INTERVISTA AL GENERALE BRUNO LOI DEL 19/06/97
D: Generale come vive questi giorni di denunce e polemiche. Stava forse meglio in guerra a Mogadiscio?
R: Sono molto amareggiato, perché hanno il sapore di una vendetta, di un desiderio
di gettare fango su una cosa bella, costata sudore a dodicimila ragazzi e sangue a 11 di
questi giovani.
D: E allora passiamo alle denunce sollevate dal settimanale "Panorama". Prima accusa: la presunta tortura con i fili del telefono a un somalo nel campo di Giohare da parte del maresciallo parà Valerio Ercole. Cosa ne pensa?
R: Stiamo cercando di capire che cosa possa essere accaduto realmente. Quello che emerge è un
quadro squallido, in cui inserisco pure l'individuo ritratto con i fili, che in quel momento deve
aver perduto il senso della logica ed il rispetto dell'istituzione che rappresentava.
D: Il maresciallo ha sostenuto che voleva solo impaurire il prigioniero somalo. Cosa gli direbbe, tenendo conto che si è fatto anche immortalare?
R: Che si tratta di un comportamento molto leggero, superficiale, stupido. Un comportamento,
però, che mal si concilia con la determinazione, la ferocia, la crudeltà di un vero
torturatore.
D: Seconda accusa: una donna somala che subisce violenza da parte di un gruppo di soldati italiani al check point Demonio sulla strada fra Mogadiscio e Balad...
R: E una sequenza oscena, che mi fa provare disgusto ogni volta che la guardo. Cos'altro posso
aggiungere? Se non che i giovani che le stanno attorno sono quelli che abbiamo educato nelle
nostre famiglie, nelle nostre scuole. L'esercito li accoglie per soli dodici mesi e se hanno dentro
di sé delle tendenze perverse, certamente non saranno le forze armate a poterle cambiare.
Lei mi dìrà che dovevamo controllare questo genere di comportamenti... noi l'abbiamo
fatto. Ricordo che proprio quel posto di blocco doveva essere pattugliato tutta la notte. In Somalia
su 70mila chilometri quadrati del nostro settore agivano 2800 paracadutisti, ovvero un soldato ogni
26 chilometri. Avere tutto costantemente sott'occhio non era umanamente possibile.
D: Terza denuncia: una jeep zeppa di somali sulla quale gli italiani hanno sparato per divertimento...
R: Ci sono documenti e testimonianze che hanno già smentito questa versione dei fatti. A questo
proposito vorrei fare una considerazione. Quando un ragazzo è in condizioni di stress, avverte
una situazione di pericolo, sente una raffica di mitragliatrice, oppure assiste alla cattura di un
prigioniero, o coglie una mezza frase sulla rete radio..., questo ragazzo ha 20 anni e raccoglie degli
elementi con i quali si costruisce una sua verità. Tornando al campo racconterà la sua
storia rendendola credibile alle orecchie di chi non era con lui. Che a sua volta la riferirà ad
altri, magari arricchita di ulteriori particolari e così via. Questa è la spiegazione
che dò alle tante chiacchere saltate fuori in questi giorni sui misfatti del contingente.
D: Ma lei metterebbe la mano sul fuoco, che in Somalia non ci siano stati degli eccessi?
R: No, perché già le fotografie dei fili del telefono e della donna somala testimoniano
degli eccessi vergognosi, ovviamente da provare fino in fondo. E non mi stupirei se ne fossero
accaduti altri, perché su una popolazione di 12mila ragazzi possono essercene 50, 20, 30 che
commettono porcherie o atti delinquenziali. Questo però non deve essere assolutamente
generalizzato e considerato come comportamento abituale del contingente.
D: Lei ha rilevato violenze da parte dei suoi uomini in Somalia?
R: I miei comandanti e io abbiamo punito qualche centinaio di soldati, rimpatriandone diversi,
perché ritenuti non idonei al servizio in quella missione. Nessuna tortura o stupro. Il
caso più grave è stato quello di un calcio a una donna somala durante la distribuzione
dei viveri
D: Il Canada ha sciolto un reparto aviotrasportato per le violenze in Somalia. Potrebbe essere il destino della Folgore?
R: Io credo propno di no, perché sarebbe uno degli errori più madornali che
questo Paese potrebbe commettere. La Folgore è sotto tiro, ma non merita di venir
sporcata. Si attribuiscono storiacce di cui la brigata non ha alcuna colpa. Questo corpo è
assolutamente fedele alla Costituzione e in grado di assolvere tutti gli incarichi che lo Stato
italiano decide di affidargli. Chi propone di sciogliere la brigata, evidentemente non vuole il
bene dell'Italia.
D: Perché si è dimesso?
R: Non mi sono dimesso, ma ho fatto un passo indietro affinché le indagini e
le inchieste in corso possano procedere rapidamente. Io stesso ho bisogno di maggiore
libertà e tempo per raccogliere i dati sui fatti che ci vengono contestati. Dopo
quattro anni la memoria può avere qualche lacuna.
D: Cosa pensa della campagna stampa in corso?
R:E una campagna triste e distruttiva.
D: Si sente abbandonato?
R: Alla porta dell'aereo ci si presenta uno per volta. Quando il paracadutista è in volo
è solo, ma quando atterra si ricongiunge con i suoi compagni.
D: Il Paese ha voltato le spalle ai baschi amaranto?
R: L'Italia benpensante no, ma quelli che serbano vecchi rancori contro le forze armate e sete di scandali, ci hanno già processato esprimendo giudizi sommari che fanno male. In Somalia siamo andati anche per loro, per tutta l'Italia.