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Paracadutisti belgi in missione umanitaria in Somalia
di Thierry Charlier
Il consiglio dei Ministri belga, l'11 settembre 1992, conferma partecipazione alla forza delle
Nazioni Unite destinata a proteggere i convogli di aiuto umanitario in Somalia, Paese dilaniato dalla
guerra civile e da parecchi mesi in preda alla carestia.
La missione verrà scaglionata in dodici mesi e dovrà garantire la reale distribuzione dell'aiuto
alla popolazione.
Il costo per la costituzione di tale forza - 587 Paracadutisti - è previsto in 1.100 miliardi di franchi
belgi (Il Belgio vi partecipa con 136,3 milioni di franchi belgi; le paghe sono corrisposte dalla Comunità
europea). Soltanto domenica 13 dicembre 1992, alle 7,30 ore locale, i primi Paracadutisti belgi
- 120 uomini del 1° Para di Diest, cioé l'11ª Compagnia, mettono piede sul suolo somalo arrivando
direttamente dal Belgio, con scalo tecnico ad Addis Abeba, a bordo di 8 C-130 che atterrano all'aeroporto
di Mogadiscio. In un'ora i Paracadutisti scaricano 22 veicoli, i mortai da 60 mm, le mitragliatrici, le
armi individuali, le munizioni e le provviste. Intanto il tipo di operazione affidata ai Belgi ha subito
una variazione: le lettere "UN" dipinte sui bianchi veicoli sono state coperte con la bandiera belga, ma
asportabile. Infatti i Belgi, destinati in Somalia per un anno, sono per ora sotto comando americano per
un'operazione umanitaria a carattere militare - l'Operazione Restore Hope - al termine della quale
passeranno sotto l'autorità dell'ONU.
I Paracadutisti belgi del 1° Para, che sono al comando del Tenente Colonnello Marc Jacqmin, responsabile
dei militari belgi in zona, al loro arrivo a Mogadiscio ricevono il compito di proteggere il
porto e l'aeroporto, e vengono alloggiati in un capannone del porto. Ma rimangono nella capitale della
Somalia per poco tempo, poichè alcuni giorni dopo, all'alba del 20 dicembre 1992, effettuano insieme ai
militari americani uno sbarco su una spiaggia situata tra la città e il porto di Kismayo. L'11ª
Compagnia del 1° Para e i circa 250 Marines vengono acclamati dagli abitanti venuti loro incontro sulla
spiaggia, e nello stesso giorno occupano la città e il porto. Il resto dell'unità, la 13ª e la 21ª
Compagnia, arriva poi in aereo direttamente all'aeroporto di Kismayo.
L'aeroporto era occupato dagli uomini del Colonnello Omar Jess, e il porto da quelli del suo alleato il
Generale Mohammed Farrah Aidid, mentre la maggior parte dei Technicals (i veicoli armati che
spargono il terrore) è stata dislocata fuori dalla città in seguito alla minaccia americana di sparare a
vista su qualsiasi veicolo aggressivo. Gli scontri che vedono di fronte, nella zona di Kismayo, i
combattenti del Colonnello Omar Jess (il Colonnello Omar Jess e il Generale Aidid erano riusciti a strappare
il controllo della città di Kismayo e del porto al Generale Morgan il 15 maggio 1992) e i sostenitori del
Generale Mohammed Said Hersi, noto come "Generale Morgan", e genero dell'ex-presidente somalo
Mohammed Syaad Barre, facevano ancora tremare la città di Kismayo la sera prima dell'arrivo delle truppe
alleate americano-belghe.
Arrivato a Kismayo, il Tenente Colonnello Jacqmin, insieme al Maggiore Daniel Moors, comandante del
3° Lancieri Paracadutisti di Stockem, l'ex-squadrone Recce, inizia le trattative con Omar Jess, che dopo
alcuni giorni, con molte tergiversazioni, accetta di lasciare la città e di ritirarsi a Canjeel, 30
chilometri a nord-ovest di Kismayo, con tutti i veicoli e le armi, sotto la scorta dei Paracadutisti
belgi del 3° Lancieri Paracadutisti e rifornito di carburante dagli Americani! Un soldato belga evidenzia
la situazione paradossale dicendoci: Non capisco più niente: siamo venuti fin qui con il compito di
scortare i convogli di aiuti, ed eccoci a scortare dei banditi!
CONTA MOLTO L'ASPETTO
Le forze di Omar Jess assommano a 100/200 uomini, in maggioranza sotto l'influenza del Khat, un
blando anfetaminico, e dispongono di 4/5 GMC, 2 cannoni da 155 mm, 1 centrale-radio, 1 BTR-50, una decina
di veicoli fuoristrada 4x4, in parte Toyota, che hanno sul pianale posteriore mitragliatrici, o cannoni
antiaerei, o cannoni, o lanciarazzi multipli. Gli uomini sono armati del fucile d'assalto G-3, di AK-47, di
M-16 e di pistole mitragliatrici Sterling in pessime condizioni.
Per i combattenti somali quel che conta è l'aspetto: occhiali neri, T-shirts di vario genere con iscrizioni
del tipo "I am the boss", e l'arma con il calcio spezzato se possibile, fa più "virile". Gli uomini del
generale Morgan sono accampati a Afmadu, circa 60 km a nord-ovest di Kismayo, e anch'essi hanno conservato
le armi pesanti e i veicoli.
Dall'arrivo dei militari belgi e americani nella zona di Kismayo, questa è considerata vietata a tutti gli
armati, regola che vale sia per gli abitanti, sia per i visitatori. Le sole eccezioni riguardano: le guardie
di scorta alle ONG (organizzazioni non governative), in maggioranza ex-banditi pentiti, soltanto se in
missione, cioé insieme a chi li ha assoldati, e in possesso di un porto-d'armi, i poliziotti locali,
riconoscibili dall'uniforme o almeno da un berretto blu, che sono in tutto circa trecento persone delle
quali solo quattordici armate di fucile, ed effettuano il servizio di pattuglia assistiti dalle forze
coalizzate. Essi possono portare armi soltanto in servizio e accompagnati da militari belgi o americani.
I militari belgi organizzano dei posti di controllo mobili giornalieri per perquisire i veicoli in
circolazione nella città e sequestrare le armi eventualmente a bordo. Inoltre effettuano pattuglie di
sicurezza, a piedi di giorno e su veicoli blindati Scimitar di notte. I militari americani della zona di
Kismayo sono agli ordini del Brigadiere Generale Lawsor W. Magruder, e appartengono alla 10ª Divisione
da montagna di base a Fort Drum, nello Stato di New York.
Nonostante tutto in città vi sono ancora delle armi, come provano i tiri di intimidazione e il lancio di
pietre di cui sono vittime i militari belgi. Di notte, per farli uscire dagli Scimitar, vengono
offerte loro delle prostitute spinte nella strada al loro passaggio, ma i Paracadutisti non si lasciano
coinvolgere. Se però i Belgi in servizio di pattuglia vengono presi di mira da franchi tiratori, non
esitano a rispondere. Il 15 gennaio 1993 un tiratore scelto belga armato del nuovo fucile sniper C.W.
di fabbricazione inglese, che i Paracadutisti Belgi usano per la prima volta in operazione, ha ferito a
una gamba un bandito somalo. In seguito a questo incidente, poiché il tiro è stato effettuato da grande
distanza, i Somali si sono resi conto che i Belgi non esitano a sparare e colgono il bersaglio.
Nonostante i servizi di pattuglia e i posti di controllo gli uomini armati continuano a circolare in città,
per le strade e nei mercati. All'arrivo di una pattuglia si mescolano alla folla nascondendo le armi sul
posto. Perciò i Paracadutisti belgi decidono di organizzare l'Operazione Casbah, che viene attuata
lunedì 18 gennaio 1993, alle 4,30 del mattino, e dura fino alle 9, nei souks (negozi) di Kismayo.
I BANDITI INTORNO ALLA CITTÀ
I vari compiti vengono assegnati ai Paracadutisti alla luce dei fari di un camion. Tutto il quartiere verrà
bloccato: nessuno potrà entrarvi o uscirne. I tiratori scelti si appostano su alcuni tetti. Alle 4 tutti
sono ai loro posti. Alle 4,30 la prima porta, quella di un noto bordello, salta sotto le pedate del
Sottotenente Hugo Heeren, comandante in seconda della 13ª Compagnia dei 1° Parà (la Compagnia
francofona). All'interno i Paracadutisti scoprono una cassa di munizioni piena di biglietti di banca,
scellini somali e qualche taglio di biglietti da 100 dollari, ma nessuna arma. La polizia somala con il
megafono invita gli abitanti ad aprire le porte e portare in mezzo alla strada le armi possedute; le porte
chiuse verranno infrante.
I Paracadutisti arrivano davanti a una porta di metallo; il proprietario del negozio è presente ma dice di
non avere la chiave; il Sottotenente Heeren gli da dieci minuti per andarla a prendere... L'uomo non si
muove. Pedate del Sottotenente, la porta resiste. Chiama la bestia - dice al Sergente -
che venga con il suo apriscatole! Trenta secondi dopo la "Bestia" arriva: 1 metro e 90 di muscoli,
e impugna una mazza. Pochi colpi e la porta cade. Non ci sono armi, niente armi, grida il
proprietario. Il Sottotenente Heeren entra nel locale e ne esce pochi minuti dopo con un lanciarazzi
RPG-7 e del filo per dinamite. E questa che roba è? Sogghigna il Sottotenente mentre punta l'arma
sotto il naso del commerciante... Oh, è vecchio, non funziona! si limita a dire l'uomo nel suo
inglese approssimativo. Verrà lasciato libero, ma l'RPG-7 e il filo per dinamite vengono messi con il resto
del bottino dei Paracadutisti, che nella mattina ha raggiunto 250 chilogrammi di esplosivi, 25 chili di
munizioni, 54 armi individuali e 10 armi di squadra.
Per tutta l'operazione, mentre i Paracadutisti della 13ª e della 21ª Compagnia perquisiscono casa
per casa, due elicotteri Alouette volano sul quartiere a bassa quota. Nugoli di bambini, con alle
calcagna i poliziotti somali armati di sferze e di bastoni, seguono le orme dei Paracadutisti. Quando
questi si ritirano alcuni giovani somali, in preda al Khat, urlano: Belgians no good; Americans, good!
Il Sottotenente Heeren non può trattenersi dal commentare: Ancora una volta gli Americani hanno tenuto per
sé il ruolo migliore! Loro distribuiscono il cibo, noi facciamo i poliziotti! Non è strano che i Somali ci
prendano a sassate, ci sputino addosso e minaccino di tagliarci la gola!
L'intenzione dei Paracadutisti belgi di disarmare la città di Kismayo e i dintorni fa cadere bruscamente
l'atmosfera calma che c'era prima, soprattutto dopo l'operazione di ricerca di armi effettuata sabato 23
gennaio 1993 all'alba, e denominata Morning Market. É identica all'Operazione Casbah e
si svolge dalle parti del mercato di Kismayo. É stata notata una ripresa di attività da parte dei
"bandits" accampati all'esterno della città, e vi è un'evidente preoccupazione sempre maggiore presso i
commercianti della città, ai quali sono state sequestrate le armi e che perciò ora non possono più
difendersi.
Il primo incidente grave per i Paracadutisti accade venerdì 22 gennaio 1993, verso le 22,45. Cinque
Paracadutisti della 13ª Compagnia del 1° Para vengono feriti dall'esplosione di una bomba a mano
mentre fanno la guardia al commissariato di polizia in pieno centro a Kismayo. Sabato 23 gennaio 1993, verso
sera, alcuni Somali dal tetto di una casa aprono il fuoco sui Paracadutisti belgi di pattuglia, i quali
circondano subito la casa e la prendono d'assalto, uccidendo due Somali in armi e catturandone altri quattro.
Domenica 24 gennaio 1993 un veicolo 4x4 apre il fuoco per due volte contro un convoglio belga. I Paracadutisti
rispondono e feriscono uno degli occupanti. Il ritorno alla violenza deriva anche dal fatto che molti,
dopo l'arrivo delle forze straniere in Somalia, costretti a interrompere i saccheggi, hanno perduto l'unica
fonte di reddito e pare vogliano vendicarsi. Non c'è lavoro e l'unica cosa che sanno fare è il saccheggio.
MORGAN CONTRO JESS
A Kismayo la popolazione non vede tangibili risultali dell'azione umanitaria Restore Hope, anzi il sequestro
delle armi nella città espone gli abitanti inermi alle scorrerie dei banditi armati che operano nei
dintorni. Temono soprattutto il clan Morgan, che ha un campo a 15 chilometri da Kismayo e semina il terrore
e la desolazione nella zona, tanto che nessuno osa più coltivare la terra o raccogliere ciò che ha seminato,
perchè, appena terminato il raccolto, arrivano le bande armate e lo portano via. Allo stesso modo succede
nei villaggi a nord di Kismayo: Americani e Belgi vi portano con convogli scortati le preziose vettovaglie
che gli abitanti ripongono nei loro granai, ma appena il convoglio americano-belga è ripartito, arrivano
i "bandits" (in inglese), come li chiamano i Somali, e con le armi in pugno li costringono a consegnar loro
tutto quello che il convoglio ha appena portato. L'estorsione è facilitata dal fatto che gli abitanti hanno
dovuto consegnare tutte le armi alle forze della coalizione. Di fronte a ciò, gli alleati hanno deciso di
affrontare il problema alle radici: lunedì 25 gennaio 1993 le forze americano-belghe attaccano gli uomini di
Morgan trincerati a Beerrxaan, 40 chilometri a nord-ovest di Kismayo.
Intimato l'ordine di evacuare le loro posizioni, gli uomini del Generale Morgan lo ignorano. La forza
multinazionale spara allora alcuni colpi di avvertimento nella speranza che i banditi abbandonino subito le
armi e fuggano, ma essi invece rispondono e danneggiano un elicottero americano Cobra. Quattro Cobra
americani li attaccano allora con i razzi e gli uomini del 3° Lancieri Paracadutisti del Maggiore
Daniel Moors aprono il fuoco con i cannoni da 30 mm dei loro Scimitar. Subito dopo i blindati
leggeri da ricognizione belgi mettono fuori combattimento due 4x4, una armata di lanciarazzi multiplo,
l'altra di cannone binato antiaereo. Nello stesso attacco vengono distrutti: sei veicoli che trasportano
armi pesanti, un lanciarazzi, un trasporto truppe blindato BTR-50 e cinque pezzi di artiglieria.
I Paracadutisti belgi occupano poi la località di Beerrxaan, dove trovano parecchi cadaveri. In questi
combattimenti i Somali hanno avuto in tutto otto morti e trentaquattro feriti, mentre da parte alleata non
si lamenta nessuna perdita.
Il Generale Morgan, che ha sempre sostenuto che il dominio sul porto spetta al suo clan, ha anche dichiarato
che non rispetterà l'accordo di "cessate il fuoco" firmato ad Addis Abeba finchè non avrà strappato Kismayo
al Colonnello Omar Jess. Il 31 gennaio 1993 il Generale Morgan minaccia di nuovo di investire Kismayo.
Panico tra la popolazione. Nuovo intervento delle truppe belghe e americane a Beerrxaan, e gli
Scimitar belgi e i Cobra americani sputano fuoco un'altra volta. Ancora morti e feriti da
parte somala.
Poichè il Generale Morgan sembra essersi calmato, Belgi e Americani possono finalmente dedicarsi al loro
compito iniziale, cioè scortare il carico della nave americana USS Sea Pearl verso i punti di
distribuzione all'interno del Paese. Ma nella notte dal 21 al 22 febbraio 1993 una colonna di
circa 150 uomini del clan Morgan, che gli Americani hanno localizzato verso le 1,30 a circa 10 chilometri
da Kismayo, scompare nel nulla. In poco tempo gli uomini, dispersisi, penetrano nella città; cominciano
così gli scontri con le forze del Colonnello Omar Jess, e i combattimenti protraggono per cinque giorni.
Il Generale Said Mohammed Hersi Morgan, nativo della regione, ha sempre sostenuto che la città gli
apparteneva e che avrebbe fatto di tutto per riconquistarla. Il suo rivale Colonnello Omar Jess,
ex-Ufficiale dell'Esercito di Syaad Barre, gliel'aveva strappata il 15 maggio 1992. Quando le
forze americane e belghe riescono a intervenire, i belligeranti dei due clans sono già scomparsi.
Nei dintorni dell'aeroporto i Paracadutisti belgi vengono attaccati da una sessantina di Somali:
rispondono al fuoco e ne abbattono due. Lunedì 22 febbraio da parte somala si contano 19 morti e 63 feriti,
da parte belga solo 3 feriti leggeri. I Paracadutisti della 13ª compagnia del 1° Para hanno preso
posizione e formano uno schermo protettivo intorno alla città di Kismayo. Dal 22 febbraio presidiano le
posizioni giorno e notte, e da quel momento l'ordine è ristabilito. Non vengono sparati che qualche razzo
illuminante a scopo dissuasivo e alcuni colpi di mortaio. Gli uomini della 13ª compagnia dalla
posizione elevata del Comando controllano con i Milan sia il porto sia l'aeroporto.
CONFISCATO O DISTRUTTO
In seguito al tentativo degli uomini di Morgan di riconquistare la città, gli Americani lanciano un
ultimatum al Generale, ingiungendogli di ripiegare con uomini e materiale entro la mezzanotte del 25
febbraio, nella zona assegnatagli a Doble (50 chilometri a nord-ovest di Kismayo). Tutto ciò che verrà
trovato fuori da quella zona in quella data verrà confiscato o distrutto. A causa di quegli avvenimenti
gli Americani, che si preparavano ad affidare a 837 militari belgi il comando di un territorio vasto il
doppio del Belgio, decidono di rimandare il ritiro di 3.000 dei 18.000 Gis ancora presenti
sul territorio Somalo nel quadro dell'Operazione Restore Hope. I Belgi proseguono la loro missione,
cioè garantire la sicurezza nella città e nella regione, continuare l'addestramento della polizia locale,
proteggere l'aiuto umanitario, tenere sotto controllo l'aeroporto e il porto. Proteggono continuamente le
navi della Croce Rossa, quelle di alcune altre organizzazioni non govemative, il commissariato di polizia,
i magazzini generali della città e le strade di accesso a questa.
Gli Americani, affidato il comando ai Belgi a Kismayo, lo affidano anche agli Australiani a Baidoa e ai
Marocchini a Bali-Dogle, vicino alla capitale della Somalia, poi cercano dei "sostituti" per le zone dove
sono soli: a Bardera, per esempio, dove aspettano l'arrivo degli Indiani, e a Merca, sulla costa, per la
quale i sostituti non sono ancora previsti. I militari belgi resteranno un anno in Somalia. Parteciperanno,
dopo Restore Hope, all'operazione delle Nazioni Unite denominata Unosom II. Tale operazione,
che vedrà riuniti circa 20.000 uomini, verrà diretta dal Generale turco Cevik Bir.
Per il momento tutti aspettano le trattative tra le varie fazioni che dovrebbero svolgersi nel quadro di
una grande conferenza di pace. Essa, forse, riporterà la speranza. Ma pochi vi credono.
EFFETTIVI BELGI PRESENTI IN SOMALIA
- Il Battaglione Paracadutisti (1° Para) di Diest, con l'11ª Compagnia,
la 13ª Compagnia
(francofona) e la 21ª Compagnia.
- Il 3° Lancieri Paracadutisti (3° Para) di Stockem, vicino ad Adon,
ex-squadrone Recce.
- La 14ª Compagnia del Genio para-commando (14ª Compagnia para-codo) di Emblem
(provincia di Anversa).
- Il 4° Cacciatori a cavallo.
- Il 40 Battaglione Trasmissioni (4° TTr) di Wieden, nella periferia occidentale di Colonia, RFT.
In totale 837 uomini. Il cambio a questi elementi viene dato tral'8 e il 22 aprile 1993, e comprende:
- Il 2° Battaglione Para-commando (2° Codo) di Flawine, vicino a Namur.
- La batteria para-commando di Braschaat.
- Alcuni reparti del Genio, dei Trasporti e di Sanità.
(Sotto) Nonostante i tiri di intimidazione, i Paracadutisti belgi non si lasciano mai
superare dagli elementi armati delle fazioni e, durante la loro presenza, provvedono alla sicurezza
dentro Kismayo. Questo paracadutista è armato di un fucile d'assalto FNC cal. 5,56.
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