Il GIS - Gruppo d'Intervento Speciale dei Carabinieri
Le società sviluppate moderne sono molto esposte alla minaccia terroristica, in particolare a quella di
natura internazionale. Si tratta di una realtà ormai presente da oltre 30 anni ma di cui, qualche volta,
ci si dimentica. Il terrorismo internazionale, nelle forme in cui lo conosciamo oggi, nasce sul
finire degli Anni 60 e si sviluppa pericolosalente negli anni successivi con azioni clamorose, come
il dirottamento contemporaneo e la successiva distruzione di tre jet di linea. L'episodio più clamoroso,
fu il sequestro di vari membri della delegazione israeliana alle Olimpiadi di Monaco del 1972.
L'intervento delle forze di polizia, purtroppo non ebbe l'esito sperato e il numero delle vittime
fu alto. Fu in quel momento che si capì quanto fosse importante il poter disporre di unità speciali,
specificatamente addestrate per combattere il terrorismo.
Il terrorismo internazionale si caratterizza per la disponibilità di armamenti e appoggi
molto potenti. Fin dalle prime fasi si avvalse addirittura di armi come i missili spalleggiabili antiaerei
(un SA-7 GRAIL fu sequestrato già nel 1971 ad Ostia, pronto ad essere utilizzato contro un volo di linea
su Fiumicino), per non parlare delle armi automatiche e degli esplosivi. Inoltre stati fiancheggiatori
mettevano a disposizione istruttori e campi d'addestramento, per cui saliva notevolmente anche la capacità
militare. Un altro fattore importante era la determinazione dei terroristi, in particolare di quelli
provenienti da certe zone geografiche, i quali dimostravano un grande o totale sprezzo del pericolo, fino
ad arrivare a vere e proprie azioni suicide, molto pericolose e difficili da contrastare.
Nacquero reparti che, negli anni successivi, acquistarono larga fama. Per la loro formazione vennero
seguite due strade: l'impiego di personale proveniente dalle forze armate, come il SAS britannico.
I Mariner (fucilieri di marina) olandesi o il TEAM TORRE allestito in seno al COMSUBIN della Marina
Militare italiana e l'analoga struttura allestita in seno al Battaglione COL MOSCHIN, oppure
l'utilizzo di personale proveniente dalle forze di polizia e dalle gendarmerie. I tedeschi, per
esempio, utilizzarono personale proveniente dalle Guardie di Frontiera; la Francia si appoggio alla
Gendarmeria; la Spagna alla Guardia Civil e via prosequendo.
In Italia si sommarono la minaccia rappresentata dal terrorismo interno, il più pericoloso e
e aggressivo fra quelli sviluppatisi nei paesi occidentali. In particolare, le Brigate Rosse misero
a punto un'organizzazione in grado di portare a segno azioni complesse, come il drammatico sequestro
Moro con il massacro di cinque agenti della scorta. Sulla base di questa difficile situazione, venne
decisa la creazione di apposite unità UN.I.S. (Unità d'intervento Speciale). Il Comando Generale dei
Carabinieri fu il primo ad allestire una struttura ad hoc e decise l'approntamento di una formazione
specificatamente destinata all'intervento contro il terrorismo: il Gruppo d'intervento Speciale (GIS).
Prima di proseguire la nostra esposizione, dobbiamo sottolineare un punto importante. Forze speciali
(incluse quelle di polizia) e informazioni giornalistiche sono due realtà che mal si conciliano.
I mezzi e le tecniche operative dei reparti antiterroristici devono, in larga misura, rimanere segreti,
in quanto la sorpresa è una delle tecniche fondamentali per il successo delle operazioni. Se i criminali
sapessero in anticipo il tipo di azione che si può sviluppare, rafforzerebbero la vigilanza complicando
notevolmente l'operato dei gruppi d'intervento. Facciamo un esempio pratico. Pochi anni orsono un gruppo
di terroristi algerini aveva dirottato un Airbus sulle piste dell'aeroporto di Marsiglia. Fallita la
trattativa, scattò l'operazione dei GIGN. Operatori televisivi e fotografi, con obiettivi molto potenti,
erano appostati in zona, per cui mostrarono i veicoli del reparto che si avvicinavano al velivolo
sfruttando il punto morto posteriore, causato dal cono di coda, in modo da avvicinarsi senza essere visti,
per poi aprire contemporaneamente i vari accessi e fare inruzione contemporaneamente all'interno. La
tecnica era ben nota a tutti i reparti del settore, ma ora lo è sicuramente anche ai terroristi che,
probabilmente, in azioni future potrebbero rafforzare l'attenzione proprio nei riguardi di questa
direzione d'approccio, rendendo più complesso il già difficile compito dei reparti antiterroristici.
Per questo motivo, parte dell'equipaggiamento del GIS e le loro metodologie operative devono rimanere
assolutamente segrete.
NASCE IL GIS
L'idea era di avere un reparto ad elevatissima prontezza operativa, pronto a muovere in ogni parte
d'Italia in tempi brevissimi, con capacità d'intervento altamente professionali, pronti ad operare anche
contro formazioni terroristiche ben armate. Uno dei punti cardini era ed è l'intervento nei casi della
presa di ostaggi, in particolare su mezzi pubblici, in particolare vettori aerei. Si tratta di una delle
missioni più difficili, in quanto l'uso della forza dev'essere perfettamente graduato per ridurre al
minimo i rischi per gli ostaggi.
Il GIS nacque nel 1977, in un momento in cui la minaccia terroristica era drammaticamente forte per il
paese. Il luogo di fondazione fu Livorno, su richiesta specifica del Ministero dell'interno, all'epoca
retto da Francesco Cossiga. I più giovani hanno una nozione vaga di quel periodo ma, per tutta una serie
di motivi, la situazione interna del paese si era fatta molto seria, con una serie lunghissima di atti
terroristici; da piccoli attentati ad azioni complesse, in cui i terroristi godevano sempre dei vantaggi
costituiti dalla sorpresa e dal poter scegliere l'obiettivo. Ogni giorno vi erano fatti di sangue e il
rischio era che la situazione degenerasse ulteriormente. Da quel periodo il GIS ha fatto molta strada
diventando, secondo il giudizio di Samuel Katz, forse il massimo esperto del settore, una delle migliori forze
in grado d'intervenire contro il terrorismo. Unità di questo tipo sono molto utili anche per interventi
contro organizzazioni criminali particolarmente agguerrite, come quelle che operano anche in Italia e che,
per una serie di motivi, da qualche tempo dispongono di armamenti piú pesanti e sofisticati, facendo
ricorso anche a veri e propri edifici fortificati, con anche cunicoli segreti per la fuga. Non bisogna
neppure dimenticare che, purtroppo, la piaqa dei sequestri per estorsione non è ancora stata debellata
e che si può sempre presentare l'ipotesi di un intervento per liberare un sequestrato.
Per un compito eccezionale occorrevano uomini eccezionali.
A tale proposito fu deciso di attingere a quello che all'epoca era il 1° Battaglione Carabinieri
Paracadutisti TUSCANIA (oggi 1° Reggimento), l'unità che meglio si prestava, a fornire i soggetti adatti
a questo compito.
Si tratta di un'unità che già accoglieva all'epoca ottimi elementi dell'Arma, tutti brevettati
paracadutisti, in grado di compiere missioni particolari su una banda molto larga d'interventi,
spaziando da compiti prettamente militari a quelli di polizia. Trattandosi di una nuova unità, si
dovette creare tutta una nuova metodologia operativa e il relativo ciclo addestrativo.
In questo difficile e delicato lavoro, preziosa fu la collaborazione anche con analoghi reparti stranieri,
per esempio il GSG-9 tedesco, fondato alla fine del 1972, dopo i fatti di Monaco, e divenuto operativo
l'anno successivo, grazie anche all'aiuto israeliano, dato che gli israeliani sono unanemente riconosciuti
i maggiori esperti del settore, in relazione all'intensità della minaccia che, fin dall'apparire del
terrorismo moderno, hanno dovuto fronteggiare.
La situazione italiana, intanto, era tale che, ben presto, non mancarono le occasioni d'impiego.
Il GIS salì alla ribalta della cronaca nel 1980, con l'azione nel carcere di Trani, dove era in corso
una pericolosa rivolta, cappeggiata da un gruppo di terroristi. I giornalisti videro questi uomini
dal volto coperto, che si calarono sul tetto del penitenziario con gli elicotteri, riprendendo in breve
il controllo della situazione, senza grosse conseguenze per nessuno. Era l'inizio di una leggenda che si
è rafforzata con il trascorrere del tempo e nuove imprese.
UNA SELEZIONE STRAORDINARIA
I membri del GIS vengono selezionati tutti dalla "casa madre" del TUSCANIA, un reparto ormai da un decennio
impegnato operativamente e ininterrottamente all'estero: Libano, Kurdistan, Somalia, Bosnia-Erzegovina,
Albania, Kosovo, Timor-Est, senza dimenticare il delicato e pericoloso impegno in difesa di alcune
ambasciate in paesi particolarmente a rischio. Un punto di partenza già eccellente e una collaborazione
molto importante nelle missioni più impegnative.
I volontari devono aver servito per almeno quattro anni di permanenza al reparto, avere meno di 30 anni
e ottime note personali. Seguono poi i test attitudinali, psichici e medici, considerando che si parte già
da personale brevettato paracadutista. Bisogna subito sottolineare che il personale del Gruppo deve
possedere doti di grande equilibrio, perché nelle operazioni che sarà chiamato ad effettuare, occorre
ponderare bene le decisioni, magari da prendere in tempi brevissimi, utilizzando la forza in modo
altamente selettivo. Il controllo della forza è forse una delle filosofie più importanti in quanto le
missioni di questo tipo quasi sempre vedono la presenza di ostaggi, per cui l'obiettivo primario è
preservare le loro vite. In questo senso le missioni condotte da unità UNIS, si distinguono nettamente da
quelle di tipo militare, pur avendo molti punti in comune. E' chiaro, però, che vi è una grossa differenza
fra, ad esempio, una missione in cui si devono recuperare uno o più ostaggi e la distruzione di
un'installazione militare.
Il primo passo è un colloquio con un ufficiale che valuta le reali motivazioni del volontario.
L'addestramento è costoso e si vuole evitare di farlo iniziare a personale non abbastanza motivato per
superare il durissimo ciclo addestrativo. Il corso di preparazione ha una durata di 21 settimane e
comprende:
- Tecniche di combattimento corpo a corpo
- Tiro rapido e discriminante
- Impiego di esplosivi
- Tecniche di arrampicata
- Discesa da pareti e da elicotteri (fast rope)
- Tecniche d'irruzione
- Equipaggiamenti speciali
- Corsi di guida veloce
- Tecniche d'irruzione in autobus, treni, navi e velivoli
In precedenza il corso di formazione si articolava in due fasi, con sei mesi di corso basico e un anno
di specializzazione, a cui faceva seguito l'affiancarnento a un operatore nel reparto, un passaggio che,
comunque, rimane anche attualmente e costituisce uno dei momenti più importanti della preparazione.
Parte dell'addestramento avviene nell'ambito stesso del GIS e parte nel Centro di Addestramento Alpino
dei Carabinieri a Selva di Val Gardenia. Fra gli istruttori vi sono alcuni elementi proposti stabilmente
a questo compito (anche in favore di altri allievi) e alcuni che ricoprono anche ruoli operativi e hanno
una grande esperienza specifica.
All'interno del reparto, vengono conseguite altre specializzazioni:
- Corso di paracadutismo in caduta libera
- Istruttore di tiro
- Tiratore di precisione
- Istruttore di arrampicata
- Esperto in esplosivi
- Subacqueo
- Istruttore di difesa personale
Per migliorare la loro preparazione, gli uomini del GIS utilizzano le strutture e la grande esperienza
di altre componenti militari. Per quanto concerne l'attività in mare e quella subacquea, si sfruttano gli
ottimi rapporti con il C0MSUBIN della Marina Militare, un reparto e una struttura che non hanno bisogno
di presentazione, ma gli allievi frequentano anche il Centro Carabinieri Subacquei di Genova-Voltri. Per le
tecniche d'arrampicata vi sono contatti con la Scuola delle Truppe Alpine di Aosta.
Il GIS dispone di un'adeguata palestra e di un poligono interno a 50 metri, che consente di addestrarsi
almeno tre volte la settimana, tenendo presente che un operatore spara da 8.000 a 10.000 colpi all'anno,
un quantitativo decisamente congruo che consente di raggiungere e mantenere ottimi standard. E sono colpi
sempre molto precisi e accumulati certo non sparando lunghe raffiche, anzi! Al GIS, anche con le armi
che potrebbero sparare in full-auto, il selettore è quasi sempre su "colpo singolo", proprio per la
necessità di selezionare al massimo i bersagli. Fra gli esercizi maggiormente diffusi vi è la simulazione
d'irruzioni in luoghi in cui si trovano ostaggi e terroristi, spesso, in attimi brevissimi e carichi di
tensione, difficili da distinguere gli uni dagli altri. In questo settore, un utile aiuto viene fornito
dai simulatori, che permettono di fare un primo addestramento a costi molto contenuti e buona efficacia,
per esempio nello scoprire e discriminare una minaccia improvvisa, all'interno di un gruppo di persone che
non bisogna assolutamente colpire.
In palestra si susseguono gli allenamenti, in particolare nel settore delle arti marziali, con la pratica
del wu-shu e della box thailandese, tecniche molto utili in tante circostanze, perché potrebbe accadere
che un operatore si dovesse avvicinare al bersaglio disarmato. Per questo addestramento, si fa ricorso
ad istruttori ad alto livello, tanto che diversi operatori partecipano a gare di alto livello sportivo.
Per quanto attiene il trattamento economico, questo è praticamente identico a quello praticato all'interno
del TUSCANIA, con vantaggi economici minimi, rispetto a grossi sacrifici, sia in termini d'addestramento
che di orari di lavoro e reperibilità. Per questo, la molla principale che spinge il personale è una
profonda motivazione e un totale attaccamento al dovere, un concetto che vogliamo sottolineare.
LA MISSIONE
Il GIS può essere chiamato ad intervenire su attivazione del Ministero dell'interno, che contatta il
Comando Generale, oppure direttamente dall'Arma. Le missioni nel primo caso riguardano:
- Operazioni di rilascio di ostaggi presi da terroristi o bande criminali particolarmente pericolose
- Il recupero di obiettivi vitali occupati da terroristi
- La protezione di meeting internazionali particolarmente importanti e a rischio
Per il Comando Generale, le chiamate d'intervento possono riguardare:
- La risoluzione di sequestri dove sussistono forti rischi per gli ostaggi
- Le operazioni di supporto particolare ad altre operazioni dell'Arma. in cui sono richieste particolari valenze, come la cattura di pericolosi latitanti e l'irruzione all'interno di covi
- La scorta e la protezione di VIP
Fra le operazioni di questi tipi che si possono prendere ad esempio, basta pensare a quante volte abbiamo
visto i tiratori scelti del GIS appostati sui tetti degli edifici, per controllare importanti riunioni
internazionali, oppure le attività di scorta. Alcuni degli uomini che hanno protetto i massirni leader
internazionali in visita in Italia, appartenevano al GIS, anche se non è facile riconoscerli. Per quanto
riguarda la collaborazione con le operazioni dell'Arma, basterà ricordare la cattura di un mercantile, con
a bordo un grosso carico di droga, che incrociava a largo della costa laziale nel dicembre del 1999.
Gli operatori del GIS sono giunti a bordo di elicotteri e, tramite fast rope, sono sbarcati
sul ponte della nave in movimento, prendendone il controllo.
Fra le altre cose, il reparto è responsabile dell'addestramento di tutti i carabinieri addetti ai servizi
di scorta. Inoltre effettuano anche corsi di guida di sicurezza, in cui s'impara a condurre il mezzo in
caso di imboscate e vari tipi di attentati. Per valutare anche qui l'attenzione messa nell'addestramento,
basterà pensare che ogni corso consuma una trentina di pneumatici in pochi giorni!
In tempi più recenti si è aggiunto un altro delicato e difficile impegno, vale a dire la presenza in
particolari missioni all'estero, al fianco delle MSU distaccate in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo. Si
tratta di piccoli nuclei che più che compiti operativi hanno la missione, nel caso d'intervento, di
fornire, grazie alla loro esperienza, un quadro operativo della situazione alle sezioni che verrebbero
fatte affluire dall'Italia, la cui distanza consente un afflusso rapido degli elementi del GIS. Se si
pensa alla situazione in Kosovo, dove ancora non vi sono forze di polizia, si comprende bene quanto
importante possa essere questo compito.
ORGANIZZAZIONE
Come accennavamo, il GIS ai fini operativi dipende dal Ministero dell'Interno (UNIS) e dal Comando
Generale dei Carabinieri. Per l'addestramento la competenza è sempre del Comando Generale mentre la parte
amministrativa dipende dalla Legione Carabinieri in cui ha sede il reparto.
La consistenza del reparto è un dato classificato, ma possiamo dire che al GIS fanno capo da 70 a 150
operatori, non molti se si pensa ai turni di riposo e alla prontezza operativa eccezionale dell'unità.
Gli ufficiali transitano per il reparto ma, successivamente, vanno ad altri incarichi anche se, alcuni
vi rientrano in una fase successiva. Vi sono alcuni membri del reparto (sottufficiali) che sono nella
struttura dall'inizio anche se ora non hanno più compiti operativi.
Al comando troviamo un tenente colonnello, con un vice comandante. Ai loro ordini troviamo:
- Un nucleo comando
- La sezione amministrativa
- La sezione tiratori scelti e ricognitori, suddivisa in distaccamenti operativi
- Le sezioni da combattimento, ciascuna delle quali suddivisa in tre sezioni operative.
Il GIS provvede in proprio all'addestramento specifico e dispone di una Sezione Addestramento, all'interno
della quale operano degli istruttori che sono anche operatori, le cui competenze riguardano:
- Scorte e protezioni
- Tecniche di arrampicata e sci
- Tiro
- Combattimento corpo a corpo
- Esplosivi
Ogni distaccamento operativo dispone di un comandante, un esperto di esplosivi EOD/IED, un esperto in
guida veloce, uno specialista in equipaggiamenti. La struttura del distaccamento da ricognizione
e sniper, include il comandante e i tiratori scelti.
TIRATORI SCELTI
Gli operatori del GIS, come abbiamo già detto, sono tutti ottimi tiratori, sia con la pistola che con la
pistola mitragliatrice: ma un settore estremamente ben curato all'interno del reparto è il tiro di
precisione con i fucili di precisione, armi in qrado, se impiegate adeguatamente, di poter risolvere
molte difficili situazioni. Fin dall'inizio della storia del reparto, erano presenti tiratori scelti con
fucili Mauser SP-66 e poi Mauser 86. Successivamente è stata la volta dell'H&K MSG 90, un'arma di
precisione con ciclo di fuoco semiautomatico e non a ripetizione, come i precedenti. Infine, in tempi
recenti, sono giunti gli Accuracy International, COVERT, vale a dire la versione con silenziatore
integrato in calibro 7,62x51 mm subsonico.
In questo settore l'acquisto dell'arma è la parte meno complicata in quanto l'impegno maggiore riguarda
l'adeguato addestramento del tiratore. Gli operatori del GIS si addestrano sia per l'attività in ambito
urbano, in genere su distanze inferiori, che per quella in campagna, dove spesso è impossibile avvicinarsi
in sicurezza sotto certe distanze, un discorso analogo a quanto avviene sulle piste aeroportuali.
Il reparto dispone di apparati Sincrofire, che consentono di aprire il fuoco quando tutti i tiratori hanno
inquadrato i loro bersagli, in modo da eliminarli contemporaneamente, senza dargli il tempo di agire sugli
ostaggi.
Per compiti come questi occorrono operatori dalle doti eccezionali, in quanto l'appostamento può
prolungarsi per molte ore o giorni, con un carico di tensioni veramente notevole.
Il tiro di precisione militare in Italia è stato trascurato per molto tempo, forse perché la parola
cecchino non godeva di buona fama. È stato un errore, a cui solo recentemente si è posto rimedio.
I Carabinieri, dal canto loro, avevano ravvisato la necessità di tiratori scelti fin dagli Anni 70,
acquisendo i fucili di precisione Mauser SP 66 e realizzando la scuola di perfezionamento al tiro di Roma.
Il GIS dedica molte energie per il tiro di precisione con il fucile, in quanto lo considera uno strumento
in grado di risolvere, con veramente una precisione chirurgica, situazioni altrimenti quasi impossibili.
I tiratori imparano a mimetizzarsi perfettamente, sia in ambito urbano che in campagna. L'unico problema
risiede nella mancanza di appropriate aree addestrative nelle vicinanze della sede. Trovare poligoni dove
addestrarsi con armi leggere di questa potenza, è diventata un'impresa non da poco. Occorrono bersagli
situati anche a 7-800 metri di distanza e sarebbe utilissimo poter disporre di aree apposite, magari non
troppo lontane dalla sede e da condividere con altri reparti che hanno esigenze simili, come i tiratori
di precisione del COL MOSCHIN, della FOLGORE, del TUSCANIA o del COMSUBIN, tutti reparti con sedi
abbastanza vicine fra di loro. Bisogna ricordare che si tratta di personale altamente addestrato, per il
quale le rosate sul bersaglio sono sempre molto strette, con un'apertura di pochi centimetri, per cui non
servono certi parametri di sicurezza che invece vanno applicati per altri militari.
Sempre nel settore addestrativo, è sentita la mancanza di una vera e propria "killing house", vale a dire
una struttura abitativa modulare, all'interno della quale possono essere realizzati vari scenari e dove
è possibile utilizzare in sicurezza le armi, senza cioè che i colpi vadano all'esterno o si abbiano
pericolosi rimbalzi. Una realizzazione di questo tipo, non solo semplificherebbe l'addestramento ma
consentirebbe anche di poter effettuare l'addestramento di questo tipo anche per i reparti stranieri.
I corsi, che vengono offerti a pagamento, sono una risorsa economica per altri reparti simili e con
buona fama. Vi è chi dispone addirittura di sezioni di velivoli per provare l'irruzione di questo tipo,
abituando gli uomini agli spari e all'effetto delle flash bang. Il GIS, per ora, si addestra con
autobus ma l'aereo rimane sempre la struttura più difficile in cui fare irruzione.
LA PRONTEZZA OPERATIVA
Un reparto come il GIS ha un concetto di prontezza operativa che ricorda più i tempi d'intervento dei
caccia intercettatori che non un reparto militare. La richiesta d'intervento può giungere da ogni parte
d'Italia (e ora anche dai Balcani), per cui il personale della 1° Aliquota d'intervento, al segnale
d'allarme, si catapulta letteralmente verso l'armeria, dove, in apposite casse, è sempre pronto
l'equipaggiamento per qualsiasi tipo d'intervento. Vi sono armi ed equipaggiamenti d'impiego generale e
altri specifici per determinate situazioni. Rapidissimo imbarco e via verso il vicino eliporto o
l'aeroporto, dove sono sempre pronti elicotteri dell'Arma e vettori aerei per iniziare il trasferimento.
Durante questa fase, il personale viene aggiornato, via radio, in continuazione circa l'evolversi della
situazione e la consistenza della minaccia.
La 2° Aliquota d'intervento è pronta a partire entro tre ore, ma sappiamo che questi tempi possono anche
contrarsi, grazie anche all'aiuto dei telefoni cellulari, portando al suo seguito altro materiale ed
equipaggiamento che si ritenesse utile. Il resto dell'unità può giungere in zona in meno di 24 ore. Come
si vede, si tratta di tempi strettissimi.
Il movimento può avvenire con macchine di grande potenza, elicotteri biturbina AB-412 dei Carabinieri o,
per le tratte più lunghe, velivoli della 46° Brigata Aerea di Pisa, dato che un G-222 è sempre pronto
a questo scopo, con la possibilità d'imbarcare anche fino a due gipponi Toyota. In casi particolari,
sempre per il movimento verso l'obbiettivo, i carabinieri del GIS possono avvalersi anche di mezzi
più potenti, come i quadriturbina C-130 dell'Aereonautica (in grado di ospitare anche lo speciale
furgone comando), od elicotteri come i grandi CH-47 CHINOOK dell'Esercito o gli HH-3F PELLICAN dell'AMI,
specializzati anche nel combat SAR, quindi in grado di fornire prestazioni interessanti di giorno come
di notte. Per l'attività in mare, è stata studiata la collaborazione con il Servizio Navale dei
Carabinieri ma, esistendo ottimi rapporti anche con la Marina Militare, si potrebbe far ricorso anche
a suoi vettori.
LE METODOLOGIE D'INTERVENTO
Quando gli operatori giungono sull'obiettivo, il comandante, sempre in contatto con la sede del reparto,
si presenta all'autorità giuridica responsabile e si appresta a coordinare e controllare l'attività,
studiando le possibilità d'intervento operativo. Immediatamente i tiratori scelti e il personale per la
ricognizione, si dispongono intorno all'obiettivo, mettendo in postazione le armi e in funzione una serie
di apparati, come i microfoni direzionali, che consentono di farsi un'idea della situazione all'interno
del medesimo, cercando di avvicinarsi il più possibile senza essere scorti. In un'area nei pressi,
la squadra d'intervento ricostruisce, sulla base delle informazioni ricevute, l'obiettivo ed elabora un
piano d'intervento.
Alcuni possibili scenari operativi, come aeroporti, luoghi di conferenze e istituzionali e via proseguendo,
sono conosciuti perfettamente dal reparto. Esiste poi un'aliquota operativa di riserva che elabora un piano
d'emergenza, qualora le circostanze lo rendessero necessario, per esempio se i sequestratori tentassero di
rompere l'accerchiamento con gli ostaggi.
In testa alle priorità del reparto, vi è la salvaguardia della vita degli ostaggi. Si tratta di un
compito estremamente impegnativo perché i sequestratori sono spesso persone pronte a tutto se non fanatici.
L'azione si fonda su tre principi fonclamentali:
Sorpresa, Rapidità, Precisione e velocità nel fuoco. Generalmente questi tre principi vengono realizzati
tramite un azione diversiva, che attira l'attenzione dei sequestratori, un'entrata in massa di saturazione,
per aumentare le probabilità di successo, e la rapidità nella neutralizzazione dell'avversario.
Colpire significa colpire per azzerare istantaneannente la minaccia, per cui i bersagli devono essere
colpiti con la massima precisione. In termini militari, si fa riferimento al cosiddetto "bersaglio grosso",
in cui sono racchiusi alcuni punti invalidanti, ma siccome un terrorista ferito potrebbe essere ancora in
grado di attuare i suoi propositi, per esempio attivando una carica esplosiva, bisogna che i colpi lo
impediscano. In situazioni meno drammatiche, si può graduare l'offesa ma l'allenamento è rivolto in primo
luogo per fronteggiare l'insidia più pericolosa.
Il GIS si addestra continuamente per azioni nei riguardi di autobus, treni e, soprattutto, velivoli.
A quanto ci risulta è l'unico che si addestra a questi scenari, e non è semplice. Non disponendo di una
vecchia carlinga, si deve far ricorso a velivoli in quel momento non in servizio, nei brevi periodi di
manutenzione che, quasi sempre, avviene di notte.
Un'altra fase molto importante è l'evacuazione. Si tratta di saper identificare, in un contesto magari di
grande confusione e choc da parte degli ostaggi, questi dai terroristi, consegnandoli agli organi di
polizia, evitando che qualche sequestratore tenti di svignarsela confondendosi con gli ostaggi, come è già
accaduto. Questa attività viene sviluppata dall'aliquota operativa, da quella di riserva e, se presente,
dal TUSCANIA.
Un aspetto molto particolare di questa parte dell'operazione, si profilerebbe se l'azione avvenisse in
stati non collaboranti (come accadde nel raid israeliano di Entebbe, in Uganda, nel giugno del 1976),
quando sarebbe necessario provvedere anche all'evacuazione, fuori dal paese, degli ostaggi, alcuni dei
quali potrebbero essere feriti e fra i quali, probabilmente, si troverebbero anche bambini e anziani.
A parole, si tratta di modalità operative semplici, ma provate ad immaginare un velivolo con 3-400 persone
in mano a dei terroristi addestrati e determinati, racchiusi in un jet di inea che è una struttura per
definizione realizzata per resistere alla pressione esterna, che dispone di poche entrate che si possono
bloccare ermeticamente dall'interno. Un altro fattore molto importante è che a bordo dei velivoli vi è
sempre molto carburante, comunque a sufficienza per provocare, se innescata, un'esplosione e un gravissimo
incendio, in grado di uccidere anche tutti i passeggeri, la cui fuga è comunque ostacolata dal numero
ridotto di uscite. Inoltre le piste di un aeroporto, costituiscono un'area relativamente facile da
controllare, dato che sono costituite da ampi spazi aperti, a cui è difficile avvicinarsi per il gruppo
d'intervento, senza farsi scorgere.
LA GUARDIA SEMPRE ALTA
Per fortuna, le situazioni drammatiche in cui il GIS è stato chiamato ad intervenire, in questi ultimi anni,
non sono state nurnerose. Questo non significa che il reparto non sia stato impegnato, per esempio in
occasione di meeting internazionali o di avvenimenti particolarmente importanti. La sola presenza di
un reparto di questo tipo costituisce un deterrente per i terroristi internazionali. Questo non significa
che, da un momento all'altro, possa giungere una chiamata d'intervento. Per mantenere sempre efficiente
il reparto, vengono effettuate delle simulazioni, in cui, come ci diceva il comandante, il Comando Generale
cronometra al secondo, il tempo intercorso fra il messaggio in codice d'allarme e l'arrivo del gruppo
d'intervento in aeroporto.
La sfera d'interesse si è notevolmente espansa con i nuovi teatri operativi in Bosnia-Erzegovina e in
Kosovo, si tratta di avere un'aliquota di personale, di un reparto di piccole dimensioni, in permanenza
all'estero, con la necessità di pianificare gli avvicendarnenti. Del resto, in questo modo, si accumula
un grosso bagaglio di esperienze nuove, per esempio, in paesi dove non è certo un problema reperire armi
di tutti i tipi e grossi quantitativi di esplosivi. Vi lasciamo immaginare il lavoro che hanno
avuto questi distaccamenti all'epoca del viaggio di Giovanni Paolo II a Sarajevo o della conferenza
internazionale nella medesima città.
L'obiettivo del GIS è di avere un reparto altamente addestrato, sempre pronto ad intervenire, mantenendo
il controllo della situazione, costituendo un fattore molto importante per la sicurezza di un paese come
l'Italia.
LE ARMI DEL G.I.S.
Quando nacque il Gruppo d'Intervento Speciale, ovviamente si pose il problema di dotarlo di un armamento
adeguato al suo impiego. L'arma da fianco iniziale fu la pistola Beretta 92, in 9x19 mm, in particolare
la versione S.
Giunsero anche le pistole Beretta Modello 71 in calibro 22, dotate di silenziatore. Ancora oggi vengono
utilizzate le pistole automatiche Beretta 92 SB e 92 F, ulteriori evoluzioni di questa eccezionale arma
italiana che tanto successo ha avuto nel mondo. Attualmente sono in fase di approvvigionamento le pistole
Glock 17, la celebre pistola in tecnopolimeri austriaca, un'arma dalle caratteristiche complessive
indubbiamente interessanti.
All'inizio dell'attività, la pistola mitragliatrice utilizzata era la Beretta M-12 S in 9x19 mm. In tempi
successivi si rese disponibile anche la versione con torcia illuminante Blitz della Beretta, montata in
corrispondenza dell'impugnatura anteriore. L'M-12 rimane un'arma molto valida ma ha il ciclo di sparo
che inizia ad otturatore aperto, per cui è meno precisa, in particolare nel tiro mirato a colpo singolo,
di armi il cui ciclo di sparo inizia ad otturatore chiuso. La differenza è data dal fatto che al momento
dello sparo, nel primo caso si sposta tutto l'otturatore, provocando una seppur piccola modifica
dell'assetto, mentre nel secondo è solo il percussore che viene rilasciato.
Proprio per questo motivo, in tempi successivi venne acquisita la pistola mitragliatrice
Heckler und Koch MP-5, sempre in 9x19 mm, l'arma praticamente utilizzata da tutte le unità d'intervento
speciale della polizia. Al GIS sono presenti sia le MP-5 delle prime serie (MP-5 A3) che quelle delle
ultime (MP-5 A5), facilmente riconoscibili perché il selettore presenta il profilo di l di 3 o di 5
proiettili in rosso, a secondo che sia previsto l'impiego a colpo singolo, a raffiche controllate o a
raffica libera. Alcune sono state dotate d'impugnatura anteriore verticale Blitz, con torcia incorporata,
ma attualmente la tendenza è ad operare con i più discreti visori notturni, in modo da non svelare la
propria posizione. Sono disponibili anche le piccole pistole mitragliatrici HK MP-5 K (Kurtz, corta), per
l'esattezza la MP-5 k PDW (Personal Defence Weapon), vale a dire la versione più compatta,
lunga appena 368 mm (contro i 325 mm della versione K iniziale) con canna da 127 mm (invece dei 115 mm
iniziali), realizzata negli stabilimenti statunitensi della H&K. Esternamente la versione PDW è
riconoscibile dalla K iniziale in quanto dotata di un calcio in tecnopolimeri ribaltabile lateralmente,
mentre la K originale non ne aveva. Sono armi molto compatte, riconoscibili anche per l'impugnatura
verticale aggiuntiva anteriore, ma di non facile controllo. È disponibile anche un modello
sistemato all'interno di una valigetta, da cui si può sparare. Ovvianiente della MP-5 troviamo anche le
versioni silenziate, con soppressore di rumore integrato, indicate con la sigla SD. Il modello
attualmente in dotazione è l'SD3, con un silenziatore a doppio stadio (con due camere di espansione)
e 30 fori per il rilascio finale dei gas, con munizionamento subsonico all'uscita dalla canna
(con V0 di 285 m/sec). La lunghezza totale dell'arma è 680 mm, contro i 440 mm della versione
non silenziata. Nell'impiego a colpo singolo, il ciclo di sparo non è praticamente avvertibile a 30-40
metri. Può essere associata a varie ottiche, anche per l'impiego in condizioni critiche di visibilità,
con il raggio d'impiego effettivo di circa 200 metri. Le MP-5, di tutti i modelli, sono state dotate di
un mirino optronico, che permette il tiro mirato con entrambi gli occhi aperti. Inoltre sono disponibili
molti altri accessori.
Per fornire anche i tiratori scelti di un'arma per il combattimento ravvicinato, da poco tempo sono stati
acquisiti i fucili d'assalto Steyr AUG in 5,56x45 mm, dotati di una slitta superiore, su cui sono
inseribili mirini diurni, come il Trijicom ACOG, oppure ottiche notturne.
Nella categoria dei fucili a canna liscia sono disponibili il Franchi SPAS 12, a pompa, e lo SPAS 15, a
funzionamento sia a pompa che semiautomatico, a cui si è aggiunto anche il PA3, estremamente compatto e
adatto ad operare in ambienti angusti. Si tratta di armi che hanno uno spettro d'impiego molto vasto,
in quanto possono servire per far saltare serrature (con uno spostamento d'aria all'interno di tutto
rilievo, come abbiamo potuto constatare direttamente), sparare munizionamento non letale, tirare
lacrimogeni e via proseguendo. Per esempio, possono utilizzare il proiettile DEMOLITION della Fiocchi,
dotato di palla unica composta da polvere di piombo impastata con della cera. Questo proiettile ha la
massa sufficiente per sfondare porte non blindate ma evita pericolosi effetti collaterali all'interno.
Nel campo dei fucili di precisione, dopo i Mauser SP-66, si è passati all'SP86 R, che ne costituisce uno
sviluppo. Si tratta di armi a ripetizione manuale, molto precise che possono essere dotate anche di
silenziatore, a patto di utilizzare munizionamento subsonico. Per situazioni in cui sia necessario poter
ingaggiare in rapida successione più bersagli, si presta meglio un'arma semiautomatica, come l'H&K MSG-90,
in 7,62x51 mm, utilizzato anche dal Rgt. TUSCANIA e da altre forze speciali italiane. I fucili di
precisione Mauser SP 86, sono stati appositamente modificati per ricevere il dispositivo di comando
elettromagnetico del percussore. In pratica, ogni ottica ha la derivazione per una telecamera, che
trasmette le immagini alla centralina. Quando l'operatore vede che i bersagli sono tutti adeguatamente
inquadrati dai tiratori, attiva lui stesso la sequenza di sparo, in perfetta sincronia fra le varie armi,
in modo che i colpi giungono sull'obiettivo contemporaneamente.
Recentemente sono giunti anche i fucili di precisione con silenziatore integrato Accuracy International
COVER, calibrato per il 7,62 mm subsonico, armi molto particolari che hanno un raggio operativo massimo
di 300 m, dato che utilizzano munizionamento subsonico. Fra i "pesi massimi", vi sono da segnalare i
fucili di precisione di grosso calibro Barret M-82, in 12,7x99 mm, dei veri e propri arieti con un potere
perforante che, ad esempio, consente di eliminare un uomo posto "al riparo" dietro un muro o di bloccare
un mezzo motorizzato. Tutte queste armi dispongono di ottime ottiche sia diurne che notturne, in quanto è
molto probabile che il reparto sia chiamato ad operare di notte. L'oscurità offre copertura e allenta
l'attenzione dei sequestratori.
Un'arma classica di questi reparti, sono le cosiddette granate flash-bang. Si tratta di granate che
producono un fortissimo effetto illuminante e sonoro, che, in particolare all'interno di locali, lascia
storditi, ma che non hanno effetti letali, in quanto non producono schegge e hanno una carica esplosiva
di bassa potenza. La loro attivazione permette al gruppo d'intervento di avere alcuni attimi di vantaggio,
in quanto i sequestratori rimangono storditi e accecati. Frazioni di secondo preziosissime che
consentono l'inruzione.
Un altro settore dove il GIS ha una grande esperienza, è quello degli esplosivi e delle misure contro
eventuali bombe. Gli esplosivi possono servire benissimo per aprire porte (anche blindate), squarciare muri
(anche in cemento) e via proseguendo. Il GIS dispone di telai su cui sono già sistemate le cariche, in
genere con esplosivo al plastico, per vari tipi di azione, sempre con un occhio alla potenza, nel caso si
debba operare in presenza di ostaggi. Sono disponibili speciali cariche taglianti presagomate, in pratica
delle cariche cave lineari, che "1ocalizzano" la potenza dell'espiosivo, riducendo drasticamente la massa
dell'esplosivo utilizzabile, per ridurre i danni secondari. Per i casi più semplici, si può far ricorso
alla semplice miccia detonante. Piccole cariche o ancora la miccia detonante, possono essere utilizzate
anche per azioni diversive, in modo da attrarre l'attenzione dei terroristi, consentendo loro di rubargli
quell'attimo necessario a dare il via all'azione, come già successo in altre operazioni. Sono disponibili
anche esplosivi siliconati, corne il Demex, e spray da inserire all'interno delle serrature, e in altre
aperture, per lavori rapidi e senza effetti secondari gravi.
Nella vasta armeria del reparto, si trovano anche altri tipi di armi, come revolver, che potrebbero avere
un certo tipo d'impiego e, comunque, servono per l'addestramento.
EQUIPAGGIAMENTI SPECIALI
Gli operatori del GIS si possono trovare di fronte a molteplici esigenze operative. Si spazia dal dover
individuare quanti individui si trovano all'interno di un locale a cui non ci si può avvicinare, a un
ampio spettro di apparati per interventi notturni.
Il GIS dispone di paracadute ad ala per infiltrazioni silenziose, di equipaggiamenti per le immersioni e
di tutto quanto serve per scendere con la corda da elicotteri, pareti rocciose ed edifici.
Il parco mezzi include macchine con targa civile di grossa cilindrata e, soprattutto, speciali fuoristrada
della Toyota, che potremmo definire d'assalto, modificati ampiamente, con piattaforme calpestabili
anteriori e sul tetto, pedane speciali, scalette e altri accorgimenti per operazioni d'intervento, come
appositi ganci per il trasporto delle scale. Un furgone appositamente attrezzato, ha la funzione di posto
comando mobile, con varie stazioni radio e altri apparati operativi, incluso piccole telecamere da
sorveglianza.
Un settore dell'equipaggiamento in cui il GIS è molto ben dotato, è quello dei visori notturni, con
telecamere termiche e visori ad intensificazione di luminescenza. Si tratta di apparati che non solo
servono di notte ma funzionano anche in condizioni critiche di visibilità, per esempio all'interno di
locali interrati. L'operatore del GIS deve sapersi muovere di notte come di giorno e l'assenza di luce può
essere un importante vantaggio per certe azioni, magari iniziate proprio con l'interruzione della corrente.
Oppure possono essere utilizzati speciali ordigni fumogeni, che in pochi istanti saturano di fumo i locali
investiti. Il reparto è dotato di speciali trapani silenziosi per bucare pareti e inserirvi microfoni,
bocchette per gas o minitelecamere, con sensore posto in cima a una fibra ottica (per cui il foro deve
avere dimensioni minime). Il reparto dispone di sensibili microfoni direzionali, che permettono di
ascoltare conversazioni anche a distanza e di altri apparati, sempre per l'ascolto, di cui non possiamo
rivelare l'esistenza, proprio per evitare la sorpresa e i vantaggi derivanti dal loro utilizzo.
Un attrezzo interessante e pratico, è il Blower della britannica Sigma Security Devices, in pratica uno
strumento che si blocca idraulicamente fra gli stipiti di una porta e dotato di un cuscino in gomma che si
gonfia istantaneamente grazie a una bomboletta, e scardina la porta senza dover far ricorso all'esplosivo.
L'attrezzatura per la roccia e l'attività su pareti, incluse quelle degli edifici, è molto vasta, e
comprende numerosi tipi di discensori, imbracature, lancia rampini e scale in alluminio, con rivestimento
di gomma all'estremità per non provocare rumori indesiderati prima dell'inruzione. Un capitolo molto
importante è quello che riguarda le telecomunicazioni. Gli uomini del GIS devono essere sempre in contatto
fra di loro. Ognuno di loro dispone di un apparato ricetrasmittente Motorola della serie CRIPTO, ovviamente
criptato per evitare le intercettazioni, collegato a un auricolare e con un microfono fissato sul colletto
della tuta. Il reparto dispone di una propria maglia radio, anche per i collegamenti con la base e con
il Comando Generale. Un aiuto prezioso, specie per le operazioni fuori dall'Italia, oggi viene dai
telefoni satellitari, ovviamente anche questi dotati di codificatore cripto, che ne rende molto difficile
l'ascolto. Il telefono satellitare è semplice da utilizzare e non ha problemi di zone d'ombra radio. Gli
elicotteri dell'Arma generalmente utilizzati dal reparto, hanno una dotazione radio aggiuntiva e anche il
furgone comando è molto ben dotato in questo senso.
Fra gli apparati di visione notturna, segnaliamo il norvegese Simrad GN 1, applicabile sulla testa, del
peso di 390 grammi, con un'ottima resa luminosa. Abbiamo già detto che da qualche anno, il GIS dispone
anche di camere termiche, in grado di operare in qualsiasi condizione di luce e molto utili per la
sorveglianza e la scoperta.
VESTITI PER AGIRE
L'equipaggiamento di base di un operatore del GIS vede la presenza di una sotto tuta resistente alle alte
temperature e da una tuta a prova di fiamma in nomex, completi di cappuccio e guanti, di colore scuro,
realizzata nel Regno Unito e utilizzata, per esempio, dal SAS e da altre forze speciali antiterroristiche.
Anche il classico cappuccio aderente, che serve anche a non farsi identificare (comunemente indicato
col nome di "mefisto") è in tessuto resistente al calore, tutti accorgimenti molto utili quando si può
essere chiamati ad operare in posti, come i velivoli, dove vi è un forte rischio d'incendio. Nel settore
guanti vi è però una certa libertà di scelta personale in quanto, per esempio, un tiratore scelto chiamato
ad operare d'inverno, avrà bisogno di mezzi guanti o di guanti con l'indice scoperto e un'ottima presa,
adatti al suo compito. Per le esercitazioni in genere viene utilizzata una combinazione elasticizzata,
meno costosa, prodotta dalla FCM di Prato.
Sul braccio sinistro della tuta, è presente il distintivo di reparto (sempre della FCM), con la fiamma,
le ali, il paracadute e il gladio, che costituisce l'inconfondibile e ambito simbolo del reparto.
Sotto questo distintivo, coloro che fanno parte delle squadre d'azione hanno un triangolo con il vertice
in alto, il cui diverso colore serve a identificare il reparto di appartenenza. All'interno del triangolo
vi è un numero che identifica la posizione all'interno della squadra medesima. In questo modo, anche se
con elmetto, visiera e cappuccio, gli operatori sono immediatamente identificabili, fra di loro. Sul petto,
a destra, vi è la scritta "carabinieri".
Come calzature per l'attività normale, sono utilizzati gli stivaletti SWAT della Crispi Sport o le
ParaAdidas, in quanto occorre garantire protezione al piede mantenendo la massima agilità e presa sulle
superfici. Sono disponibili anche scarponi più pesanti, come i Meindl in Gore-Tex. L'elmetto è in Kevlar
PASGT e la visiera è a prova di proiettile, mentre tutti gli operatori portano al seguito la maschera
antigas SF 10 della britannica Avalon, con filtro laterale per non ostacolare l'impiego delle armi.
Il gilet tattico è della Radar di Fucecchio, nei colori nero e verde, e vede la presenza di numerose
tasche, sia anteriori che posteriori, con porta caricatori, torce, pacchetto medicazione e porta radio.
La parte anteriore e posteriore del giubbetto tattico, sono unite da un sistema di stringhe regolabili che
ne consente la regolazione, per esempio quando va indossato sopra vestiario di protezione balistica.
Le altre tasche sono utilizzate per trasportare altri equipaggiamenti, come tutta
l'attrezzatura utilizzata dagli artificieri (come detonatori, accenditori, pinze e via proseguendo).
Nella parte anteriore del gilet, sono realizzate due grosse asole in cui far passare il discensore per le
operazioni a corda doppia, come nel caso della discesa sulle facciate di un edificio o da pareti rocciose.
La pistola viene trasportata in genere sulla coscia ma sono disponibili anche fondine applicate sul gilet
tattico e altri tipi di fondine, per esempio per le attività di scorta in borghese. Sempre la Radar,
realizza speciali cosciali in cui inserire caricatori di riserva e flash-bang.
Ovviamente tutti gli operatori fanno ricorso al giubbotto antiproiettile, un capo di vestiario molto
importante perché gli operatori sono spesso esposti al fuoco. Fino a qualche anno orsono si trattava di
quelli realizzati dalla Eagle israeliana ma, successivamente, si è passati a quelli della società Dynema,
più leggeri e con un livello di protezione superiore. Possono essere dotati di piastre aggiuntive in
materiali compositi (a base di ceramiche) allo scopo di elevare ulteriormente la protezione. Anzi, in
alcuni casi, per cercare di ridurre i rischi, si fa ricorso a speciali scudi antiproiettili, molto utili
quando si deve agire allo scoperto e percorrere dei passaggi particolarmente rischiosi. L'elmetto è del
tipo PASGT, completo di visiera a prova di proiettile, un'altra misura protettiva molto utile e con cui
gli operatori si allenano ad operare, per esempio durante le sessioni di tiro. La maschera antigas è
l'Avalon SF-10, un classico nel settore, in quanto non crea eccessivi problemi, visto che il filtro
è posto lateralmente. Anche in questo caso, gli operatori si addestrano ad agire con questo accessorio,
che presenta sempre qualche limitazione, a causa della limitazione alla vista che deriva dalla distorsione
del vetro delle lenti.