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SOMALIASECTION
Carabinieri Paracadutisti del Tuscania sul tetto dell'Ambasciata italiana Combattimenti
a Mogadiscio

                 di Lupo

  Un boato all'alba. In sottofondo il frullare delle pale: segno evidente che gli Americani stanno "discutendo" con qualche fazione somala.
Mi vesto a razzo e, in un attimo, sono sul tetto della casa. Quattro Sea Cobra da combattimento e alcuni UH-1N dei Marines stanno facendo evoluzioni a circa un chilometro di distanza, nei pressi della zona delle caserme e del campo antenne di Radio Mogadiscio. Parte un altro razzo da 70 mm e al boato fanno seguito dense volute di fumo. Tutta Mogadiscio assiste allo spettacolo e, con alcuni colleghi più decisi, chiediamo alla scorta somala di condurci sul posto.
Purtroppo la risposta è negativa al cento per cento. Non solo i Somali hanno paura di essere presi di mira ma dicono che le cineprese e le macchine fotografiche potrebbero essere prese per missili antiaerei dagli elicotteri dei Marines, con conseguenze nefaste per tutti. La discussione prosegue per oltre un'ora, ma alla fine con una macchina normale (non una jeep che potrebbe essere scambiata per una delle famose "tecniche") ci dirigiamo sul luogo dello scontro. Intanto si è messo letteralmente a diluviare; e dire che non siamo nel periodo delle pioggie.

 
  TIRO AL BERSAGLIO
Il luogo dello scontro è un complesso militare. Da qui sono nati dei problemi per il contingente statunitense, il quale aveva intimato lo sgombero entro le sei del mattino. Un Maggiore del 9° Col Moschin durante la marcia su Bulo Burti Puntuali, Americani hanno "bussato alla porta" , ricorrendo ai razzi da 70 mm. Un elicottero compie ampi giri e la batteria d'altoparlanti di cui è dotato lancia messaggi in somalo: Uscite fuori tenendo le mani sopra la testa, non vi verrà fatto alcun male.
La pioggia si trasforma in nubifragio e in questo scenario decisamente inconsueto, fa la sua comparsa il primo M-1 Abrams del 1° Battaglione Corazzato dei Marines. Evidentemente il Generale Johnston vuol fare sfoggio dei suoi muscoli e mette in campo i pesi massimi, tanto per far comprendere l'aria che tira anche alle teste più dure. I Marines sono assolutamente tranquilli e ostentano una grande sicurezza. I rischi per loro possono venire solo da qualche azione terroristica perchè neppure un folle si arrischierebbe a sfidarli in campo aperto.

 
  UN'ACCOZZAGLIA INCREDIBILE
Quando è iniziata l'Operazione Restore Hope (Ridare Fiducia) il panorama militare somaLo si era ormai suddiviso in una serie infinita di piccole realtà, tanto male in arnese quanto decise a far valere con la forza i loro diritti o presunti tali. Inutile perdersi dietro a sigle o "condottieri" in quanto si assisteva a continui passaggi di campo mentre l'unico business rimasto in attività era il brigantaggio.
I combattimenti fra i Somali avvenivano soprattutto a colpi di armi leggere, di RPG-7, di cannoni senza rinculo e di mortai. Fra i mezzi pesanti abbiamo visto alcuni decrepiti M-47 (dono dell'Italia a Siadd Barre), i semoventi blindati italiani 6614 e qualche pezzo d'artiglieria.
Fra le armi leggere ovviamente la famiglia AK-47/AKM viene rappresentata in numerosissime versioni (sovietica, coreana, cinese, rumena, ungherese) mentre non mancano i G-3 della H&K e perfino alcuni M-16. Ma qualcuno va in giro con vecchi fucili M-14 in 7,62 NATO o «storici» MAB e Breda 30. Ci hanno assicurato che qualcuno, specie nell'interno, si aggira anche con i vecchi 91, ancora sulla breccia dopo 100 anni.
La qualità dei combattenti somali è molto modesta. Quasi tutti masticano il khad, l'erba che masticata toglie il sonno e allevia la fame. Per questo il loro atteggiamento è spesso imprevedibile e anche aggressivo. I Marines hanno l'ordine di aprire il fuoco contro chiunque abbia atteggiamenti sospetti e sia armato e molti Somali hanno gia pagato con la vita la loro baldanza.

 

    (Sopra) I Paracadutisti italiani giungono a Bulo Burti di scorta a un convoglio d'aiuti. Il VM 90 è armato con una Browning in 12,7 mm.

  (Sotto) Questa immagine rende l'idea del problema della polvere nelle zone interne della Somalia. Gli uomini del 9° Reggimento d'Assalto Col Moschin si riparano con sciarpe. Notare il lanciarazzi anticarro Apilas.


 
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