| SOMALIASECTION |
Introduzione alle missioni italiane in Somalia
L'operazione "Somalia" ha sicuramente costituito, per l'entità delle forze complessivamente impiegate
e per la delicatezza dei compito assolto, una delle più impegnative missioni svolte nell'ultimo
decennio. I considerevoli mutamenti subiti dallo scenario in cui essa è stata condotta, in termini
sia di relazioni tra le forze di pace e le fazioni somale, sia dei successivi riadeguamenti delle
aree di responsabilità e dei compiti hanno consentito all'Italia di maturare un'ampia gamma di
esperienze di elevatissimo interesse e di trarne degli importanti ammaestramenti.
La problematica del comando e del controllo delle operazioni a carattere multinazionale ed ONU, ha
costituito uno degli aspetti di maggiore valenza in Somalia. In proposito è emerso inequivocabilmente
che in operazioni di "peace support" deve essere sempre chiara e netta la distinzione delle
attribuzioni tra il livello politico-strategico e quello militare della missione, e che ad
entrambi i livelli le principali Nazioni partecipanti debbano essere adeguatamente rappresentate,
in modo da poter concorrere attivamente al processo decisionale relativo alla condotta delle
operazioni. E' determinante la definizione del giusto rapporto tra il fine da raggiungere ed i
mezzi da impiegare per diminuire così il rischio che le missioni di pace si trasformino in attività
prettamente militari o addirittura di guerra.
A tal proposito, in una tavola rotonda promossa dal Centro Alti Studi Militari, il Cte della
B.par. "Folgore" (Gen. Bruno LOI) nel suo intervento fece un'attenta disamina sugli errori
strategicopolitico-militare commessi sia in Casa ONU che in casa "Italia".
Da questa disamina appare evidente che le Nazioni Unite, tenuto conto della situazione di
crisi da fronteggiare e degli obiettivi da perseguire, dovrebbero valutare attentamente la
compatibilità dei contributi offerti dalle diverse Nazioni sotto l'aspetto sociale, religioso,
politico e delle capacità operative dei singoli contingenti, emanando in via preliminare direttive
riguardanti la selezione e la composizione degli stessi al fine di ottimizzarne l'impiego.
L'esperienza maturata fa riflettere come, al di là della ragione delle armi, è più appagante,
sia da un punto di vista egoistico d'immagine internazionale che da quello più rilevante di una
coscienza umanitaria nazionale, che tali operazioni si debbano ispirare ad una strategia sociale
basata principalmente sul contatto potenzialmente amìchevole con le popolazioni locali comprendendone
gli usi e costumi e rispettando, anche se apparentemente dissolta, quel che è rimasto della loro
dignità religiosa e storica.
Ultima considerazione è che ciascuna Nazione che partecipa ad una forza multinazionale con finalità
umanitarie deve approntare la propria aliquota con forze armate ben equipaggiate e professionalmente
addestrate allo specìfico compito, ben consapevoli che anche in questi tipì di operazioni potrebbe
risultare inevitabile il sacrificio supremo di alcuni propri uomini.
Col. par. Francesco Bruni
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