INTERVISTA A LUIGI CALIGARIS DEL 23/06/97
ROMA - «Terrificante. L'insieme è terrificante». Luigi Caligaris, europarlamentare di Forza Italia, ma - soprattutto - ex generale e attento analista delle nostre Forze armate, non ha dubbi: «Le notizie sugli stupri e sulle presunte torture dei militari in Somalia, divulgate e amplificate senza andare troppo per il sottile, stanno avendo un effetto devastante sui nostri militari. Si potrebbe arrivare all'autoscioglimento».
D: Generale, i giornali fanno il loro mestiere, che è quello d'informare.
R: «Guardi che io non ce l'ho con i giornali. Dico che l'insieme, e sottolineo "l'insieme" di questa vicenda, avrà effetti terribili e incalcolabili. Parto dalla campagna di stampa contro la Folgore, perché è il punto di partenza. Per chiedere lo scioglimento di quel reparto, che è uno dei pochi gioielli delle nostre Forze armate silenziosamente smantellate per anni da una classe politica irresponsabile. Con l'acquiescenza di uno Stato maggiore debole e incapace. Parto dalla campagna di stampa che amplifica qualsiasi accusa senza prove, per arrivare all'atteggiamento di tanti commentatori che prima si sono scoperti garantisti e poi hanno deciso che i diritti della difesa non valgono per i militari. Nemmeno per quelli impegnati all'estero dove, non dimentichiamolo, rappresentano l'Italia».
D: Non le sembra troppo retorico?
R: «No, visto che nemmeno il capo dello Stato ha trovato il modo di dire "basta", di pronunciare come fece una volta per una questione che riguardava la sua persona: "Non ci sto". C'ero anch'io, venerdì, quando Scalfaro ha parlato davanti alla Guardia di Finanza. Aveva appena comunicato alla Somalia che l'Italia avrebbe fatto piena luce sugli episodi denunciati. Giusto. Ma lì, davanti a gente con le stellette, mi aspettavo una frase, due parole per tenere su il morale dei nostri militari smarriti, intimiditi, umiliati per quello che stanno subendo. Niente. Lui ha preferito parlare di "abnegazione", di "sacrificio", ma non ha trovato il modo di fare nemmeno un accenno al tiro al bersaglio che sta mettendo in ginocchio le Forze armate».
D: Ma il sottosegretario Brutti è corso a Livorno a rassicurare la Folgore.
R: «Ha fatto il minimo. Quel corpo è a pezzi. Non mi meraviglierei se da qui a qualche giorno arrivassimo a una raffica di dimissioni, a una decapitazione, come dire, "spontanea" del suo vertice. L'aria è quella, sento militari delusi parlare di autoscioglimento».
D: Lei accusa il governo?
R: «Io non accuso, registro una serie di fatti. Gravissimi. Certo, il governo ha subito cercato di tirarsi fuori offrendo all'opinione pubblica un capro espiatorio. Il generale Loi è stato costretto ad autosospendersi. Comandava l'accademia militare di Modena, dove l'esercito forma i suoi quadri dirigenti. Qualcuno si è posto il problema delle conseguenze di una decapitazione del genere? Sanno che cosa significa la "motivazione" per un militare? Non parliamo, poi, dei politici. Ho letto di Folena, che a nome del Pds ha espresso una qualche comprensione per il "malessere" dei militari. Ma D'Alema non ha detto una parola. Come Berlusconi. Nemmeno Fini ha voluto esporsi. Ha preferito far dire qualcosa a Gasparri...».
D: Ma i parà della Folgore non erano di destra?
R: «Guardi, Prandstraller ha studiato il fenomeno e ha detto una parola definitiva sulla professione militare in Italia. È saltato fuori che nemmeno i parà della Folgore erano fascisti. Ma la cultura politica italiana era tale da respingerli. Senza distinzione: cattolici, marxisti e perfino liberali prendevano le distanze. Parole come "patria" e "nazione" erano tabù. L'unico partito che tirava fuori la bandiera era l'Msi. La verità è che i parà furono regalati all'estrema destra. Ma stiamo parlando di venti anni fa».
D: E adesso?
R: «È cambiato tutto. La sola cosa che non cambia mai è la ritrosia, l'incultura della classe politica nei confronti dei militari. Qui nessuno vuole difendere comportamenti inaccettabili in Somalia. Ma le accuse vanno provate. Quando scoppiò lo scandalo della Uno bianca nessuno chiese di sciogliere la Polizia».