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Fiat 508 C.M.

Beretta 1938A




Me Bf 109

Me Bf 110

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Opel Blitz

MG 34

MP 38 e MP 40




EL ALAMEINSECTION
Membri dello Special Air Service (SAS) trasportati su jeep, attendono di unirsi al LRDG per un'incursione. Entrambe le unità consentivano ai loro uomini una certa libertà nella scelta degli indumenti da usare durante le missioni. Gli "Scorpioni" del deserto.
Il Gruppo d'azione a
Lungo Raggio del Deserto operò
dietro le linee delle
forze dell'Asse
in Africa del nord,
compiendo scorrerie con jeep e camion
armati.

  Le dune mobili del
Gran Mare di Sabbia fra l'Egitto e la Libia brillavano sotto l'implacabile sole del deserto. Una strana processione di camion Chevrolet 30 cwt stracarichi di casse, e di jeep armate con mitragliatrici, avanzava faticosamente lottando contro la natura del terreno. I veicoli macinavano i fianchi delle colline di sabbia, prima di precipitarsi giù per l'opposto pendio prendendo slancio per superare la salita successiva. L'avanzata era lenta perché i camion affondavano fino ai mozzi nella sabbia. Fra le imprecazioni e il rombo dei motori imballati, i soldati in divisa kaki, alcuni con acconciatura araba e tutti con una barba di otto giorni, si arrampicavano sulle dune per liberare le ruote dalla sabbia, sistemarvi sotto pezzi di lamiera ondulata su cui potessero far presa e aiutare a spinta i veicoli sino alla vetta.
All'improvviso, una jeep scomparve oltre la cima di una duna a filo di rasoio con un tonfo da far accapponare la pelle. L'autista ricomparve pochi istanti dopo, barcollando. Era il capitano Alastair Timpson, comandante della pattuglia G1 (Guardie) del Gruppo d'azione a Lungo Raggio del Deserto, LRDG (Long Range Desert Group). Il suo mitragliere, Thomas Wann, giaceva nell'auto, sette metri più in basso, paralizzato per la frattura della spina dorsale. Anche Timpson, con il cranio fratturato, entrò quasi subito in uno stato di semi-incoscienza. La colonna si fermò e i due feriti vennero sistemati con precauzione a bordo di uno dei camion.
Poi il comandante, capitano Jake Easonsmith, diede l'ordine di ripartire. L'obiettivo era il porto libico di Barce, recentemente occupato da un trionfante Afrika Korps. La missione era del tipo cosiddetto "caravan", cioè consisteva in un attacco di sorpresa, inquadrato in una più vasta operazione del LRDG contro le linee di rifornimento dell'Asse e gli aeroporti della costa.
L'attacco era programmato per la notte tra il 13 e il 14 settembre 1942. Si era già al 7 e restavano ancora da percorrere 800 km. Non era certo un esordio di buon auspicio.
Malgrado l'incidente e il ritardo, Easonsmith si mostrava sicuro che la colonna fosse in grado di arrivare sull'obiettivo nel tempo fissato. Questa fiducia si basava in buona parte sulle qualità degli uomini che partecipavano all'impresa. Provenienti da tutte le parti del Commonwealth, e da ogni classe sociale, le Guardie del LRDG potevano apparire a prima vista un branco di vagabondi indisciplinati; ma Easonsmith sapeva che poteva contare su di loro in ogni situazione di emergenza. Erano uomini sicuri di sé, pieni di esperienza e di spirito di iniziativa, affiatati tra loro. La maggior parte erano professionisti incalliti, pronti a guidare una jeep come a maneggiare ogni tipo d'arma, capaci di far funzionare una radio in qualsiasi condizione, e abilissimi nell'orientarsi anche in pieno deserto.
La colonna LRDG di Easonsmith comprendeva tre pattuglie: la S2, composta da rhodesiani agli ordini del capitano John Olivery; la T2 composta da neozelandesi agli ordini del capitano Nick Wilder; e la G1, ora agli ordini del sergente Jack Dennis, alla quale si era aggregato il maggiore Vladimir "Popski" Peniakoff con due suoi agenti arabi.
La S2 aveva ricevuto l'ordine di dirigersi su Bengasi, al di là del Mare di Sabbia, per servire da appoggio all'incursione che doveva essere condotta contro quel porto dallo Special Air Service (SAS). La T2 e la G1 invece dovevano procedere direttamente su Barce per un attacco abbastanza insolito in quella fase della guerra.
Un camion armato del LRDG in posizione di tiro. Nel settembre del 1942, il LRDG era stanco di ricognizioni, e l'incursione su Barce era stata accolta con entusiasmo come un'opportunità per passare all'azione. Le pattuglie avevano lasciato El-Fayùm sul delta del Nilo il 2 settembre, per attraversare il Mare di Sabbia prima di piegare a nord verso il loro obiettivo. La distanza era enorme (più di 1600 km su un terreno difficile) e l'incursione, che aveva l'obiettivo di distruggere i bombardieri dell'Asse impiegati contro Malta, era piena di pericoli.
Il viaggio attraverso il deserto era faticoso e irto di difficoltà. Le pattuglie dovevano arrivare nel minor tempo possibile, ma i ritardi erano inevitabili, sia per le riparazioni dei guasti ai veicoli sia per le continue deviazioni dovute a motivi di sicurezza. I percorsi in linea retta infatti non potevano superare i 10 km: poi si doveva fare una conversione ad angolo retto per un paio di km al fine di confondere le eventuali unità nemiche da ricognizione. L'avvicinamento ai depositi di materiali o ai punti d'incontro doveva essere dissimulato con false piste.
Il peggior pericolo per le pattuglie, comunque, veniva dall'aria. Le macchie della mimetizzazione che spezzavano le linee diritte degli automezzi, e un intelligente uso del terreno permettevano spesso alle colonne di non essere notate dagli aerei nemici in perlustrazione. A volte però questi trucchi non avevano successo e allora le pattuglie, avvistate, cercavano di farsi scambiare per unità amiche. Gli uomini agitavano le braccia in segno di saluto verso gli aerei e i camion con la scritta "Beutezeichen" (bottino di guerra), come quelli di provenienza inglese catturati in combattimento e assegnati alle truppe dell'Asse, rimanevano vistosamente allo scoperto. Anche l'abbigliamento dei soldati era mantenuto sempre rigorosamente anonimo per lo stesso motivo.
Se queste misure non riuscivano a ingannare il nemico, la colonna si metteva in posizione di tiro e attendeva che l'aereo scendesse per mitragliare a bassa quota. In genere gli aerei isolati, presi sotto il fuoco concentrato di dozzine di mitragliatrici, preferivano abbandonare il campo.

 
  SPECIALI BOMBE A OROLOGERIA
Dopo aver sistemato Timpson e Wann a bordo dei camion per le prime cure, Easonsmith si diresse verso il Grande Cumulo. Si trattava di un caratteristico punto di riferimento sul margine nord del Mare di Sabbia, dove i feriti potevano essere prelevati da un bombardiere della RAF e trasportati al Cairo per il ricovero in ospedale. I due feriti furono lasciati con la pattuglia S2 e con il medico del corpo, Dick Lawson, che avrebbero dovuto raggiungere la colonna principale a tappe forzate subito dopo l'arrivo del bombardiere. Le pattuglie T2 e G1, ormai in ritardo di un giorno sul ruolino di marcia, ripartirono immediatamente. La sera del 12 settembre la colonna giunse ai piedi delle colline del Gebel Akhdar. A Bir el-Gerrari, a 96 km dall'obiettivo, Easonsmith abbandonò un camion pieno di viveri, acqua e benzina, perché servisse da punto di raccolta in caso di emergenza; e finalmente si addentrò nelle zone coltivate di Barce.



Nella tarda mattinata del 13 i camion giunsero nelle vicinanze della città e si disposero in posizione difensiva fra gli uliveti. Easonsmith e Peniakoff si spinsero più avanti e spedirono i due agenti arabi a raccogliere notizie sullo stato delle difese nemiche. Gli aerei dell'Asse rombavano incessantemente sulle loro teste, ma le pattuglie erano ben mimetizzate e gli uomini continuavano tranquillamente a controllare le armi e a mettere a punto le speciali bombe a orologeria che sarebbero state usate contro gli aerei in parcheggio. Al cadere della notte, la colonna si mosse per l'ultima tappa del suo viaggio. Easonsmith era in testa, a bordo di una jeep munita di due mitragliatrici Vickers K, ed era seguito da un veicolo armato nello stesso modo, su cui si trovava Dennis con il suo mitragliere, Duncalfe. Dietro di loro venivano il camion e un'altra jeep.
La colonna abbandonò la pista Gerdes el'Abid e imboccò una strada accidentata che conduceva verso un posto di polizia isolato, a Sidi Raui. Quando i camion giunsero vicino all'edificio, Easonsmith accese i fari, illuminando un solo poliziotto libico, che si avviò lentamente verso la jeep senza sospettare niente. Fu rapidamente sopraffatto da Easonsmith e Dennis, che gli tolsero il fucile e gli stivali, mentre il comandante della colonna chiamava a gran voce il capo dei poliziotti. L'ufficiale fu abbattuto da una fucilata appena apparve sulla soglia e gli altri libici si diedero alla fuga dalla porta posteriore. Dennis lanciò alcune bombe a mano dentro la casa e tagliò i fili del telefono. Le pattuglie si rimisero in marcia, ma due camion entrarono in collisione e uno dovette essere abbandonato, con l'intenzione di riprenderlo sulla via del ritorno. La colonna poté quindi avanzare rapidamente verso la strada principale di Barce, senza far troppo caso all'improvviso crepitare di una mitragliatrice. Quando i camion giunsero in cima alla scarpata, due carri armati leggeri italiani si stagliarono contro il cielo; gli equipaggi però dormivano, o non erano a bordo, perché non si ebbe nessuna reazione e la colonna poté passare, mentre i due carri venivano colpiti d'infilata dal fuoco delle mitragliatrici.
Un appuntamento nel deserto per le pattuglie Y e R del LRDG nel corso di un'incursione del tipo detto 'Hit-and-run' ('Colpisci-e-fuggi') dietro le linee nemiche. Lawson e il camion con l'apparecchiatura radio delle T2 rimasero a Sidi Selin come punto di riunione avanzato; mentre il camion con la radio della pattuglia G1 fu lasciato, poco dopo la mezzanotte, a un bivio appena fuori Barce, come mezzo d'appoggio. Quindi i due gruppi d'attacco si divisero: Dennis, con una jeep e 3 camion si diresse a sinistra verso la principale caserma italiana, mentre Wilder, con una jeep e 4 camion si spostò a destra verso l'aeroporto.
Easonsmith sulla sua jeep entrò in città da solo per creare una diversione. La mossa era arrischiata, perché i due agenti arabi non avevano fatto ritorno, ma ebbe successo.
Mentre Dennis si avvicinava alla caserma, due sentinelle italiane emersero dall'oscurità. Il sergente rallentò fece rotolare verso di loro una bomba a mano con spoletta a effetto ritardato di 4 secondi, e accelerò verso l'obiettivo. Ecco l'attacco alla caserma nel crudo racconto di Dennis: "Arrivammo in fretta. Una dozzina di soldati si era radunata sulla veranda più bassa dell'edificio, per scoprire la causa di tutto quel rumore. Mentre passavo lanciai una bomba a mano nel folto del gruppo. Gli uomini del camion dietro a me fecero altrettanto, e in pochi secondi gli italiani rimasero tutti uccisi. Continuai ad avanzare lungo l'edificio. Duncalfe scaricò le sue mitragliatrici Vickers contro le finestre della caserma mentre passavamo a tutta velocità e le mitragliatrici del camion dietro di me fecero lo stesso contro altre finestre. Intanto il cannoncino Breda da 20 mm stava sparando ad alzo zero sull'entrata principale della caserma. Dall'interno venivano urla e imprecazioni, mescolate a un rumore di mobili rovesciati. A questo punto ordinai ai miei mitraglieri di cessare il fuoco e ricaricare le armi. Correndo verso il basso muro che circondava la caserma, ricominciammo a lanciare bombe a mano puntando alle finestre. Poi cercammo di scalare il muro, ma alcuni soldati erano riusciti ad uscire dalla caserma e a raggiungere le loro trincee da dove cominciarono a spararci addosso, costringendoci a retrocedere. Lanciammo altre bombe Mills, e prima che le nostre riserve si fossero esaurite, tutto era finito".
Una pattuglia del LRDG si lancia all'assalto con il loro camion Chevrolet 30 cwt Nel frattempo, Wilder aveva raggiunto il perimetro dell'aeroporto. Aperto il cancello il gruppo d'attacco si precipitò all'interno, lanciando bombe a mano dentro gli edifici e impegnando le sentinelle con il fuoco delle mitragliatrici. Un'autocisterna prese fuoco. Alla luce delle fiamme, Wilder guidò la pattuglia, in fila indiana, lungo la pista di atterraggio sino agli aerei. Molti si incendiarono sotto i proiettili traccianti e le raffiche delle mitragliatrici. Quelli che rimanevano furono lasciati alle bombe a scoppio ritardato dagli uomini che si trovavano sull'ultimo camion della fila. In pochi minuti 20 aerei furono distrutti e 12 rimasero gravemente danneggiati. La reazione italiana fu confusa, resa ancora più incerta dal rumore della battaglia in corso nella caserma.
Easonsmith intanto proseguiva le sue azioni diversive nella città, che culminarono con la distruzione di 10 camion, un'autobotte e un trattore, raccolti in un'area di parcheggio. Alle ore 4 del 14 settembre l'incursione aveva raggiunto tutti i suoi obiettivi ed era tempo di mettersi in salvo.
Ma non fu così facile. Nella caserma, Dennis trovò l'uscita bloccata da due carri armati leggeri. Cercò di attirarli fra gli edifici per sgusciare alle loro spalle, ma il trucco non funzionò. A un certo punto, anzi, si trovò dinnanzi un carro armato, sbucato da dietro un edificio. Con una violenta sterzata, Dennis lo evitò ma perse un parafango della jeep contro i cingoli del mezzo corazzato, che nel frattempo aveva cominciato a sparare sulle teste degli inglesi, a tiro teso. La pattuglia cercò rifugio dietro agli edifici, ma la situazione era apparentemente senza via d'uscita. Per fortuna uno degli uomini notò un varco nel muro perimetrale. I camion vi si precipitarono dentro e sbucarono in mezzo a tende e capannoni, che furono subito inondati di fuoco. Uno sbarramento anticarro fu superato senza troppe difficoltà e la pattuglia si ritrovò infine sulla strada, senza alcun mezzo nemico in vista.

 
  IL CAMION DI WILDER
Quasi allo stesso tempo, un camion Chevrolet della T2 passò rombando mentre gli occupanti sparavano senza interruzione. Uno dei camion di Dennis, comandato dal caporale Findlay, cercò riparo in una strada laterale, perdendo il contatto con la pattuglia. Il resto della G1 si mosse cautamente lungo la strada principale, e fu testimone dell'arrivo di un secondo Chevrolet neozelandese, "sferragliante come un carro armato» con un parafango e una fiancata letteralmente strappati via. A bordo vi erano il capitano Wilder, un pò scosso, e 3 feriti, superstiti di uno scontro con alcuni carri armati italiani. I mezzi corazzati gli avevano sbarrato la strada quando stava lasciando l'aeroporto. Wilder aveva guidato il suo camion direttamente contro di loro ed era riuscito ad aprirsi la strada, ma il suo veicolo era rimasto danneggiato nell'azione. Il quarto camion della T2, tagliato fuori dai carri armati, non fece più ritorno.
I loro veicoli, Chevrolet 30 cwt, trasportavano riserve di cibo, munizioni e benzina per un periodo di 3 settimane. Wilder e Dennis si diressero fuori della città, si ricongiunsero con Easonsmith in periferia, e recuperarono il camion con la radio che era stato lasciato indietro la sera precedente. Giunsero al posto di polizia senza incidenti, ma all'alba finirono in un'imboscata abilmente preparata dagli italiani. Tre uomini furono feriti e il camion del medico fu colpito a un pneumatico da una pallottola. Dennis si mise a girare attorno al veicolo, sparando all'impazzata, mentre i suoi uomini cambiavano la ruota in meno di tre minuti. Sottrattasi finalmente al fuoco nemico, la colonna riprese la marcia, ma d'improvviso il camion radio della pattuglia G1 si bloccò su un pendio senza ripari, con l'assale posteriore rotto. La colonna, a soli 40 km da Barce, era dinuovo sotto il tiro degli italiani che l'avevano inseguita dopo l'imboscata.
Easonsmith, con Duncalfe come mitragliere, costrinse il nemico a ritirarsi, ma alla 10.30 comparvero 6 aerei. I caccia dell'Asse mitragliarono la colonna per tutto il giorno, distruggendo un veicolo dopo l'altro. Le perdite umane furono leggere perché i soldati erano al riparo fra le rocce, ma all'imbrunire erano rimaste intatte soltanto due jeep, uno Chevrolet e il carro radio T2.
Easonsmith esaminò le apparecchiature radio rimaste intatte, appena in tempo prima di vederle distrutte da un'ultimo attacco dei caccia. La colonna era ridotta così a tre mezzi sui quali 33 uomini, di cui 6 feriti, avrebbero dovuto viaggiare per quasi 1300 km attraverso un territorio desolato e ostile, prima di raggiungere la salvezza.
L'unica speranza era di raggiungere il camion di riserva lasciato a Bir el-Gerrari. Easonsmith divise i suoi uomini: Lawson con i feriti, sull'ultimo Chevrolet e una delle jeep dovevano dirigersi verso LG 125, una striscia d'atterraggio provvisoria a nord del Gran Cairn; mentre il "gruppo appiedato", con l'altra jeep, doveva puntare su Bir el-Gerrari. Fu un viaggio difficile, dietro le linee nemiche, con le riserve di acqua ormai agli sgoccioli. Lawson dovette abbandonare la sua jeep, ma il gruppo riuscì a raggiungere la striscia di atterraggio senza altri incidenti. Gli uomini appiedati invece si sarebbero certamente persi se il 15 settembre non si fossero imbattuti in un campo di beduini. Nel frattempo, però, altre pattuglie LRDG, furono inviate alla ricerca della colonna di Easonsmith. Il gruppo a piedi venne rintracciato all'alba del 17 settembre. Un'altra pattuglia si affrettò verso LG 125 dove Lawson e i feriti erano però già stati recuperati da un'aereo da trasporto Bombay della 216ª squadriglia della RAF. Gli altri componenti della forza d'assalto furono trasportati a sud, a Kufra.
Nonostante la perdita di 10 uomini (tutti prigionieri) e della maggior parte dei veicoli, l'incursione aveva ottenuto un successo reso ancora più appariscente dai concomitanti fallimenti degli attacchi inglesi contro Tobruch e Bengasi. Easonsmith e Wilder furono decorati entrambi con il Distinguished Service Order, mentre Lawson ottenne una Military Cross e Dennis una ben meritata Military Medal.
Nella strategia complessiva della guerra nel deserto, la perdita di 32 aerei era solo una puntura di spillo per le forze dell'Asse, ma gli effetti psicologici furono notevoli, perché gli italiani si videro costretti a concentrare truppe nelle retrovie proprio quando Rommel avrebbe avuto bisogno di rinforzi per il fronte di El Alamein. L'incursione fu atipica rispetto ai compiti di ricognizione affidati all'LRDG, ma il suo successo mise in evidenza le risorse e il coraggio che caratterizzarono uno dei più celebri corpi speciali della seconda guerra mondiale.

 
  LE INCURSIONI NEL DESERTO
La formazione del Long Range Desert Group (LRDG) - avvenuta il 3 luglio 1940 rappresentò il recupero di un vecchio concetto tattico della guerra nel deserto. Durante la prima guerra mondiale, l'esercito inglese in Medio Oriente aveva usato pattuglie di automezzi leggeri (Light Car Patrol, LCP) per missioni di ricognizione e penetrazioni in profondità contro le tribù senusse, ma la loro esperienza era stata rapidamente dimenticata dopo la fine delle ostilità.
Membri del LRDG in marcia nel deserto Negli anni fra le due guerre, l'idea rimase in vita solo grazie all'entusiasmo di un maggiore del Royal Corps of Signals, Ralph Bagnold, e di alcuni suoi colleghi. Dopo numerosi viaggi nel deserto, compiuti durante gli anni '20 e '30, Bagnold preparò un documento sul possibile uso di una forza di ricognizione a lungo raggio che fu però respinto per ben due volte dal comando generale dell'esercito britannico per il Medio Oriente: nel novembre 1939 e poi di nuovo nel gennaio del 1940. Con la dichiarazione di guerra dell'Italia, avvenuta il 10 giugno del 1940, sorse comunque la necessità di ottenere informazioni sulla consistenza e sulle intenzioni delle truppe dell'Asse in Nordafrica e Bagnold colse l'occasione per riproporre le sue teorie. Tra il dicembre del 1940 e l'aprile del 1943, il Long Range Desert Group agì pressoché ininterrottamente, e ben poche delle sue incursioni andarono fallite. Il Gruppo fu disciolto nell'agosto del 1945.
Il Long Range Desert Group è famoso soprattutto per le sue incursioni contro i depositi e gli aeroporti dell'Asse in Nordafrica, ma la maggior parte delle sue attività erano finalizzate a obiettivi meno spettacolari, seppure ugualmente importanti. Queste missioni erano solitamente di ricognizione o di esplorazione; e qualche volta le pattuglie del LRDG venivano anche usate come "unità di trasferimento".
Le ricognizioni restarono il contributo di gran lunga più utile, fornito dal Gruppo allo sforzo bellico. Si trattava di lunghe corse attraverso il deserto per localizzare le basi nemiche e tenere costantemente d'occhio le truppe dell'Asse controllandone ogni movimento.
Le operazioni di esplorazione servivano invece a trovare dei percorsi nel deserto, utilizzabili per il traffico pesante; mentre le attività di trasferimento (o "servizio taxi", come venivano scherzosamente chiamate) servivano a infiltrare agenti dietro le linee nemiche.
I successi più clamorosi, comunque, erano sempre il risultato di azioni dirette. Spesso si trattava di scontri a fuoco di limitate proporzioni, ma il loro valore strategico consisteva nel fatto che gli italiani si ritrovavano sotto attacco in zone dove si ritenevano al sicuro. Ciò provocava l'afflusso verso le aree colpite di truppe ed aeroplani che altrimenti sarebbero stati utilizzati in prima linea: e lo sforzo complessivo dell'Asse ne risultava quindi indirettamente indebolito.
Le pattuglie dovevano lavorare in questo ambiente desolato per intere settimane con completa autosufficienza. Il Long Range Patrol Unit (LRPU, Unità di Pattugliamento a Lungo Raggio), precursore del LRDG, aveva un organico di 8 ufficiali, 112 uomini e 16 rincalzi, suddivisi fra un comando e 3 pattuglie. In totale, aveva a disposizione 44 veicoli. Ogni pattuglia era suddivisa in 4 squadre, ma l'esperienza avrebbe presto dimostrato che l'operatività migliorava se la pattuglia era soltanto divisa a metà, in modo che ogni unità indipendente potesse contare su due camion.
Alla luce di queste esperienze, l'organico provvisorio di guerra del LRDG, fissato nel luglio del 1940, prevedeva una forza di 11 ufficiali e 76 fra sottufficiali e soldati, con 43 automezzi.
Nel novembre del 1940, fu però deciso di aumentare l'organico a 21 ufficiali e 271 uomini, divisi tra un comando e 2 squadre. Ogni squadra era composta da 3 pattuglie con 10 automezzi in totale.
Il processo di riorganizzazione cominciò il 5 dicembre, con l'arrivo della pattuglia delle Guardie (G). Nei tre mesi successivi arrivarono in Egitto la pattuglia Rhodesiana (S), e la pattuglia "Yeomanry", composta da volontari della Guardia Nazionale a cavallo (Y).
Il Gruppo raggiunse il pieno organico nel marzo del 1942: 25 ufficiali e 324 uomini di tutti gli altri gradi, compresi 36 addetti alle comunicazioni e 36 meccanici per la piccola manutenzione. Il parco macchine era di 110 automezzi. La crescita del LRDG comportò la sua riorganizzazione. Il Gruppo venne diviso in due squadre: la squadra A, composta dalle pattuglie R, T e S e la squadra B con le pattuglie G e Y. Questa organizzazione sopravvisse fino al marzo del 1943, quando il Gruppo fu richiamato al Cairo per essere riequipaggiato prima di essere trasferito, per altre operazioni, in Grecia, Italia e Jugoslavia.


I TRASPORTI NEL DESERTO
Gli automezzi di costruzione britannica disponibili in Egitto non erano adatti a un prolungato impiego nel deserto; e il Gruppo prelevò i suoi primi camion dal parco macchine locale. Il miglior mezzo disponibile era il camion Chevrolet WB 30 cwt. L'esercito egiziano e la filiale locale della General Motors ne fornirono 31.
Dopo 6 settimane di operazioni, agli inizi del 1941, la maggior parte dei veicoli necessitava di ingenti riparazioni: e nei 12 mesi successivi il Gruppo dovette utilizzare qualsiasi mezzo di trasporto su cui riusciva a mettere le mani.
Nel 1942 dopo una lunga attesa vennero consegnati 200 Chevrolet 1533X2 30 cwt di produzione canadese, ordinati appositamente. Questi automezzi erano stati standardizzati in modo di avere la cabina aperta e il cassone in acciaio, ma anche altre modifiche si resero necessarie. I parabrezza furono sostituiti da blindovetro di tipo aeronautico; sui radiatori vennero montati dei condensatori; furono aggiunti supporti per mitragliatrici e un sostegno per la bussola; e il cassone fu rialzato con tavole di legno. Inizialmente sui camion vennero montati diversi tipi di armi. La dotazione era di 10 mitragliatrici Lewin Mark 1, 4 cannoni anticarro Boys e un cannone Bofors da 37 mm. L'arrivo dei nuovi Chevrolet però, impose che l'armamento venisse potenziato. Da allora ogni pattuglia fu armata con 5 mitragliatrici Lewis, 6 Vickers medie e pesanti, e un cannoncino da 20 mm a doppio uso.
Il raggio normale d'azione dei mezzi era di oltre 1600 km e ogni camion trasportava riserve di cibo e di acqua, sufficienti per 3 settimane di servizio attivo.


Distintivo del Long Range Desert Group ¨GLI SCORPIONI¨
Soldato del LRDG, Nordafrica 1942. Il Long Range Desert Group era famoso per l'aspetto trasandato dei suoi uomini, ma l'abbigliamento fuori ordinanza era assai funzionale per le operazioni. Nel deserto, una colonna LRDG era molto vulnerabile agli attacchi aerei: così, quando si avvicinavano velivoli dell'Asse, i soldati delle pattuglie cercavano di confondere il nemico con le loro scalcinate uniformi e con la varietà non ortodossa dei loro veicoli. Questo soldato indossa pantaloni e giubbetto di panno, più una camicia da esercitazione. I copricapo più usati erano il kibir arabo, il passamontagna o il fazzoletto da testa. Gli occhialoni erano un accessorio essenziale per attraversare le distese del Sahara.

 
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