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Speciale Alpini
di ALBERTO SCARPITTA
Figure di militari tipicamente italiani, gli alpini hanno subito in questi anni una profonda trasformazione fornendo una interpretazione moderna della fanteria leggera da montagna.
Gli alpini, così come i bersaglieri, sono un tipo di fanteria tipicamente italiana, costituita per il combattimento in montagna e in alta montagna. La storia li ha poi visti operare e combattere in aree geografiche molto lontane dalle Alpi che costituivano il loro iniziale teatro d'operazioni. Li troviamo utilizzati all'epoca della conquista della Libia nelle sabbie desertiche, così come sulle ambe etiopi nel 1935-36.
I due conflitti mondiali rappresentano però il fulcro della loro gloriosa storia. Nella I G.M., essendo il fronte contro l'Austria-Ungheria, in gran parte in zona montana, svolsero un ruolo importantissimo, proprio per il compito per cui erano stati costituiti, vale a dire la difesa dell'arco alpino. Fu uno sforzo immane, a quote dove non si era mai combattuto in periodo invernale.
Altra grande epopea fu la Seconda Guerra Mondiale. Gli alpini furono presenti su tutti i fronti. Da quello occidentale nel giugno del 1940 al terribile fronte greco, dove a causa di errori gravissimi, dovettero registrare perdite molto elevate, bloccando la controffensiva avversaria. In Africa Orientale Italiana con il Battaglione UORK AMBA alla battaglia di Cheren. Alpini, come Paolo Caccia Dominioni, in Africa settentrionale, per poi giungere alla tragedia del Don, in cui il Corpo d'Armata Alpino si coprì di gloria in condizioni difficilissime, subendo perdite spaventose ma non mollando. E non scordiamo il sanguinoso impegno contro i guerriglieri nei difficili Balcani, alle prese alcune volte con un avversario addirittura feroce.
Dopo l'armistizio del settembre 1943, troviamo alpini schierati con gli alleati e altri nelle file della Repubblica Sociale Italiana, avversari ma mai nemici, sempre apprezzati per le loro doti di combattenti.
Nel dopoguerra, insieme al prodigarsi in moltissime calamità, grandi e piccole, vogliamo ricordare la lontanissima missione in Mozambico nel 1993-94 e il lunghissimo impegno nei Balcani, dal 1995 fino ai nostri giorni.
La professionalizzazione ha riguardato anche questo corpo,in precedenza a forte vocazione regionale. I dialetti originali degli alpini sono mutati, con l'eliminazione della leva. Ma il personale rimasto in servizio ha saputo mantenere l'impronta tipica degli alpini, pur nella moderna ottica di fanteria leggera ora adatta a combattere fuori dalle montagne, pur mantenendo caratteristiche che è difficile incontrare nel mondo.
Ora che sta partendo un contingente italiano per la lotta al terrorismo in Afghanistan composto soprattutto da alpini, ci sembra opportuno dedicare ampio spazio a questa autentica gloria italiana, certi che gli uomini con la piuma sul cappello (oggi sull'elmetto!) sapranno comportarsi al meglio. Un tempo il motto "Di qui non si passa !" si riferiva all'arco alpino. Oggi sarà applicato alla zona di frontiera fra Afghanistan e Pakistan dove opereranno i nostri militari.
LE TRUPPE ALPINE OGGI
Le Truppe Alpine rappresentano da sempre una specialità tipicamente italiana della fanteria, spesso portata ad esempio per le sue grandi qualità morali, l'alto senso civico, il coraggio ed il valore dimostrato negli eventi bellici, ma anche per l'abnegazione e l'altruismo che hanno caratterizzato la sua azione nei tanti interventi di protezione civile e di supporto alle popolazioni colpite da gravi calamità.
La progressiva eliminazione della coscrizione obbligatoria e lo scioglimento di tante unità hanno certamente alterato i legami di lunga data che intercorrevano tra i reparti alpini e le comunità montane, in particolare in quelle località più isolate e meno toccate dal benefico flusso economico legato al turismo, in cui la presenza di una caserma rappresentava non di rado una preziosa risorsa economica.
Nonostante questi inevitabili riflessi negativi, le truppe alpine italiane mantengono un rapporto privilegiato con le collettività civili che le ospitano e stanno proseguendo speditamente, al pari dell'intera Forza Armata, lungo il cammino della professionalizzazione. Tale processo renderà il corpo inevitabilmente un po' più simile alle altre componenti dello strumento militare nazionale, un po' meno valligiano e montanaro, ma anche più flessibile e tecnicamente preparato.
Il recente voto del Parlamento sulla partecipazione italiana alla missione Enduring Freedom ha catturato l'attenzione dei media, spingendoli a sottolineare con grande evidenza il ruolo che avrebbero ricoperto i reparti alpini.
In realtà, al momento in cui scriviamo, la pianificazione operativa è ancora in pieno svolgimento e l'esatta configurazione del nostro contingente non ancora delineata. Tuttavia, date le caratteristiche orografiche del presumibile teatro d'impiego, è assai probabile una presenza cospicua di elementi tratti dalle truppe alpine, che potrebbero fornire il comando e l'intelaiatura di base del gruppo tattico da inviare, oltre a parte delle pedine operative di fanteria leggera. Un ulteriore riconoscimento dell'elevata considerazione di cui godono gli Alpini nell'ambito del nostro Esercito. Tale evento ci fornisce lo spunto per una rapida carrellata sulla realtà attuale delle Truppe Alpine.
LA SITUAZIONE ATTUALE
I reparti da montagna italiani sono oggi raggruppati nel Comando Truppe Alpine, erede del 4° Corpo d'Armata alpino, custode della frontiera montana del nostro Paese negli anni della guerra fredda.
Nei pochi anni della sua esistenza il nuovo comando ha vissuto numerose contrazioni, con la perdita dei supporti tattici e logistici, oggi accentrati nelle brigate di supporto, ed il virtuale scioglimento della Brigata TRIDENTINA, ormai ridotta al solo reparto comando.
Al termine dei vari processi di ristrutturazione che hanno interessato la Forza Armata, il Comando Truppe Alpine di Bolzano (COMALP) è configurato quale Comando Operativo Intermedio, proiettabile ed espandibile, sia in senso interforze sia multinazionale, posto alle dipendenze del Comando Forze Operative Terrestri di Verona (COMFOTER).
Un ulteriore riordinamento delle competenze tra i diversi livelli di comando gli vedrà attribuita la responsabilità primaria dell'approntamento, gestione e predisposizione per l'impiego delle unità dipendenti ed il compito di generare, all'emergenza, un comando proiettabile di livello divisionale, svincolato da responsabilità di natura amministrativa e configurato quale comando di pianificazione.
Tale struttura dipendente, in corso di approntamento sulla base della Brigata Alpina Tridentina, ormai in via di definitivo scioglimento, sarà destinata ad inquadrare in operazione reparti nazionali ed alleati, tanto in missioni svolte sotto l'egida della Nato, quale comando demoltiplicatore di un Corpo d'Armata di reazione Rapida dell'Alleanza - HRF(L) HO - che nell'ambito di operazioni di supporto alla pace gestite dall'Unione Europea.
Per assolvere i propri compiti COMALP dispone ormai di due sole brigate operative, la JULIA e la TAURINENSE, del Centro Addestramento Alpino (CEALP), del Battaglione Alpini Paracadutisti MONTE CERVINO, e del 6° Reggimento Alpini, incaricato di gestire l'isola addestrativa della Val Punteria.
A queste unità si aggiungono il 16° e 18° Reggimento Alpini, preposti alla formazione iniziale del personale di leva e presumibilmente destinati allo scioglimento con la scomparsa della coscrizione obbligatoria.
La Brigata Alpina TAURINENSE, dislocata in Piemonte ed Abruzzo, è stata tra le primissime grandi unità dell'esercito alimentate con personale volontario in ferma breve ed in servizio permanente.
Dal suo comando di Torino dipendono il Reparto Comando, il 3° Reggimento Alpini di Pinerolo, il 2° Reggimento Alpini di Cuneo, il 9° Reggimento Alpini dell'Aquila, il 1° Reggimento Artiglieria Terrestre di Fossano, il Reggimento Nizza Cavalleria di Pinerolo ed il 32° Battaglione Genio di Torino.
La Brigata Alpina JULIA, con sede a Udine, è dislocata in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige ed ha le proprie unità alimentate da volontari, tra i quali sono inclusi i Volontari in Ferma Annuale, giovani che svolgono il servizio di leva con una interessante formula semi professionale che consente di mantenere vivi i legami con la tradizionale base del reclutamento alpino.
Fanno parte di questa grande unità elementare il Reparto Comando, il 5° Reggimento Alpini di Vipiteno, precedentemente assegnato alla Brigata TRIDENTINA, il 7° Reggimento Alpini di Feltre, il 14° Reggimento Alpini di Venzone, l'8° Reggimento Alpini di Cividale, il 3° Reggimento Artiglieria Terrestre di Tolmezzo ed il 2° Reggimento Genio Guastatori di Trento.
Da alcuni anni la brigata fornisce la componente nazionale della Multinational Land Force, una brigata multinazionale a framework italiano, cui partecipano unità ungheresi e slovene a livello battaglione di fanteria.
Il contributo della JULIA all'MLF include il comando (integrato da ufficiali e sottufficiali delle altre due nazioni), un reggimento di alpini, il reggimento di artiglieria e le necessarie componenti di supporto.
I reggimenti alpini operativi, sette in totale, comprendono il comando, la compagnia comando e supporto logistico (con i plotoni comando, alpieri, sanità, commissariato e trasporti e materiali) ed un battaglione alpini su tre compagnie fucilieri, una compagnia controcarro ed una mortai pesanti. L'articolazione delle compagnie fucilieri è quella tipica della nostra fanteria, con quattro plotoni di 22 uomini, una configurazione che sembra essere più rispondente alle missioni di supporto alla pace che a compiti di combattimento e forse destinata a mutare nel breve periodo.
La componente controcarro si articola su tre plotoni Milan e due Tow, con un potenziale complessivo di tutto rispetto, mentre la recente assegnazione delle armi da 120 mm a canna rigata ha incrementato notevolmente il braccio e la potenza di fuoco dei reparti mortai pesanti.
Nel settore della mobilità i reggimenti d'arma base si avvalgono dell'autocarro VM-90, presente in differenti versioni, e del cingolato da neve BV-206, recentemente ammodernato nel propulsore. A questi si affiancheranno tra breve l'eccellente BV-206S, versione protetta del precedente, ed un certo numero di blindo leggere PUMA 6x6, particolarmente indicate nelle missioni di peace keeping.
Nell'artiglieria da segnalare la distribuzione di 24 obici FH-70 da 155/39 ai reggimenti, divenuti di artiglieria terrestre anziché da montagna, che incrementano in tal modo moltissimo le potenzialità del sostegno di fuoco a disposizione delle brigate. A questi sistemi si affianca una batteria da 105/14, un'arma che viene mantenuta in servizio per continuare a garantire la presenza di un sostegno di aderenza anche in situazioni orografiche difficili.
Scomparsa dalle brigate, invece, la componente logistica a livello battaglione, con l'accentramento nella brigata logistica di tutte le specifiche risorse, che verrebbero assegnate di volta in volta secondo le necessità specifiche della missione.
Conclude questa breve carrellata tra i reparti operativi di COMALP, oltre al MONTE CERVINO, il rinnovato 6° Reggimento Alpini che, dalle proprie sedi di Brunico, San Candido e Dobbiaco, gestirà il nuovo Polo Addestrativo dell'Alta Val Pusteria, un complesso mirato allo sviluppo delle attività di specialità, in ambiente estivo ed invernale, del combattimento in montagna e delle Peace Support Operations in ambienti particolari, a favore dell'intera forza armata a supporto di reparti destinati all'impiego operativo fuori area.
IL CENTRO ADDESTRAMENTO ALPINO
Dislocato in Valle d'Aosta ed erede delle tradizioni della celebre SMALP, l'odierno CEALP mira alla formazione, qualificazione ed aggiornamento di specialità, nel settore alpinistico e sciistico, a favore non solo del personale delle truppe alpine ma anche di quello dell'intera forza armata e di eserciti di Paesi amici ed alleati. Si configura inoltre come il depositario delle tradizioni e della cultura nei settori specialistici relativi alle attività di movimento, sopravvivenza e combattimento in ambiente di alta montagna. Tale missione addestrativa, estesa ai reparti speciali e ad altre forze armate, rilancia il Centro nel più ampio contesto internazionale, grazie al continuo interscambio di esperienze e di attività formative con i similari istituti militari stranieri.
Al Centro è affidata inoltre l'organizzazione delle attività sportive militari agonistiche nazionali, nelle discipline dello sci nordico ed alpino.
Lo svolgimento dei compiti formativi istituzionali è curato dal Raggruppamento Addestrativo, unità a livello reggimentale che si avvale delle unità dipendenti: il Battaglione AOSTA e La Sezione Sci Alpinistica.
Presso il Battaglione AOSTA vengono svolti i corsi tecnico-tattici di specializzazione a favore di volontari e sottufficiali, gli stage di qualificazione ambientale per gli ufficiali di complemento destinati alle truppe alpine e per VSP, marescialli e frequentatori della Scuola Militare Nunziatella, oltre che corsi tecnico-applicativi a favore degli ufficiali della Scuola di Applicazione. Il battaglione dispone inoltre della Compagnia Alfieri di La Thuile, costituita al momento da personale di leva di altissimo profilo sci-alpinistico e che garantisce il mantenimento di una componente addestrativa-operativa in grado di operare in ambiente montano estremo ovunque ve ne sia necessità.
La Sezione Sci Alpinistica, composta da ufficiali e sottufficiali istruttori di sci ed alpinismo in possesso di capacità e requisiti tecnici molto elevati, costituisce l'espressione più autentica delle potenzialità dell'istituto di formazione delle truppe alpine ed è responsabile dell'organizzazione e della conduzione di tutti i corsi di sci e di alpinismo a favore di ufficiali, sottufficiali e volontari dell'Esercito, delle altre Forze Armate e di frequentatori stranieri.
L'iter formativo, recentemente riveduto e modificato, è caratterizzato da un aggiornamento costante e dal susseguirsi di corsi addestrativi basati su livelli crescenti di qualificazione e capacità professionale. La progressione, analoga sia in ambiente montano estivo che invernale, prevede il raggiungimento di successivi livelli tecnici, conseguiti grazie alla frequenza di più corsi, denominati di Addestramento, della durata di quattro settimane, di Perfezionamento (4 settimane) e di qualificazione (3 settimane). Quando possibile questi vengono svolti in successione, senza soluzione di continuità, per ottimizzare l'apprendimento.
Ogni corso, intrinsecamente selettivo, prevede il superamento di rigorosi esami finali, indispensabili per la prosecuzione dell'iter.
Solo gli elementi migliori e più dotati, giunti al termine della fase di qualificazione, ricevono in base ai risultati conseguiti la qualifica di Istruttore Militare o Istruttore Militare Scelto, rispettivamente di sci o di alpinismo.
La formazione curata dalla Sezione dà quindi accesso anche alla qualifica combinata di Istruttore Militare (o Istruttore Militare Scelto) di Sci-Alpinismo, poiché, quando possibile, si ritiene opportuno una progressione parallela della formazione professionale nelle due tipologie ambientali.
Gli istruttori così brevettati ritorneranno poi alla Sezione almeno ogni tre anni, per un periodo di aggiornamento tecnico e riqualificazione.
Altri corsi predisposti dalla SSA portano al conseguimento delle qualifiche di Comandante di Squadra Soccorso, Esperto Militare di Neve e Valanghe e Direttore Tecnico dei Corsi Sci ed Alpinismo. Sommando queste tre qualifiche a quelle di Istruttore Militare Scelto (in entrambi gli ambienti) esercitata per almeno quattro anni è possibile ottenere, previo superamento di un'ulteriore valutazione tecnica, la prestigiosa qualifica di Guida Alpina Militare, a riconoscimento dell'attività di assoluta eccellenza svolta nello specifico settore.
IL FUTURO
Il Comando Truppe Alpine ha saputo fugare in questi anni i dubbi di quanti si interrogavano sull'opportunità di mantenere un comando di specialità di livello corpo d'armata nell'ambito di un esercito di dimensioni fortemente ridotte rispetto al recente passato, destinato inoltre a fronteggiare compiti totalmente rinnovati.
Le truppe alpine hanno invece colto le opportunità offerte dalla professionalizzazione del personale per rispondere alla crescente richiesta di reparti di fanteria leggera polivalenti, impiegabili con grande flessibilità in missioni diversificate.
Senza perdere le proprie specificità nonostante la scomparsa del reclutamento regionale, gli Alpini sono riusciti a porre a frutto nel modo migliore i vantaggi derivanti da un addestramento di specialità intrinsecamente impegnativo, che prevede la capacità di vivere ed operare in un ambiente difficile e selettivo.
Il Comando Truppe Alpine si è dimostrato in grado di approntare reparti operativi proiettabili, sostenibili nel tempo, mobili, flessibili ed interoperabili con i nostri alleati, divenendo una realtà di punta della forza armata, pronta ad assolvere tutti i compiti che il Paese riterrà opportuno affidarle.
Gli esempi in tal senso non mancano di certo nella storia recente delle nostre missioni militari.
A partire dal 1995 tutti i comandi brigata ed i reggimenti alpini si sono avvicendati in Bosnia nell'ambito dell'operazione Joint Forge, dove attualmente è impegnato il 7° Reggimento Alpini, destinato ad essere rimpiazzato dal 2° Alpini, che fornirà l'inquadramento di un gruppo tattico misto italo-tedesco.
Dal 1999 la TAURINENSE ed i suoi reggimenti hanno partecipato a più riprese all'operazione Joint Guardian in Kosovo, mentre TAURINENSE e JULIA hanno dato più volte il loro contributo, dal 1999 al 2001, alla missione di soccorso umanitario in Albania Allied Harbour.
Il Battaglione Alpini Paracadutisti MONTE CERVINO è stato impegnato, da maggio a settembre di quest'anno, nell'operazione ISAF in Afghanistan, venendo avvicendato dal 3° Reggimento Alpini in una missione che continuerà sino al prossimo dicembre. Mentre scriviamo oltre 2300 ufficiali, sottufficiali e volontari che indossano il cappello alpino sono presenti nei quattro teatri operativi di Bosnia, Kosovo, Macedonia ed Afghanistan: un contributo qualitativamente e quantitativamente di assoluto rilievo.
A questi impegni gravosi va aggiunto il perdurante impegno della Brigata JULIA a contribuire, con una task force aviotrasportabile costituita da un reggimento alpini rinforzato da unità di combat support e combat service support, alla forza di reazione immediata NATO Composite Force (NCF), destinata ad operare in Norvegia. Il recente scioglimento dell'AMF(L) ha invece posto fine al lungo rapporto che per anni aveva legato il contingente Cuneense della Brigata TAURINENSE alla forza mobile della NATO.
Si è reputato infatti che questa celebre brigata multinazionale di fanteria leggera, nata per fronteggiare situazioni di crisi previste dall'articolo 5 dell'Alleanza, abbia terminato la propria funzione storica.
LA MULTINATIONAL LAND FORCE
Come accennato precedentemente, la Brigata Alpina JULIA costituisce l'ossatura portante di una interessante formazione multinazionale, la Multinational Land Force (MLF).
Costituita sulla base della dichiarazione d'intenti congiunta italo-sloveno-ungherese firmata nel 1997 dai tre ministri della difesa riuniti a Budapest e del successivo accordo politico di attuazione siglato a Udine l'anno seguente, la MLF è una formazione multinazionale a livello brigata basata sull'intelaiatura della JULIA, integrata da un battaglione di fanteria per ciascuna delle altre nazioni.
La MLF riceve disposizioni da un Comitato Politico-Militare trinazionale e può essere assegnata alla NATO, all'ONU, all'UE o all'OSCE per condurre operazioni di sostegno alla pace nel quadro della "dichiarazione di Petersberg", quindi per missioni umanitarie, di prevenzione, interposizione e mantenimento della pace, ivi compresi compiti di combattimento.
L'area geografica d'impiego potenziale include l'Europa Centro-Orientale e Sud-Orientale, in particolare in teatri operativi soggetti a condizioni climatiche difficili e caratterizzati da terreno accidentato, montuoso e che presenti forti ostacoli alla mobilità terrestre. Non è comunque esclusa la possibilità di un eventuale utilizzo in missioni di peace support anche al di fuori dell'area europea.
In qualità di nazione guida, l'Italia assicura alla forza multinazionale il contributo maggiore, costituito dal comandante, dalla maggior parte del quartier generale della brigata, dal reparto comando e supporti tattici (compagnia comando e servizi e compagnia trasmissioni), dal supporto logistico-sanitario (battaglione logistico e ospedale da campo), da un reggimento di Alpini, uno di artiglieria terrestre ed una compagnia del genio. Tutti questi elementi sono tratti dalla Brigata Alpina Julia, che opera quindi sotto un "doppio cappello", nazionale e multinazionale. In questa seconda veste la grande unità elementare di Udine vede integrate le proprie posizioni di staff all'interno del comando da personale sloveno ed ungherese, assegnato stabilmente in rinforzo.
Le altre due nazioni forniscono ciascuna alla MLF un vice comandante, alcuni elementi del comando congiunto, un battaglione di fanteria e nuclei di polizia militare, assegnati alla Compagnia Carabinieri. In base alle specifiche esigenze della missione la brigata multinazionale può essere ulteriormente rinforzata da reparti corazzati, blindati o di cavalleria dell'aria, tutti forniti dall'Esercito Italiano.
Tutte queste unità designate non sono assegnate permanentemente alla MLF, ma mantenute pronte su chiamata.
CLEVER FERRET
Dal 4 al 14 novembre 2002 la Brigata Alpina JULIA, rinforzata da elementi della 1ª Brigata dell'Esercito sloveno e della 5ª Brigata Meccanizzata ungherese, ha dato vita all'esercitazione Clever Ferret, intesa a verificare il raggiungimento della piena capacità operativa e della conseguente possibilità d'impiego nei teatri di operazione esteri della Multinational Land Force (MLF).
L'esercitazione ha costituito l'atto finale di un lungo cammino intrapreso, a livello militare, nel luglio del 2001 con la firma del Memorandum of Understanding da parte dei tre sottocapi di Stato Maggiore e con la successiva costituzione formale dell'unità multinazionale, avvenuta ad Udine il 29 novembre 2001. A quest'atto faceva seguito l'inizio delle attività addestrative congiunte, che portavano, nel maggio di quest'anno, al conseguimento della capacità operativa intermedia.
L'esercitazione di validazione finale per posti comando schierati in campagna si poneva l'obiettivo di accertare l'idoneità del Comando MLF a pianificare e condurre operazioni di sostegno alla pace e prevedeva la simulazione di una Crisis Response Operation, attuata sotto mandato dell'ONU dopo un conflitto regionale allo scopo di prevenire future ostilità e di rendere effettivo l'accordo per il cessate il fuoco raggiunto.
Anche se solo il Posto Comando della MLF, a struttura multinazionale fortemente integrata, era sottoposto a valutazione per il raggiungimento della Final Operational Capability (FOC), sono state esercitate sul terreno anche diverse componenti delle forze di manovra appartenenti ai tre diversi eserciti, che da tempo effettuano addestramenti comuni per migliorare la capacità di operare congiuntamente sino al livello operativo delle compagnie e dei plotoni. A tal fine vari atti tattici si sono svolti nelle aree addestrative del Friuli centrale, appositamente predisposte per la simulazione delle attività tipiche delle missioni di supporto alla pace: posti di osservazione e controllo, combattimento nei centri abitati, scorta convogli, mantenimento dell'ordine pubblico in contesti multietnici e controllo della folla.
Erano presenti reparti appartenenti al 14° Reggimento Alpini, al 1° Battaglione di Fanteria Meccanizzata ungherese ed alla 1ª Brigata delle Forze Armate Slovene, in particolare del 10° Battaglione Motorizzato, del 182° Battaglione di Fanteria e del 17° Battaglione di Polizia Militare.
La piena integrazione di unità appartenenti a Paesi di recente adesione alla NATO o in predicato per farne parte con forze di solida tradizione ed alta funzionalità, quali gli Alpini italiani, costituisce senza dubbio una misura lungimirante che il nostro Governo ha fortemente voluto ed a cui lo Stato Maggiore dell'Esercito ha aderito senza riserve.
Il probabile prossimo ingresso della Slovenia nell'Alleanza Atlantica consentirà alla MLF di entrare a pieno titolo nel novero dei comandi multinazionali della NATO, permettendone un impiego più flessibile, anche nell'ambito delle missioni previste dall'articolo 5, e con una dipendenza politico-militare più lineare e meglio definita.
RINGRAZIAMENTI
Gli autori ringraziano il Comando Truppe Alpine e i reparti che hanno permesso la realizzazione di questo articolo.
(Sopra)
Per diversi decenni l'ossatura dell'artiglieria alpina è stata composta dal pezzo da 105/14 mm Mod.56 della Oto Melara, realizzato in oltre 1.500 esemplari e largamente esportato. Si presta all'elitrasporto e all'aviolancio nonché al trasporto sommeggiato. Ha dato ottima prova in guerra, venendo superato, ma non del tutto, solo dalle più recenti realizzazioni.
Attualmente l'artiglieria alpina utilizza il cannone FH-70, da 155/39 mm, molto più potente ma meno adatto all'utilizzo in montagna. Stanno entrando in servizio i nuovi mortai francesi rigati RT-120 da 120 mm, con una gittata massima di 13.000 metri.
Restano in servizio ancora alcuni 105/14, insostituibili in alcune circostanze, date le sue particolari caratteristiche.
(Sotto)
Le truppe alpine hanno ricevuto da poco i nuovi veicoli da neve cingolati e blindati Bv.206 S, meglio adatti, grazie alla protezione, ai nuovi compiti e più facilmente aviotrasportabili a bordo di velivoli. Questo mezzo è di costruzione svedese.
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