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Il Plotone "Esploratori Anfibi" dei Lagunari in azione
Nelle loro mute nere, con le facce annerite e i contenitori stagni per l'equipaggiamento, gli Esploratori
Anfibi prendono terra molte ore prima dell'alba.
Suddivisi in piccoli nuclei e in coppie, si guardano intorno, con l'ausilio dei visori notturni a
intensificazione di luce, per individuare i centri di fuoco e le sentinelle di un comando nemico appena
installato sul territorio nazionale, dopo accesi combattimenti contro le forze convenzionali.
I nuotatori d'assalto hanno raggiunto l'approdo a nuoto, dopo aver abbandonato al largo i canotti usati
per l'avvicinamento, utilizzando i respiratori a ossigeno, che non rilasciano pericolose scie rivelatrici.
Neutralizzate le sentinelle nel più assoluto silenzio, il piccolo nucleo "commando" viene raggiunto da
altri esploratori che sbarcano direttamente dai battelli pneumatici, sospinti con i remi fin sulla spiaggia.
Il colpo di mano studiato a tavolino per ore e orniai imminente: il team di copertura prende
posizione, sistemando l'arma di reparto, e il nucleo d'assalto si porta a distanza di tiro. I segnali,
prestabiliti nella fase degli ordini, e perfettamente conosciuti da ogni singolo assaltatore, vengono
trasmessi a gesti. L'azione di fuoco, simultanea e concentrata, anticipa di pochi istanti l'irruzione
nei locali occupati dal posto comando; le granate precedono gli assaltatori che irrompono in tutte le
stanze, riducendo subito al silenzio ogni reazione.
La sorpresa è stata totale, e non resta che bonificare il terreno, raccogliere informazioni e documenti
utili per il servizio informazioni e demolire, con le opportune cariche di esplosivo plastico, il centro
di trasmissione radio. I differenti nuclei possono ora sganciarsi e raggiungere i punti di esfiltrazione,
ove verranno recuperati con gli elicotteri al sorgere dei sole.
Nel frattempo, un'altra aliquota del Plotone Esploratori Anfibi sta effettuando un'operazione
fondamentale per il successivo sbarco in forze del Gruppo Tattico Anfibio. Si tratta di realizzare la
ricognizione della zona di sbarco, scandagliare il fondale, individuare eventuali ostacoli naturali o
artificiali, ovvero mine o altri sistemi subacquei di ostruzione, e farle saltare, liberando i canali e
le insenature utili per l'approdo e per il movimento dei mezzi anfibi.
Lo scenario per le esercitazioni del Plotone Esploratore Anfibi è il più possibile vicino a quello reale,
anche se si tratta dell'isola di S. Andrea (Vignola Grande, vicino a Venezia), dove è di stanza il
Battaglione Anfibio Sile, reparto che incorpora il Plotone speciale di Lagunari.
In effetti i Lagunari del plotone conoscono a memoria queste zone, che potrebbero vederli impegnati in
operazioni di controinfiltrazione e di incursione nei confronti di forze da sbarco nemiche, penetrate in
territorio nazionale. Sempre, comunque, operazioni che partano dalla terraferma, in grado di ritornare
su di essa, in territorio controllato dal partito contrapposto, dopo aver attraversato una zona di mare,
laguna o un canale. L'ambiente è difficilissimo e mai uguale: le condizioni dei fondali e le isolette
possono cambiare repentinamente, ma gli esploratori non vengono sorpresi, conoscono le regole che
determiniano "la vita" della laguna e si adattano a esse, sfruttandole, anzi, nel corso
dell'attività addestrativa, per migliorare il rendimento e il risultato finale.
Le capacità, dunque, che si richiedono per entrare nella ristretta cerchia degli Esploratori e per
fregiarsi del distintivo sul braccio destro e de1 fazzoletto nero, non sono certo comuni.
Al termine di una pesante selezione, che prevede la frequentazione di un corso di una durata di quattro
settimane e una serie di tests individuali, è necessario dimostrare doti psichiche e di carattere che
si adattino perfettamente a ogni imprevisto. Oltre a essere specializzati in tecniche di combattimento
anche non convenzionali, gli aspiranti esploratori, data la necessita di agire in piccoli gruppi a
elevata combat readiness, devono avere spirito di iniziativa e capacità di giudizio in condizioni
dure al limite della sopportazione. Se si può insegnare ogni tecnica operativa e se si può grandemente
migliorare la propria forza fisica, non si può tuttavia insegnare a un uomo a pensare e a
prendere rapide decisioni, quando è sotto pressione.
Una volta accertato questo elemento, e solo allora, il Lagunare, che fino a quel momento ha svolto solo
la prima fase di addestramento (individuale), può accedere a un corso avanzato di otto settimane, che gli
consente di avvicinarsi all'attività operativa degli Esploratori. Da quel momento verrà affiancato
a un esploratore più anziano, un militare "professionista" (è un termine appropriato soprattutto in questo
caso), ufficiale o sottufficiale, per apprendere le tecniche di demolizione, nuoto operativo di superficie,
elementi di alpinismo, sopravvivenza, cooperazione con gli elicotteri, navigazione con battelli pneumatici e
con canoe. Gli ufficiali e i sottufficiali del Plotone, tutti in Servizio Permanente Effettivo, sono in
possesso del brevetto di incursore subacqueo conseguito presso il Comando Subacqueo Incursori (COMSUBIN) della
Marina Militare a La Spezia. Come ogni plotone di fucilieri, il Plotone Esploratori comprende 4 squadre,
costituite ciascuna da un sottufficiale comandante di squadra incursore e sei esploratori di leva, e un
nucleo comando, con il comandante di plotone. Sul campo, però, il plotone si scinde in nuclei di due
coppie con un incursore ciascuno: propio la particolarità dell'ambiente, caratterizzato da un'intensa
canalizzazione, oltre alle più recenti tecniche addestrative, ha richiesto il frazionamento dell'unità
in piccoli e agili nuclei dotati di spiccata autonomia, iniziativa e spirito aggressivo.
Ciò comporta certamente una più onerosa e capillare attività addestrativa, per realizzare compiutamente
un'alta versatilità d'impiego, ma, se le Truppe Anfibie vogliono dormire sonni tranquilli, devono
saper sempre contare sulla provata efficienza degli Esploratori.
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