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CEAPAR La scuola di paracadutismo
Servizio speciale a cura della redazione di RAIDS
IL CENTRO ADDESTRAMENTO PARACADUTISMO (CEAPAR) RAPPRESENTA LA CASA MADRE DEL PARACADUTISMO MILITARE ITALIANO, PROSEGUENDO UNA TRADIZIONE DI ECCELLENZA CHE TRAVALICA I SOLI ASPETTI TECNICI. UN COMPLESSO ARTICOLATO, UN CAPITALE DI RISORSE.
E' con un certo imbarazzo che ci occupiamo del Centro Addestramento Paracadutismo, non perché vi siano
problemi particolari ma perché è difficile illustrare appropriatamente una realtà così complessa e importante
nel panorama militare italiano. Il motivo è molto semplice. Nel recente panorama militare italiano - dalla
II Guerra Mondiale in poi - i reparti paracadutisti italiani hanno dato ottima prova, in un contesto in cui
i reparti italiani spesso a torto - erano accusati, magari per errati luoghi comuni, di scarsa efficienza e
basso spirito combattivo.
I "libici" e i carabinieri paracadutisti, la Divisione FOLGORE a El Alamein, i combattimenti in Tunisia,
i reparti schierati con il Regno del Sud o dalla Repubblica Sociale, sono caratterizzati sempre da eccellenti
prove militari. Il motivo di questa resa nettamente superiore stava proprio nel processo di selezione ed
addestramento. Questa tradizione fu ripresa nel difficile dopoguerra ed è stata vivificata dalle operazioni
all'estero, quando i paracadutisti hanno costituito la struttura portante della maggior parte delle operazioni
all'estero: Libano (1982-84), Kurdistan (1991), Somalia (1992-94), quando tutto era nuovo e le difficoltà
operative immense, per un Esercito nato e addestrato per operare nel famoso "corridoio veneto-friulano".
Paracadutisti (questa volta non leva ma volontari) impegnati intensamente anche nelle grandi operazioni in
Bosnia-Erzegovina (dal 1995) e in Kosovo (dal 1999), dovendo ricordare che il Battaglione (poi Reggimento)
COL MOSCHIN, in qualità di forze speciali, è stato sempre presente ovunque, incluso il Ruanda (1994), gli
alpini paracadutisti del MONTE CERVINO sono stati utilizzati in Mozambico e vi sono tante missioni minori
(come difficili evacuazioni di civili da zone a forte rischio), sempre molto pericolose.
Ma parlando di paracadutismo militare, non ci si può fermare solo all'ambito, molto articolato, della Brigata
Paracadutisti FOLGORE, che pure è il destinatario più importante dei militari brevettati paracadutisti, ma
occorre ricordare anche il COMSUBIN della Marina Militare, gli alpini paracadutisti
del Battaglione MONTE CERVINO, gli uomini di quello che fu
il GRACO (Grruppo Acquisizione Obiettivi della Brigata Missili,
destinato ad infiltrarsi dietro le linee avversarie per individuare i bersagli, sciolto alcuni anni orsono),
il GIS, il NOCS oltre a tanti militari che, comunque, si sono voluti
brevettare, ad iniziare da tanti allievi
ufficiali.
I MOTIVI DI UN SUCCESSO
Lanciarsi da un velivolo in volo non è naturale per l'uomo, per cui è necessario un processo di formazione che
implica il controllo delle proprie reazioni e la collaborazione e la fiducia verso i commilitoni. Controllo
per evitare gesti che, nei densi attimi del lancio, possono risultare altamente pericolosi. Il lancio è
un'attività abbastanza pericolosa (considerando anche eventuali incidenti non mortali) ma sapersi controllare
ed essere preparati psicologicamente e fisicamente, riduce grandemente i rischi. La fiducia nei commilitoni
permette di apprezzare il lavoro dei colleghi, dai ripiegatori al direttore di lancio. Questi elementi e il
superamento di certe prove consente anche di conoscere i propri limiti ma anche a saper apprezzare le proprie
qualità.
Tutto questo lavoro si deve sviluppare nell'ambito della scuola di paracadutismo, dove i selezionatori
debbono saper individuare anche chi non è adatto a superare certe prove, chi si arrende davanti alle
difficoltà e rischia di creare dei problemi ai colleghi. La vita del paracadutista della FOLGORE,
dell'incursore del COMSUBIN o del COL MOSCHIN o del carabiniere del TUSCANIA, non sarà facile, per cui è bene
essere preparati, ben preparati, per evitare guai a se stesso e a coloro che operano a fianco.
Dobbiamo dire che le scuole di Castel Benito (Tripoli) Tarquinia, Viterbo e Tradate (tutte in funzione
durante il periodo bellico) e quella di Pisa, hanno saputo assolvere a questo difficile compito in modo
eccellente. Durante il conflitto si dovette improvvisare tutto, arrangiandosi con i materiali, sopperendo
a tutte le carenze con l'impegno e il sacrificio.
Il motivo principale perché le truppe paracadutiste, di tutti i paesi, sono sempre coperte di gloria, è che
questi reparti sono sempre stati composti da volontari che erano coscienti della scelta che facevano; una
scelta che presupponeva una grande determinazione e non poco coraggio (si pensi ai rischi che comportava
saltare con i paracadute dell'epoca), doti che emergevano invariabilmente nei combattimenti. "Il sudore fa
risparmiare sangue" è una regola importante, ma anche l'abitudine all'autocontrollo, anche in situazioni
estreme, aumenta le capacità combattive e di resistenza allo stress bellico. Per questo i reparti
paracadutisti si sono coperti di gloria anche nei conflitti successivi alla II Guerra Mondiale. Basta pensare
ai paras francesi (nazionali, coloniali e della Legione) in Indocina, a Suez, in Algeria e a
Kolwezi (Congo-Zaire); i paracadutisti statunitensi in Corea, Vietnam e Golfo; i paracadutisti britannici a
Suez e alle Falklands; i paracadutisti sovietici in Afghanistan; ma vogliamo ricordare anche i paracadutisti
israeliani in conflitti e molte azioni, quelli belgi in Congo, quelli portoghesi nelle ex colonie e via
proseguendo. Anche nelle missioni internazionali più recenti, come in Bosnia, i paracadutisti si sono
comportati molto bene e ancora i paracadutisti russi sono attivi nell'insidiosa Cecenia, anche se i reparti
attuali sono ben diversi dalle granitiche unità già dell'Unione Sovietica.
L'ORGANIZZAZIONE
Lo schema sottostante illustra l'organizzazione attuale della CEAPAR. Si nota subito che accanto a un elemento
prettamente didattico (il Battaglione "Corsi", su 3 compagnie), vi è una componente operativa
(Battaglione "Avio", con la Cp. "Mantenimento" e la Cp. "Avio"), che si occupa dei paracadute e del
condizionamento dei carichi da lanciare. Oltre a una struttura di comando e per il funzionamento della
struttura, vi sono anche altre due componenti particolari, vale a dire la Squadra di Paracadutismo
(facente parte del Centro Sportivo Esercito) e il Centro Sanitario Aviotruppe, che non è una sorta
d'infermeria ma si occupa di selezionare e verificare l'efficienza fisica e psicologica dei paracadutisti,
un settore seguito con la massima attenzione, in quanto premessa per ogni attività in questo campo.
Nell'ambito della CEAPAR per ora si trova anche la Compagnia Genio Paracadutisti, facente parte della
FOLGORE, trasferita un paio di anni orsono da Lucca, dove la sede era una vecchia struttura della Chiesa in
affitto.
Poco da dire sul Comando, attualmente retto dal colonnello Bertolini, che i nostri visitatori conoscono molto
bene, uno dei migliori ufficiali italiani, ex comandante del COL MOSCHIN, con una grande esperienza di
operazioni. Tante facce conosciute e un interscambio continuo con la Brigata che garantisce ottimi livelli
addestrativi. Lo staff del comando, la Cp. Comando e la Cp. Logistica sono alle dipendenze del
"coordinatore", in pratica un capo di stato maggiore. Dipendono invece dal vice-comandante il battaglione
"Corsi" e quello "Avio". Per quanto riguarda quest'ultimo, delle sue due compagnie quella "Manutenzione" si
occupa di tutta la gestione dei paracadute per il personale e della delicatissima opera di ripiegamento e
conservazione dei medesimi. È alle mani di questi ragazzi, e presto di alcune ragazze, che sarà appesa
la vita di tutti gli utilizzatori dei paracaduti militari, inclusi i lanci A.N.P.d'I. sotto controllo
militare. Comprese le emergenze da verificare e ripiegare periodicamente, si trattava di circa 100.000
velature ripiegate all'anno, anche se ora il numero è calato in quanto si è ridotto il numero dei lanci
(venendo a mancare il personale di leva).
Delle tre Cp. del Battaglione «Corsi», due si occupano dell'addestramento dei futuri paracadutisti e la terza
(Compagnia Corsi Speciali) prepara i ripiegatori per gli aviorifornimenti, gli aiuti istruttori di
paracadutismo e i segnalatori delle pattuglie guida che forniscono le informazioni per i lanci (forza e
direzione del vento, in primo luogo).
Alle compagnie "Mantenimento" e "Avio" dedicheremo apposite pagine nel sito del Bunker Afrikano e, in tali
occasioni analizzeremo anche il materiale utilizzato (come i grandi paracadute da carico).
DOVE SI FORGIANO I PARACADUTISTI
Quando vi era il gettito della leva, ogni mese giungevano a Pisa circa 1.000 aspiranti paracadutisti, con un
corso che iniziava tutti i mesi. Degli allievi, 4-500 per corso acquisivano il Brevetto di Paracadutista
Militare. Erano i tempi che nella struttura si trovavano sempre dai 2.500 ai 3.000 militari. Attualmente
l'afflusso si è contratto in quanto con l'avvento dei militari VFB (che rimangono in servizio dai 3 ai 5 anni)
si è ridotto il numero dei brevetti dato che ogni anno, chi lo possiede già, deve solo fare i lanci per il
mantenimento dell'idoneità. Prima vi erano circa 70.000 lanci all'anno e oggi siamo fra i 20-30.000. Gli
allievi paracadutisti provengono dai reggimenti e vengono brevettati, nell'ambito di 5-6 corsi all'anno, più
i corsi straordinari, come quelli per il COMSUBIN e per gli allievi ufficiali e allievi sottufficiali che
vogliono prendere l'ambito brevetto. I corsi ordinari hanno circa 150 allievi e il tasso di selezione è di
circa IL 20%.
Il corso di abilitazione al lancio dura 5 settimane e porta alla capacità di "saltare" con la tecnica a fune
di vincolo da circa 400 m di quota (anche se eventuali lanci operativi avverrebbero a quota inferiore, per
ridurre il tempo di esposizione al tiro avversario e, comunque, la dispersione). Per prima cosa si provvede
ad iniziare subito il potenziamento fisico, sia generale che per gli arti inferiori, la parte più sollecitata.
La giornata è suddivisa in otto periodi, dalle 08.30 fino alle 16.50. Dalla seconda settimana inizia la parte
tecnica, compresa la visione di filmati come JUMP e ALLA PORTA.
Conoscenza dei paracaduti principali (IRVING 80 B e T-10 e il vecchio CMP-55) e d'emergenza (IRVING 76 C e
MIR PS), emergenza a bordo dei velivoli da trasporto, condizionamento del carico individuale
(contenitore "A", contenitore "C", zaino ALICE ecc.), pronto soccorso.
In palestra ci si aliena alla capovolta in atterraggio, al salto nel telo e a varie altre attività
propedeutiche per constatare e migliorare l'attitudine al lancio. I paracadutisti hanno bisogno di personale
reattivo e in grado di superare prove in cui occorre dimostrare sangue freddo e autocontrollo. Tutte doti che
nella società moderna che vorrebbe che anche a 40 anni si mangiassero omogeinizzati e favorisce il mito
del vivere comodo (guardate quelle macchinette per stimolare i muscoli automaticamente) - tendono a
scomparire.
Si passa poi a qualcosa di più specifico. Intanto, nel cosiddetto "pollaio", s'impara a comportarsi a
paracadute aperto, incluso in atterraggio, appesi a tante imbracature, poi l'ostacolo principale: la torre.
E'qui che si vede l'attitudine dell'allievo al lancio. Le due torri della scuola sono abbastanza alte e
dispongono di cavi in acciaio dove le imbracature sono sospese a delle carrucole. La falsa carlinga consente
di simulare l'uscita dal velivolo, simulando anche l'apertura dell'emergenza. Un tempo si toccava direttamente
terra mentre oggi si viene afferrati al volo e poi fatti scendere con una scala.
A qualcuno la torre fa più paura del lancio vero e proprio. Qui si ha modo di vedere bene il vuoto sotto di
noi, mentre la fuoriuscita dalla carlinga è molto più rapida.
Si analizzano in modo molto accurato i molteplici casi di eventuale malfunzionamento (reggiseno, pacco chiuso,
fiamma, avvitamenti del fascio funicolare ecc.). L'allievo deve sapere subito come reagire alle varie ipotesi,
comprese quelle di atterraggi in zone non propriamente ideali (su alberi, contro edifici, in acqua, contro
linee d'alta tensione etc.).
Un operatore delle forze speciali, completamente equipaggiato per il lancio da alta quota
(denominati HALO o HAHO, a secondo se l'apertura del paracadute avviene a bassa o alta quota), durante la
caduta libera. Si tratta della massima espressione del paracadutismo militare. Operazioni di questo tipo
avverrebbero soprattutto di notte e richiedono un altissimo addestramento.
IL PRIMO LANCIO
Dopo l'addestramento intensivo, giunge il momento del primo lancio. Gli istruttori hanno un'esperienza tale
da capire chi ha dei problemi e chi dev'essere aiutato. Un tempo le cose andavano diversamente e si era
leggermente più duri con gli allievi. Qualcuno che aveva qualche dubbio, si trovava fuori dall'aereo prima di
rendersene conto, magari per poi fare dei lanci molto belli, resosi conto di che bella esperienza si trattava.
Anche decine di anni or sono non mancavano i "rifiuti alla porta" ed era previsto che il paracadutista, anche
quando lo "stick" era già in piedi e pronto al lancio, potesse uscire dalla fila manifestando l'intenzione di
non lanciarsi. Oggi, che in un'area come Tassignano si lanciano passaggi di otto paracadutisti, è tutto ancora
più calmo. Del resto il paracadutista è sempre un uomo che fuoriesce a 400 metri di quota, da un mezzo che si
muove a circa 300 km/h, per cui il rischio rimarrà sempre, ma è difficile che i paracadute vengano meno alla
fiducia a cui ci si affida. Spesso è il militare a sbagliare. Si parte da quello che invece di fuoriuscire
regolarmente, assumendo la tipica posizione raccolta, rotola fuori scomposto, beccandosi un bell'avvitamento,
fino ad arrivare a chi tira subito l'emergenza, rischiando una bella "fiamma" (malfunzionamento quando le due
velature si aggrovigliano insieme, senza dispiegarsi). La cosa è forse comprensibile, e qualcuno lo può anche
raccontare dopo, ma assolutamente disdiscevole se l'allievo non vuole avere seri problemi fisici !
Il brevetto prevede due lanci senza equipaggiamento e tre con zaino e armi. Un tempo erano necessari sei lanci
e ancora, per la solita carenza di vettori, ma anche di ZL adatte a lanci in un unico passaggio, si è ridotta
la soglia dei lanci. Stesso discorso per l'atterraggio. Nonostante le 1.000 insistenze degli istruttori,
qualcuno atterra a gambe aperte e flosce. Francamente, dopo i corsi della scuola, si tratta di una minoranza
esigua, ma sono questi errori a portare quasi sempre agli incidenti. Comunque parlando con i veterani, gente
che l'ultimo lancio l'ha fatto oltre mezzo secolo orsono, si rimane stupiti da come ricordino queste loro
esperienze, uniche. Certo, occorre coraggio ma anche autocontrollo e vi è una certa selezione, pur
considerando che si tratta di tutti volontari. Ed è per questo che i paracadutisti sono l'élite di tutti gli
eserciti. Fra le altre cose, sono ripresi anche quelli dagli elicotteri CH-47 (numerosi 25 anni orsono,
quando la linea dei vecchi C-119 era al lumicino e non erano ancora disponibili i G-222) mentre si sta
qualificando al lancio i nuovissimi e potenti C-130J.
ALTRI CORSI
Alla CEAPAR si svolgono i seguenti corsi:
Corso di abilitazione al lancio
(che abbiamo appena descritto).
Corso di abilitazione al lancio in caduta
libera (TCL). Gli allievi (incursori, istruttori ecc.) hanno l'abilitazione all'impiego di paracadute ad
apertura comandata, del tipo MT-1 XX.
Corso per direttore di lancio
(vincolati e TCL). Si formano i direttori di lancio, un compito molto delicato nelle aviotruppe.
Corso per comandante di pattuglia guida.
È l'interfaccia a terra che fornisce indicazioni circa la situazione meteorologica e tattica.
Corso per istruttore di paracadutismo. Forma
gli istruttori.
Corso per addetto al caricamento aereo. Sono
loro che provvedono all'imbarco dei carichi sui velivoli da trasporto.
Corso per addetti ai malfunzionamenti.
Imparano a risolvere eventuali malfunzionamenti, per esempio recuperando un paracadutista rimasto appeso al
velivolo.
Corso per operatori video-fotografici in
caduta libera. Sono loro gli autori di splendide immagini e riprese in caduta libera.
Corso per operatori in tandem.
Consentiteci due parole su quest'ultima specializzazione. In pratica si tratta di un lancio in coppia con il
"passeggero" (anche un non paracadutista) agganciato a una doppia imbracatura. In questo modo è possibile far
giungere in particolari zone anche personale non addestrato al lancio.
Un esempio può essere l'infiltrazione di particolari specialisti, per esempio in guerra elettronica, per
analizzare apparecchiature sofisticate prima che vengano distrutte. Ricordiamo come il nostro collaboratore
tenente Gianfranco Paglia, Medaglia d'Oro per l'attività in Somalia, nonostante sia rimasto gravemente leso
agli arti inferiori, con questo sistema ha potuto riprovare la gioia di un lancio, seppur in ambito civile;
miglior esempio dello spinto che anima i nostri paracadutisti, ieri come oggi.
Inoltre, da poco più di un anno, è giunto un simulatore che permette di ricreare la discesa di un paracadute
ad ala, in modo da imparare a valutare le velocità (orizzontale e verticale) e le distanze, per migliorare
la precisione d'atterraggio. Ma ne riparleremo dettagliatamente in futuro.
La CEAPAR è una scuola molto particolare, sia per il tipo d'addestramento che vi si pratica (si pensi alla
sofisticazione dei lanci ad alta quota con i paracadute ad ala) sia per l'aria che vi si respira. Nel passato,
anche recente, alcuni episodi sono stati strumentalizzati da forze notoriamente ostili al mondo militare.
Dobbiamo dire che la nostra impressione è che si tratta di un ambiente sanissimo, dove possono anche
succedere eventi simili a quelli che accadono nella società, ma dove non esiste assolutamente l'omertà
ravvisata da elementi ostili, tanto per chiamare le cose con il loro nome. Basta pensare che la vicenda Sceri,
dopo tanto fracasso di giornali e telegiornali, non ha ancora portato ad alcun risultato giudiziario. La morte
di un allievo dentro la caserma è sempre una grande tragedia ma da questo a delineare foschi scenari vi è un
abisso abietto. E, a nome anche dei lettori di RAIDS, abbiamo voluto fare i complimenti al colonnello
Bertolini, per come ha saputo più volte affrontare i giornalisti. Da Pisa sono passati i migliori soldati
d'Italia; se vi sono delle responsabilità, tantopiù in fatti gravi, i colpevoli devono pagare, ma non è
neanche il caso di tentare criminalizzazioni verso un centro che oltre che paracadutisti ha formato tanti
uomini, e con il recentissimo arrivo delle prime, entusiaste, allieve, contribuirà al processo formativo
anche di tante donne. Un augurio e una speranza per il domani.
COME SI DIVENTA PARACADUTISTI
Attualmente solo i volontari in ferma breve, i volontari in ferma lunga, i sottufficiali e gli ufficiali
possono frequentare i corsi della CEAPAR, dove ancora rimangono poche decine di ragazzi di leva. Ed è un poco
triste vedere le grandi camerate (che dovranno essere ristrutturate) in cui è passato il fior fiore della
gioventù italiana, vuote, senza quel movimento che le aveva caratterizzate per decenni. Sono esclusi dai corsi
i volontari a ferma annuale. Il lato positivo è che la struttura è stata modificata in modo da renderla più
accogliente, con sistemazione in camerette. Ovviamente l'essere brevettati paracadutista civile costituisce
un ottimo titolo di preferenza per l'ammissione ai corsi.
Vogliamo proporre che presto vi siano reparti di paracadutisti anche fra le forze di completamento, una
proposta che si leva a gran voce fra i tanti paracadutisti, fra cui quelli che effettuano i lanci sotto
controllo militare anche dopo che sono rientrati nella vita civile. Mettere insieme un paio di compagnie
veramente operative, non sarebbe un grosso problema, costerebbe pochissimo e potrebbe risultare molto utile
in caso di crisi.
RINGRAZIAMENTI
Per la realizzazione di questo servizio dobbiamo ringraziare il colonnello Bertolini e molti fra i suoi
collaboratori. In particolare il maggiore Franzolin, autore delle splendide immagini dei lanci, e il tenente
Centofanti, che si occupa del nucleo pubblica informazione, dopo i brillanti successi ottenuti con la stampa
in Macedonia e Kosovo.

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