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Paracadutisti Italiani al lancio da un Savoia Marchetti 82 La Divisione Folgore

  I primi reparti di paracadutisti italiani dunque, eccezion fatta per i due battaglioni costituiti in Libia, furono formati presso la Scuola di Tarquinia. Nell'ambito di questa scuola, nel 1940, numerosi volontari provenienti da ogni tipo di Arma, Corpo e Specialità del Regio Esercito, diedero vita al Il battaglione (comandato dal Tenente Colonnello Benzi). Agli inizi dei 1941 sorse il III battaglione (Maggiore Pignatelli di Cerchiara), seguito poco dopo dal IV battaglione (Maggiore Bechi Luserna).
Queste tre unità, il 1 aprile 1941, formarono il 1 reggimento paracadutisti comandato dal Colonnello Riccardo Bignami.

 
Nello stesso mese, venendosi a concludere la lunga e sanguinosa campagna di Grecia, i paracadutisti furono chiamati a conquistare l'isola di Cefalonia. Incaricato dell'operazione fu il Il battaglione, che trasferì a Lecce due delle sue compagnie, al comando dei Maggiore Zanninovich. Il 30 aprile, dall'aeroporto di Galatina, decollarono alcuni SM-82: il lancio avvenne nella piana di Argostoli e l'azione riuscì senza che fosse sparato un solo colpo. Disarmato il presidio locale, composto da alcune centinaia di gendarmi greci, il gìorno successivo aliquote di paracadutisti, requisiti alcuni pescherecci, sbarcarono nelle isole di Zante e Itaca, evitando che le medesime cadessero sotto il controllo tedesco.
 
Paracadutisti si imbarcano sul trimotore Savoia Marchetti 82 Il 5 maggio gli uomini del II battaglione vennero ritirati e sostituiti. Il primo lancio di guerra, per i nostri paracadutisti, si era concluso con un pieno successo. Continuava intanto l'addestramento e la costituzione di nuovi battaglioni, sempre identificati da una numerazione progressiva; tra l'estate 1941 e la primavera 1942 ne furono costituiti sette, tra i quali uno di guastatori-paracadutisti, mentre il 10 agosto 1941 fu formato un gruppo di artiglieria: ora i tempi si dimostravano maturi per poter costituire una Grande Unità.
 
Questa fu ufficialmente costituita il 1 settembre 1941, riunendo il 1° ed il 2° reggimento paracadutisti (V, VI e VII btg.), I'VIII battaglione guastatori-paracadutisti ed il gruppo artiglieria per divisione paracadutisti, che nel gennaio 1942 fu ampliato a reggimento su due gruppi. Ovviamente non tutte le unità furono immediatamente disponibili ed operative, ma lo divennero man mano che procedevano le fasi di addestramento.
Nel marzo successivo si aggiunse un 3° reggimento paracadutisti (IX-X e XI btg.), mentre entro giugno il reggimento artiglieria ricevette un terzo gruppo.

 
La torre di addestramento alta 52 m, simbolo della scuola di Tarquinia La Divisione paracadutisti, così costituita, si discostava dalle altre unità di questo livello per il fatto di essere organicamente più leggera, dotata di servizi ridotti e non gravata da pesanti strutture logistiche. Anche il reggimento di artiglieria era dotato unicamente di pezzi da 47/32, destinati a compiti anticarro (ed anche questi con limiti ben precisi) ma inadatto a fornire un normale supporto di fuoco. Pochi i mortai e le armi da accompagnamento, con l'unico vantaggio che l'armamento individuale prevedeva il mitra Beretta. Daltronde tale armamento ben si configurava nell'ambito dell' azione tipo che l'unità era chiamata, almeno istituzionalmente, a compiere: l'aviolancio con azione a sorpresa su un obiettivo e la successiva costituzione di una testa di ponte da difendere per un lasso di tempo limitato, sino ad essere rilevata da forze convenzionali. Belle teorie, quelle esposte, che alla futura "Folgore" furono però negate dagli eventi bellici.
 
La la Divisione paracadutisti, questo era il nome ufficiale della nuova Grande Unità, fu posta al comando dei Generale Francesco Sapienza, sostituito quasi subito dal Generale Enrico Frattini. L'addestramento iniziale fu svolto sino al maggio 1942 in Toscana e nel Lazio, poi vi fu il trasferimento nelle Puglie per le successive fasi addestrative, anche in previsione di un lancio in massa su Malta, nell'ambito dell'operazione convenzionalmente conosciuta con la sigla "C3".
 
L'eccessiva fiducia riposta nei successi di Rommel e la caduta di Tobruck, privilegiarono invece le operazioni da condurre verso l'Egitto e pertanto la fondamentale azione su Malta, per la quale i paracadutisti tanto si erano ìmpegnati, venne abbandonata, negando così alla Divisione il diritto di essere impiegata nella sua totalità in un lancio di guerra. L'esultanza, quando nel luglio 1942 venne deciso il suo impiego in Africa Settentrionale, fu di breve durata, in quanto ben presto i paracadutisti si resero conto che difficilmente sarebbero stati impiegati in aviolanci, ma visto che le dotazioni di lancìo vennero mantenute, rimase ancora qualche flebile speranza.
 
Contemporaneamente la Divisione subì anche un riordinamento organico divenendo, il 28 luglio, 185° Divisione paracadutisti ed assumendo il nome di "Folgore", derivato dal motto latino "Ex Alto Fulgor" coniato per il suo 1° reggimento. Il riordinamento coinvolse anche i suoi reggimenti, che assunsero la nuova numerazione di 185°, 186° e 187°, mentre il reggimento di artiglieria e le aliquote delle specialità furono contraddistinte sempre dal numero 185.
Le novità non erano però ancora terminate in quanto, essendo stata decisa la formazione di una nuova Divisione paracadutisti, il 185° reggimento fu trattenuto in Italia, quale nucleo costitutivo della nuova unità, inquadrando il III battaglione e cedendo gli altri due (IV e V) al 187° reggimento. Da questo momento, quindi, la "Folgore" assunse la struttura binaria ed iniziò il suo trasferimento in Africa Settentrionale alla spicciolata, in parte per via aerea dai campi di volo del leccese, in parte dopo un lungo e tortuoso viaggio attraverso i Balcani, da Atene, sempre per via aerea.

 
La prima unità ad arrivare sul suolo africano fu il IV/187° dei Tenente Colonnello Bechi Luserna che giunse a Fuka il 18 Luglio, subito seguìto dagli altri reparti divisionali. Concentrati a El Daba, i paracadutisti, per ragioni di segretezza, dovettero rinunziare a portare il brevetto e tutto quanto di altro poteva denunciare la loro specializzazione. Si trattò di un grande sacrificio, acuito dal fatto che anche la Divisione, per i medesimi motivi, dovette adottare il nome di "Cacciatori d'Africa", e che giunse, perentorio, l'ordine di consegnare tutto il materiale di lancio, che doveva essere rimandato a Derna per l'immagazzinamento: l'ultima speranza di poter effettuare un lancio di guerra venne così a cadere.
 
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by Fabio Sandonnini   




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