INTERVISTA A FABRIZIO BATTISTELLI DEL 29/06/97
D: In tv, il capo di stato maggiore dell'esercito ha invocato le sue
ricerche sul comportamento dei militari italiani in Somalia per
legittimare l'intera missione. E' proprio così?
R: Il mio lavoro è stata una ricerca su 800 uomini, metà
paracadustisti e metà bersaglieri, che hanno operato in Somalia
nella missione Ibis. Ho raccolto testimonianze da cui, certo,
deviazioni non emergono. Ma non si può dire che "studiosi esterni
hanno esercitato un controllo". Non lavoriamo sulla verità ma
sulla rappresentazione della realtà che hanno gli attori. Detto
questo, penso che in Somalia il contingente ha fatto pienamente
la sua parte. Un giudizio positivo che non esclude che singoli
casi di devianza e di crimine siano avvenuti da parte di
individui o di piccoli gruppi.
D: Dove nascono le deviazioni?
R: Il primo fattore è l'emergenza. In situazioni estreme possono
esserci comportamenti estremi. Emergono figure di leader negativi
che prendono il gruppo e lo portano alla trasgressione. Il gruppo
è una grande risorsa. Duplice: in negativo, può trasformarsi in
branco ed esser la culla di ogni nefandezza. Per questo è
importante un controllo gerarchico.
D: Un comandante può non sapere di certe deviazioni?
R: Il problema non è sapere o non sapere, è tollerare o non
tollerare. Sono certo che il comandante in capo delle forze non
avesse notizia di episodi di cui oggi sono accusati alcuni
militari del contingente. E' un fatto di statistica: se non si
supera un certo livello di numerosità e di gravità, la notizia
non arriva al comando. Su 13.000 uomini impiegati a rotazione,
avere due, tre o il cinque per mille di casi di violenza
identificati e puniti è, ahimé, la fisiologia. Se il fenomeno non
fosse stato limitato, scatterebbe allora il discorso della
tolleranza. Nelle guerre classiche e anche nel Golfo, il
controllo è molto più rigoroso e più efficace perché ci sono
condizioni altamente programmate. Nel peacekeeping,
abbiamo una disarticolazione della situazione che porta a dare
autonomia a gruppi molti piccoli. Il peacekeeping pone
sfide che i comandi non hanno ancora interamente capito.
D: Nel caso della Folgore, non c'è anche un problema di cultura e di
formazione in certe deviazioni?
Sono corpi d'élite che danno prestazioni limite e marciano sul
filo di un sottile equilibrio del limite. Chi si lancia da
cinquemila metri d'altezza, come diceva nel mio libro un
cappellano militare costretto a prendersi anche lui il brevetto
di parà per farsi accettare, è un grande individualista. Perché
sei solo quando ti lanci. Lo stesso cappellano era stato per
cinque anni con gli alpini e sottolineava la differenza di
cultura tra i due corpi, entrambi truppe scelte: una
individualista, l'altra collettiva. Perché in montagna si va
insieme. Certo che su questa cultura si può intervenire,
attraverso la formazione e la selezione. Oggi in questo corpo non
ci sono più riferimenti nostalgici al fascismo, ma una cultura
eroica che deve essere attentamente vigilata. Non smantellata: se
vuoi persone che fanno aiuti umanitari e basta, non sono i parà
il corpo adatto. Devi dargli un'ideologia adeguata, soggetta a un
rigoroso controllo democratico. Gli Stati uniti, dopo il Vietnam,
hanno riletto completamente il libro dei corpi speciali.
I generali Loi e Fiore sono stati costretti a mettersi da parte.
A suo parere, la reazione del governo in cui è presente la
sinistra, è stata all'altezza?
Non sottovaluterei l'allontanamento dei due generali, un dato
assolutamente inedito. Ma anche la reazione dei militari è stata
sostanzialmente misurata, con l'accettazione del primato della
politica. Più in generale, c'è un grande problema di
disattenzione della politica sui temi delle forze armate. Che
riguarda governo, parlamentari e sinistra. Alla Difesa, in
seguito ad alchimie politiche che hanno meravigliato persino gli
stessi militari, il Pds si è autolimitato e non ha espresso un
titolare per questo dicastero. Andreatta è un personaggio di
grande intelligenza pura, ma dialoga con la sua intelligenza e
non con il mondo. Poi c'è il sottosegretario Brutti che corre qua
e là per arginare la situazione e coprire le gaffe. Eppoi basta:
si possono contare sulle dita di una mano i parlamentari in grado
di leggere un bilancio della difesa. La sinistra "critica",
quella per intenderci che non sta al governo, è poi
adolescenziale su questo argomento: continua a rispondere male ai
genitori invece di porsi in posizione propositiva. Qui penso
all'on. Manconi: se avesse dedicato ai problemi militari un
decimo dell'attenzione che ha dedicato alla distribuzione delle
frequenze televisive, si sarebbero potuti affrontare meglio i
problemi delle forze armate.