|
| ALTRI REPARTI ITALIANISECTION |
I "Pipistrelli" del 13° GRACO
Il 13° Gruppo Acquisizione Obiettivi "AQUILEIA" disciolto nell'ottobre 1993 a causa dei tagli alla difesa.
Ricognizione in profondità e sorveglianza continua degli obiettivi prioritari situati dietro le
linee nemiche, raccolta di informazioni e loro trasmissione al comando. In poche parole, erano
questi i compiti principali dei "Pipistrelli" del GRACO.
Nell'era dei satelliti da osservazione, degli aerei da ricognizione teleguidati e dei radars di
sorveglianza dei campi di battaglia, l'esistenza di un reparto di questo genere può sembrare anacronistica.
Ma negli eserciti di tutto il mondo si preferisce ancora affidare tali compiti ad uomini piuttosto che a
macchine.
Ciò perché a volte anche l'elettronica più avanzata e la High Tech non sono in grado di assicurare un
continuo flusso di informazioni ai comandi.
Questi soldati scelti, gli unici in tutto l'Esercito italiano a portare il caratteristico basco rosso pur
non appartenendo alla Brigata paracadutisti Folgore, costituiscono una delle componenti operative del
13° GRACO (Gruppo Acquisizione Obiettivi).
Il 13° GRACO è un reparto speciale forte di 350/400 uomini, inquadrato nel Reggimento missili Aquileia.
Oltre all'acquisizione degli obiettivi per conto di tale reggimento di artiglieria, il GRACO può
all'occorrenza esser messo a disposizione delle unità del 5° Corpo d'Armata italiano o del
Comando FTASE (Forze Terrestri Alleate per il Sud-Europa).
GLI OCCHI DELL'ARTIGLIERIA
"Abbiamo il compito di fornire al comando tutte le informazioni necessarie alla nostra artiglieria
per sottoporre ad un opportuno trattamento tutti gli obiettivi prioritari sia sul campo di battaglia, sia
nelle retrovie nemiche", ci spiega un ufficiale della batteria comando e servizi (BCS) del GRACO.
"A tale scopo disponiamo di due unità specializzate nella raccolta di informazioni: la BAT,
o Batteria di Aerei Teleguidati, che mette in azione dei velivoli CL-89 dotati di tutte le attrezzature
necessarie al lancio, al recupero ed alla gestione delle informazioni raccolte da questi RPV,
che sono attrezzati con telecamere; la BAO, o Batteria di Acquisizione Obiettivi".
In seno a quest'ultima operano i nostri "pipistrelli". Proprio come i piccoli mammiferi notturni che
sono stati scelti come simbolo, questi uomini, che si muovono ed operano soprattutto di notte, hanno
fatto delle tenebre il loro regno. La BAO, simile agli LRRP (Long Range Recognition Patrol) americani,
in tempo di pace ha in forza un centinaio di uomini, che in tempo di guerra possono essere aumentati
con il richiamo di riservisti. Ufficiali e sottufficiali sono tutti in servizio attivo. Soltanto gli
uomini di truppa sono soldati di leva. Reclute si, ma scelte con cura e dopo che hanno frequentato per
due mesi la SMIPAR, la Scuola Militare di Paracadutismo di Pisa (ora CE.A.PAR. Centro Addestramento Paracadutisti).
Nella BAO vengono ammessi soltanto elementi in possesso di qualità psicofisiche eccezionali, che ricevono
poi un addestramento più specifico che dura otto settimane. La selezione e l'addestramento cui devono
sottoporsi gli aspiranti "pipistrelli" sono tanto severi che in genere non più di un uomo su cento resiste
alla fase iniziale di "sgrossamento".
L'addestramento e le lezioni impartiti nella caserma Passalacqua di Verona, la base del GRACO,
riguardano vari importanti settori relativi alla specialità. Tra le materie più curate vi sono: la
conoscenza di mezzi, sistemi d'arma, uniformi e gradi degli eserciti stranieri; le tecniche di orientamento
e di spostamento notturno nella boscaglia, in montagna ed in ambiente urbano; le procedure ed i mezzi per
l'infiltrazione e l'esfiltrazione (paracadute, elicottero, canoa e Kayak, sci, ecc.); le comunicazioni,
con tecniche di trasmissione avanzate; la sopravvivenza in territorio nemico e la resistenza agli
interrogatori. Tale ciclo di istruzione è il preludio indispensabile alle esercitazioni sul terreno, che
si succedono poi regolarmente con un crescente grado di difficoltà.
Un istruttore della BAO ci dice: "Gli uomini devono assolutamente acquisire la mentalità particolare che
caratterizza gli LRRP. Tutti devono essere in grado di muoversi senza fare il minimo rumore, e di
"annullarsi" nell'ambiente circostante.
Devono essere resistenti alla fatica, ed insensibili alle intemperie. Devono saper aspettare con pazienza
ed osservare con attenzione ed occhio critico, evitando assolutamente di scontrarsi con le forze avversarie
o di farsi notare dalla popolazione".
Infatti, all'opposto delle unità speciali del tipo Commando, i "pipistrelli" devono evitare con ogni cura
il combattimento poiché per loro lo scontro è sinonimo di insuccesso. "Ne va di mezzo
l'esito della missione. Si può ammettere il combattimento solo in caso di autodifesa, ed unicamente nella
fase di ripiegamento o di esfiltrazione", conclude il sottufficiale istruttore, precisandoci che le
squadre sono oggi dotate di armi non tutte di "ultimo grido".
CACCIATORI DI OBIETTIVI
Attualmente nell'Esercito italiano esistono soltanto due unità appositamente addestrate per effettuare
operazioni di ricognizione in profondità: il 9° battag1ione d'assalto paracadutisti "Col Moschin" (ora reggimento),
e la BAO di cui stiamo occupandoci.
Ma mentre gli incursori del 9° battaglione vengono addestrati alle tecniche della guerra non convenzionale
in vista di operazioni essenzialmente offensive, i Pipistrelli della BAO, hanno una preparazione specifica
per missioni di ricognizione e di osservazione all'interno del dispositivo nemico.
Un ufficiale della BAO, specialista in macchine e sistemi d'arma già "d'oltre cortina" ci precisa:
"Noi siamo gli occhi del reggimento missili, ed abbiamo il compito di localizzare i bersagli degni di
ricevere i nostri Lance. Un RPV, per quanto sofisticato, non può permanere a lungo in aria al di sopra
di una zona, mentre un uomo ben addestrato, tecnicamente, fisicamente e psicologicamente, può restare sul
posto per giorni o settimane, e fornire precise informazioni sull'evoluzione della situazione sul terreno,
sui movimenti del nemico e sulla dislocazione degli obiettivi da colpire, che possono essere concentramenti
di truppe, comandi, stazioni radar o postazioni di artiglieria.
Questo tipo di missioni richiede una grande capacità di passare inosservati, nervi a tutta prova ed una
perfetta conoscenza delle tecniche di infiltrazione e di sopravvivenza in ambiente ostile".
UNA FACCENDA IMPEGNATIVA
Andare a caccia di obiettivi in territorio nemico, ben addentro alle prime linee, e rimanere sul posto
finché sarà ritenuto necessario, è una faccenda molto impegnativa, anche per dei professionisti preparati.
Quelli della BAO, che ne costituiscono il 50% degli effettivi, provengono nella quasi totalità dalla
brigata Folgore. Sono militari in servizio attivo che rimangono in forza al GRACO dai sei ai dieci anni.
Specialisti in caduta libera, ed in gran parte specialisti anche nella penetrazione a vela (Per tale
scopo vengono utilizzati due tipi di paracadute: Stratocloud MT-1, ed MT-1 XX, di produzione americana.
È in sperimentazione anche il modello tedesco G-9. Un paracadutista lanciandosi oltre 9.000 metri
può percorrere, veleggiando silenziosamente, oltre 60 Km.), hanno tutti un alto livello di qualificazione
alla pari delle migliori forze speciali occidentali. Varie volte all'anno i pipistrelli del GRACO hanno
l'occasione di mettere alla prova e di valutare le loro conoscenze e le loro capacità, sia durante
gli stages al centro di addestramento LRRP della NATO a Weingarten, in Germania, sia nel corso di
esercitazioni congiunte con unità alleate dello stesso tipo.
A queste esercitazioni, che vengono svolte sia in Italia (esercitazione Muflone) sia all'estero,
di solito partecipa il fior-fiore delle forze speciali dell'alleanza Atlantica: paracadutisti del Col
Moschin, ranger e berretti verdi dell'US Army, SAS britannici, ed altri. La BAO, nei confronti dei
corrispondenti reparti della NATO, ha un solo handicap: la mancanza di omogeneità per quanto riguarda
gli effettivi. Per eventuale impiego bellico della BAO, è previsto infatti di mettere in azione squadre
operative miste di soldati di leva e di professionisti altamente qualificati (Il livello di preparazione
del personale di leva non è in discussione, ma l'impiego operativo di squadre miste rende impossibile
la creazione di binomi permanenti, come invece viene fatto abitualmente nei reparti speciali composti
esclusivamente di professionisti).
NUOVI COMPITI PER IL GRACO
Non è facile prevedere quale sarà la futura struttura del GRACO alla luce dei nuovi rapporti Est-Ovest.
Ma una cosa è certa: comunque si evolva la situazione internazionale, per i comandi sarà sempre
importantissima l'esistenza di un reparto in grado di sorvegliare le retrovie nemiche sia con l'impiego
di mezzi volanti telecomandati sia per mezzo di elementi infiltratisi sul terreno d'azione.
Perciò né l'evoluzione della situazione politica internazionale né le ristrutturazioni in corso
nell'Esercito italiano dovrebbero minacciare l'esistenza del GRACO (purtroppo non è stato così ndr).
Tanto più che gli artiglieri della BAT sono oggi i soli, in tutto l'esercito, ad avere un'esperienza nel
settore dei vettori teleguidati, mezzi che occupano un posto sempre più importante nei sistemi di
sorveglianza del campo di battaglia. E tanto più che i paracadutisti della BAO hanno una flessibilità
d'impiego che permette loro di essere utilizzati su qualunque teatro di operazioni ed in qualsiasi
tipo di conflitto a bassa, a media o ad alta intensità. Conoscere le intenzioni del nemico, chiunque
esso sia, è un'esigenza prioritaria per la condotta delle operazioni.
In un momento in cui l'Italia è venuta a trovarsi sempre più impegnata in vari tipi di missioni
internazionali (Libano, Guerra del Golfo, Kurdistan,Somalia), i "pipistrelli" del GRACO troveranno
sempre un utile impiego all'altezza delle loro competenze.
L'INFILTRAZIONE ED I MEZZI TECNICI DEI "PIPISTRELLI"
I "pipistrelli", come gli LRRP dei vari eserciti moderni, lavorano in squadre molto ridotte,
di sei, quattro o due uomini.
Quando si verificano delle crisi internazionali, le squadre vengono messe in allerta ed in "quarantena"
fin dall'inizio dello stato di tensione.
Gli ufficiali del servizio informazioni li mettono al corrente della situazione nella zona delle
eventuali operazioni e della natura degli obiettivi prioritari e secondari da localizzare.
Ogni squadra studia un piano di azione e le tecniche di infiltrazione più appropriate secondo i mezzi
disponibili e la situazione tattica del momento.
Prima della partenza viene controllato scrupolosamente l'equipaggiamento per eliminare qualunque oggetto
o documento che potrebbe rivelare al nemico, in caso di cattura, la natura della missione affidata.
L'infiltrazione in zona di operazione puo avvenire o per aviolancio notturno (in modalità HAHO, HALO o
LALO), o con l'elicottero, o per via d'acqua o per via terrestre, oppure sottoterra servendosi delle fogne
e delle canalizzazioni.
È prevista anche un'infiltrazione cosiddetta "passiva", che consiste nel lasciarsi superare dal
nemico nella sua avanzata, per uscire poi dal nascondiglio al momento opportuno. Giunta in zona di
operazione, la squadra esplora il settore assegnato, localizza gli obiettivi prioritari, installa il suo
punto di osservazione ed il bivacco, che può essere sia in superficie sia sottoterra, ma sempre costruito
con elementi ricavati dall'ambiente. Per evitare rischi, la permanenza in uno stesso posto non supera
quasi mai la settimana. Ma una squadra può egualmente rimanere nella stessa zona per un mese o più.
Per l'osservazione notturna i "pipistrelli" usano dei binocoli ad intensificazione di luminosità
Microtecnica della seconda generazione.
Particolare cura viene posta per quanto riguarda i sistemi di comunicazione, fondamentali per questo
tipo di missioni.
I "pipistrelli" dispongono di apparecchiature radio Larimart RV2-400 a corto raggio per comunicare
tra di loro; per riferire invece le loro informazioni ai comandi usano la ricetrasmittente Elmer RV3-13P
o RH4-178, collegata al terminale per trasmissione dati "a raffica" Larimart DTC-9/791.
Tale terminale, che può essere usato anche in condizioni climatiche estreme (-40°) alla velocità massima
di 1.200 bits/sec. ha una capacità di memoria di 220 caratteri e permette di trasmettere un messaggio di
220 segni in meno di tre secondi.
Tale velocità di trasmissione impedisce il rilevamento radiogoniometrico da parte del nemico.
Per l'alimentazione dei sistemi di comunicazione i "pipistrelli" usano batterie ad altissima
capacità, ricaricabili con pannelli solari portatili.
LE ORIGINI DEL GRACO
Fin dalla sua creazione nel 1959, la 3° Brigata missili è stata dotata di un distaccamento speciale di
paracadutisti, incaricati di operare dietro le linee nemiche per localizzare gli obiettivi primari.
Tale distaccamento della consistenza di una squadra, si è poi trasformato, nel luglio 1960, nella
Batteria Ricognizione e Sorveglianza (BRS), trasformata poi nel Battaglione Acquisizione Obiettivi (BAO).
Nel gennaio 1961 il reparto ha preso il nome di 13° Battaglione Artiglieria da Ricognizione (BAR), e nel
1962 quello di 13° Battaglione Acquisizione Obiettivi.
Quest'ultima trasformazione comportava in pratica l'apporto di un distaccamento dell'Aviazione Leggera
dell'Esercito (ALE) e la creazione, nel 1964, di una Sezione Aerei Teleguidati (SAT) con l'introduzione
dei primi drone Canadair AN/USD-1B. La sempre maggiore importanza degli RPV nella raccolta di
informazioni ha portato nel 1973 alla trasformazione della sezione in batteria (BAT). Nel 1975, dopo la
sostituzione dei missili Honest John con i Lance di portata superiore della brigata Aquileia, il reparto
ha preso la attuale denominazione di 13° Gruppo Acquisizione Obiettivi Aquileia (GRACO).
L'ultimo importante cambiamento nell'organizzazione del 13° GRACO si è avuto nel 1985, quando il reparto
ha perso la propria componente ALE, costituita da uno squadrone di elicotteri AB-204 B. Nel frattempo il
GRACO aveva avuto in dotazione il nuovo vettore teleguidato Canadair AD/USD-501.
|
IL VETTORE DA RICOGNIZIONE CL-89
|

Il "drone" Canadair AN/USD-1B, usato dal 13° GRACO fin dal 1983, meglio conosciuto dai
militari italiani con il nome di CL-89, è un vettore da ricognizione aerea teleguidato che dispone
di una memoria per il controllo della rotta da seguire. Dotato di una cinepresa Zeiss KRG 8/24 per
le foto diurne e di una all'intrarosso per quelle notturne, viene lanciato da una rampa montata su
un veicolo. Può operare sulla zona prescelta ad una quota tra i 400 ed i 1.000 piedi. Al termine della
missione un radiofaro lo guida fino al punto di atterraggio, dove gli addetti alla batteria di missili
teleguidati sono ad attenderlo con un laboratorio mobile per lo sviluppo dei films e l'interpretazione
delle immagini.
Il CL-89 ha il vantaggio di essere insensibile ai disturbi elettronici, ma le informazioni raccolte non
sono disponibili in tempo reale. Nel quadro del programma Catrin, futuro sistema "C31"
(Comando, Controllo, Comunicazioni + Intelligence) dell'Esercito italiano, il CL-89 verrà integrato con
un RPV dotato di telecamere con dispositivo di trasmissione delle immagini in tempo reale.
Lunghezza: 2,6 m (più 1,3 m del Booster di decollo);
Diametro: 0,33 m;
Apertura alare: 0,94 m;
Propulsione: turbo-jet Williams WR 2-6;
Velocità massima: 900 Km/h;
Velocità di crociera: 740 Km/h;
Autonomia: 120 Km.
|
| DISTINTIVO
|

|
Article Powered by

INDIETRO
|
|
|
|

|