct Air Support Centre ed alcuni Tactical Air Control Party.
La compagnia Armi riceverà a breve alcuni sistemi controcarro pesanti TOW il cui arrivo prelude,
probabilmente, alla ridistribuzione alle compagnie d'assalto di tutti i Milan in dotazione.
Accanto ai due reggimenti, uno operativo ed uno logistico-addestrativo, al comando ed alla Compagnia
Operazioni Speciali, il nuovo Raggruppamento disporrà infine con ogni probabilità di due ulteriori pedine.
La prima, assegnata organicamente, sarà costituita dal Gruppo Mezzi da Sbarco, oggi dipendente dalla
3° Divisione Navale.
I suoi mezzi da sbarco medi e leggeri MEN e MDN, attuale denominazione degli MTM ed MTP, operano da tempo
a sostegno del San Marco, con il quale hanno legami operativi e personali strettissimi.
La recente acquisizione di 50 battelli a scafo rigido in vetroresina con motori fuori bordo da 80 o 90 HP
ha accentuato ancor di più le caratteristiche tattiche del gruppo e non a caso i piloti di questi mezzi
stanno ricevendo una preparazione militare e nautica molto approfondita che ha portato ad un tasso di
selezione del 50% tra i candidati.
La seconda nuova pedina sarà costituita dal Nucleo Lotta Anfibia del 4° Gruppo Elicotteri, che verrà
ulteriormente potenziato con l'ingresso in servizio di 4 EH-101 e che vedrà aumentare la propria autonomia
nell'ambito della componente aerea della Marina. Pur non organicamente inserito nel Raggruppamento per
ragioni di semplicità logistica, ne dipenderà però in pieno per l'impiego operativo.
Rinnovato nei mezzi e nei compiti e potenziato nelle strutture il Raggruppamento Anfibio, e nel suo
ambito il Reggimento San Marco, daranno corpo e sostanza alla necessità di operare dal mare per il
controllo dell'entroterra.
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