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| FOLGORESECTION |
Le Origini: Come è nata la "Folgore"
Precursori dei reparti di paracadutisti nazionali furono i "Fanti dell'aria Libici", voluti con
lungimirante determinazione da Italo Balbo, Governatore Generale della Libia. Superando difficoltà di
ogni genere, Balbo riusci a far nascere il 22 marzo 1938 una scuola di paracadutismo all'Aereoporto
di Castel Benito, presso Tripoli. L'idea era di creare un battaglione di "Fanti dell'aria" libici
inquadrati da ufficiali e sottufficiali nazionali affidandone il comando ad uno dei più valorosi
ed esperti ufficiali coloniali, il Tenente Colonnello Medaglia d'Oro al Valor Militare Goffredo Tonini.
Si lavorava su un terreno vergine, bisognava continuamente inventare, l'addestramento era molto
difficile ed oltretutto la diffidenza innata delle truppe di colore per l'aereo non era ostacolo che
si potesse superare con facilità.
Il tenente pilota Prospero Freri andò in Libia e si diede ad addestrare nell'uso del paracadute
"Salvator" D/37, da lui inventato, gli ufficiali che avrebbero dovuto diventare a loro volta
istruttori degli indigeni. Tutto fu fatto rapidamente e gli Ascari, una volta presa confidenza
con gli aerei e con i lanci, divennero eccellenti atleti. Purtroppo le prime prove vennero compiute
con apparecchi S/81 piuttosto inadatti. Ci furono 15 morti e 72 feriti.
Comunque, si continuò costituendo un secondo battaglione, fin quando il 23 maggio del '40
si costituiva a Barce il primo battaglione di paracadutisti nazionali al comando del Maggiore
Arturo Calascibetta. Questa volta però si pose maggior cura alla parte più spiccatamente tecnica.
Vennero impiegati gli SM/75, opportunamente modificati, mentre il paracadute "Salvator" D/37 fu
sostituito dal I/40 che aveva una calotta di maggiori dimensioni e consentiva quindi una velocità
di discesa leggermente inferiore. Si stava così procedendo nell'addestramento, quando scoppiò il
secondo conflitto mondiale.
I battaglioni di paracadutisti "libici" e "nazionali", riuniti con altre unità, costituirono
il "gruppo mobile Tonini" con il compito di rallentare le prime avanzate delle truppe britanniche
. Altri scontri si verificarono nel 1941, con disperati atti di valore. I pochi superstiti nazionali
tornarono in Italia alla Scuola di Tarquinia dove era stata organizzata nella primavera del '40 una
scuola militare di paracadutismo che negli anni sarebbe diventata il simbolo dei fanti dell'aria.
L'uomo di Tarquinia era il Colonnello pilota paracadutista Giuseppe Baudoin de Gillette, che divenne
un pò il padre spirituale di tutti i paracadutisti italiani. A Tarquinia accorsero giovani da ogni
specialità delle Forze Armate, sicché la selezione poté essere rigorosissima: il 60% dei volontari
venne scartato, ma coloro che rimasero erano veramente ragazzi di prim'ordine.
Le difficoltà, come al solito, furono enormi; a Tarquinia c'erano solo un campo d'aviazione,
alcune baracche e nient'altro. Baudoin aveva però attorno a sé un valente gruppo di istruttori.
Sorsero come per incanto baraccamenti, tende giganti, mentre dalla Piazza d'Armi di Villa Glori
a Roma fu fatta sparire una torre metallica di addestramento alta oltre 50 metri, che venne rimontata
alla chetichella sul campo di Tarquinia. Da questa scuola che nel gennaio del '43 fu trasferita a Viterbo,
uscirono i paracadutisti delle Divisioni "Folgore" e "Nembo", quelli del battaglione Carabinieri,
del battaglione San Marco, della Marina, del X Arditi e battaglioni 1° e ADRA (Arditi Distruttori
Regia Aereonautica).
La "Folgore" venne spedita a fare la guerra di trincea nell'inferno di El Qattara ad El Alamein.
La Divisione "Nembo", superata la crisi conseguente all'armistizio, l'8 settembre 1943, fu protagonista
della guerra di Liberazione.
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