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S.M. 81 Pipistrello

Z.1007 Alcione

B.R.20 Cicogna

Fiat G.50 Freccia

M. C.200 Saetta

M. C.202 Folgore

Ju 87 Picchiatello

M 11/39 e M 13/40

Carro M 15/42

Autoblindo 40 e 41

Fiat 508 C.M.

Beretta 1938A




Me Bf 109

Me Bf 110

Fi 156 Storch

Opel Blitz

MG 34

MP 38 e MP 40




EL ALAMEINSECTION

  14 NOVEMBRE 1942 - (LETTERA di Rommel alla moglie) - "Oggi siamo di nuovo premuti in direzione di occidente. Personalmente sto bene ma tu puoi immaginare come lavora la mia testa. Dobbiamo essere grati per ogni giorno che passa senza che il nemico riesca ad inchiodarci. Io non so quanto questo potrà durare. Tutto dipende dai rifornimenti di benzina che dovrebbero giungerci con mezzi aerei. Come potremo vincere questa guerra se perdiamo qui in Africa? Quale sarà la nostra fine? Se io potessi soltanto liberarmi da questo pauroso pensiero!"

L'aiutante Moser aggiunge al DIARIO lo stesso giorno: "Siamo in arretramento a gran velocità: Il signor Maresciallo reputa necessario ritirarci in Tunisia. Gli italiani insistono per difendere la Tripolitania, il che ci ridurrebbe ad un ulteriore logoramento delle nostre forze. Il maresciallo Rommel è sereno, malgrado i duri colpi subiti. Tour gli ha fatto leggere ieri sera il proclama del Generale Montgomery all'VIII Armata, prima dell'offensiva di El Alamein in cui è riportato l'ordine del Generale Alexander che dice testualmente "distruggere Rommel e le sue truppe". Il signor Maresciallo ha ribattuto che se avessimo avuto benzina a sufficienza a quest'ora noi saremmo sul Canale di Suez, e non in procinto di essere buttati a mare, ed ha aggiunto: "se date cinque carri armati a me e cinque a lui (Montgomery) mettendoci in una zona isolata del deserto con uguali riserve di benzina, allora vedrete chi di noi due è più bravo!".
Il Generale Rommel con la moglie e il figlio "Il Generale Kesserlring continua ad asfissiarci con i suoi cifrati. Da Roma ci sono giunte preoccupanti notizie sulla situazione italiana. Al Comando Supremo italiano l'atmosfera è oscillante, grigia e gravida di elettricità. Le ostilità contro di noi aumentano: a Napoli vi sono stati incidenti fra i soldati di Bech e i marinai. Si teme, negli ambienti della Corte vi siano correnti che premono sul Re d'Italia perchè prenda in mano la situazione interna italiana e limiti l'autorità del Primo Ministro (Mussolini). Voci darebbero sicuro al nostro servizio informazioni che la Principessa ereditaria, MARIA JOSE', abbia avuto, tramite una sua amica francese, dei contatti con diplomatici americani ed inglesi in Svizzera per una pace separata. Sarebbe mostruoso!
D'altronde anche qui gli italiani sono demoralizzati e ci sono ostili. Le forze del nemico sono preponderanti. I carri armati Grant e Shermann sono più efficienti dei nostri. Ieri vi è stato un nuovo incidente fra il signor Maresciallo e il Generale Barbasetti del Comando italiano. Keudell non dà notizie dalla Tunisia. Il Maresciallo Cavallero capo del Comando Supremo italiano sarebbe stato silurato "per ordine del Re d'Italia" e gli succederebbe secondo von Rintelen, il Generale Geloso".

 
  23 NOVEMBRE 1942 - (scrive l'aiutante) Il Maresciallo riceve rapporto di S. da Roma, in data 22 novembre 1942, portato in aereo da Kramer:
"La situazione da lei proposta circa il totale ripiegamento in Tunisia di tutte le forze dell'Asse in Africa, è stata accettata in linea di massima dal Comando Supremo italiano, malgrado le resistenze del Comando Italiano dell'Africa e una certa reazione degli ambienti politici, restii a perdere la colonia e soprattutto Tripoli a cui sono legati ricordi sentimentali della storia italiana.... Per il ripiegamento il piano va bene.....Può darsi come avviene qui a Roma che all'ultimo momento forse per intervento del Re sia dato qualche contrordine per ciò che riguarda Tripoli....Lei è autorizzato a non modificare i suoi piani...."
Il signor Mussolini ha scritto un messaggio personale al Führer che von Mackensen ha letto al conte Ciano in copia, in cui insiste perchè venga tenuta la linea Marada-el Agheila, chiedendo inoltre un aumento della Luftwaffe e della Flak. Il Generale Kesselring è scettico, Il rapporto del Generale von Pohl è stato accolto con gravità.

 
  28 NOVEMBRE 1942 - (scrive l'aiutante) Ricevuto cifrato da Berlino: "Il signor maresciallo Rommel si reca in aereo in Germania per esporre personalmente al Führer e al Comando Supremo della Wermacht la situazione e far approvare i piani per la ritirata in Tunisia".
Il 30 Novembre Goering si è portato a Roma per recare a Mussolini le decisioni del Führer circa l'Africa.

 
  1 DICEMBRE 1942 - (scrive l'aiutante) Cifrato da Berlino: "Domani rientrerà in Africa il Maresciallo Rommel. Ripiegamento sulla linea di Buerat".


  3 DICEMBRE 1942 - (scrive l'aiutante) "Tre divisioni corazzate verranno dal Reich: la "Hitler", la "Goering" e la "Deutchsland". Si profila ancora una volta il problema del comando".
Inviato cifrato a Roma in data 17 dicembre 1942: "Non è possibile tenere la linea di Buerat in queste condizioni. La disponibilità di benzina e di munizioni è venti volte al di sotto della necessità. Gravissima la carenza di automezzi. Dalla Tunisia non giunge nulla. Impegnarsi qui significherebbe rimanere annientati dal nemico, che ha una superiorità schiacciante e lascia il varco aperto verso l'ultimo bastione dell'Asse sul continente africano (Tunisi). Urge accettare il piano di Rommel per una ritirata elastica con azioni di ritardo, fino alla linea di Gabe, già proposta".

 
  19 DICEMBRE 1942 - "Attendiamo ogni giorno un attacco nemico da occidente. Con questo sarà sigillata la nostra fine!"
 
  22 DICEMBRE 1942 - (scrive l'aiutante) Ricevuto cifrato da Roma: "Von Arnim dovrebbe sostituire il Maresciallo Rommel la cui salute lascia a desiderare"
 
  7 GENNAIO 1943 - (scrive l'aiutante) Inviato cifrato a Berlino: "Rommel chiede di essere esonerato dal Comando per ragioni di salute. Il Comando Supremo rifiuta".
 
  19 GENNAIO 1943 - LETTERA di Rommel alla moglie: "Siamo di fronte a tempi duri. Ogni tedesco in piccolo o grande che sia deve lavorare per la guerra senza riguardo per le sue possibilità, la sua situazione sociale, il suo patrimonio o la sua età. Cercati tempestivamente un lavoro che comunque ti confaccia. Devi anche pensare di Manfred (14 anni), che fra breve sarà destinato al lavoro, oppure dovrà servire nell'antiarea. Ne va' della vita della Germania. Te lo dico senza riserve perché voglio che tu sia preparata alle prossime vicende. E' meglio prepararsi tempestivamente all'inevitabile, perché allora il trapasso è meno pesante da sopportare. I nostri nemici specie i russi hanno naturalmente anche loro tempi duri. Da tempo essi hanno, con ogni brutalità mobilitato tutto il popolo fino alle ultime forze e danno tutto quanto possono. Solo così si spiegano i loro successi."
 
  21 GENNAIO 1943 - (scrive l'aiutante) Inviato cifrato di Rommel a Berlino: "Assicuro che farò in modo da salvare fino all'ultimo uomo ed all'ultimo carro armato dell'Afrika Korps."
 
  23 GENNAIO 1943 - Tripoli è abbandonata da italiani e tedeschi. Gli inglesi alle 5 del mattino entrano a Tripoli. Finisce così il dominio italiano sulla Libia.
 
Pezzo italiano da 47mm in Tunisia nel 1943   25 GENNAIO 1943 - "Siamo condannati ad essere sepolti in Africa. L'Afrika Korps ha fatto quanto era nelle umane possibilità ed almeno il suo onore è salvo, Giorno e notte sono assillato dal pensiero che noi saremo costretti a subire una completa disfatta in Africa. Sono così depresso che mi è quasi impossibile lavorare".
NOTA dell'aiutante: Ricevuto cifrato da Roma, in pari data: "Il signor Mussolini ha chiesto che il signor Rommel sia sostituito dal Generale Messe del Comando supremo italiano";
Nota: "Incidente dell'altro ieri con il Maresciallo Cavallero".

 
  27 GENNAIO 1943 - L’8ª armata britannica è alla frontiera tra la Libia e la Tunisia. Il 12 febbraio dilagherà in Tunisia.
 
  28 GENNAIO 1943 - Le mie condizioni di salute non mi permettono più di tenere ulteriormente il comando. Altri punti di vista naturalmente giocano il loro ruolo, soprattutto la questione del prestigio. I mie soldati mi fanno pena cordialmente, perché sono legato a loro da profondo affetto.
 
  31 GENNAIO 1943 - (scrive l'aiutante) Ricevuto cifrato da Roma e Berlino: Il generale Ambrosio sostituisce il Maresciallo Cavallero al Comando Supremo italiano. L'Ammiraglio Raeder è stato sostituito da Doenitz.
 
  1 FEBBRAIO 1943 - Arretrati in Tunisia l'Afrika Korps si schiera in due parti; quella italiana comandata da Messe a sud con 4 divisioni italiane e due tedesche (che sono reduci dalla Libia), e quella tedesca - la 5ª armata - a nord comandata dal generale von Arnim con tre divisioni tedesche e due italiane. Dovrebbe comandarle sul campo Rommel, ma sulla carta è l'Alto Comando italiano a Roma che decide la condotta strategica delle operazioni. Kesserlring vola a Berlino per farsi ascoltare, ci resta una settimana, ma Hitler ha altro per la testa: ha l'assedio di Stalingrado. Ma qualcosa ottiene, quello che gli è stato sempre rifiutato. Sembra solo ora rendersi conto Hitler che se cade l'Africa, agli inglesi non resta che montare sulle navi, risalire l'Adriatico ed averli alle spalle magari dentro la stessa Germania.
Ma quando arrivano questi rifornimenti, anche in Tunisia le truppe dell'Asse sono stretti dentro una morsa come a Stalingrado; in una grande gigantesca tenaglia anglo-americana che deve solo chiudersi.
Inoltre ora uno dei maggiori protagonista di tutta l'Afrika Korps, non è più lui, Rommel sta male.

 
  8 FEBBRAIO 1943 - LETTERA dell'aiutante alla signora Rommel: "D'incarico del prof. Forster le comunico che il Maresciallo soffre di depressione per cui diventa completamente pessimista e perde ogni speranza. Io gli assicuro che egli è trattato con ogni riguardo e tutti coloro che lo conoscono gli augurano una pronta guarigione".
Inviato cifrato a Berlino: "I resti della Afrika Korps sono ormai al sicuro verso la linea del Mareth, dopo una durissima ritirata da el Alamein".
(POI SILENZIO PER 20 GIORNI)

 
Il gen. Jürgen von Arnim   14 FEBBRAIO 1943 - ORE 4 - Le forze italo-tedesche del gen. Jürgen von Arnim sferrano un violento attacco contro le truppe alleate della 1ª armata che preme da occidente sulla Tunisia. Il piano di attacco è di Rommel e prevede lo sfondamento dello schieramento alleato in direzione di Kasserine e Tebessa per puntare successivamente, in caso di successo, su Bona e Costantina. Alla testa dell’armata alleata è il gen. Anderson che dispone del V corpo britannico (a nord), del XIX corpo francese (al centro) e del II corpo americano (a sud). Le forze dell’Asse comprendono una parte della 5ª armata di von Arnim e parte dell’Afrikakorps di Rommel (nel settore meridionale).
L’azione di von Arnim ha successo e gli italo-tedeschi conquistano Sidi Bou-Zid e isolano gli americani che tengono Djebel Lessouda e Djebel Ksaìra, rispettivamente a nord e a sud di Sidi Bou-Zid.

 
  15 FEBBRAIO 1943 - L’Afrika Korps di Rommel attacca nel settore meridionale dello schieramento e conquista Gafsa. Intanto nel settore di Sidi Bou-Zid un contrattacco americano (1ª divisione corazzata) viene respinto.
 
  16 FEBBRAIO 1943 - l’8ª armata del gen. Montgomery arriva a Médenine, pochi km a sud di Mareth dove Rommel si è attestato sulla cosiddetta “linea del Mareth”. Costruita dai francesi tra il 1934 e il ‘39 tra Djebel Dahar e il mare presso Mareth appunto, per difendersi da un eventuale attacco italiano dalla Tripolitania, la linea difensiva del Mareth, chiamata enfaticamente la “Maginot del deserto”, è formata in realtà da poche decine di fortini nella zona costiera, e da qualche buona posizione fortificata in quella montana.
 
  17 FEBBRAIO 1943 - l’Afrikakorps di Rommel avanza e raggiunge Feriana, puntando verso Kasserine.
 
  19 FEBBRAIO 1943 - Rommel lancia la 21ª Panzerdivision a nord, in direzione di Le Kef dove è appostata la 6ª divisione corazzata britannica: l’obiettivo finale resta Tebessa.
 
  20 FEBBRAIO 1943 - Le forze dell’Asse vengono ristrutturate: senza che nessuno dica nulla a Rommel, viene destinato il gen. Messe ad assumere il comando della 1ª armata italiana.
 
  28 FEBBRAIO 1943 - LETTERA dell'aiutante alla signora Rommel inviata con molto ritardo: "Desidero farle in ordine cronologico le seguenti comunicazioni:
Ai primi di febbraio le condizioni di salute, morali e fisiche di suo marito erano in tale stadio che il prof. Forster ritenne indispensabile una convalescenza di almeno otto settimane, Il 20 febbraio egli avrebbe dovuto secondo gli ordini del Quartier Generale del Führer, "partire in licenza".
La gravissima situazione militare ha avuto una deleteria influenza sulla salute di suo marito.
Il Comando Supremo italiano inviò un successore senza preavviso ufficiale e senza che suo marito fosse stato interpellato. Si aspettava il suo arrivo per annunziare che suo marito era malato. Egli non ha però mai voluto essere ammalato ed è meglio così. Egli appartiene ai suoi soldati. Se egli avesse personalmente fissata la data della sua partenza e qualche giorno più tardi si fossero verificati degli avvenimenti spiacevoli, gli avrebbero rinfacciata la sua partenza intempestiva, e gli avrebbero rimproverato di non aver previsto bene le cose. Durante questo lasso di tempo divennero necessarie alcune operazioni contro gli inglesi che non abbisognavano di rinforzi: dovevano parteciparvi truppe di entrambe le armate. Allorchè egli si accorse dell'invidia che predominava, lasciò agli altri il comando. Il successo non venne sfruttato abbastanza e il Maresciallo fece una proposta molto intelligente, che purtroppo non venne attuata per metà. Egli allora decise di condurre di nuovo le operazione, e potè così riprendere in mano le faccende militari.
Quella sera egli ordinò una bottiglia di Champagne, e si paragonò ad una vecchia rozza di cavalleria che sente suonare la fanfara. In prosieguo di tempo, le sue condizioni migliorarono tanto che tutti speravano che egli avrebbe ritrovato tutta la sua salute.
Il Prof. lo visitò e trovò che egli era in grado di tenere il comando per otto giorni. Egli rinviò la cura a più tardi. Io inviai la relativa comunicazione al Quartier Generale del Führer ed allo Stato Maggiore Generale del teatro d'operazioni del Sud.
Durante il corso delle operazioni ricevemmo la risposta: il gruppo di armate Rommel abbraccia ambedue le Armate. Questa è stata una nuova testimonianza della fiducia che, non solo il Führer ma anche il Duce hanno nella persona del Maresciallo anche dopo il lungo periodo di riposo. Egli stesso aveva sempre temuto il contrario".


Nel frattempo questo era accaduto:

 
  9 FEBBRAIO 1943 - (scrive l'aiutante) Riunione a Rennouch, presso Gabes, con il Comando Superiore del Sud, Maresciallo Kesserling. Intervengono: il M. Rommel, il Gen. von Arnim, tedeschi e i generali Gandin e Messe, italiani. La V armata opera su Sidi Bu Zid e l'A. Korps su Gafsa.
 
  18 FEBBRAIO 1943 - (scrive l'aiutante) Offensiva su Kasserine. Contrasti con il Comando supremo italiano per il Generale Messe. Il sig, Maresciallo Rommel è pessimista.
 
  22 FEBBRAIO 1943 - Rommel rinuncia agli attacchi su Sbiba (21ª divisione corazzata) e Thala (10ª divisione corazzata), quando cominciano ad affluire i rinforzi della 6ª divisione corazzata britannica inviati dal comandante delle armate alleate, il gen. Alexander.
 
  25 FEBBRAIO 1943 - Si conclude la battaglia di Kasserine con l’occupazione della città da parte degli Alleati. L’attacco dell’Asse ha causato 10.000 morti tra gli Alleati (più della metà americani) contro i 2000 dell’Asse.
 
  28 FEBBRAIO 1943 - (scrive l'aiutante) "Il maresciallo è di nuovo in forma. Oggi ha scherzato con me chiamandomi il suo storico. Egli ha detto, presente Gruber, che facevo benissimo a raccogliere documenti a memoria perché avrei dovuto scrivere per i posteri del Deutch Afrika Korps. Egli a suo tempo mi darà una mano "Se sarò vivo cosa di cui dispero" ha aggiunto testualmente".
 
  29 FEBBRAIO 1943 - (scrive l'aiutante) "Oggi iniziamo l'operazione "Capri"; l'Afrika Korps si farà onore ancora una volta. Disturberemo il nemico che tenta di attestarsi tra il Mareth e Medonine".
 
  2 MARZO 1943 - (scrive l'aiutante) - Riunione di nuovo a Gabes, con il Maresciallo Kesserlring. Rommel ha affermato che non intende collaborare con Kesserlring e ne scriverà al Führer".
 
  6 MARZO 1943 - Ore 9:00 sul fronte orientale l’Afrika Korps di Rommel attacca l’8ª armata che si trova a est della linea difensiva del Mareth. Dopo la battaglia di Kasserine, visti inutili i tentativi di alleggerire la pressione a occidente, Rommel ha fatto un rapido dietro-front per prepararsi ad affrontare l’inevitabile offensiva dell’8ª armata britannica che si accinge ad assalire la linea del Mareth. Le avanguardie delle truppe alleate sono attestate attorno alla località di Médenine, mentre il grosso è al sicuro dietro campi minati e difese anticarro.
Ore 12:00 di fronte al fuoco dell’artiglieria anticarro inglese, le forze dell’Asse ripiegano.

 
  9 MARZO 1943 - Il feldmaresciallo Rommel, viene richiamato in patria dopo la battaglia di Médenine, fa tappa a Roma e si incontra con Mussolini cui non nasconde la gravità della situazione. Ma Mussolini replica solennemente: “La Tunisia deve essere conservata ad ogni costo... Sono del parere del Führer: bisogna conservare la Tunisia”. Il comando delle forze tedesche in Tunisia è affidato al gen. Jurgen von Arnim, mentre il comando supremo delle truppe dell’Asse è tenuto dal gen. Giovanni Messe.
 
Waffeneberfeldwebel 200° Rgt. meccanizzato febbraio 1943   9 MARZO 1943 - (scrive l'aiutante) - Rommel ha ottenuto dal Q.G. del Führer l'atteso congedo, a sua domanda per gravi motivi di salute; lo sostituisce von Arnim nella V Armata, ma il Generale Messe assume il comando della I Armata e il comando dell'Afrika Korps in Africa.
Il sig Mar. Rommel parte domani per il Reich. In aereo, ma su questa partenza sarà mantenuto il massimo segreto per volere del Comando Supremo della Wermacht e personalmente del Führer".


Infatti il cambio della guardia rimane segreto per "ragioni psicologiche" e di prestigio. Montgomery sarà sempre convinto di battersi contro Rommel, e saprà solo alla fine della battaglia che al Comando d'Armate c'era Von Armin, e data l'urgenza di nominare un comandante di tutte le forze, Messe gli fu affidato il comando effettivo (il primo e unico caso di divisioni tedesche agli ordini di un generale italiano).

  16 MARZO 1943 - (scrive l'aiutante) "Rommel è a Wiesbaden. Il Führer ha voluto una sua lunga relazione di dettaglio che ha inviato a Roma. Ne ha anche scritto al Duce. La salute di Rommel lascia a desiderare".

(QUI SI INTERROMPE IL DIARIO DI ROMMEL E DEL SUO AIUTANTE)


INTANTO CONTINUANO I COMBATTIMENTI

 
  16 MARZO 1943 - Alle ore 20:30 gli anglo-americani attaccano. L'azione principale è condotta da Montgomery con l'8ª armata. Sono le prime fasi della Battaglia di Mareth-ElHamma-El Guettar.
 
  20 MARZO 1943 - Verso sera i neozelandesi riescono a bloccare il Passo di Tebaga. Nella notte le divisioni del XXX corpo inglese sferrano un attacco frontale contro la linea del Mareth, premendo sulle posizioni tenute dalle divisioni della 1ª armata italiana, cercando di circondarla.
L'offensiva inglese si svolse sulla linea del Mareth, ma a Montgomery non fu difficile sopraffare lo schieramento del generale Messe facendolo arretrare di un centinaio di chilometri verso Tunisi.
Nelle battaglie del Mareth, in alcune fasi Montgomery subì anche delle gravose perdite, inviando a Londra messaggi drammatici "ferma, disperata resistenza". (soprattutto con i tedeschi della V Armata di Arnim che ha ancora mezzi efficienti e non è appiedato come Messe).

 
  22 MARZO 1943 - La 164ª divisione leggera tedesca abbandona la linea del Mareth per bloccare i neozelandesi al Passo di Tebaga e accorre dal nord anche la 21ª divisione corazzata tedesca.
La 50ª divisione inglese viene ricacciata indietro dalla testa di ponte e Montgomery è costretto a cambiare la strategia decidendo di sfondare le linee nemiche da sud.

Montgomery un po' titubante, sospese l'azione chiedendo a Londra due settimane di tregua. Ma Londra insistette per riprendere l'offensiva subito che riprese infatti il 26 MARZO con le nuove forze corazzate provenienti dall'Egitto. Una manovra aggirante costringe Messe a ritirarsi verso la linea dell'Akarit, iniziando (scrive) una guerra di movimento (senza mezzi di movimento!). Poi si ritira (a piedi) fino ad Enfidaville. Sono manovre inutili, perché gli avversari hanno una superiorità schiacciante.
(Messe infatti scrive "..siamo impotenti, di fronte agli stormi alleati che "oscurano il sole")

 
  28 MARZO 1943 - Le truppe della 1ª armata italiana ripiegano sulla linea dell’Akarit (a nord-ovest di Gabès, sulla strada di Sfax) dove si sono spostate gran parte delle truppe italo-tedesche: il ripiegamento è lento e ordinato, il contatto con il nemico mai rifiutato. L’operazione, condotta dal gen. Messe, viene completata in maniera soddisfacente entro i primi giorni di aprile. Ma le perdite sono state molto pesanti per ambedue le parti.
Patton con i suoi carri armati non vede l'ora di avanzare, di sfondare e di andarsi a prendere un po' di gloria. Eisenhower che ha fissato il proprio comando ad Algeri assume di persona le operazioni, affermando "la guerra è fatta di mezzi, mezzi e ancora mezzi". E di mezzi Eisenhower ne ha a volontà.

Il Generale Messe Sulla battaglia del Mareth, giunse una lunga relazione di Messe a Mussolini a Roma, che il duce più tardi così commentò "...in quella relazione distribuiva più elogi agli inglesi che non alle forze italiane; eccessivi tali riconoscimenti ai nemici che si rinfrangevano anche sugli italiani, in quanto dimostravano che i nostri soldati avevano combattuto contro soldati non di seconda classe ma di prima classe. Oggi, alla luce del tradimento particolarmente obbrobrioso di Messe, ci si domanda se tutto ciò non fu calcolato e intenzionale, in vista di una cattività che Messe non poteva escludere dal novero delle possibilità. E' altresì indubbio che Messe, attraverso la sua relazione, godé di una immediata buona stampa in Inghilterra, ed è altresì documentato dalle fotografie che, giunto in volo nei pressi di Londra, il Messe fu accolto da uno stuolo di generali non come un prigioniero e italiano per giunta, ma come un ospite di riguardo" (Articolo di Mussolini, pubblicato sul Corriere della Sera del 1945, poi raccolti insieme ad altri in "Il tempo del bastone e della carota").
Mussolini infatti, fece pubblicare sui giornali la lettera di Messe, ma eliminò gli "elogi" ai "nemici".

 
  3 APRILE 1943 - Opponendo sempre una strenua e ordinata resistenza, le forze italo-tedesche cominciano ad arretrare verso nord sulla cosiddetta linea di Enfidaville.
 
  5 APRILE 1943 - Nella notte l’8ª armata del gen. Montgomery sferra un poderoso attacco alla linea dell’Akarit. A mezzanotte la 4ª divisione indiana raggiunge quota 275 aggirando cosi da sud l’Akarit. Ma la linea non viene sfondata e le truppe dell’Asse possono retrocedere ancora verso nord, verso cioè la nuova linea difensiva di Enfidaville, una serie di rilievi che si estendono fino al Djebel Mansour e che rappresenta l’ultima protezione di Tunisi. Le perdite dell’Asse sono enormi: la divisione italiana Centauro è stata sciolta e quelle che sono rimaste non raggiungono il 50% degli effettivi.
 
  6 APRILE 1943 - BATTAGLIA DI AKARIT - Comincia alle ore 23, con il fuoco di 450 cannoni di Montgomery, il quale dispone anche di 500 mezzi corazzati, mentre la 15ª divisione tedesca ne ha soltanto 16. La battaglia dura un giorno solo, ed è "la battaglia più violenta e selvaggia dopo El Alamein" (scriverà Montgomery).
Nonostante il dovere superiore al coraggio e le numerose perdite, gli italiani debbono retrocedere ancora di 250 chilometri, fino al caposaldo di Enfidaville (luogo dell'ultima battaglia, e di qui arretrando comincerà la difesa ad oltranza)

 
  7 APRILE 1943 - Hitler crede ancora ai miracoli. Mussolini lo incontra a Salisburgo (il vertice si protrarrà fino all’ 11): i due discutono la situazione militare dopo le cocenti sconfitte degli eserciti dell’Asse su tutti i fronti.
Mussolini vorrebbe che Hitler avviasse trattative per una pace separata con la Russia in modo da rafforzare il fronte sud-europeo. Ma il Führer non sente ragioni; soggioga il Duce con le sue mirabolanti visioni di vittorie future, anche in Africa. (“Duce” dice tra l’altro “io vi garantisco che l’Africa sarà difesa. Verdun resistette all’attacco dei migliori reggimenti tedeschi. Non vedo perché non dovremmo resistere anche noi in Africa. Col vostro aiuto, Duce, le mie truppe faranno di Tunisi la Verdun del Mediterraneo..”): Mussolini si lascia convincere.
Ma nelle stesse ore in Tunisia l'8ª armata inglese si ricongiunge con la 1ª armata americana non lontano da Graiba, nel golfo di Gabès.
Il giorno dopo alla linea di Enfidaville i reparti italiani rimasti senza ordini e isolati sulla destra dello schieramento, si arrendono dopo aver cercato senza successo di disimpegnarsi.



  12-19 APRILE 1943 - Solo Enfidaville separa l’8ª armata da Tunisi. Si sta avvicinando l’ora dell’offensiva finale. Per due giorni gli italiani tengono in scacco una intera divisione a Takrouna, facendo fallire il piano di sfondamento di Montgomery.
 
  22 APRILE 1943 - Il gen. Montgomery interrompe l’attacco della sua 8ª armata contro la linea di Enfidaville. Contemporaneamente la 1ª armata inglese (al comando del gen. sir Kenneth Arthur Anderson) lancia una serie di attacchi sulle alture a sud- ovest di Tunisi: il V corpo britannico punta verso Longstop Hill e Peter’s Corner (che dominano la valle del fiume Medjerda) nell’intento di avanzare su Tunisi passando attraverso la località di Massicault; il Il corpo statunitense del gen. Bradley attacca in direzione di Mateur (tenendo in particolare conto la “Quota 609” da cui si domina la cosiddetta “Trappola per topi", una valle attraverso la quale si può arrivare facilmente alla pianura), mentre al sud il IX corpo britannico avanza verso la pianura di Goubellat.
 
  1 MAGGIO 1943 - Gli americani conquistano “Quota 609” ma non riescono a procedere per l’accanita difesa tedesca. In particolare la 1ª divisione corazzata americana è bloccata dalle retroguardie nemiche nella “Trappola per topi” il grosso dell’esercito tedesco ripiega verso Mateur, dove organizza una nuova linea difensiva.
 
  6 MAGGIO 1943 - All’alba si scatena l'azione a fondo su un fronte di tre chilometri; protette da un formidabile fuoco d’artiglieria (e da 2500 sortite di aerei) la 6ª e la 7ª divisione corazzata, del IX corpo inglese, riescono dal varco di Massicault, a penetrare nella pianura alle spalle di Djebel Bou Aoukaz, creando lo scompiglio nelle comunicazioni e nei collegamenti delle forze dell’Asse. Pur con molta difficoltà, le due divisioni corazzate inglesi riescono a raggiungere Massicault.
A sud continua l’avanzata delle truppe francesi in direzione di Pont-du-Fahs, mentre a nord, la 9ª divisione americana punta su Biserta e la 1ª corazzata americana, superata Mateur, marcia su Ferryville (a nord) e su Protville (a est).

 
  7 MAGGIO 1943 - Gli americani entrano a Biserta, gli inglesi conquistano Tunisi, i francesi raggiungono Pont-du-Fahs. La resistenza delle truppe dell’Asse comunque continua anche se il generale tedesco Shnarrenberg incaricato della difesa di Tunisi si è allontanato senza lasciare disposizioni alle truppe. E pure il generale Von Arnim, recatosi a Roma per conferire, non si è più visto. Così un altro generale, Bayerlein, colpito da reumatismi si è imbarcato pochi giorni prima.
Crollato il settore della 5ª armata germanica, la 1ª armata italiana è rimasta accerchiata, investita a est dalle forze di Montgomery. Unica difesa il petto degli uomini quasi senza munizioni.
Questa difesa a oltranza degli italiani in Tunisia è una pagina poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale, ma vi sono segnate in rosso tutti gli errori, tutte le incompetenze e tutte le irresponsabilità dei comandanti italiani, del fascismo e della monarchia. Sono invece sottolineate la capacità degli italiani di combattere con la dignità, anche in paurose condizioni di inferiorità come numero e come armamento.



  8 MAGGIO 1943 - Un convoglio italo-tedesco, formato da 3 piroscafi, riesce a raggiungere le acque di Tunisi, dove però viene attaccato da unità inglesi: le navi dell’Asse colano a picco senza poter scaricare nulla. In mattinata il comando del Gruppo di armate italo-tedesche in Nordafrica segnala che nessuna delle sue unità può muoversi per mancanza di carburante.
 
  11 MAGGIO 1943 - Cessa ogni resistenza da parte delle truppe dell’Asse: gli Alleati hanno conquistato tutto il paese. In Africa è proclamato il “cessate il fuoco”.
 
  12 MAGGIO 1943 - Le truppe tedesche, alcune attraversano il canale di Sicilia con ogni mezzo di fortuna e si mettono in salvo, altri sono costretti ad arrendersi.
Messe non si arrende, ma si arrocca sulle colline a sud di Tunisi. Fa sapere a Roma che "condividerò la sorte dei miei soldati, anche con la prigionia se necessario".
Mussolini pur lontano, da Roma, con un senso di rispetto, lo lascia libero di prendere le sue decisioni. E Messe il giorno dopo si arrende.
Ma vogliamo ricordare un particolare: all'invito radio inglese di arrendersi incondizionamente, viene risposto "solo se ci concederete l'onore delle armi"- "altrimenti?" - "Non ci arrenderemo!".

 
  13 MAGGIO 1943 - Tra tedeschi e italiani hanno deposto le armi nella campagna d'Africa circa 250.000 uomini. Il gen. Alexander invia a Churchill il seguente messaggio: “E' mio dovere informarla che la campagna di Tunisi è terminata. Ogni forma di resistenza nemica è cessata. Noi controlliamo le spiagge del Nord Africa...”.
Per alleviargli il dolore della cattura, Mussolini promuove Messe Maresciallo d'Italia per meriti di guerra. Ma lui non segue i prigionieri, vola a Londra come "ospite di riguardo" degli inglesi.

Montgomery nel suo libro di memorie gli italiani li liquidò con poche righe feroci "... si arrendevano a mandrie, al comando di generali che avevano preparato già le valige". (righe che in Italia provocarono decine di violenti articoli).

Mentre "I suoi soldati" (di Messe) furono scaraventati nel Sud Africa, in Rhodesia; torneranno dalla prigionia nel 1946!. Umiliati perché avevano perso, offesi perché si erano arresi, disprezzati perché gli onori in quel periodo (1946 e successivi) erano riservati tutti ai partigiani; che in Italia dalle caserme erano scappati a casa e poi sui monti.

NOTA: Il Generale CAVALLERO, rimosso come Capo di Stato Maggiore, finirà in galera prima dell'8 settembre 1943, accusato da Badoglio di essere antiamericano (!). Si difese con un memoriale affermando che era stato invece sempre anti-tedesco. Ma lasciato libero l'8 settembre (prima della fuga di Badoglio e il Re) il memoriale finì in mano tedesca (Badoglio lo lasciò sulla sua scrivania). Ovviamente seguì l'arresto immediato di Cavallero; che dopo 24 ore era già morto "suicidato" con un colpo di pistola alla tempia destra; lui che era mancino. (Cavallero aveva sostituito sul fronte greco Badoglio che fu radiato dal comando con tante polemiche sulla stampa. Cioè fu allora stroncata la carriera di Badoglio. Non ebbe più nessun incarico. Si prese la rivalsa il 25 luglio '43).

Mentre il Generale MESSE, rimosso dal comando dell'Armir in Russia (anche lui con forti polemiche), successivamente fu inviato in Africa dopo la partenza di Rommel (Assumendo prima il comando delle truppe italiane poi - con la partenza di Rommel - anche quelle tedesche (!?).
Dopo la sua "cattura" in Tunisia, dopo l'8 settembre '43, dall'Inghilterra rientrò in Italia nel novembre del '43; unitosi al Re e a Badoglio fu nominato Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Italiane fino al 1945.
Una carriera splendida per un nemico degli Alleati e prigioniero di guerra dopo una resa!

Ancora Montgomery: quando gli chiesero un'opinione sull'armistizio firmato dall'Italia, rispose semplicemente "Il più grande voltafaccia della storia"; gli spiegarono pazientemente che gli italiani, diventavano un'altra cosa, che non erano più nemici. Lui se ne uscì con una battuta lapidaria "Cobelligeranza? Che roba è?".



DOVE POI FINI' ROMMEL?

  21 LUGLIO 1943 - Rommel lascia il suo Quartier Generale in Germania, dov'era rientrato, per recarsi a ispezionare le difese dell’Asse in Grecia e nell’Egeo: è in questo settore infatti che i tedeschi temono un nuovo sbarco alleato.
 
  15 AGOSTO 1943 (la destituzione di Mussolini è avvenuta il 25 luglio) troviamo Rommel a Bologna dove avviene un incontro italo-tedesco a carattere strettamente militare per discutere le rispettive strategie nella penisola: a guidare le due delegazioni oltre che feldmaresciallo Erwin Rommel c'è il gen. Mario Roatta, capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano. La discussione si svolge in un clima estremamente teso a causa dei sospetti dei tedeschi sui movimenti di truppe italiane dal Sud al Nord dell’Italia e delle reciproche velate accuse di perseguire fini che non sono propriamente quelli di due alleati. Il convegno si conclude senza nuove risoluzioni: lo scontro è solo rimandato (all'8 settembre, quando al mattino viene data a Rhan, la "parola d'onore" di Badoglio, che "l'Italia non tradisce l'alleato tedesco, marceremo con voi fino in fondo").
Nel frattempo gli italiani iniziato il laborioso negoziato con gli Alleati con il gen. italiano Giuseppe Castellano, hanno già firmato lìarmistizio. La diffusione per radio prevista per la stessa sera dell'8 settembre).

 
  9 SETTEMBRE 1943 - Troviamo Rommel scendere in Italia con una panzerdivision per organizzare e per contrastare con la linea Gustav (da Roma a Pescara - La base di questo comando è a Chieti) l'avanzata degli Alleati sul Sangro. Rommel si ritrova nuovamente con il comandante Kesserling. Fra i due c'è molta incomprensione e tanta ruggine ancora dall'Africa. Rommel compare diverse volte a Palazzo Mezzanotte a Chieti. Lui contrariamente a Kesserling vorrebbe arretrare e consolidare le armate nel "baluardo appenninico" bolognese. Kesserling insiste sul Sangro ed è lui alla fine il 21 novembre ad assumere in comando di tutto lo schieramento in Italia e a fortificare la linea del Sangro.
Churchill ha colto al volo "l'errore" di Kesserling. Il 29 dicembre scende a Tollo-Orsogna, viene a prendersi Montgomery e lascia il comando a Leese; che farà melina per 10 mesi, mentre Montgomery va a organizzare lo sbarco in Normandia.
Rommel viene destinato anche lui in Normandia prima del grande sbarco del 6 giugno 1944. Ma non ottiene nessun comando, soltanto la nomina di ispettore alle difese sotto la direzione del maresciallo Von Rundstedt (ancora lui! Mandato in pensione in Russia per aver ordinato una resa, richiamato da Hitler in gran fretta. Quello che un giorno aveva definito Rommel "il pagliaccio del circo di Hitler"). In Normandia Hitler come aiutante gli dà proprio Rommel; ed ovviamente tra i due iniziano gli screzi, non si sopportano a vicenda e hanno vedute diverse).
Rommel quel 6 giugno allo sbarco era assente, volato a Berlino per festeggiare il compleanno della moglie.
Ma ricordiamo non era lui a dover guidare le armate, nè tanto meno poteva muoverle dove voleva lui, il suo superiore era Von Rundstedt (che era contrario a Rommel, anche quando aveva ragione. Questo prima di essere mandato a casa anche lui. Tuttavia il...

 
Il Generale Erwin Rommel   17 GIUGNO 1944 -
Per Rommel in Normandia si ripete il dramma di El Alemein (quando voleva arretrare) e quello del Sangro (anche qui arretrare). La 9ª divisione del VII corpo USA lanciata una poderosa offensiva sulla costa occidentale della penisola del Cotentin ha isolato tutta la parte settentrionale (Carteret -Cherbourg). Rommel propone di evacuare la penisola, ma Hitler non vuol nemmeno sentire parlare di arretramenti e di sgomberi. Non resta che ordinare alle divisioni che si trovano a nord (709ª, 243ª, 91ª e 77ª) di sacrificarsi per Cherbourg: mentre il resto del corpo tedesco (7ª armata del gen. Dollmann) viene schierato inutilmente a difesa della base della penisola del Cotentin (verrà travolta). Hitler convoca bruscamente i marescialli Rundstedt e Rommel a Margival, e si esibisce in una delle sue solite sfuriate. L’armata dell’ovest, dice, “si è lasciata cogliere nel sonno” e accusa le truppe di vigliaccheria. Rommel (pur non responsabile delle operazioni belliche) cerca di controbattere, mette in evidenza la sproporzione tra le forze alleate e quelle tedesche, propone nuovamente lo sgombero della penisola del Cotentin. Hitler però non cede. Come al solito ordina di "resistere fino all'ultimo uomo". Ed esonera nuovamente Von Rundstedt. Poi richiamato ancora a fine '44, questa volta dagli altri comandanti, Von Rundstedt si scontra ancora con Hitler che lo destituisce e lo manda definitivamente a casa a vita privata (sarà uno dei pochi "grandi" generali a salvarsi dal processo di Norimberga).

A Rommel si rivolgono alcuni ufficiali sfiduciati che chiedono "se il sacrificio dei superstiti è ancora necessario?”. Rommel risponde seccamente: “Conformemente agli ordini del Führer dovete resistere fino all’ultima cartuccia”.
Ma in un rapporto inviato al comando generale dello Heeresgruppe Ovest, il feldmaresciallo Rommel drammaticamente sottolinea che dal 6 giugno, giorno dell’attacco anglo-americano in Normandia, le unità impiegate hanno perso tra morti, feriti e dispersi, quasi 100.000 uomini (di cui 2360 ufficiali) dei quali solo un decimo è stato rimpiazzato; e avverte che il logoramento delle truppe è progressivo e inarrestabile.
Conclude il documento con annotazioni decisamente pessimistiche: “Il nemico è sul punto di frantumare la nostra debole linea del fronte e di penetrare profondamente nell’interno della Francia”. Con gli intimi è stato ancora più caustico "Il ns. Vallo Atlantico? E' il più grande bluff della nostra propaganda".

 
  20 LUGLIO 1944 - Crescono i pessimisti, più nessuno crede alla vittoria, si forma una congiura decisa a rovesciare Hitler assassinandolo. Ma a Rastenburg, nella Prussia orientale, l’attentato del colonnello Stauffenberg alla vita di Hitler fallisce.
Svanisce il progettato Putsch per rovesciare il nazismo e per fermare la guerra.

 
  14 OTTOBRE 1944 - LA MORTE DI ROMMEL - Sospettato di aver preso parte, anche se indirettamente, al complotto-attentato del 20 luglio contro Hitler, il feldmaresciallo Rommel (secondo una versione abbastanza verosimile) è costretto a togliersi la vita con una fialetta di cianuro per ordine dello stesso Führer. Unica concessione al valoroso ufficiale la possibilità di scegliere tra il processo davanti al tribunale del popolo per aver complottato contro la vita di Hitler e il suicidio col veleno.
In realtà, Rommel aveva dato un’adesione di principio alla congiura del 20 luglio, ma non aveva preso parte attiva al complotto.
Rommel avrà imponenti funerali di stato, voluti da Hitler; si dice per evitare lo scandalo, ma soprattutto - essendo Rommel così popolare - per evitare l'effetto demoralizzante sul popolo.

In bene o in male si è sempre parlato tanto di Rommel. E stato il comandante più popolare di tutta la Seconda Guerra Mondiale. Per due anni l'indiscusso protagonista. Uno dei pochi che aveva capito... "Come potremo vincere questa guerra se perdiamo qui in Africa?".

Un mito che è entrato nella storia. Pur con tanti difetti un uomo fuori dal comune.
Per la sua rapida carriera dagli invidiosi colleghi più titolati, fu accusato di essere amico di Hitler.
Rommel, con le sue qualità, con il suo coraggio, sempre presente di persona in prima linea, grande tattico che rivoluzionava i piani prestabiliti nel pieno delle battaglie, non ne aveva bisogno.



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