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SOMALIASECTION
Un M60-A1 RISE in dotazione alla Brigata Corazzata Ariete M60-A1
RISE/Passive

A CURA DI FERREAMOLE.IT

  A seguito degli scontri del luglio 1993 ci si rese conto che la minaccia contro la quale si sarebbero dovuti scontrare i mezzi corazzati e blindati era costituita principalmente da armi controcarro spalleggiabili dotate di proiettili a carica cava (sostanzialmente si trattava di lanciarazzi di produzione sovietica RPG). Contro queste armi i veicoli italiani, soprattutto i trasporto truppa, poco potevano opporre dato che mai si era provveduto ad acquisire corazze adatte a controbattere queste minacce. D'altra parte la dottrina d'impiego elaborata dall'EI per questi veicoli prevedeva che essi operassero in aree dove queste minacce si presumeva non fossero particolarmente attive. Diversa era la situazione per i veicoli operanti in queste missioni di supporto alla pace che vedevano per gran parte del tempo i veicoli operanti all'interno di aree urbane o di zone poco favorevoli alla manovra dove comunque le distanze di ingaggio diminuivano notevolmente. Appare quindi ovvio, ma all'epoca sembra non lo fosse affatto, che in tale situazione avevano buon gioco proprio i lanciarazzi portatili.

E' doveroso riconoscere che lo SME reagì con prontezza alla nuova minaccia acquisendo per i VTT e le autoblindo CENTAURO appositi kit di corazzature spaziate o reattive che aumentarono notevolmente la protezione di questi veicoli.
Per quanto riguarda i carri M60-A1, che pure avevano subito degli attacchi ad opera di lanciarazzi, fortunosamente senza effetti devastanti per gli equipaggi, si decise di rivolgersi a paesi che già avevano sviluppato delle difese apposite per questo carro.
Un equipaggio della 9ª Cp. Carri Ghibli sopra il loro M60-A1 In particolare ci si orientò verso l'acquisizione di corazze reattive (ERA, Explosive Reactive Armor) che offrivano la massima protezione proprio contro le cariche cave. All'epoca solo due paesi avevano sviluppato kit per l'M60-A1, si trattava di Israele che per primo aveva introdotto queste difese sui suoi carri (corazze reattive modello BLAZER) e gli Stati Uniti che avevano sviluppato un kit da introdurre sugli M60-A1 ammodernati dell'USMC all'interno del programma RISE (Reliability Improvement of Selected Equipment). Tali carri assumevano la denominazione M60-A1 RISE/Passive.
Per semplificare e nel contempo accelerare l'introduzione delle nuove protezioni si decise di acquisire direttamente dai depositi dell'USMC di Quantico una decina di carri che erano stati passati nella riserva dopo la decisione della Forza armata americana di adottare il carro M1A1 (Heavy Armor) ABRAMS dotato di corazze con uranio impoverito.

Un ufficiale dell'Ariete fu appositamente inviato a Quantico per visionare i carri e suggerire eventuali modifiche da apportare ad essi prima dello schieramento. In seguito i dieci carri richiesti giunsero direttamente in Somalia dagli Stati Uniti con l'unico onere per l'Italia di pagare il trasporto. I carri provenienti dagli USA giunsero a Livorno e vennero qui caricati sulla nave mercantile italiana che normalmente riforniva il contingente italiano. Insieme ad essi giunse anche una certa quantità di pezzi di ricambio che all'inizio pose alcuni problemi ed incomprensioni alla catena logistica italiana allora abituata ad operare con sistemi completamente sorpassati nell'ottica americana. I dieci carri vennero presi in consegna dai carristi della 9ª Compagnia carri “Ghibli” /132° Rgt.Cr. della 132ª Brigata Cor. "ARIETE" e poi passati al personale degli altri reparti che svolgeva i propri turni all'interno della prevista rotazione. Questa compagnia, comandata dal Cap. Parri, prima di partire per il corno d'Africa, aveva trascorso un intenso periodo di addestramento che in sette mesi l'aveva portata a consumare circa 96.000 litri di gasolio e ben 1.136 colpi da 105 mm tra TP-T (Target Practice-Tracer, proiettile da esercitazione tracciante), HESH-T (High Explosive Squash Head Tracer, proiettile ad alto esplosivo al plastico, tracciante. Indicato nei manuali anche come HEP-T, High Explosive Plastic Tracer) ed HEAT-T (High Explosive Anti Tank Tracer, proiettile anticarro ad alto esplosivo, tracciante).

  Tra i vari eventi si ricorda il carro comandato dall'allora Sgt. Magg. Romano dell'8ª Compagnia Carri "Bir Hacheim"/132° Rgt.Cr. che ricevette un colpo di RPG direttamente sul periscopio della cupola M19 mettendo fuori uso il visore e l'armamento ma senza penetrare all'interno della camera di combattimento. Il suo M60A1, dopo essere stato riparato ed aver ripreso il servizio, è ancora in consegna al 132° Reggimento carri e fa mostra di sé nella piazza d'armi della caserma "De Carli" di Cordenons, sede del reparto. Ovviamente il carro ha subito il processo di demilitarizzazione richiesto dal trattato CFE per i veicoli corazzati destinati all'esposizione.

Purtroppo nessuno di questi carri fu riportato in Italia per fini espositivi in quanto gli accordi ne prevedevano la restituzione agli Stati Uniti che poi li prestò a qualche altro contingente lì operante. Così di questi veicoli, che pure contribuirono validamente alla prima missione operativa dei carristi italiani all'estero svolta nel dopoguerra, oggi restano solo poche fotografie scattate da alcuni membri degli equipaggi.
I carri americani differivano, oltre che per le corazzature, per numerosi particolari che li rendevano piuttosto diversi e più moderni di quelli italiani. La maggior parte dei miglioramenti, introdotti con il programma RISE per la prima volta nel 1974 ed ancora nella serie M60A3 destinata all'US. Army, vennero poi trasferiti anche sulla serie precedente in uso presso l'USMC. Le differenze principali con i vecchi carri erano:

  • Adozione dei cingoli T142, a maglia metallica e pattini ottagonali in gomma smontabili, aventi resistenza allo sforzo e durata maggiore del modello T97E2 utilizzato dai carri italiani. I nuovi cingoli risultavano anche essere più silenziosi dei precedenti durante la marcia su strada.


  • Adozione del motore Continental AVDS-1790-2C RISE al posto dell'originario AVDS-1790-2A. Il nuovo motore è dotato di un impianto elettrico migliorato e potenziato (nuovi cablaggi a sconnessione rapida, generatore da 300A ed alternatore raffreddato ad olio da 650 Ah). Il tempo tra due possibili avarie gravi (MTBF, Main Time Between Failure) passa da 50 ore di funzionamento a 150 ore.


  • Adozione di un sistema di girostabilizzazione AOS (Add-On Stabilizer) su due assi per l'armamento principale (il sistema venne introdotto già nel 1971 sui carri M60A1 AOS). I carri italiani erano privi di qualunque sistema di stabilizzazione dell'arma principale.


  • Radio americane in grado di trasmettere e ricevere contemporaneamente su tre frequenze e con la possibilità di memorizzare in anticipo dieci frequenze richiamabili in seguito con un semplice selettore a portata di mano del capocarro.


  • Ruote del treno di rotolamento in acciaio prive di rinforzi (stesso modello già adottato sul carro M48, montato sui nuovi carri prodotti e come ricambio su quelli esistenti dal maggio 1980).


  • Spostamento dei cavi di traino dalla torretta allo scafo. La modifica si rese necessaria causa l'adozione delle corazze reattive che non lasciavano il necessario posto ai lati della torretta.


  • Adozione di lanciafumogeni M239 di disegno inglese.


  • Dispositivo per la produzione di cortine fumogene ottenute iniettando gasolio nello scarico motore (VEESS, Vehicle Engine Exhaust Smoke System) sviluppato dalla Teledyne-Continental Motors in analogia con il sistema adottato sui carri sovietici. Tale sistema provoca la vaporizzazione istantanea del gasolio nei tubi di scarico e la conseguente condensazione quando si mescola con l'aria esterna, venendo così a formare una cortina bianca.


  • Posizionamento dei contenitori degli artifizi fumogeni ai lati dei filtri dell'aria.


  • Adozione dei filtri dell'aria blindati con caricamento della cartuccia dall'alto anziché da lato (ATLAC, Armored Top Loading Air Cleaners).


  • Adozione di un nuovo sistema interfonico e di nuovi caschi per l'equipaggio.


  • Adozione di un visore notturno ad amplificazione di luce stellare per il pilota.


  • Interruttore che, impedendo di esaurire completamente il nastro della mitragliatrice M85 da 0.50, consentiva di rifornire l'arma senza costringere il capocarro ad esporsi all'esterno della torretta.


  • Mitragliatrice coassiale M240 (designazione americana della mitragliatrice belga MAG-58).


  • L'ufficiale dell'Ariete inviato a Quantico ove erano stoccati i carri per poterli visionare (Cap. PESCE) suggerì la modifica della colorazione (i carri erano mimetizzati con la livrea a quattro toni studiata dal Mobility Equipment Research & Design Command, MERDC) in una più appropriata livrea desertica.
    Lo stemma della 9ª Compagnia carri Ghibli /132° Rgt.Cr. della 132ª Brigata Cor. ARIETE Questa proposta non fu accettata ed i carri vennero colorati nella tinta di base americana antiriflettente verde FS 34097 sulla quale solitamente l'USMC applicava i restanti tre colori della mimetica MERDC. Rimasero anche i numeri di matricola USA dipinti sui fianchi dei parafanghi ma queste scritte furono immediatamente cancellate dal personale dalla 9ª Ghibli (tali cancellature sono ben visibili nelle foto presenti in questa pagina) per evitare che i Somali prendessero di mira i carri scambiandoli per mezzi del contingente USA, da essi particolarmente osteggiato.
    Inizialmente l'unica insegna presente sui carri era la bandierina nazionale e la targa, successivamente venne introdotto anche lo STANAG sul lato opposto il cui numero variava a seconda del reparto che prendeva in carico i carri (5941 per il 132° Rgt. carri e 5942 per il 32°). Sullo scudo frontale, con caratteri neri, fu inoltre apposta la scritta ARIETE.

     
    RINGRAZIAMENTI
    Tutte le foto qui presentate e molte informazioni riportate sono state gentilmente fornite dal Ten. Col. Maurizio Parri e dal Magg. Fabrizio Esposito all'epoca rispettivamente Comandante e Vicecomandante della 9ª Compagnia carri “Ghibli” /132° Rgt.Cr. della 132ª Brigata Cor. "ARIETE", operante in Somalia dal 28 agosto 1993 al 28 novembre.


      (Sopra) Il Ten. Col. Maurizio Parri è anche l'ideatore del celebre "Muro di Balad" che ricorda la presenza dei Carristi italiani in Somalia.

      (Sotto) Un altro murales eseguito dai carristi italiani in Somalia.

     
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