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| SOMALIASECTION |
La Folgore in appoggio ai canadesi a Belet Huen
di G. Gaiani
Fin dall'aprile 1993 i Paracadutisti del 187° Reggimento dislocato a Gialalassi e Bulo Burti hanno partecipato
ad operazioni congiunte con i parà del Royal Canadian Regiment. Una collaborazione che è stata celebrata
ai primi di maggio con un significativo scambio di brevetti tra i due reparti.
Belet Huen si trova a circa 350 km a nord-est di Mogadiscio e a circa 100 km da Bulo Burti, l'ultimo
avamposto della Folgore ai confini del settore della Somalia affidato alle forze del contingente Ibis.
Oltre Bulo Burti inizia il settore affidato alle truppe canadesi che comprende appunto la zona di
Belet Huen, nella regione dell'Hirian meridionale.
Si tratta di una delle zone più povere della Somalia: pochi gli edifici in muratura e abbondanza di capanne
circolari costruite con rami secchi tenuti insieme da sterco e fango. Scarse, come in tutta la Somalia, le
zone alberate e l'assenza di ombra impedisce spesso di trovare ripari contro il sole e il caldo che qui
raggiunge spesso i 50 gradi centigradi.
In queste condizioni hanno operato i 600 Paracadutisti canadesi del Royal Canadian Regiment, che dal
Q.G. di Belet Huen hanno coperto tutta la vasta regione circostante in condizioni difficili e su piste
impossibili rese impraticabili dalle piogge di primavera.
I nostri compiti principali sono costituiti dalla scorta ai convogli che portano cibo alle popolazioni
dei villaggi più isolati dell'interno e soprattutto dal controllo militare di un così vasto territorio.
Pattuglie di paracadutisti sono costantemente in perlustrazione supportate dai blindati ruotati Grizzly e
dagli elicotteri armati Bell UH IH (uguali ai nostri AB 205), utilissimi in un terreno così scoperto nella
ricognizione e nella sorveglianza delle zone controllate dalle bande armate e dai banditi somali,
ci racconta il Capitano Bosselin del Quartier Generale del Reggimento Paracadutisti.
In realtà il controllo di un territorio così vasto che giunge fino ai confini etiopici, considerati la via
privilegiata per i traffici di armi delle fazioni armate somale, crea problemi pratici non indifferenti
così come l'assenza di strade e le pessime condizioni delle piste hanno messo a dura prova i mezzi ruotati
canadesi dei quali una decina (compresi molti Grizzly) sono stati trasferiti all'aeroporto di Mogadiscio
per sostituire balestre e semiassi andati in frantumi.
UN'INTENSA COLLABORAZIONE
Il pattugliamento del territorio non poteva essere garantito senza la fattiva collaborazione tra le forze
canadesi e i Parà italiani, dislocati nella vicina Bulo Burti.
In effetti il nostro campo più avanzato si trova ad appena 100 km da Belet Huen, dice un Ufficiale
della Folgore, ma da queste parti 100 km significano almeno 6 ore di marcia con i veicoli fuoristrada ed è
per questa ragione che una compagnia del 187° Reggimento Paracadutisti Folgore ha costruito qui il campo
che permette di meglio collaborare con i parà canadesi.
La realizzazione di operazioni congiunte quali i pattugliamenti a lungo raggio e il coinvolgimento delle
popolazioni locali nella raccolta d'informazioni sui movimenti delle bande armate hanno permesso di saldare
gli uomini dei due reparti riconfermando quello spirito di corpo che unisce i Paracadutisti di tutto il
mondo.
Uno spirito che è stato celebrato il 6 maggio da una breve cerimonia che ha visto la presenza del
Colonnello Roberto Martinelli, comandante del 187° Reggimento, e di uomini che rappresentavano tutti i
reparti della Folgore per uno scambio di brevetti di lancio con i Canadesi.
Con gli italiani abbiamo operato in lunghe e faticose missioni nelle zone più impervie di questa regione -
aggiunge il Capitano Bosselin, pattugliando villaggi, requisendo armi e scoraggiando con una presenza
capillare e costante sul territorio qualunque atto ostile contro la forza multinazionale.
La presenza militare italiana al fianco dei Parà canadesi non sembra del resto dovuta solo alla necessità
di collaborare di due contingenti che operano in regioni confinanti; benché non vi siano al momento notizie
ufficiali in proposito, a Mogadiscio si parla esplicitamente di un imminente ritiro dei Canadesi dalla
Somalia, un ritiro che lascerebbe scoperto il settore di Belet Huen nel quale potrebbero venir dispiegate
unità della Brigata Folgore e in particolare proprio gli uomini del 187° Reggimento che già conoscono il
territorio, insieme a unità tedesche.
Il Canada è attualmente impegnato con forze militari in numerose operazioni delle Nazioni Unite: mille
uomini sono dislocati in Somalia, circa il doppio in Bosnia-Erzegovina e alcune centinaia sono da anni a
Cipro con la forza dell'interposizione che separa le comunità turca e greca: il ritiro del contingente in
Somalia sembra inserirsi in un più ampio ridimensionamento dell'impegno internazionale delle Canadian Armed
Forces che da sempre hanno espresso in ambito NATO e ONU capacità operative e professionali di primissimo
livello.
Qui in Somalia ci è stato permesso di fare un ottimo lavoro - sottolinea un Sergente del
1° Commando che chi scrive aveva già incontrato a Sarajevo - e infatti dopo qualche violento scontro a fuoco
abbiamo eliminato il problema delle bande armate dall'intera regione. Non come a Sarajevo, dove avevamo
ordine di sparare solo se attaccati direttamente e dove in più occasioni abbiamo fatto da bersaglio ai
cecchini senza poter reagire come sapevamo fare.
Il pranzo che ha seguito la cerimonia di scambio dei brevetti evidenzia il cameratismo instauratosi tra i
Parà italiani e canadesi e le birre aiutano a sciogliere la lingua; così raccogliamo molte testimonianze di
soldati canadesi reduci dalla Bosnia che non si esprimono con toni molto elogiativi nei confronti delle
Nazioni Unite e degli ordini impartiti loro dal Comando UNPROFOR nella ex Jugoslavia.
Ma torniamo alla Somalia dove i 600 paracadutisti canadesi hanno operato affiancati da uno squadrone di
blindati Grizz1y, da uno Squadron dei Royal Canadian Engineers e da un reparto di elicotteri Bell UH IN.
Il settore affidato ai canadesi è stato suddiviso in due zone operative ognuna delle quali controllata da
una compagnia del 1° e del 3° Commando blindati APC, mentre a Belet Huen è dislocata una compagnia del
2° Commando Paracadutisti dotata di una sezione mortai d'appoggio incaricata di proteggere la città e la
pista d'atterraggio in grado di ricevere velivoli quali il C-130 (il Canada ne ha inviati due in Somalia),
il G-222 e altri modelli di minori dimensioni. In pratica ognuno dei tre Commando (battaglioni) del
Reggimento Paracadutisti Canadese ha inviato una compagnia in Somalia, mentre il supporto logistico
all'intero contingente è stato fornito da due unità della Royal Canadian Navy, un rifornitore classe
Provider e una fregata di scorta.
Le attività congiunte con i Paracadutisti canadesi, ha detto il Colonnello Martinelli dopo lo scambio
dei brevetti, oltre a costituire un'ulteriore dimostrazione delle capacità dei militari italiani
(i Canadesi sono tutti professionisti) del Contingente Ibis, rappresentano uno scambio di esperienze
fondamentali per unità scelte quali sono in qualunque Forza Armata i Paracadutisti.
I PARACADUTISTI CANADESI
I primi Paracadutisti del Canada si arruolarono volontari nell'Esercito Britannico all'inizio della seconda
guerra mondiale.
Il Primo Battaglione Paracadutisti dell'Esercito canadese nacque ufficialmente nel luglio 1942 e dopo un
addestramento intensivo in Gran Bretagna e Stati Uniti partecipò allo sbarco in Normandia aggregato alla
6° Divisione Aviotrasportata britannica.
Il Secondo Battaglione, sempre costituitosi nel luglio 1942, operò invece con effettivi in parte
statunitensi come Special Forces partecipando all'attacco alle isole Aleutine difese dai giapponesi
(luglio 1943) passando in seguito al fronte italiano con il nome di First Canadian Special Forces Batalion.
Mentre quest'ultimo battaglione venne disciolto alla fine del conflitto, il 1° Paracadutisti venne inserito
con altre unità nella Forza Mobile d'Attacco Canadese costituitasi nel 1948, partecipando al conflitto
canadese nell'ambito della Commonwealth Division.
Nel 1968 venne costituito il Royal Canadian Regiment su tre Commando o Battaglioni: il 1° (francofono),
il 2° (anglofono) e il 3° (misto), supportati da una batteria d'Artiglieria paracadutabile, uno squadrone
Genio, Trasmissioni, compagnia comando e servizi.
Undici anni più tardi le Canadian Armed Forces costituirono una brigata leggera denominata Special Services
Forces in grado di operare con breve preavviso in ogni teatro bellico che includeva ovviamente il
Canadian Parachute Regiment. Il motto del Reggimento First in Service, Last Out, traducibile in
"Primi a entrare in azione, ultimi a uscirne" ben rappresenta il curriculum di un'unità che ha servito
sotto la bandiera dell'ONU in tutte le operazioni di peacekeeping degli ultimi anni. L'armamento, simile a
quello impiegato dai team di Paracadutisti di salvataggio e soccorso dell'Aviazione Canadese, è costituito
da fucili M16 A2, FAL FN in calibro 7,62 mm (uguale a quello in servizio nel British Army fino a pochi anni
or sono) e pistole mitragliatrici britanniche Sterling in calibro 9 mm.
(Sopra) Il simbolo del Royal Canadian Regiment con il motto "First in Service last out",
orgogliosamente esposto sul muro della polazzina comando a Belet Huen.
(Sotto)Un veicolo canadese transita presso il check point 76, nel centro di Mogadiscio, presidiato fino
all'aprile 1993 dai militari americani e successivamente passato sotto il controllo italiano.
Sullo sfondo, l'ingresso del palazzo che fu sede della Banca Nazionale Somala, è stato dipinto il
Falco della 4ª Compagnia del 187° Reggimento Paracadutisti Folgore.
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