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FOLGORESECTION
Operatore del Col Moschin in addestramento in montagna equipaggiato con la pistola mitragliatrice Heckler und Koch MP5 9° Reggimento
d'Assalto
Paracadutisti
"Col Moschin"

        di ALBERTO SCARPITTA

  Unico reparto di forze speciali dell’Esercito Italiano, il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti svolge da tempo un ruolo cruciale nel turbolento mondo post bipolare, in cui l’odio etnico, il fanatismo religioso e gli squilibri economici e demografici creano sempre nuove minacce. Basato nella caserma Vannucci di Livorno, Il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” è l’unico reparto di forze speciali in senso stretto dell’Esercito Italiano. Nella sua qualità di strumento dedicato al conseguimento di obiettivi di carattere essenzialmente strategico-operativo, inquadra personale particolarmente selezionato, addestrato ed equipaggiato, in grado di assolvere qualsiasi tipo di missione speciale:
 
  • Azioni Dirette: incursioni e sabotaggi da condursi con modalità non convenzionali contro obiettivi di elevato valore oltre le linee, in territorio nemico o occupato dal nemico.


  • Sorveglianza e Ricognizioni Speciali: operazioni Humint volte alla raccolta di informazioni, sempre di valenza strategica, per la ricognizione in profondità a profitto dei più alti comandi e per l’accertamento dei danni apportati.


  • Assistenza Militare, che si concretizza nella collaborazioni addestrativa ed operativa con forze alleate ed amiche, come accaduto recentemente con reparti giordani e maltesi.


  • A queste si sono aggiunte, negli odierni scenari, ulteriori missioni secondarie, che hanno assunto, per la loro valenza politica, elevato valore strategico. Sono le operazioni NEO, Non-combatant Evacuation Operations, per l’evacuazione di connazionale da Paesi a rischio, ed il concorso agli interventi contro il terrorismo e per la liberazione di ostaggi, in Italia per particolari situazioni che richiedano un numero di operatori tale da saturare le capacità di GIS e NOCS, ma soprattutto all’estero. E ancora il Combat SAR, per l’individuazione ed il recupero di piloti abbattuti oltre le linee e la guida di munizionamento terminale a profitto dell’Aeronautica, o comunque la direzione del tiro amico in profondità, da qualunque sorgente terrestre, aerea o navale esso provenga.
    Distaccamento impegnato in una ricognizione costiera . Gli incursori indossano mute asciutte al di sopra delle usuali combat vest mimetiche L’elevato addestramento degli operatori, il loro bagaglio di conoscenze militari, tecniche e linguistiche, la loro esperienza operativa nei più disparati scenari di impiego, la loro abitudine a dosare l’uso della forza per evitare danni collaterali, li rende inoltre gli elementi più indicati cui affidare ruoli chiave nelle fasi iniziali e “calde” di una operazione di peacekeeping, quando è richiesta sia un’elevata preparazione militare sia una forte capacità diplomatica per sedare situazioni di tensione. La loro esperienza risulta poi preziosa nei comandi di forze multinazionali, quali elementi di collegamento e per il supporto alle operazioni psicologiche volte ad ottenere il consenso delle popolazioni. Per questi motivi i vertici dell’Esercito hanno deciso un progressivo potenziamento degli organici del Reggimento, accogliendo le proposte avanzate in tal senso dal Nucleo FOS per il coordinamento delle Forze per Operazioni Speciali, istituito nel 1998 presso lo SME allo scopo di pianificare l’organizzazione, i compiti, la dottrina operativa, l’addestramento e l’equipaggiamento delle forze per operazioni speciali.

     
      LA COMPONENTE OPERATIVA
    Dal comando reggimentale, strutturato in maniera convenzionale con gli uffici OAI (Operazioni Addestramento Informazioni), Maggiorità e Personale, Logistico ed Amministrazione, dipendono la Compagnia Comando e Supporto Logistico, la Compagnia Trasmissioni, la Compagnia LRRP in corso di costituzione e due pedine a livello battaglione, una operativa, il 1° Battaglione Incursori, ed una addestrativa, il RAFOS, Reparto Addestramento Forze per Operazioni Speciali. Se la Compagnia Comando e Supporto Logistico, organizzata su plotone comando e plotone Trasporti e Materiali, figura negli organici di tutti i reggimenti, le altre componenti sono assolutamente atipiche e vanno esaminate separatamente. La compagnia trasmissioni, creata per potenziamento del relativo plotone della compagnia comando, raggruppa gli specialisti incaricati di mantenere i collegamenti tra le pattuglie ed i distaccamenti operativi dislocati sul terreno e le basi logistiche avanzate. Ne fanno parte sia incursori che, magari dopo molti anni di attività logorante, vengono destinati a compiti relativamente più “agevoli”, sia personale delle Trasmissioni assegnato allo specifico compito. Questi elementi, pur se privi della qualifica di incursore, sono comunque brevettati paracadutisti. La compagnia LRRP, il diffuso acronimo anglosassone che individua i reparti incaricati della ricognizione e sorveglianza a lungo raggio, è attualmente in fase di organizzazione, in quanto il RAFOS sta terminando il primo corso per questi operatori.
    Operazione ENDURING FREEDOM : uomini del Col Moschin pattugliano quel che resta di un vecchio cimitero nei pressi di Kabul A breve dovrebbero divenire operative le prime Squadre da Ricognizione, composte di sei elementi: un sottufficiale comandante e cinque VSP, il vice comandante, 2 specializzati nelle trasmissioni, un aiutante di sanità ed un osservatore. La consistenza della squadra rappresenta un compromesso tra opposte esigenze: da un lato quella di rendere la pattuglia di più agevole occultamento, che avrebbe suggerito l’adozione del classico brick di 4 uomini, e dall’altro la necessità di consentire una certa turnazione tra gli operatori in missioni di sorveglianza di notevole durata. Anche il peso dei sempre nuovi equipaggiamenti da ricognizione e sorveglianza ha giocato la sua parte. Inoltre con 6 elementi è possibile assicurare l’osservazione di due obiettivi separatamente, pur nell’ambito della stessa missione. Permane, per quanto ovvio, la possibilità di adattare il nucleo alle specifiche esigenze, favorendo una articolazione più “snella”, soprattutto in ambiente urbano. La collocazione di questa unità nell’ambito del Col Moschin risponde essenzialmente alla necessità di valorizzarne in pieno la valenza strategica, evitando i rischi di “annacquamento” e di impiego improprio che si sarebbero corsi inserendolo in una realtà più vasta e caratterizzata da differenti finalità.

     
      Operatori del 9° COL MOSCHIN nei dintorni di Sarajevo, l'operatore di destra è equipaggiato con il fucile di precisione Heckler und Koch G3 SG/1, quello di sinistra con la mitragliatrice MINIMI cal 5,56.

        GLI INCURSORI
    Il 1° Battaglione comprende, oltre ad una piccola struttura di comando, due compagnie incursori, la 110ª e la 120ª, composte da personale in servizio permanente in possesso del relativo brevetto, ed una compagnia guastatori paracadutisti che raggruppa volontari in ferma breve opportunamente addestrati. Le compagnie incursori sono strutturate su un distaccamento comando ed un certo numero di distaccamenti operativi, l’unità basica di impiego delle forze speciali dell’Esercito, recentemente ridotta da 9 a 8 uomini, essenzialmente per consentirne una più agevole suddivisione in due brick di 4 elementi e per semplificare il trasporto su due veicoli. Ogni distaccamento comprende, oltre al comandante, un ufficiale o un sottufficiale del ruolo marescialli particolarmente esperto, il vice comandante addetto alle operazioni, l’addetto alle informazioni, uno specializzato infermiere, 2 specialisti nelle trasmissioni, un esperto in demolizioni ed uno specialista in armi. In totale tre sottufficiali del ruolo sergenti e quattro VSP. Al di là di queste specializzazioni operative, che vengono ottenute direttamente al reparto in epoca successiva al conseguimento del brevetto, va comunque detto che il personale possiede una elevata flessibilità che ne consente l’impiego anche in ruoli diversi da quello principale, in modo da realizzare la necessaria polivalenza e capacità di sostituzione reciproca. Non esiste, nelle compagnie incursori, una struttura di livello plotone. Va detto però che circa la metà dei D.O. è comandata da un ufficiale che, all’occorrenza, assumerebbe il comando in missioni che richiedano l’impiego di due distaccamenti. Per operazioni più complesse verrebbe senz’altro interessato il comando di compagnia.
    16 gennaio 2003, l´Aquila : il Col Moschin partecipa all´esercitazione interforze dal nome in codice NIBBIO Per la loro elevata professionalità e capacità e per il loro profilo psico-fisico gli incursori paracadutisti hanno ricoperto e ricoprono un ruolo trainante di grande rilievo in tutte le operazioni fuori area degli ultimi anni, dal Libano alla Somalia, dall’Etiopia al Ruanda e allo Yemen, dall’Albania alla Bosnia, da Timor Est al Kossovo. In tutti questi frangenti il personale del 9° Reggimento d’Assalto ha svolto i compiti più delicati e pericolosi, tanto in senso strettamente militare che per le possibili conseguenze politiche. Per quanto riguarda la compagnia guastatori paracadutisti, organizzata anch’essa in distaccamenti operativi posti agli ordini di un maresciallo incursore, va detto che il suo ruolo nell’ambito del Reggimento è attualmente in fase di riesame critico. Il VFB è essenzialmente un giovane alla ricerca di un’occupazione definitiva, che raramente possiede le motivazioni richieste per permanere in un reparto come il 9° Reggimento. L’impegno per il suo addestramento, comunque gravoso, rischia pertanto, nella grande maggioranza dei casi, di andare disperso. Alle unità che costituiscono il 1° Battaglione è previsto si aggiunga, non appena le disponibilità di personale lo consentiranno, una terza compagnia incursori, la 130°, per poter disporre di tre pedine di base con cui effettuare un’adeguata turnazione tra le unità. A tal fine il distaccamento operativo comando di compagnia è stato potenziato per metterlo in condizioni di costituire in operazioni la base logistica avanzata, con il rinforzo di elementi delle compagnie comando e trasmissioni. Il comando reggimentale, liberato dalla necessità di assegnare moduli di rinforzo in teatro, dovrebbe concentrarsi nel compito primario di assicurare l’addestramento e l’approntamento del reparto in Patria.

     
      IL RAFOS
    Il Reparto Addestramento Forze per Operazioni Speciali è la seconda componente a livello battaglione del Reggimento. Dal suo piccolo comando dipendono la 101° Compagnia Allievi, incaricata dello svolgimento dei corsi di formazione e specializzazione, e la BAI, Base Operativa Incursori, una struttura munita di darsena situata alla foce del fiume Arno, all’interno dell’ex Tenuta Presidenziale di San Rossore, ora Parco Regionale. Destinata principalmente alle attività anfibie e subacquee del reggimento, la BAI è stata letteralmente creata dall’opera di alcuni incursori, che si sono improvvisati geometri, muratori e carpentieri. Oggi ospita varie attività addestrative, grazie anche alla presenza di un’area di atterraggio elicotteri, ed è stata ulteriormente ampliata con moduli abitativi prefabbricati destinati ad ospitare il personale in addestramento o gli stessi distaccamenti operativi nelle fasi di isolamento che precedono una missione.
    Esercitazione di un distaccamento di incursori tramite R.I.B. Nelle rimesse della “Base a Mare”, come è abitualmente chiamata, trovano riparo le imbarcazioni del reggimento: gommoni, canoe, battelli. Il compito primario della Compagnia Allievi è la formazione del personale destinato al reggimento, di cui parleremo in seguito, con lo svolgimento dei corsi 80A per Guastatore Paracadutista VFB, 80B di specializzazione Guastatore Paracadutista per il personale in SPE e con alcune delle fasi di specializzazione del corso di qualifica Incursore Paracadutista. La creazione del RAFOS, quale struttura autonoma di livello battaglione, ha comportato l’assegnazione di nuovi gravosi compiti, che fanno della componente addestrativa del Col Moschin la scuola delle forze per operazioni speciali dell’Esercito e dell’Aeronautica.
    Pianificati dal Nucleo FOS della SME e messi a punto dagli istruttori del 9°, i nuovi corsi destinati a personale di altri reparti sono:

  • Corso Ranger - della durata di 6 settimane, rivolto agli effettivi del Battaglione Alpini Paracadutisti “Monte Cervino”. E’ principalmente incentrato sulle tattiche di pattuglia da ricognizione e combattimento, sul movimento tattico terrestre, soprattutto notturno, sull’orientamento, la topografia e le tecniche di tiro operativo ed istintivo. A questo si aggiunge, sempre per il personale del battaglione di Bolzano, la frequenza di un corso di mobilità anfibia di due settimane sull’impiego di gommoni e battelli e le tecniche del colpo di mano anfibio. L’iter addestrativo del reparto è infatti modulare e per acquisire la qualifica Ranger gli Alpini Paracadutisti debbono ottenere anche il brevetto militare di paracadutismo e trascorrere otto settimane di addestramento in montagna in ambiente estivo ed altre otto d’inverno per l’apprendimento delle tecniche di movimento in roccia e sulla neve.


  • Corso per aerosoccorritori del 15° Stormo dell’Aeronautica - Sei settimane dedicate all’apprendimento delle tecniche di movimento tattico di pattuglia. Va notato comunque che alcuni aerosoccorritori stanno completando addirittura il corso 80/B di Specializzazione Guastatore Paracadutista, a dimostrazione del livello raggiunto da questo personale dell’AMI.


  • Corso Humint - incentrato sul riconoscimento mezzi ed equipaggiamenti e sull’apprendimento delle tecniche di osservazione e raccolta di informazioni. Dura circa 6 settimane ed è destinato a militari appartenenti a vari reparti dell’esercito, anche personale della branca “I” dei comandi superiori.


  • Formazione del personale destinato alla compagnia LRRP - E’ per certi versi il più oneroso tra i nuovi compiti assegnati, sia per la sua durata, sia perché sottrae inevitabilmente dei potenziali candidati all’incremento della componente tradizionale del reggimento. L’iter di formazione LRRP prevede una fase di selezione e tirocinio di tre settimane, del tutto simile a quella degli incursori, per l’accertamento dell’idoneità fisica alla frequenza del corso vero e proprio. A questa fa seguito l’addestramento di base, che prevede da un lato il conseguimento del brevetto di paracadutista militare per lanci vincolati presso la CEAPAR di Pisa, dall’altro la frequenza al RAFOS di un corso basico sull’attività di pattuglia, il movimento tattico e la ricognizione. A questo fa seguito l’addestramento avanzato, della durata di circa 18 settimane: 6 destinate alla preparazione ai lanci ad apertura comandata (brevetto TCL alla CEAPAR), 6 di corso Ranger e circa 6 di preparazione alle attività Humint, sempre al RAFOS. L’iter si conclude con una fase di mobilità ambientale, volta al miglioramento delle capacità ad operare nei più disparati ambienti: corsi sciistico e di alpinismo presso il CEALP di Aosta (8 settimane ciascuno), modulo di addestramento anfibio (due settimane al RAFOS), abilitazione ai lanci comandati con procedura HALO/HAHO al 9°.


  •   Operatori del 9° Col Moschin effettuano un lancio H.A.L.O. / H.A.H.O. ; High Altitude Low Opening / High Altitude High Opening , quest' ultimo utilizzato per le infiltrazioni con l' ausilio di paracadute a profilo alare.

        SELEZIONE E ADDESTRAMENTO
    Il compito principale del RAFOS consiste nel garantire la formazione del nuovo personale da assegnare al reggimento. L’addestramento dei futuri incursori richiede un lungo processo, della durata di circa due anni, volto a selezionare e preparare personale dotato di grande motivazione e forza di volontà, elevata maturità, capacità di agire in modo equilibrato in situazione di forte stress fisico e mentale, in grado di operare con tecniche non convenzionali in qualsiasi ambiente. Il bacino di reclutamento cui si rivolge il Reggimento è rappresentato oggi dall’intera Forza Armata, limitatamente al personale, ufficiali, sottufficiali e VSP, in servizio permanete. Un team di selezionatori del 9° Reggimento viene quindi inviato ai Reggimenti Addestramento Volontari (RAV) ed alle scuole durante lo svolgimento dei corsi di formazione, rispettivamente per i VFB vincitori del concorso per il passaggio in SPE, i marescialli formati con il nuovo iter e gli ufficiali del ruolo normale, allo scopo di preselezionale il personale interessato. La Preselezione di Idoneità Fisica è volta a dimostrare l’efficienza fisica degli aspiranti, che debbono superare una serie di prove di “forza” (minimo 10 trazioni alla sbarra, 15 piegamenti alle parallele, 30 piegamenti sulle braccia e 40 addominali, ogni serie di esercizi effettuata nel tempo massimo di un minuto con un intervallo di dieci tra una prova e l’altra) e di “resistenza” (corsa piana di 1500 metri in 6 minuti). I candidati risultati idonei vengono assegnati, al termine dei rispettivi corsi di formazione, alla Compagnia Allievi, per un Tirocinio di Selezione di tre settimane che si svolge di norma due volte all’anno, nei mesi di maggio e ottobre. Questo comprende 7 marce zavorrate a tempo, con zaino di 22 kg, su distanze da 10 a 25 Km e difficoltà crescente. Inoltre i candidati ricevono un’anticipazione di quanto li attende nelle fasi successive, con attività di pattuglia, movimento tattico notturno, ecc. I “sopravvissuti”, se non già in possesso dell’abilitazione al lancio con paracadute con fune di vincolo, debbono quindi frequentare il Corso di Paracadutismo presso il CEAPAR di Pisa, prima di iniziare l’iter formativo vero e proprio, che inizia nei mesi di febbraio, per i selezionati di ottobre, e settembre per quelli di maggio. Il 9° Reggimento Col Moschin è addestrato per operare anche in condizioni invernali estreme Il lungo addestramento prevede l’impiego di istruttori fissi provenienti, a rotazione su base mediamente triennale, dalle compagnie operative, che seguono gli allievi in ogni momento del loro processo di apprendimento. A loro si affiancano altri istruttori per specifiche materie (esplosivi, armi, topografia, operazioni anfibie, ecc.), generalmente dei marescialli incursori “anziani” assegnati al RAFOS.
    A queste si sono aggiunte, negli odierni scenari, ulteriori missioni secondarie, che hanno assunto, per la loro valenza politica, elevato valore strategico. Sono le operazioni NEO, Non-combatant Evacuation Operations, per l’evacuazione di connazionale da Paesi a rischio, ed il concorso agli interventi contro il terrorismo e per la liberazione di ostaggi, in Italia per particolari situazioni che richiedano un numero di operatori tale da saturare le capacità di GIS e NOCS, ma soprattutto all’estero. E ancora il Combat SAR, per l’individuazione ed il recupero di piloti abbattuti oltre le linee e la guida di munizionamento terminale a profitto dell’Aeronautica, o comunque la direzione del tiro amico in profondità, da qualunque sorgente terrestre, aerea o navale esso provenga. L’elevato addestramento degli operatori, il loro bagaglio di conoscenze militari, tecniche e linguistiche, la loro esperienza operativa nei più disparati scenari di impiego, la loro abitudine a dosare l’uso della forza per evitare danni collaterali, li rende inoltre gli elementi più indicati cui affidare ruoli chiave nelle fasi iniziali e “calde” di una operazione di peacekeeping, quando è richiesta sia un’elevata preparazione militare sia una forte capacità diplomatica per sedare situazioni di tensione. La loro esperienza risulta poi preziosa nei comandi di forze multinazionali, quali elementi di collegamento e per il supporto alle operazioni psicologiche volte ad ottenere il consenso delle popolazioni. Per questi motivi i vertici dell’Esercito hanno deciso un progressivo potenziamento degli organici del Reggimento, accogliendo le proposte avanzate in tal senso dal Nucleo FOS per il coordinamento delle Forze per Operazioni Speciali, istituito nel 1998 presso lo SME allo scopo di pianificare l’organizzazione, i compiti, la dottrina operativa, l’addestramento e l’equipaggiamento delle forze per operazioni speciali.
    Il processo formativo richiede il superamento di una serie di corsi, sia direttamente al RAFOS che presso enti scolastici esterni, l’eliminazione di candidati che pur avevano superato senza problemi l’80/B.

  • Corso Anfibio - per la conoscenza teorica e pratica dei mezzi anfibi in dotazione al reparto: battelli a scafo rigido, canoe, gommoni autogonfianti ed a chiglia rigida. Al termine delle quattro settimane viene conseguita la patente nautica per l’impiego dei mezzi più piccoli.


  • Corso Riconoscimento - per la conoscenza dei mezzi e degli equipaggiamenti delle forze armate straniere. Un tempo era essenzialmente dedicato ai materiali dei Paesi del Patto di Varsavia, oggi l’interesse si è considerevolmente ampliato.


  • Corso Combattimento Ambienti Ristretti - che permette di approfondire ulteriormente le tecniche di tiro e consente l’acquisizione degli automatismi necessari ad operare nelle missioni di liberazione ostaggi ed antiterrorismo. Ci si avvale di apposite strutture, “killing house”, esistenti in alcuni poligono ed installazioni che sorgono nelle vicinanze di Livorno.


  • Corso RT per Forze Speciali - che abilita all’uso delle sofisticate apparecchiature radio in dotazione al reggimento , diverse da quelle di normale dotazione di Forza Armata.


  • La formazione affidata ad altri enti è essenzialmente quella relativa alla mobilità ambientale:

  • Corso TCL - di sei settimane presso il CEAPAR, per acquisire il brevetto di abilitazione all’aviolancio con la tecnica della caduta libera. E’ la tecnica di lancio più usata dagli operatori delle forze speciali, perché permette a tutti i componenti del team di atterrare in uno spazio molto ristretto. Il paracadute ad ala utilizzato è principalmente il Para-Flite Inc, Mt-1xx.


  • Corso basico di sci - presso il CEALP di Aosta: otto settimane dedicate all’apprendimento delle tecniche di movimento in montagna in ambiente innevato: sci alpino, sci di fondo e sci-alpinismo, prevenzione valanghe, sopravvivenza in climi freddi.


  • Corso basico di alpinismo - anch’esso di otto settimane al CEALP, che fornisce le conoscenze di base relative all’arrampicata e quelle necessarie ad operare in ambienti montani in condizioni di sicurezza.


  • Corso Impiego Apparati sub ARO-ARA - presso COMSUBIN. Nelle 12 settimane di permanenza al Varignano l’allievo apprende ad operare con sicurezza nell’ambiente marino e viene abilitato all’uso degli autorespiratori ad aria e di quelli ad ossigeno a circuito chiuso.



  •   Distaccamento di Incursori equipaggiati con mute e fucili d' assalto Beretta SCP 70/90 a bordo di un battello veloce d'assalto.

        L’OPERATIVITÀ
    Per ottenere la qualifica di Incursore Paracadutista è comunque sufficiente portare a termine felicemente due degli ultimi tre corsi di mobilità ambientale citati. Al termine di questo lungo processo i pochi sopravvissuti ricevono l’agognato brevetto e transitano in un distaccamento di una compagnia operativa dove, affiancati ad un collega esperto, apprendono “sul campo” i mille segreti del loro difficile mestiere. Gli ufficiali sono sottoposti agli stessi rigori, anzi da loro si richiede qualcosa di più, soprattutto nella conduzione delle pattuglie, nella navigazione e topografia, nella pianificazione delle missioni. Prima di assumere il comando di un distaccamento debbono superare un periodo di apprendistato affiancati ad un altro ufficiale di norma un appartenente al Ruolo Speciale Unico di grande esperienza. Qualcosa di analogo avverrà anche nei confronti dei marescialli formati con il nuovo iter, in possesso di una eccellente cultura militare e generale ma con insufficiente esperienza per lo specifico settore. Il tasso di selezione finale è molto elevato. In media solo il 15-20 percento di quanti superano la preselezione fisica riesce a concludere la formazione. Molti abbandoni si verificano durante l’addestramento alla sopravvivenza e resistenza agli interrogatori, mentre non sono rari gli incidenti che impediscono il completamento della fase di perfezionamento. Risulta evidente come, con una selezione così spietata, risulti difficile garantire, oltre al mero ricambio generazionale degli operatori, anche un loro sostanziale incremento numerico, come richiesto dagli attuali programmi di espansione, reso ancor più difficile dalla creazione della compagnia LRRP. Al personale di questo reparto, infatti, è richiesto un profilo psico-fisico molto elevato, assai simile a quello dell’incursore. In tale frangente converrebbe, forse, concentrare le ridotte capacità di potenziamento e l’esiguo numero di istruttori verso gli obiettivi prioritari, anche ricordando che gli incursori, forze speciali nel senso più ampio del termine, possono svolgere le missioni dei reparti LRRP, mentre non è vero il contrario. Durante la permanenza presso la componente operativa il livello di apprendimento viene mantenuto ed approfondito con la partecipazione ad una serie di esercitazioni nazionali ed internazionali predisposte con ciclo annuale. Si intende in tal modo migliorare la capacità dei distaccamenti di affrontare operazioni non convenzionali, specie in ambiente montano, approfondire l’impiego anfibio e subacqueo e le tecniche di lancio. La collaborazione con l’AMI è molto intensa, sia con i reparti da trasporto della 46° Brigata Aerea che con gli elicotteri HH-3F del 15° Stormo, attualmente quelli più idonei ad operare a supporto delle forze speciali.
    Incursore del 9° Reggimento armato di mitragliatrice MINIMI cal 5,56 Molto spazio viene sempre dedicato alle funzioni tradizionali del reparto, con la predisposizione di esercitazioni di incursione e sabotaggio oltre le linee, colpo di mano, cattura di personalità avversarie importanti, interdizione d’area. La partecipazione a manovre internazionali permette poi uno stimolante confronto con analoghe unità alleate e di migliorare la capacità di agire congiuntamente. Oltre alle Special Forces statunitensi i rapporti più stretti sono intrattenuti con il SAS britannico, il Korps Commando Troepen olandese e lo Jaegercorpset danese, tutti reparti con i quali il 9° concorre a fornire la componente forze speciali dell’ARRC, il corpo d’armata di spiegamento rapido della NATO. Anche la preparazione dei singoli viene incrementata con la frequenza di ulteriori corsi di specializzazione, sia in Italia che all’estero. Fra questi i corsi di perfezionamento alpinistico e sciistico al CEALP, che possono portare all’ottenimento delle relative qualifiche di istruttore, quelli di miglioramento delle tecniche TCL con l’abilitazione ai lanci d’alta quota con modalità HALO/HAHO e di navigazione sotto vela, direttamente al Reggimento, il corso di direttore di lancio senza e con ossigeno e quello di tiratore scelto, svolto al Reggimento e con il concorso della Scuola di Fanteria di Cesano. Altri stage di perfezionamento vengono svolti all’estero, dopo un opportuno corso avanzato di lingua inglese presso la SLEE di Perugia, principalmente all’International Long Range Reconnaissance Patrol School di Pfullendorf. Si tratta del corso medico per forze speciali, del corso close quarter battle, riconoscimento mezzi, pianificazione operativa e comandante di pattuglia. Ulteriori scambi addestrativi avvengono con lo Special Air Service britannico, cui viene riconosciuta una professionalità senza pari in alcuni settori delle operazioni speciali, mentre è iniziata la collaborazione con Paesi mediterranei della sponda sud per il miglioramento delle capacità operative in ambiente desertico. Nonostante che la politica ufficiale del Reggimento continui a richiedere una formazione di base degli operatori polivalente, i continui impegni esterni hanno forzatamente ridotto il tempo disponibile per l’addestramento e costretto ad una certa specializzazione. In ogni compagnia incursori alcuni distaccamenti sono specializzati nelle tecniche HALO/HAHO, altri nelle operazioni anfibie ed il nuoto subacqueo, altri sono particolarmente rivolti all’impiego in montagna.

     
      16 gennaio 2003 , l' Aquila : il Col Moschin partecipa all' esercitazione interforze dal nome in codice NIBBIO . Entrambi gli incursori sono muniti di caschetto anti urto della Pro-Tec.

        ARMI ED EQUIPAGGIAMENTI
    Anche tralasciando molte armi, di origine sia occidentale che orientale, presenti nell’armeria del 9° Reggimento principalmente a scopo didattico, non possiamo non sottolineare la completezza dell’armamento a disposizione, che permette all’operatore di “scegliere” di volta in volta l’utensile più appropriato! Ogni incursore è abitualmente armato anche di pistola, generalmente la classica Beretta 92SB, talvolta dotata di torcia coassiale. Per impieghi in ambienti ristretti e per le operazioni di antiterrorismo viene impiegata la famiglia delle H&K MP-5, anche silenziate, che hanno ormai rimpiazzato le Beretta M-12. Alle eccellenti pistole mitragliatrici tedesche possono essere applicati vari ausili al puntamento, quali torce, puntatori laser a luce visibile, proiettori a luce bianca Hensoldt & Sohne ed il nuovissimo visore olografico EOTech Mod 550 HD. Tra i fucili d’assalto viene ancora impiegato il Beretta SCP-70/90 in calibro 5,56 che, nonostante alcuni difetti ed un peso eccessivo, viene apprezzato da molti per l’affidabilità in tutte le situazioni ed una precisione non disprezzabile. Dalla metà degli anni novanta il fucile d’assalto più utilizzato è lo Steyr AUG, un’arma per certi aspetti rivoluzionaria, leggera ed affidabile. Anch’essa, però, non ha soddisfatto il palato esigente degli incursori. La versione in dotazione, dotata di ottica fissa da 1,5x, non possiede la necessaria flessibilità, mentre anche lo scatto, a causa della lunga leva che collega il grilletto con la scatola di scatto, risulta duro e non progressivo. Per questi motivi, su pianificazione del Nucleo FOS, è in corso di approvvigionamento un primo lotto di esemplari della carabina Colt M-4A1 nella versione SOPMOD, la stessa adottata dalle forze speciali statunitensi. Caratteristica peculiare di questa variante è la sua modularità, che permette di applicare di volta in volta gli accessori ritenuti necessari: puntatori laser a luce visibile ed IR, torce, lanciagranate da 40 mm M203, impugnatura anteriore a pistola, silenziatore, visore olografico EOTech, ottica diurna Trijicon ACOG 4x32 e visore notturno IL di terza generazione Litton AN/PVS-17. Nel campo dei fucili di precisione sono presenti, oltre al classico H&K G3/SG1 in calibro 7,62 NATO, tuttora apprezzato per la sua rusticità e la flessibilità di impiego che ne consente l’uso, in caso di necessità, come fucile d’assalto tradizionale, il semiautomatico MSG90 della stessa ditta, più preciso ma un po’ più delicato, ed i Mauser SP66 ed SP86 a ripetizione ordinaria, destinati ad impieghi particolari. A questi si aggiunge la versione silenziata AWP del britannico Accuracy Internstional, un’arma molto indicata in certe situazioni tattiche. Per lo sniping pesante è utilizzato il classico Barrett M82A1 in calibro 12,7, capace di colpire con efficacia anche bersagli protetti fino a 2000 metri di distanza. Tra le armi a canna liscia, tralasciato lo SPAS-15, il fucile più estesamente impiegato sembra essere oggi il Beretta RS202, estremamente leggero e compatto. Il lanciagranate individuale Heckler & Koch Granatpistole HK69A1 da 40 mm è destinato ad essere affiancato dall’M203, applicato alle nuove carabine. Per il supporto di fuoco sono impiegate le Minimi in calibro 5,56, presenti sia nella versione iniziale con calcio a gruccia che in quella successiva con calcio pieno e maniglia di trasporto pieghevole. In entrambi i casi è stata preferita la canna di lunghezza standard. Per impiego veicolare sono poi disponibili varie armi d’appoggio, quali le mitragliatrici bivalenti MG-42/59, le Browning M2 da 12,7 mm ed i lanciagranate automatici Sako Mk19 da 40 mm.
    Un incursore armato di mitragliatrice MINIMI dotato di visore notturno A queste si aggiungono i lanciarazzi controcarro Instalaza C90, un’arma a perdere leggera e maneggevole, ed il più pesante e potente Panzerfaust 3. In caso di necessità è poi possibile impiegare i missili controcarro Milan in dotazione alla Folgore, al cui impiego vengono regolarmente abilitati gli incursori. Per la sua sostituzione è prevista, su indicazioni del Nucleo FOS, l’acquisizione di un limitato numero di sistemi di terza generazione “fire and forget” Gill di produzione israeliana. Per quanto riguarda gli apparati di puntamento e di visione notturna, il Col Moschin dispone di una dotazione assai. Oltre a quelli citati in precedenza sono presenti i proiettori laser AIM-1D, da impiegarsi congiuntamente, nell’impiego notturno, ai goggles IL, come i Simrad GN3 norvegesi o i più recenti Litton AN/PVS-7B/D, monoculari di seconda generazione avanzata, ed AN/PVS-15, binoculari di terza generazione. Estesamente impiegato è poi l’intensificatore di luminosità KN250F della Simrad, un sistema molto flessibile che può essere applicato anteriormente a molte ottiche diurne, senza necessità di procedere all’azzeramento dell’arma. Ne “beneficiano” gli Steyr AUG, l’MSG90 e persino il Panzerfaust 3. Per compiti di sorveglianza sono da poco in distribuzione le camere termiche portatili Sophie della Thamson-CSF e Matis della Sagem. Nel vitale settore delle comunicazione il Reggimento dispone, oltre che degli apparati di normale dotazione di Forza Armata, di radio VHF Motorola per trasmissioni a breve raggio all’interno dei distaccamenti, e di una moderna stazione HF della Thomson, dotata di caratteristiche di cifratura ed agilità di frequenza, impiegata per trasmissioni contratte con relativi terminali. A questa si aggiungono apparati per i collegamenti terra-aria e terminali satellitari, al momento di produzione e caratteristiche commerciali.
    Operatori del 9° COL MOSCHIN dotati di fucile d'assalto Styer AUG in addestramento Gli equipaggiamenti individuali in dotazione sono da tempo quanto di meglio offre il mercato. Alle buffetterie Ephod di origine israeliana, piuttosto ingombranti e che non consentono l’uso dello zaino, hanno fatto seguito i combat vest, risposta razionale alla necessità di trasportare agevolmente ed in maniera modulare tutto quanto serve per operare e combattere. Al tradizionale modello in verde oliva, a lungo segno distintivo del reparto, ha fatto seguito quello britannico SAS, nei mimetismi DPM di quel Paese. Tale materiale è ora in distribuzione anche agli Alpini Paracadutisti. Per gli impieghi ASA (Attività Speciale Antiterrorismo) sono in uso gli equipaggiamenti standard dei nostri reparti speciali delle forze di polizia: stivaletti ParaAdidas o l’equivalente modello SWAT della Crespi Sport, sotto tuta resistente alle alte temperature, cappuccio dello stesso materiale, combinazione ignifuga di colore blu scuro, maschera antigas Avon SF 10 con filtro laterale, giubbetto tattico con protezione incorporata. La pistola è portata sulla coscia, con apposita fondina. Il parco veicoli, tuttora essenziale in certi contesti operativi, come quello desertico, vede la presenza dei classici gipponi Iveco VM-90, anche in versione leggermente protetta con l’aggiunta di elementi in compositi. A questi si affiancherà a breve il Defender 90 WMIK (Weapons Mounted Installation Kit), la variante della Land Rover munita di installazione superiore per un’arma di accompagnamento (Browning M2 o Sako Mk19), preferita alla versione a passo lungo Defender 110 per la possibilità di essere trasportata in due esemplari a bordo degli elicotteri CH-47. Alcune novità tra le imbarcazioni. Accanto alle tradizionali canoe Hart, ai battelli a scafo rigido con motore fuoribordo ed ai Rib della Plasteco figurano ora i gommoni autogonfianti Zodiac Commando, con motore da 40 cavalli, ed i possenti gommoni a chiglia rigida Zodiac Hurricane, capaci di trasportare un intero distaccamento operativo oltre a due membri di equipaggio (pilota e mitragliere di prua). Mossi da due motori fuoribordo da 175 cavalli, possono raggiungere i 50 nodi di velocità, con un’autonomia di 180 miglia. Sono dotati di radar, GPS, 2 bussole, Loran, radio VHF ed HF.

     
      LA STORIA
    La storia del Reggimento inizia nella Grande Guerra con le unità di Arditi, tra cui il IX Reparto d'Assalto, utilizzate per sfondare le difese nemiche a premessa degli attacchi delle fanterie.
    Gli Arditi si imposero all'attenzione generale, guadagnandosi una fama terribile per la violenza delle loro azioni che si concludevano con lanci di bombe a mano ed all'arma bianca nelle trincee nemiche. Il IX Reparto, in particolare, si distinse sul monte Grappa, dove fu protagonista della riconquista di alcune posizioni austriache sul Col Moschin, sul Col della Berretta e sull'Asolone. Il 20 luglio 1942 si costituisce a Santa Severa (RM) un Reggimento Arditi che il successivo 15 settembre muta in X Reggimento Arditi. Il reparto,caratterizzato dalle fiamme azzurre, opera alle dirette dipendenze dell'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore. Impiegato in operazioni di pattuglia in Tunisia, Algeria, e nella Sicilia occupata, cessa di esistere come Reggimento l'8 settembre del 1943. Il I battaglione dislocato in Sardegna, si riordina nel 1944 in IX Reparto d'Assalto e partecipa alla Guerra di Liberazione inquadrato nel Gruppo di Combattimento "Legnano".
    Smobilitato nel 1946, si ricostituisce a livello Compagnia presso la Scuola di Fanteria a Cesano (RM) nel 1953 ed il 1° giugno 1954 diviene Reparto Sabotatori Paracadutisti. Assegnato al Centro Militare di Paracadutismo di Pisa il 10 maggio 1957, diviene Battaglione Sabotatori Paracadutisti il 25 settembre 1961. Segue le sorti della rinata Brigata Paracadutisti e, il 1° ottobre 1975 assume la denominazione di 9° Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" e riceve in custodia la bandiera del X Reggimento Arditi. Il 24 giugno 1995 assume l'attuale denominazione.
    La Bandiera di combattimento dell'unità è fregiata di una Croce di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia, tre Medaglie d'Argento al Valor Militare e una Medaglia d'Oro al Valore dell'Esercito.

     
      Una fase addestrativa del 9° Reggimento paracadutisti d'assalto Col Moschin in alta quota.
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