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EL ALAMEINSECTION
Il Generale Erwin Rommel Il diario del
Gen. Feldmarschall
Erwin Rommel

da WWW.CRONOLOGIA.IT

  PREMESSA - Presumibilmente tale materiale nella mente di Rommel doveva servire come canovaccio per una documentazione sulla sua attività in Africa. Il Diario che parte dal 1939 e termina il 1943 fu posto in salvo dal sottufficiale aiutante Moser, che aveva avuto l'incarico da Rommel stesso di conservarlo, ma anche di aggiungere alcune note quando non lo faceva Rommel di persona; Moser riuscì alla disfatta a porlo in salvo. Una copia è finita negli Stati Maggiori degli alleati, ed è conosciuto come il "Diario di Rommel". Questa storia quindi non è una rivisitazione dei fatti, ma è l'originale pubblicato in Italia nel dopoguerra. Molte polemiche dovevano ancora nascere. Con Rommel però assente, perchè lui era ormai morto in un misterioso incidente.

Rommel è stato uno di quei grandi generali che abbia espresso la seconda guerra mondiale, anche se è passato alla storia solo con il nome "La Volpe del deserto", fama che alimentarono gli inglesi per sminuire le proprie sconfitte, o alimentò lo stesso Montgomery per aumentare il valore della sua vittoria su Rommel.

All'inizio del conflitto con la Polonia, Rommel registra le sue impressioni, negli appunti e nelle lettere che egli invia alla moglie: (inizia il Diario)

 
  POLSIN, 31 AGOSTO 1939 - L'attesa rende nervosi, ma è inevitabile. Il Führer sa perfettamente ogni volta, quale sia la giusta via. Finora egli è stato sempre in grado di risolvere i problemi più difficili e lo sarà certamente anche questa volta. L'offensiva tedesca contro i polacchi viene sferrata all'alba del 1° settembre. Lo Stato Maggiore predispone un'azione a tenaglia con due gruppi di armate, uno al comando del Generale von Bock (Gruppo Nord: II e IV Armata) e l'altro agli ordini di von Rundstedt (Gruppo Sud: VIII, X, XIV Armata) Già nelle prime 24 ore lo sfondamento del fronte polacco è un fatto compiuto.
 
  POLZIN, 2 SETTEMBRE 1939 - Già da un giorno conduciamo la guerra contro la Polonia. I successi hanno superato di gran lunga le nostre aspettative e le nostre truppe nella loro miglior forma. Sono curioso di vedere se Inghilterra e Francia vorranno accorrere in aiuto di questa nave che affonda. Se lo fanno, sono affari loro. Il Führer non è ancora venuto qui: egli naturalmente sarà molto indaffarato a Berlino.

Dopo un lungo silenzio - campagna di Francia e la sua nomina a Generale incaricato del comando di un Corpo d'Armata - Rommel è a Berlino per conferire con Hitler. Dopo il colloquio, è costretto a letto per un attacco di reumatismi. Ristabilitosi riprende la corrispondenza il 6 febbraio 1941, precisando i termini del colloquio con Hitler, quello avuto successivamente con von Ribbentrop e Canaris prima di partire per l'Africa.
Ricordiamo che il 28 ottobre Mussolini ha dichiarato guerra alla Grecia. L'8 novembre l'offensiva verrà bloccata, a metà mese, c'è l'ordine della ritirata, ma ormai l'esercito è impantanato. Il 12 novembre viene attaccata dagli inglesi la base di Taranto. Il 4 dicembre Badoglio viene esonerato dal comando delle operazioni in Grecia.
L'8 dicembre si scatena l'offensiva inglese a Tobruk in Africa, gli italiani sono costretti a ritirarsi: il 10 dicembre perdono Sidi Barrani; il 15 si ritirano su Bardia; attaccata poi il 1° gennaio 1941 cade il 5 con 120.000 soldati italiani fatti prigionieri. A pochi giorni prima dell'arrivo di Rommel in Africa, il 2 febbraio 1941, si svolge la più sanguinosa battaglia in Africa, quella di Keren. Fra morti e feriti - dopo un lungo assedio - le due parti lasceranno sul campo 50.000 uomini. Rommel viene chiamato da Hitler a comandare un corpo di spedizione in Africa per togliere Mussolini dai pasticci. Inoltre c'è anche il problema Balcani-Grecia.

 
  BERLINO, 6 FEBBRAIO 1941 - Puoi immaginare come mi giri la testa dopo tutti questi avvenimenti. Cosa verrà fuori da tutto questo? Passeranno mesi prima di poter vedere gli effettivi sviluppi della situazione.
Il colloquio con Hitler; ai primi di febbraio, è durato circa due ore. Il Führer è sereno e fiducioso, però mi è parso stanco. Ha parlato quasi sempre lui. Anzitutto ha fatto un giro d'orizzonte dei fronti di guerra italiani, nei Balcani ed in Africa. La situazione in Albania è divenuta sempre più grave: lo smacco italiano incrina il prestigio dell'Asse e soprattutto il suo onore militare. L'Italia fascista rischia di essere sconfitta in Albania e gettata in mare da un pugno di levantini. Hitler insiste nell'affermare che l'attacco alla Grecia fu da lui sconsigliato personalmente al Duce e che von Rintelen non mancò di esprimere a Badoglio, a Ciano ed a Mussolini le riserve sue (di Hitler) circa i mezzi approntati ed i piani predisposti dallo S.M. Italiano. Il meno che si possa pensare è che gli italiani si siano ingolfati nell'avventura senza alcuna preparazione e soprattutto senza conoscere neppure il terreno su cui avrebbero dovuto combattere. E' semplicemente sciocco pensare che con 4 o 5 divisioni di fanteria, senza alpini né forze corazzate e senza una adeguata preparazione aerea, gli italiani potessero scavalcare le dure montagne dell'Epiro. Hitler mi fa vedere il rapporto del Maggiore S, degli Alpenjager, mandato con una missione in Albania. S. ha visitato tutto il fronte greco-albanese e precisa che le condizioni del terreno sono addirittura spaventose: fango, rocce, pietraie.

Gli italiani sono oltremodo disorganizzati. Le divisioni vengono mandate al fronte senza artiglierie, con vestiti di tela, senza riserve nè viveri. Le munizioni scarseggiano, i servici logistici non funzionano, l'opinione sui generali è pessima, il morale dell truppe italiane è scosso. Non c'è la più vaga idea di un piano strategico. S. ha riferito un giudizio di un colonnello Italiano a C. a Tirana: "Questa guerra non è una guerra, ma il pettegolezzo delle quote. Infatti gli italiani si aggrappano ad una quota e tutti i Comandi, compreso il Comando superiore di Tirana, si polarizzano attorno a quel pezzetto di fronte, perdendo uomini e prestigio. Il colpo contro la Grecia è stato un grave errore: un colpo di testa di Ciano e di quelli del Ministero degli Esteri Italiano, per ripicca contro le nostre vittorie, Mussolini non riesce a tenere in pugno i suoi uomini: è sempre in buona fede ed i suoi lo tradiscono. Mi risulta dice Hitler che le cifre che i vari Sottosegretari ministeriali gli presentano, specie in materia militare, sono sempre false. Von Rintelen mi ha detto che è riuscito ad avere ben 7 cifre diverse, da altrettanti uffici pubblici italiani, sull'argomento ferro e carbone. All'impreparazione e alla imperizia, gli italiani uniscono uno scetticismo da levantini ed una abitudine alla menzogna che da noi sarebbe punita con la morte, se avvenisse in tempo di guerra.

Il Generale Erwin Rommel E' poi provato che molti generali del gruppo Badoglio sono antifascisti e antitedeschi: essi avevano troppe simpatie per i francesi e sono tutti massoni: ho un interessante rapporto con Roma in merito, dell'epoca in cui l'Italia iniziò le sue sfortunate operazioni in extremis contro la Francia, che noi avevamo già piegata. Del resto, in Savoia senza il nostro intervento, i francesi avrebbero rigettati gli italiani fino al Po. Poi in Italia la guerra non è popolare: Canaris (Capo dei Servizi Segreti del Reich. Ndr) mi dice che troppi italiani sono simpatizzanti dell'Inghilterra, specialmente a Genova. E gli agenti nemici in Italia trovano un terreno fertile, sia perchè gli italiani sono chiacchieroni, sia perchè molti sono pagati dal nemico. Vi sono molte radio cleandestine e Canaris insiste perchè io intervenga presso il Duce. Sarà bene - mi dice Hitler - che lei veda Canaris prima di partire. E vada anche da Ribbentrop.

Hitler ha poi parlato della Russia, e in termini sospettosi. Ha detto che non bisogna fidarsi di Stalin e dei bolscebichi. Esiste inoltre nello Stato Maggiore russo, una corrente che fa capo a Zukov, nettamente favorevole alla guerra e che riuscirà a silurare il generale Morizkov. Bisogna prepararsi sul fronte orientale e respingere in Asia il barbarismo sovietico.

Tornando a parlare della situazione sul fronte greco, Hitler ha elencato tutte le deficienze italiane ed ha sottolineato che non ha fiducia come Mussolini, in Cavallero, di cui all'Ambasciata tedesca a Roma sottolineando la vacuità, la scorrettezza, l'incompetenza, salvo quella di darla intendere. Cavallero non gode di alcun prestigio nell'esercito, perché si é dedicato e si dedica agli affari; non è un uomo serio né un soldato.

La situazione sul fronte greco è grave. L'offensiva di Tepelenì minaccia di travolgere gli italiani e questo bisogna assolutamente evitarlo. E' incomprensibile come gli italiani non riescano a portare rifornimenti attraverso quel Lago che è l'Adriatico. La Marina Italiana pretende di battersi in Atlantico insieme ai nostri sommergibili ed è incapace di assicurare il traffico fra Bari e Durazzo. Hitler mi legge parte di un rapporto del Maggiore d'Aviazione W. da Foggia, ove si trova con le 5 dozzine di Junkers da trasporto messi a disposizione degli italiani per i rifornimenti. Egli si lamenta dell'assoluta indifferenza del Paese (l'Italia) nei riguardi della guerra e degli sforzi di guerra. Gli italiani dice Hitler sono emotivi, ma non umani. W. denuncia il sabotaggio verso ogni sforzo a favore del fronte albanese e la mancanza di entusiasmo. Egli ha protestato presso il Comando Superiore di Tirana perchè i trasporti di truppe di rinforzo avvengono disordinatamente senza criterio: reparti isolati, senza armi, senza munizioni. I reparti come arrivano all'aeroporto di Tirana vengono avviati al fronte, al macello. Spesso si tratta di reclute vestite il giorno prima e che non hanno mai visto una mitragliatrice, W. ha parlato con ufficiali superiori, richiamati, che non hanno più fatto una esercitazione dalla guerra del '14.

Oberschütze 2° Battaglione mitraglieri Cirenaica maggio 1941 Le condizioni stradali in Albania sono pietose. Anche le condizioni sanitarie dei soldati sono terribili. W. ha visitato il campo ospedale di Krionero, presso Valona, dove, al posto di 500 feriti, ve ne sono 3000, senza assistenza, senza medicine, con due soli medici, in mezzo alla sporcizia e agli insetti; molte vittime della cancrena gassosa, cosa che non si verifica più negli eserciti, dall'epoca della Beresina napoleonica. W. ha proposto al Comando Superiore di Tirana di trasportare in Italia questi feriti, visto che le navi non ci riescono: con gli Junkers che tornano a vuoto a Foggia dall'Albania, in pochi giorni i feriti sarebbero in patria. Ha trovato enormi incomprensibili difficoltà. Ne ha parlato a von Mackensen a Roma, il quale ha fatto un passo in questo senso. Ma gli italiani sembrano seccati del nostro intervento ed hanno chiarito che è preferibile evitare l'affluenza di troppi feriti in Italia, per non demoralizzare la popolazione. E' incredibile. Lo stesso è avvenuto quando W. ha proposto di trasportare in Italia, da Tirana la posta militare: si tratta di migliaia di sacchi di posta diretta alle famiglie dei soldati italiani, famiglie che sono prive di notizie da mesi. Anche in questo caso, W. è stato mandato da Ponzio a Pilato e non è riuscito a portare in Italia uno solo delle migliaia di sacchi di posta che marciscono a Durazzo.

Hitler continua col dire che la situazione greca è grave e quindi ha deciso comunque un intervento. Ne ha scritto a Mussolini. Sarà necessario rinforzare le truppe in Bulgaria per alleggerire il fronte albanese. Intanto bisogna seguire con calma la situazione della Jugoslavia che rappresenta un fattore importante nei Balcani, anzi la chiave di volta della situazione. L'intervento nostro in Grecia, ad ogni modo, taglierà la testa al toro. Egli ha studiato da tempo, insieme al nostro Comando Generale, tutto il piano dell'azione in Grecia e ne ha discusso a lungo con Mussolini il mese scorso (il 19 gennaio), nel suo incontro in Austria. Hitler mi dice di essere guardingo, in Italia, con generali e persone della Corte. Egli stesso ha messo in guardia Mussolini contro gli intrighi della Casa Reale italiana e del Vaticano; l'ambiente che circonda il Re d'Italia è nettamente antitedesco. Sono stati apparentemente amici nostri quando credevano che in pochi mesi avremmo fatto fuori Francia e Inghilterra ed il piccolo Re sperava di aggiungere qualche altro straccio alla sua corona, come l'Impero d'Etiopia e la corona d'Albania. Canaris non mi nasconde che ha molti timori da quella parte (Casa Reale) e ritiene che, attraverso il canale vaticano, la Corte mantenga relazioni delittuose con Londra. Ne ho parlato apertamente con Mussolini, il quale conviene che il RE da un certo tempo a questa parte è pessimista; egli ritiene d'altra parte che alla prima vittoria il suo umore cambierà.

Bisogna andare cauti con gli italiani, i quali sono di poco valore e permalossissimi, come gli spagnoli. I soldati, mi dice S., in Libia si battono benissimo, per quanto mal comandati e senza mezzi. La ritirata in Libia è dovuta alla carenza di rifornimenti. Badate bene voi (è Hitler che parla) a mettere le cose a posto; l'Africa Korps dovrà farsi onore; è del resto il vostro campo. La ritirata da Sidi el Barrani e la caduta di Tobruk sono dovute ad impreparazione, e, se l'aviazione dell'Asse fosse stata dominante, gli inglesi non avrebbero fatto un passo avanti. Bisogna curare al massimo la preparazione dell'offensiva. Abbiamo esaminato la situazione sulle carte; io ho assicurato il Führer che farò come sempre il mio dovere fino all'ultimo e spero di raggiungere la terra dei Faraoni, se Dio mi aiuta"

Rommel prima di partire per l'Italia, dopo l'incontro con Hitler, ha un colloquio con von Ribbentrop e con Canaris e nella stessa lettera li accenna entrambi. (Ndr.)
 
Il Generale Erwin Rommel   DIARIO (Rommel) - Von Ribbentrop è meno fatuo del solito. E' comunque una bella mente politica. Abbiamo fatto un lungo giro ed un esame della situazione in Italia ed in Africa. Ribbentropp mi mette in guardia contro l'umore italiano. Il morale del popolo italiano è basso, molto basso ed ostile alla guerra, da quando le probabilità di una nostra rapida vittoria sono almeno rinviate. Mi consiglia di diffidare dagli ambienti romani, soprattutto del clero, dell'aristocrazia della Corte e della diplomazia. I diplomatici italiani, mi dice Joachim, erano malati del mal francese fino a che la Francia non è stata piegata. Allora pretendevano di fare la parte del leone, ora sono malati di anglofilia. Lo stesso Ciano è persona da non fidarsene; non ama i tedeschi, e questo gli viene dal padre che ha combattuto contro gli austriaci, e soprattutto teme che, con una vittoria nostra, il suo ruolo venga a cessare. Von Ribbentrop deve conoscere molto bene Ciano ed il suo ambiente perché ne parla con dettaglio. Dice che Ciano fa da freno a Mussolini, quando si tratta dell'Asse e poi vuol fare di testa sua, come nel caso della Grecia. Mi ripete pressa a poco le stesse frasi di Hitler circa quanto dice Canaris. Deplora che l'avventura in Grecia abbia costretto a rivedere tutta la situazione balcanica. Per l'Africa settentrionale teme che, se non interveniamo subito, gli inglesi arrivino a Tripoli e non si sa cosa farebbero in tal caso, i francesi del Nord Africa. Ho insisitito con lui perchè venga trovata una soluzione per Tunisi che è indispensabile avere in saldo possesso insieme a biserta, a meno di non voler rischiare di perdere il controllo del Nord Africa a favore degli inglesi.

Ribbentrop dice che per Tunisi è prematura ogni azione onde evitare di crearci delle difficoltà con i francesi, poi non vuol fare il giuoco di Roma, che vorrebbe porre un'ipoteca sulla Tunisia e forse su tutto il Nord Africa. I francesi, dice Ribbentrop, non ci amano, ma ci temono e ci apprezzano; invece odiano e disprezzano gli italiani per cui portare gli italiani a Tunisi significa alienarceli tutti i francesi di buona volontà e pregiudicare la nostra politica in Occidente. Io ho insistito e gli ho fatto vedere sulla carta quale guadagno faranno i rifornimenti se il Canale di Sicilia sarà in mano dell'Asse, con la base di Biserta. Ho anche insistito perchè si affretti la preparazione dell'attacco a Malta, il cui possesso è indispensabile per le buone operazioni in Libia.

Mi ha detto che la faccenda di Malta non la ritiene importante: al Comando Supremo gli hanno detto che basta neutralizzare l'isola con l'aviazione. Comunque Ribbentrop non si interessa a Malta: egli è troppo diplomatico e poco militare per approfondire queste cose. Mi ha detto che il Vaticano si occupa di Malta ed anche l'Ordine dei Cavalieri di Roma (voleva dire di Malta. Ndr). Mi augura buon viaggio e torna a parlarmi di Ciano ed Attolico entrambi antitedeschi; egli critica la leggerezza di Ciano ed i pettegolezzi che egli ha fatto in Germania con signore anche poco conosciute. Mi racconta che ha criticato Farinacci e Buffarini Guidi in pubblico fra tedeschi, e che ha scherzato con compiacimento sulla morte di Balbo. Questi diplomatici vivono di pettegolezzi e pretendono di fare politica nonchè di obbligare poi i militari a risolvere i loro pasticci.

Qui accenna all'incontro avuto con Canaris, breve sosta a Roma poi volerà verso l'Africa raggiungendo il comando del corpo di spedizione tedesco; l'"Afrikakorps".

 
  DIARIO (Rommel) - Canaris. Molto preoccupato della situazione interna italiana. Diffidare della Corte, dello Stato Maggiore, del Vaticano. Curare i servizi d'informazione. Wessel mi darà i dettagli per la Libia e l'Egitto. Curare i cifrari. Massima riservatezza con gli italiani. I soldati e gli ufficiali in Libia sono i migliori. Preferibilmente, di tutti i contatti con gli ufficiali ed i Comandi italiani, fare verbale. Il SIM ha un buon servizio ed una discreta organizzazione; solo manca di continuità nelle direttive e nei Capi. Diffidare dell'ambiente Badoglio. I servizi della marina, specie lo Stato Maggiore ed il Servizio Informazioni sono ottimi. Gli Ammiragli italiani valgono molto di più dei Generali ed in genere la Marina italiana ha delle belle doti, tali da porla in grado di subire il confronto con le migliori marine. Peccato che manchi alla marina la decisione del Comando Supremo italiano, che è in mano all'esercito. L'Aviazione italiana è disorganizzata: la produzione scadente e deficitaria. Ottimi e coraggiosi i piloti.
Non prestare mai fede alle cifre in Italia. Gli italiani sono capaci di darla a bere anche a Mussolini. Diffidare dell'Ambasciata tedesca a Roma, dove sono pochi i nazisti: comunque Canaris è certo che von Mackensen sia un buon tedesco: La diffidenza fra i tedeschi e gli italiani è, secondo lui, che i primi dimenticano tutti i loro litigi e le diffidenze di vedute quando la sorte della patria è in giuoco, mentre i secondi approfittano della guerra per le loro risse interne.
Gli antifascisti italiani si augurano il crollo dell'Asse per vedere in rovina il Duce e il fascismo, anche a costo della rovina della Patria. Questo è inconcepibile per ogni uomo d'onore tedesco, inglese o giapponese. A riprova di ciò, mi cita i casi numerosissimi delle radio clandestine in Italia che comunicano con Malta ed Alessandria, tutte azionate da Italiani sovversivi, specialmente genovesi e milanesi. Mi augura buon viaggio e mi conferma che mi manderà in Libia Ratzkellerr.

(Fine della lettera alla moglie) Il 15 febbraio, Rommel atterra in Libia. E così inizia il suo diario in Africa.

  Il General Feldmarschall Erwin Rommel in Nord Africa mentre coordina le manovre dell'Afrika Korps.

  16 FEBBRAIO 1941 - Ieri dominava il ghibli e mi è stato impossibile servirmi dell'aereo per fare subito una perlustrazione. Ho così in questa occasione visitato una Divisione italiana che mi ha fatto un'ottima impressione.
 
  17 FEBBRAIO 1941 - Abbiamo, i Comandanti italiani ed io, una magnifica reciproca comprensione. Non potevo augurarmi una migliore collaborazione. I miei carri armati sono ora in prima linea, sul fronte che è già stato spinto in avanti di 500 km verso oriente. Gli altri non possono far altro che filare.
 
  2 MARZO 1941 - Ieri ho passato in rassegna le truppe italiane di fresco giunte dalla Patria. Dopo il Comandante mi ha fatto dono di un magnifico carro-abitazione da campo. Di ciò sono molto felice, perché esso mi sarà molto utile nelle prossime settimane.

Rommel, scrive le righe sopra e contemporaneamente scrive pure le note che invia a Berlino.

Gli italiani, qui in Africa, sono degli ottimi camerati e dei bravi e valorosi soldati. Se avessero i nostri mezzi e la nostra disciplina, potrebbero gareggiare con le nostre migliori truppe. L'episodio di Giarabub (allego un dettagliato rapporto sul fatto e sulla figura del Maggiore Castagna, di cui il Ministero della Propaganda potrebbe servirsi benissimo) rivela le doti di coraggio degli italiani.

Rommel si dilunga quindi sui preparativi per l'azione sulla linea Farafa-Aghelia. Pensa alla trama di un film da intitolarsi "Sieg in Africa" (Vittoria in Africa) e ne studia i dettagli con il sergente Brausstub, un tecnico cinematografico.
In data 5 marzo, manda un rapporto a Roma e a Berlino sulle deficienze condizioni dell'artiglieria italiana.

 
  5 MARZO 1941 - L'antiareea è costituita da vecchissimi Skoda da 75 mm., ancora della guerra 1914-18; ho visto perfino mortai di bronzo antiquati, già dell'esercito austro-ungarico... Gli aerei sono logorati e non vengono ricambiati. I piloti italiani fanno miracoli. Gli apparecchi da ricognizione, mi dice Zecht, sono vecchi Caproni, inermi e lenti, micidiali per chi vola...Gli autosiluranti sono empirici e rudimentali: l'unica cosa viva è il valore e il coraggio dei piloti; un nostro aviatore rifiuterebbe di decollare con quegli apparecchi che qui chiamano a ragione "Totebahren" ("Casse da Morto").
 
  12 MARZO 1941 - Sono qui da 4 settimane. Come è mutata la situazione in questo periodo di tempo! Molte volte mi sembra quasi un miracolo!

La collaborazione con gli italiani è sempre feconda. Rommel viene insignito di un Ordine cavalleresco italiano. Quale ufficiale di collegamento gli viene dato "il genero del Re, un uomo molto simpatico" (Calvi di Bergolo). Altro rapporto di Rommel a Roma, mandato in aereo, in cui ripete, come un leit-motiv, le sue critiche all'armamento italiano:

 
Un soldato dell'Afrika Korps decorato con la Croce di Ferro   14 MARZO 1941 I fucili italiani si chiamano modello 91, perché rimontano all'anno 1891; gli italiani non posseggono mitra, i carri armati da 6 tonn. sono ridicoli. L'evacuazione della popolazione colonica italiana dalla Cirenaica è stato un errore. Ha ingorgato la Tripolitania, ha dato agli arabi il possesso della terra e dei poderi bellissimi che lasceranno poi di mala voglia, per cui rimarranno ostili all'Asse. Ritengo che Balbo non lo avrebbe permesso: egli non avrebbe fatto l'errore di Graziani di attaccare a fondo senza riserve, rifornimenti e, soprattutto, senza aerei sufficienti. Wawell lo ha battuto per l'aviazione. C'è poi un mistero, nel collasso fisico e morale di Graziani, che non mi spiego. Gli italiani lo criticano vivacemente e dicono che aveva paura e aveva perso la testa. E' difficile dare un giudizio sull'episodio: i contemporanei sono i peggiori critici. In guerra, buona parte del successo è dovuta alla fortuna e alla decisione ed i casi si ripetono spesso, con sintomatica analogia. Non bisogna affrettarsi a criticare. Il nostro grande Federico, diceva: "Chi legge la storia con riflessione, troverà che quasi sempre si ripetono le medesime scene, per le quali basta mutare il nome degli attori".
 
  17 MARZO 1941 - Gli inglesi sono sempre forti il doppio di noi, ma noi abbiamo in mano le posizioni migliori. Essi devono solo venire avanti e rompervisi i denti.

Il 1° aprile le truppe dell'Asse occupano Marsa Brega, il 2 raggiungono e conquistano Agedabia e Zuetina.

 
  3 APRILE 1941 - Dal 31 marzo attacchiamo con notevole successo. A Tripoli devono accorgersene, ed anche a Roma e, probabilmente, finanche a Berlino. Ho osato varie avanzate, malgrado le direttive opposte, perchè l'occasione era propizia. Esse daranno in seguito i loro frutti. Nessun altro avrebbe agito come me, al mio posto.
 
  4 APRILE 1941 - Ieri è stato un gran giorno. Ho ricevuto un messaggio del Führer in cui egli si congratula con me per gli insperati successi e mi dà nuovi ordini per l'ulteriore avanzata, che concordano pienamente con le mie prospettive.

Il 4 aprile, le truppe tedesche hanno occupato Bengasi, in 5 colonne miste sfrecciano nel sud bengasino, attraversando il Gebel e occupano Schelei-dima, Msus, Ben Gania e Tocra. Il 7 vengono liberate Barco e Derna.

 
  8 APRILE 1941 - Non sono sicuro se la data è esatta. Noi siamo da giorni nel cuore del deserto ed abbiamo perduto ogni cognizione del tempo e dello spazio. Come tu potrai vedere dai bollettini del Comando Supremo, la battaglia si sviluppa a nostro favore. Oggi è di nuovo una giornata infernale; dopo aver marciato per trecento chilometri fra sabbia e rocce, il grosso delle nostre truppe può ancora attaccare. Io sono decollato in aereo dalle nostre posizioni più avanzate ed ho trovato le avanguardie nel deserto. Puoi appena immaginare la nostra gioia. E' in preparazione una moderna battaglia di Canne.

Rommel è tutto dedicato alle cure della guerra. Delega un suo segretario a comunicare sue notizie alla famiglia.

 
  11 APRILE 1941 - (DIARIO ROMMEL - scritto dall'Aiutante)
"Il generale mi incarica stamane di scriverle, perché egli è dovuto andare di buon mattino sulla linea del fronte. Oggi combattiamo per la presa di Tobruk. Gli inglesi sono costantemente in ritirata e le nostre truppe li inseguono senza sosta. Come nell'Europa sud-occidentale, anche in Africa le nostre armate raccolgono successi, sotto la guida del Generale. Gli inglesi vanno incontro alla disfatta".
F.to caporale Herbert Gunther

In effetti, le forze dell'Asse attaccano il 12 Tobruk ma la piazzaforte, efficacemente munita, oppose una accanita resistenza.

 
  14 APRILE 1941 - La battaglia per Tobruk finirà oggi, presumibilmente. Gli inglesi hanno duramente combattuto ed avevano moltissime artiglierie a disposizione. Ciò malgrado li piegheremo.
 
  16 APRILE 1941 - La battaglia di Tobruk diminuisce di intensità. Il nemico si imbarca. Noi ci prepariamo ad investire la piazzaforte fra qualche giorno. Questa sì che sarà una vittoria! Comunque abbiamo ottenuto un successo con forze irrisorie.

Ma le previsioni di Rommel subiscono una battuta d'arresto.

 
  17 APRILE 1941 - Abbiamo un duro lavoro. Gli inglesi tengono saldamente Tobruk e si sono piazzati molto bene. Non possiamo fidarci completamente dei nostri alleati in combattimento... (s'interrompe)

Lo sbarco inglese a Bardia, il 20 aprile, viene contenuto. Un rapporto a Roma ed a Berlino viene inviato da Rommel. Un altro rapporto riservato viene inviato a Canaris, sui "commandos" inglesi:

...I Raids dei Commandos inglesi hanno azione e compiti di disturbo. Non sono in realtà efficaci, se non contro reparti esigui e isolati. In genere servono a tenere deste le sentinelle di notte. Essi furono intensificati in concomitanza con il fallito tentativo di ieri (Bardia). Si tratta di camionette leggere, con buoni motori, pingui rifornimenti, radio ed armi portatili. Fra le armi recano bombe a mano, mitra, razzi, pugnali, ordigni esplosivi. E' sintomatico che fra gli ordini scritti rilasciati ai Commandos, ordini caduti in nostre mani, vi è quello di uccidere i prigionieri dei reparti isolati, tutti, per non destare allarme ed evitare di nutrirli. Il testo dice di ucciderli preferibilmente "con pugnale, per evitare spreco di munizioni e rumori". E' un fatto questo da far conoscere al mondo ed all'opinione pubblica. E pensare che noi, specialmente gli italiani, trattiamo i prigionieri inglesi con i guanti gialli. Le truppe, sia dell'Afrika Korps che delle divisioni italiane, hanno talora diviso la boraccia d'acqua con i prigionieri australiani e sudafricani.

 
  21 APRILE 1941 - Le ultime tre settimane sono state infernali, ma speriamo che il nostro attacco contro Tobruk, fra breve, sia coronato da successo. Le forze ora si equivalgono.

Il 29 aprile Rommel manda un rapporto a Berlino, riservato per Hitler. Il rapporto fa la storia delle ultime settimane di guerra in Libia e si lamenta della "disorganizzazione dei Comandi Italiani":

Scrive il contenuto sul diario, e riportano un severo ordine del giorno, diramato ai tedeschi e italiani, con minacce di sanzioni. "Gli italiani sono furiosi contro di me. Ma io preferisco dire la verità anche se dura e spiacevole, piuttosto che subire i deleteri effetti della debolezza sul campo di battaglia...Il fronte Libico è di estrema importanza per la condotta futura della guerra. Mi lamento per l'incomprensione del Comando tedesco di Roma, insabbiatosi sulle rive del Tevere e soffocato dall'atmosfera debilitante della insidiosa primavera romana."

In maggio gli inglesi fanno sporadiche controffensive parziali. Grecia e Jugoslavia sono ormai occupate dalle forze dell'Asse. Nell'ultima decade del mese i tedeschi occupano Creta. L'insurrezione dell'Iraq, che ha portato al governo Rassid el Galiani, amico dell'Asse, viene soffocata dagli inglesi che il 1 giugno entrano a Bagdad. La situazione in Libia è in certo modo stazionaria. Gli inglesi sentono però la minaccia dell'Asse in Africa del nord e temono per l'Egitto. Churchill ai Comuni, il 7 maggio, pronuncia gravi parole: "Noi inglesi abbiamo la ferma intenzione di difendere fino all'estremo i nostri posti avanzati di Creta e Tobruk, senza pensare ad una ritirata. E' nostra intenzione di combattere con tutte le nostre truppe per la Valle del Nilo e per il nostro predominio sul Mediterraneo".
Il 15 giugno, gli inglesi tentano di liberare Tobruk, con una grande offensiva di forze corazzate, su di un fronte di 50 chilometri, fra Sollum e Sidi Omar. La controffensiva di Rommel arresta l'attacco nemico, minaccia il fianco dello schieramento inglese, costringe l'avversario a rinunciare agli obiettivi.
Rommel invia un rapporto personale a Hilter il 19 LUGLIO, in aereo a mezzo del tenente Moser. La copia di detto rapporto è andata smarrita, ma il generale Rommel ha come al solito appuntato i termini della sua relazione a tergo del messaggio di risposta di Hitler.

  Il General Feldmarschall Erwin Rommel in mezzo ai ragazzi dell'Afrika Korps.

  19 LUGLIO 1941 - L'offensiva inglese, secondo le nostre informazioni, era diretta a liberare Tobruk; non ritengo che essa avesse scopi più vasti. E' indispensabile che una nostra offensiva venga preparata con un certo tempo a disposizione e curata nei minimi particolari. L'Afrika Korps si è comportato benissimo, ma le riserve, le scorte e le armi devono essere messe a punto. L'esperienza ha insegnato che la guerra nel deserto comporta, per avre successo, una estrema mobilità, ma soprattutto la dovizia e la sicurezza dei rifornimenti. I calcoli fatti ci fanno ritenere che gli inglesi fanno la guerra da "rentiers": le proporzioni dei mezzi, e soprattutto dei viveri a disposizione, sono nei nostri confronti, da 1 a 7, e da 1 a 14 nei confronti degli italiani. E' indispensabile avere la completa superiorità aerea. L'aviazione tedesca è insufficiente, non solo per il controllo del Mediterraneo centrale, ma per la sola cooperazione con l'A.K. sul terreno africano. L'aviazione italiana è scarsa, scadente e vecchia. I servizi sono insufficienti e la cooperazione è un mito, anche se i piloti italiani fanno miracoli. E' indispensabile che Kesserling ponga a revisione i suoi criteri d'impiego del corpo aereo, per cui è necessario anzi vitale, che io abbia una autonomia in materia di impiego degli aerei. D'altra parte mi convinco sempre più che non esiste affiatamento e coordinamento non solo fra il Corpo Aereo Tedesco del Mediterraneo e gli italiani, a Roma, ma neppure fra l'Alto Comando Tedesco, il Supermarina e il Superaereo italiani. Del resto da varie fonti tedesche degne di fede, nonchè dal tenente M. che era sul posto, a bordo cioè della nave Ammiraglia italiana, ho avuto conferma che le ragioni della disfatta della Flotta italiana a Capo Matapan, nel marzo scorso, vanno attribuite esclusivamente a questi tre fattori: a) assenza assoluta dell'aviazione dell'Asse (sia per scorta che per ricognizione); b) mancanza di collegamenti fra il Supermarina, il Superaereo e l'aviazione germanica che, anch'essa, malgrado quanto dice K. non è intervenuta; c) dominio del cielo da parte dell'aviazione inglese. Se l'aviazione dell'Asse fosse intervenuta, non solo la Marina italiana non avrebbe avuto le gravissime perdite che ha avuto ma lo scontro - i cui riflessi politici stati deleteri nel levante e Medio Oriente - avrebbe potuto risollevarsi con la disfatta del nemico, perché i marinai italiani si sono comportati veramente bene e gli Ammiragli Jachino e Sansonetti sono stati Comandanti all'altezza del loro compito. Del resto von F. mi ha fatto pervenire notizie dal Cairo attraverso il deserto, previo appuntamento radio, confermano fra l'altro, non solo in merito alla battaglia navale su riferita, che gli inglesi contano soprattutto sulla supremazia aerea. Ora è indiscusso che occorre avere nel Mediterraneo una fortissima aviazione a sostegno a dell'offensiva contro l'Egitto.

Sinistra Feldwebel Panzerregiment 8 Libia 1941-42. Destra Oberleutnant Panzerregiment 8 Libia 1941-42 Ritengo il problema di Malta tale da dover essere risolto subito come fu per creta. In ogni caso è necessario, per i rifornimenti attraverso il Canale di Sicilia, che i convogli siano assolutamente indisturbati. La Marina italiana ha intensificato in questi ultimi mesi il sistema delle scorte, ma occorre aumentare il potenziale aereo. Sono d'avviso che, anche se è possibile soprassedere ad ogni azione per la Corsica, l'azione per Tunisi e Bizerta è condizione indispensabile per l'esito dell'avanzata dell'A.K. verso la Valle del Nilo. Tutta la situazione del Nord Africa è fluida e infida.

Le mie informazioni e quelle di Canaris concordano, così come quelle degli italiani, nello stimare possibile un gesto di dissidenza da parte del Nord Africa francese che avrebbe enormi ripercussioni negative sulla situazione strategica generale e particolare del Mediterraneo, disponendo delle base essenziali del nemico, irrigidendo ancor più la Spagna e facendo crollare la già effimera resistenza francese in Siria.

Mi permetto perciò di suggerire al Comando Supremo di prendere in considerazione, per la prossima offensiva che, ripeto, non potrà farsi prima dell'autunno, una doppia manovra verso est e verso ovest, con l'occupazione di Tunisi e Bizerta, nonché, se opportuno, dell'Algeria. Gli Arabi sono ancora passibili di essere influenzati verso l'Asse sia in Algeria che in Egitto. Raeder dovrebbe esaminare la possibilità, già studiata dall'Ammiraglio Canaris, di poter liberare, a mezzo delle nostre navi corsare e con l'aiuto giapponese, il Capo del Riff, Abd ed Krim, che si trova relegato alle isole Seychelles. Egli potrebbe rappresentare una forte carta nel nostro giuoco anche perché, sia per ragioni politiche che confessionali, il prestigio del Gran Muftì non si estende fino al Marocco: ciò metterebbe un freno al dissentismo francese in Algeria e potrebbe anche servire per premere sulla Spagna. Per di più, aumenterebbe enormemente il nostro prestigio fra gli arabi, sia dell'Egitto che del Medio Oriente. Nel caso la resistenza francese per Tunisi, si dovrebbe studiare la formalità simbolica di una presa di possesso tedesca per evitare reazioni della suscettibilità francese nei confronti degli italiani. Un colpo di stato del Bey di Tunisi, che gode largo credito, potrebbe essere preso in esame: io ho avuto indiretti proficui contatti con il suo ambiente.

I rapporti con gli italiani sono buoni: i soldati italiani sono ottimi, pazienti, resistenti, coraggiosi, ma mal comandati e peggio armati. Comunque occorre che il Comando Supremo italiano dia il suo contributo all'offensiva, specialmente con bersaglieri. E' Necessario che il massimo segreto sia mantenuto sulla preparazione dell'offensiva: ho fondati motivi di ritenere che in Italia è illusione il supporre di mantenere il riserbo sui propositi più confidenziali: Comandanti e Capi parlano e chiacchierano e non conoscono riservatezza. Roma è una specie di Shangai, un bazar levantino in cui le informazioni si scambiano, si vendono, si barattano, si regalano, si inventano. D. mi ha comunicato in 24 ore, pettegolezzi banali che riguardano, fatti in Africa e riferiti, dopo poche ore, sulle rive del Tevere: del resto gli inglesi sono informatissimi, al minuto delle partenze dei convogli dai porti italiani. Si deve alla machiavellica manovra degli ammiragli e dei Comandanti delle scorte - ormai duramente provati dall'esperienza - se le perdite non sono maggiori; infatti mi riferiscono che i comandanti italiani contravvengono regolarmente agli ordini di operazioni che vengono loro comunicati, sicuri come sono di trovare subito sulla rotta stessa, appuntamenti con sommergibili ed aerei inglesi.

Il 22 GIUGNO rientra il tenente Moser con un messaggio del Führer. Hitler assicura di aver preso nota del rapporto. Elogia l'A.K.. Dice che ha già studiato con il Comando Supremo i piani per l'offensiva contro l'Egitto. E perplesso per Tunisi, ma ritiene preferibile procedere all'occupazione. Kesselring e Student studieranno un piano per Malta con gli italiani. Le preoccupazioni per l'Africa del Nord sono giustificate. Hitler annunzia di aver scritto al signor Mussolini per l'offensiva, raccomandando il massimo segreto. Va bene per l'autunno. Canaris studierà la faccenda di Abd el Krim.
Ma nessun accenno né a Rommel né a Mussolini dell'INVASIONE DELLA RUSSIA che avviene proprio il giorno 22.
Rommel lo stesso giorno 22 scrive la seguente lettera all'amico Enno. E' ancora fiducioso degli aiuti e nulla sa cosa sta succedendo a est.

 
Il Generale Erwin Rommel   22 GIUGNO 1941 - LETTERA A ENNO - Ho fiducia nel destino dell'Afrika Korps. Se le forze mi aiuteranno, riuscirò a ributtare gli inglesi fino a Canale. Qui la guerra è del tutto diversa da come voi potete immaginarla: le esperienze della Polonia e della Francia non reggono. Gli inglesi sono molto ricchi di mezzi, ma prudenti: io spero di dare una grossa delusione ad almeno uno dei tre Cunningham. Il nuovo Comandante italiano, Generale Bastico, è persona seria e ritengo che mi darà un valido aiuto. Ammon non è ritornato da Alessandria, ma ho avuto la sorpresa di avere notizie di von F. da Kartum, ove lavora benissimo, attraverso il Lago Ciad e il deserto libico; ho avuto queste notizie per mezzo di una romanzesca impresa di un coraggioso ufficiale italiano di Napoli, degna dei libri di Karl May! Non ho visto Zech. Saluti a Frieda.

La situazione in Libia è statica; Rommel si preoccupa di avere forze a disposizione per l'offensiva autunnale e perchè - annota -

Le informazioni dalla Valle del Nilo danno per certe intenzioni aggressive nemiche. Intanto la resistenza ha Tobruk non accenna a cedere.

In Russia (ora sa tutto dell'attacco e anche delle difficoltà) le battaglie assumono proporzioni gigantesche per cui gli altri fronti rimangono nell'ombra. Il ruolo di Rommel è di terz'ordine e ciò umilia il suo orgoglio:

Momentaneamente - scrive - siamo i parenti poveri.

La crisi dei trasporti, quindi i rifornimenti collegati a essi - rende nervoso Rommel: egli manda rapporti a Roma, a Berlino, al Comando Supremo. Critica Cavallero che preme per avere un successo comunque in Libia:

Ritengo che Cavallero influisca negativamente sul signor Mussolini.

 
  8 OTTOBRE 1941 - Un telegramma cifrato a Mussolini a Roma minaccia la perdita della Libia se non si curano i convogli ed i rifornimenti. In settembre, le perdite in mare sono state del 35 per cento di materiali e del 55 per cento di uomini. In un rapporto a Berlino insiste perché Kesserlring che dovrebbe venire in Italia come Comandante in Capo delle forze del Mediterraneo, studi i piani per Malta e Biserta....", Inoltre aggiunge "Mettete in guardia il Comando Supremo, contro la leggerezza del Generale italiano Pricolo".

A metà novembre, Rommel ha un colloquio con il Capitano di fregata L. venuto da Bordeaux, passando per Roma. Un appunto sul Diario a firma R.G. riporta i punti salienti:

"Morale pessimo in Italia. Lo scacco navale in Mediterraneo ha influenzato malamente l'opinione pubblica che non crede più ai bollettini. Comunicate ad L. le informazioni su Alessandria ed il suo porto. L'aviazione italiana dà segni di ripresa, specie con le azioni in Mediterraneo Orientale, che agiscono sull'opinione pubblica egiziana. Discusso il problema delle motozattere per azioni sulla costa e rifornimenti".

 
  19 NOVEMBRE 1941 - Gli inglesi passano all'offensiva in Libia, su di un immenso fronte di 150 km, facendo perno su Sollun. L'attacco britannico ha vaste mire (Rommel, più tardi, Natale 1942, conserverà dei brani del discorso di Churchill fatto ai Comuni, alla vigilia dell'offensiva: "La imminente battaglia di Cirenaica è stata elaborata e preparata a lungo e con ogni cura. Abbiamo aspettato cinque mesi perché il nostro esercito potesse essere ben equipaggiato con tutti quegli armamenti che hanno fatto la loro esperienza in questa guerra. Tutti i soldati dei reparti britannici e dell'impero combatteranno con la massima decisione anche perché si rendono conto del peso che una vittoria britannica in Libia avrà sul corso della Guerra. Si ha di mira la distruzione delle forze armate nemiche").
Rommel annota anche un proclama alle truppe imperiali inglesi dell'Egitto di qualche giorno prima dell'offensiva (17 novembre): "L'Armata del Deserto saprà scrivere negli annali della Storia una pagina pari a quelle di Blenheim e di Waterloo". Rommel lo commenta di suo pugno con una citazione in inglese di Carlyle: "Ofd all the Nations of the World; at present, the English are the stupidest in speech, the wisest in action".

La battaglia infuria in Marmarica. Malgrado l'aggressività in mezzi e gli sforzi inglesi, questi non riescono a sfondare, subendo fortissime perdite in morti, feriti e prigionieri. La battaglia dopo 11 giorni, lascia in definitiva le posizioni quo ante, pur avendo logorato le armate incontrate. Rommel riprende fiato e può scrivere lettere e rapporti.

 
  9 DICEMBRE 1941 - Poiché i reparti hanno solo scarso valore combattivo e le truppe tedesche sono molto indebolite, così ho dovuto sospendere la battaglia di Tobruk. Speriamo si riesca di evitare l'accerchiamento e di tenere la Cirenaica. Gli italiani combattono male, i rinforzi non sono arrivati. Ci restano a disposizione solo poche munizioni e poca benzina. Le operazioni aeree non sono più possibili. La situazione non è mai stata così poco sicura.

La seconda fase della battaglia per la Marmarica s'inizia sotto cattivi auspici per le Forze dell'Asse a causa della gravissima mancanza di rinforzi e di rifornimenti. Gli italo-tedeschi ripiegano su Ain e Gazala e poi su Agedabia; il 19 dicembre perdono Derna, il 20 il villaggio Berta, il 25 Bengasi.

 
  Rapporto di Rommel a Berlino: - E' necessario che il Ministero della Propaganda sia più prudente e meno affrettato nel diramare notizie sulla Libia. Le delusioni tornano poi a nostro danno e demoralizzano i soldati.
 
  20 dicembre 1941 - rapporto inviato a Roma - Insisto perché giungano rinforzi e soprattutto benzina: Invito a fare pressioni sia pure agendo su Mussolini soltanto (soltanto è sottolineato e potrebbe significare: all'insaputa di Berlino) affinchè Tunisi e Biserta vengano occupate anche a costo di un colpo di testa.
 
  12 DICEMBRE 1941 - Rommel si giustifica contro rilievi romani circa il trattamento da lui fatto agli italiani, e circa le lamentele del Generale Gambara. Rommel dà la colpa al generale Cavallero, che per far dispetto a Gambara, crea equivoci e pettegolezzi. Afferma che egli se ne infischia di onori e ricompense; "La casa brucia e la vanità non spegne le fiamme; io sono qui per fare la guerra e gli interessi del Reich e per seguire gli ordini del Führer. Il resto per me non conta: fesserie".
 
  16 DICEMBRE 1941 - Altro telegramma a Roma e Berlino. Rommel critica gli ordini di rinchiudersi a Bengasi ("faremmo i topi in trappola") e di tenere la linea della Sirte: "Se sarà necessario io mi trincererò con l'A. K. Lei sa, non sono affatto ben disposti verso di noi. Si cerca di riversare le responsabilità della situazione libica sull' A.Korps. In effetti, qui al Comando Supremo italiano temono che il signor Mussolini faccia piazza pulita e perciò ritorcono contro di noi i loro errori. K., a mio avviso non si impegna troppo nel senso che Lei sa. R. è più deciso ed è riuscito a far insistere con Berlino dal signor M. Domani le invierò in aereo la relazione con i dati e la copia del telegramma del 13 novembre che ho ritrovato all'ufficio cifra. Con osservanza e auguri per il nuovo anno".
 
  30 DICEMBRE 1941 - Un telegramma cifrato del Comando Supremo della Wermacht, in data segnala la possibilità di una nuova avanzata inglese. Allegato al messaggio uno specchio dell'Ufficio informazioni dell'A.Korps per il generale Rommel, in data 31 DICEMBRE in cui vengono sintetizzate le informazioni dell'esercito italiano (SIM), della Marina italiana (SIS), degli informatori arabi, dell'Ufficio intercettazioni radio. Da tutte queste sorgenti, risultano in corso vasti movimenti di mezzi e rifornimenti dall'Egitto, e nuova preparazione aerea del nemico.

Le previsioni britanniche sono orgogliose: al Cairo e a Londra, si pensa di buttare fuori gli italo-tedeschi dall'Africa prima del 31 gennaio. I telegrammi cifrati, intercettati e decifrati di auguri per il capodanno fra i tre Cunningham parlano di prossima vittoria comune. Scambi di messaggi fra il British Naval Senior Officer di Suda, il Navy H.Q. ed il Fleet Air Arm di Alessandria indicano una intensificazione del pattugliamento navale di Sicilia e nel Mediterraneo Centrale (30-31 Dicembre).


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