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Basco e pugnale appartenenti a un folgorino che ha combattuto in Africa Settentrionale Le lame dei paracadutisti italiani
            di Andrea Zoppi

  La storia dei nostri paracadutisti inizia nel 1938 a Castel Benito, Libia, quando venne isituito il reggimento "Fanti dell' Aria", composto da ufficiali e sottufficiali italiani inquadratori e truppa di colore. L'armamento individuale era costituito dal moschetto da cavalleria Mod. 91/38 con baionetta pieghevole, ed inamovibile, ma anche da un pugnale. Il valore simbolico associato al pugnale era già presente nell' allora recente passato dei Reparti di Arditi, costituiti durante la Prima Guerra Mondiale, ed utilizzati solo come unità d'assalto per i compiti più rischiosi, dove il combattimento corpo a corpo con ".. il pugnale e le bombe a mano.." era normale . L'ardimento ed il coraggio degli Arditi furono sublimati nel loro stesso simbolo: il pugnale, lo stesso simbolo che si ritrova in moltissime insegne di reparti speciali. Dal punto di vista pratico il pugnale coltello rappresenta il fedele compagno del soldato, sempre presente al suo fianco sia nei momenti di vita da campo, come robusto e pratico utensile multiuso, che nel combattimento, utilizzato come arma. Inoltre il basso costo consentiva una capillare distribuzione a tutti i soldati, con un facile reintegro nel caso di usura o smarrimento, senza tutti i problemi connessi allo smarrimento di un' arma da fuoco. Era quindi più che logico che i "Fanti dell' Aria" avessero in dotazione un pugnale ma, i soliti problemi connessi alla disponibilità dei fondi, indussero l'allora Ministero della Guerra a riutilizzare i materiali rimasti in giacenza nei magazzini.
 
Il primo pugnale utilizzato dai paracadutisti italiani: il Modello 1923 Il pugnale Modello 1923
  Già in dotazione alla Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, MVSN, ed ampiamente diffuso tra i membri del Partito Nazionale Fascista, PNF, e nella guardia di Mussolini, i moschettieri del Duce, era rimasto in dotazione sino al 1932. Fu sostituito quando i vari reparti della MVSN ebbero in dotazione pugnali diversi a seconda delle specialità esistenti, visto che la sezione cruciforme del Mod 1923 conferiva un "aspetto cattivo" idoneo più al combattimento che all' utilizzo generale. Pur essendo stato distribuito ai paracadutisti del Regio Esercito aveva i fasci incastonati nell' impugnatura e l'incisione MVSN sulla guardia, che qualche paracadutista rimosse per iniziativa personale. Contrariamente a molte voci circolanti la sua lama non è stata ricavata dalla baionetta dei fucile Vetterli Mod. 1870/87 T.A., Truppe d'Africa, perché il codolo del Mod. 1923 segue il profilo dell' impugnatura sino al caratteristico pomello, grosso e tondo, e lungo complessivamente 320 mm.
 
Il pugnale da combattimento Modello 1938 del Regio Esercito Il pugnale da combattimento del Regio Esercito Modello 1938
  Fu distribuito ai reparti paracadutisti nel 1940 e si dimostrò un buon pugnale, usato anche per la vita da campo, grazie alla robustezza della costruzione ed alle dimensioni, complessivamente era lungo 330 mm. E' certamente stato ispirato dal pugnale austro-ungarico Mod 1917 caduto in mani italiane, come preda bellica, in copiose quantita al termine del primo conflitto mondiale. L'impugnatura, comoda e semplice, è costituita da due pezzi di legno mantenuti in sede da tre semplici spine di ferro che diventarono, nella versione definitiva, spine ribattute su rosette di ferro brunito. Veniva spesso sagomata dagli stessi soldati, per una maggior comodità di uso, ed inciso per abbellimento. La guardia è ovale, realizzata in spessa lamiera, con una lama forte ad un filo che, sul dorso, si ferma al primo quarto. Il fodero è di lamiera di ferro verniciato di nero ed esistono tre diversi tipi di passante per il cinturone. Questo è il pugnale da paracadutisti per antonomasia, quello usato anche ad El Alamein, presente in tutti i disegni e manifesti di propaganda del tempo. Rimase in uso sino alla fine della guerra, sia fra i reparti della Repubblica Sociale Italiana che nelle forze cobelligeranti.
 
Il pugnale M3 fabbricato in Italia Il pugnale M3 U.S.A. ed il Modello M3 italiano
  Nel dopoguerra , verso fine Anni '50, furono distribuiti, forse per prova, alcuni pugnali M3 fabbricati negli Stati Uniti. Questi esemplari marcati Case, Camillus o Imperial erano parkerizzati e nuovi d'arsenale, anche se non erano stati matricolati. I foderi erano marcati sulla cappa M8 A1, cioè la versione più recente del fodero M8 originale. il Modello M3 italiano fu sperimentalmente sviluppato utilizzando le lame delle baionette italiane M4, con lo stesso profilo della lama del M3 U.S.A., eliminando l'occhiello sulla crocera e sostituendo il pomello perché non serviva più la fresatura per l'attacco alla canna del fucile. Di questo modello esistono poche versioni con l'impugnatura realizzata in legno liscio o di materiale plastico, e ranssimi sono gli esemplari che hanno il manico realizzato con dischi di cuoio pressato. Tutti i foderi hanno la cinghia di cuoio per il fissaggio al polpaccio. La lunghezza totale è di 290 mm.
 
Coltello Camillus Utility Knife Il coltello/pugnale U.S.A.
  Diffuso fra le aviotruppe, in maniera non ufficiale, già negli Anni '80 è il tipico "utility knife" statunitense, già noto ed usato dalla Seconda Guerra Mondiale al Vietnam. Unisce tutte le caratteristiche che deve avere la lama di un soldato per essere usata in ogni situazione operativa sul campo (perché robusta, facilmente affilabile e con una salda e comoda impugnatura e con lunghezza sufficiente per il combattimento. Se i primi modelli usati erano tutti fabbricati negli Stati Uniti (marcati Camillus, Ka-Bar, Ontario), oggi si trovano anche ottimi esempi di produzione nazionale. Quasi tutti i modelli hanno lunghezza totale dì 300 mm.
 
Il modello pilot survival della Camillus Il modello Pilot Survival
  Distribuito ufficialmente ai paracadutisti attorno al 1990 era stato concepito, e fabbricato, dalla ditta statunitense Camillus per dotare i piloti di aeromobili militari di un coltello da sopravvivenza. Il fatto di essere stato realizzato pensando alle limitazioni di peso ed ingombro, necessità molto importanti per la dotazione del giubbotto da sopravvivenza, ne limita molto il pratico e prolungato uso sul campo, cosi come per il combattimento, la sua lunghezza totale è di 250 mm. Potrebbe essere stato preferito al modello classico. precedentemente descritto, per ragioni di costo e, perché no, anche d'immagine: un coltello grande potrebbe essere percepito con una spiccata attitudine all'offesa. Essendo stati matricolati tutti i modelli distribuiti, il paracadutista che lo smarrisce deve affrontare notevoli problemi burocratici, oltre a doverlo rimborsare all' Amministrazione ad un prezzo superiore a quello di mercato. Conseguenza di tutto ciò fu che questo coltello viene raramente ritirato dalle armerie di reparto.
 
Pugnale per assaltatori distribuito a partire dal 1955 Pugnale per assaltatori
  Fu realizzato negli Anni '50 per dotare di un'arma da taglio i soldati dotati del moschetto automatico Beretta, M.A.B., modello 38/49, che è sprovvisto di attacco per baionetta. Nato già vecchio, perché ispirato dalle corte baionette modello 91/38 con guardia che ricorda quella della vetusta baionetta del Carcano 1891, si dimostrò subito poco utile e venne già allora distribuito in scarsissime quantità. La sua distribuzione ufficiale avvenne nel 1995 a seguito della formale richiesta di dotazione individuale di un pugnale, inviata agli Enti competenti, da parte dei reparti paracadutisti rientrati all' epoca dalla missione Ibis in Somalia. Essendo già disponibili notevoli quantità di questi pugnali in arsenale, e dovendo affrontare le solite ristrettezze di bilancio, si procedette automaticamente alla distribuzione. A causa della sua scarsa praticità non fu mai utilizzato e venne soprannominato, con ironia, "il pugnaletto del Carso". Gli esemplari assegnati ai reparti rimasero nelle rispettive armerie. La sua lunghezza totale è di 275 mm.
 
Il coltello-pugnale realizzato per commemorare l'Operazione Ibis in Somalia Il coltello-pugnale "Ibis"
  In occasione della missione in Somalia, alcuni reparti della Brigata "Folgore" hanno acquistato, in modo autonomo e con fondi personali, un coltello realizzato in Italia ed ispirato al modello della Camillus, valutato come il migliore per l'utilizzo da campo. Con l'occasione alcune compagnie del contingente hanno personalizzato le lame con il proprio motto, o con il logo. Esistono foderi di cuoio in colore diverso a seconda del lotto di produzione.
 
Si ringrazia il signor Dano Viganò per la preziosa consulenza
e il signor Nuccio Carone per le immagini.

 
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