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Operazione Vespri Siciliani
Il 25 luglio 1992, all'alba, 300 Paracadutisti della Brigata Folgore atterrano all'aeroporto di Punta Raisi,
a Palermo, con armi e bagagli. Poche ore dopo i principali punti-chiave della città sono sotto il controllo
dei baschi rossi. Comincia così, sotto il sole a piombo, l'Operazione Vespri Siciliani.
"Militarizzazione della Sicilia", "I Paracadutisti nella città", "Battaglia di Algeri a Palermo", "I Baschi
Rossi contro la Mafia": questi i titoli delle prime pagine dei giornali italiani il mattino stesso
dell'arrivo dei Folgorini nel capoluogo della Sicilia. Questa operazione eccezionale è stata provocata
da due attentati dinamitardi che hanno sconvolto l'Italia.
Cinque giorni prima, nel pomeriggio del 20 luglio 1992, le telescriventi delle agenzie di stampa avevano
portato nelle redazioni dei giornali una notizia subito ripresa dai media di tutto il mondo. Il
giudice Paolo Borsellino e i cinque uomini della scorta erano rimasti vittima di un attentato dinamitardo
nel pieno centro di Palermo. Il giudice Borsellino si era recato in visita alla madre, dopo averla avvisata
qualche ora prima per telefono. Ma la comunicazione era stata intercettata dai killers della Cupola che,
con grande rapidità e precisione, avevano piazzato in via Mariano d'Amelio, nei pressi dell'abitazione
della madre del magistrato, un'auto-bomba, una Fiat 126 imbottita con cento chili di esplosivo e con un
innesco telecomandato. L'assassinio di Paolo Borsellino e dei cinque uomini della scorta era stato
preceduto da quello di Giovanni Falcone, della moglie e delle quattro guardie del corpo, vittime anch'essi
di un attentato con esplosivo sull'autostrada tra Punta Raisi e Palermo il 23 maggio 1992.
Nel giro di poche settimane due dei magistrati più famosi d'Italia - che erano in prima linea nella lotta
contro la criminalità, organizzata e che tutti chiamavano "i giudici d'assalto di Palermo" - erano caduti
sotto i colpi della Mafia.
La morte dei giudici Falcone e Borsellino ha però dato uno scossone a uno Stato che sembrava rassegnato
da tempo alla grave situazione della Sicilia e dei suoi abitanti, che nel corso degli anni hanno pagato
un pesante contributo di sangue alla lotta contro il potere occulto della Cupola. Sono infatti decine
le vittime della "Piovra", poliziotti, magistrati, carabinieri, politici o semplici cittadini: Boris
Giuliano, questore di Palermo; Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia; Emanuele Basile,
Capitano dei Carabinieri; Gaetano Costa, procuratore di Palermo; Pio La Torre, deputato e responsabile
della Commissione Antimafia; Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo;
Rocco Chinnici, giudice istruttore; Salvo Lima, deputato; Libero Grassi, industriale; ecc.
Tutti condannati a morte dalla Cupola e giustiziati per essersi ribellati alla sua autorità.
I PARACADUTISTI NELLA CITTÀ
L'assassinio del giudice Borsellino è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, hanno dichiarato
le autorità italiane pochi giorni dopo la dislocazione dei Paracadutisti a Palermo. E sotto la pressione
dell'opinione pubblica e dei media si erano finalmente decise a sferrare un grosso colpo per contrastare
la campagna di terrore messa in atto dalla criminalità organizzata contro lo Stato e le sue istituzioni,
specie contro la magistratura, obiettivo principale delle squadre di killers della Mafia.
Poche ore dopo l'arrivo dei primi 300 Paracadutisti della Folgore, sbarcati dai C-130 e dai G-222 della
46° Brigata Aerea di Pisa il mattino del 25 luglio, altri 700 Baschi Rossi sono sbarcati all'aeroporto di Palermo
e si sono portati rapidamente a fianco dei loro compagni già in azione. I Paracadutisti, in mimetica
deserto e giubbotto anti-proiettili, e imbracciando il fucile d'assalto Beretta BM-59, pattugliano la città,
a piedi o in camionetta, sotto lo sguardo sorpreso ma anche ammirato dei Palermitani.
Il giorno dopo, 26 luglio, circa 200 Ufficiali, Sottufficiali e uomini di truppa
della Brigata meccanizzata Friuli sono arrivati all'aeroporto di Punta Raisi con un ponte aereo, elementi
precursori di altri battaglioni destinati a partecipare all'Operazione Vespri Siciliani. Poteva cominciare la
riconquista della "Grande Isola".
Lo schieramento dell'Esercito in Sicilia è stato completato il 14 agosto: 1.000 Paracadutisti della
Brigata Folgore e 500 Lancieri del 6° Gruppo Squadroni Lancieri di Aosta a Palermo; 1.800 Alpini della
Brigata Julia a Enna, Ragusa e Siracusa; 1.500 sodati della Brigata Aosta a Catania e Messina; 800 uomini
del 23° Battaglione Bersaglieri e altri 1.500 soldati della Brigata Aosta a Trapani; 1.800 soldati della
Brigata Friuli ad Agrigento e Caltanissetta.
A livello centrale tutto il dispositivo Vespri Siciliani è comandato dallo Stato Maggiore dell'Esercito che opera
in stretto collegamento con il Comando Generale dei Carabinieri e con i comandi della Polizia di Stato
e della DIA, la famosa Direzione Investigativa Antimafia.
Sul posto, cioé a livello regionale, il controllo delle operazioni è affidato al Comando della Regione
Militare Sicilia (RMSI), collegato con i responsabili locali delle forze dell'ordine, Polizia, Carabinieri
e Guardia di Finanza, e con la Magistratura.
L'Operazione Vespri Siciliani ha portato al trasferimento dei principali mafiosi detenuti
dall'Ucciardone - il carcere di Palermo, dal quale riescono a comunicare e a dare ordini ai loro "affiliati" -
ad altre carceri di massima sicurezza italiane, trasferimenti effettuati sotto buona scorta.
Tre G-222 dell'Aeronautica Militare li hanno trasportati fino a Pisa, poi gli elicotteri dell'ALE li
hanno trasferiti nei penitenziari di Marina del Tronto, nelle Marche, e dell'isola di Pianosa,
nell'arcipelago toscano.
E' stato cosi possibile far scattare la seconda fase dell'operazione. Obiettivi: riprendere il controllo
dei grandi centri urbani e di tutta la Sicilia; ridar fiducia agli abitanti; proteggere tutte le persone
impegnate in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata; creare una rete di sorveglianza
fissa e mobile per la protezione dei punti importanti, per il pattugliamento e il rastrellamento dei
quartieri più "inquinati".
L'ASSALTO ALL'UCCIARDONE
Il fine principale dei Vespri Siciliani era infatti di costringere alla clandestinità tutti i mafiosi che
fino ad allora se ne andavano tranquillamente in giro per tutta la Sicilia, ci ha detto uno dei
principali promotori dell'operazione. Molti criminali, dal capo-cosca ai picciotti, hanno visto
diminuire sempre più la loro libertà di movimento per l'insediamento di molti posti di blocco, per i
controlli dei documenti, le perquisizioni ripetute e i rastrellamenti, nelle città come nelle campagne.
Braccati dalle forze dell'ordine, hanno cominciato a perdere la loro spavalderia, mentre i
cittadini riacquistavano fiducia nelle istituzioni.
Il nostro interlocutore ha dimenticato però di ricordare che l'Operazione Vespri Siciliani ha anche
permesso di "liberare" alcune migliaia di uomini prima occupati in compiti diversi da quelli fondamentali
di ricerca e di investigazione. Grazie ai rinforzi in uomini e materiale forniti dall'Esercito in tutto
oltre 7,000 militari - i 24.000 uomini delle forze dell'ordine in servizio in Sicilia si sono potuti
dedicare totalmente alla lotta diretta contro la Mafia, lasciando ai militari la protezione di alcuni
"bersagli" potenziali, come le personalità a rischio (quelle che potevano subire attentati o atti
intimidatori, funzionari e magistrati delle inchieste su crimini e delitti mafiosi), gli edifici
governativi e gli altri simboli dello Stato, come tribunali, prefetture, Comuni o prigioni.
All'inizio dell'anno i militari italiani già sorvegliavano e controllavano più di 160 punti importanti in
tutta la Sicilia, di cui una cinquantina solo a Palermo, dove erano stati installati cordoni di sicurezza,
garitte blindate e postazioni di tiro per proteggere gli edifici e le infrastrutture più in pericolo.
Per esempio il Palazzo di Giustizia, dove si svolgono i processi contro i capi della Mafia e i loro uomini,
e la prigione dell'Ucciardone, che secondo certe informazioni la Cupola voleva far prendere d'assalto.
UNA FUNZIONE DISSUASIVA
Fin dall'inizio dell'Operazione le autorità militari si sono preoccupate della sicurezza degli uomini,
specie di quelli incaricati della protezione dei punti importanti e della sorveglianza dei
quartieri "caldi".
E' stato però necessario mediare tra due esigenze contrastanti: da un lato, garantire la massima sicurezza
ai soldati, dall'altro evitare di rinchiuderli in ricoveri protetti o dietro sacchetti di sabbia e filo
spinato, senza contatti con l'esterno. Dovevamo farli circolare liberamente e in piena luce, senza troppi
vincoli, armati e ben visibili da tutti, anche ostentatamente, perché avesse effetto la funzione
dissuasiva di scoraggiare ogni eventuale azione criminale, ci spiega un Ufficiale Paracadutista della
Brigata Folgore che dimostra di aver fatto tesoro dei consigli del Colonnello francese Trinquier (Roger
Trinquier, Colonnello dei Paracadutisti, comandante del 3° Reggimento Paracadutisti Coloniali francesi
durante la guerra d'Algeria, ha scritto molti articoli e opere sulla guerra rivoluzionaria e sulla
condotta delle operazioni anti-insurrezione in ambiente urbano).
Il problema è stato risolto in parte con la distribuzione di equipaggiamenti di protezione individuale
(giubbotti antiproiettile, elmetti in Kevlar), ma soprattutto adottando le procedure particolari delle
operazioni di mantenimento dell'ordine e di contro-insurrezione in arnibiente urbano. I militari italiani
hanno messo in atto, per esempio, un metodo flessibile di rotazione del personale assegnato alla
sorveglianza degli obiettivi a rischio. Ciò per evitare un allentamento del livello di vigilanza che
si verifica nelle attività statiche e ripetitive quando la loro durata supera un certo limite.
FINO IN FONDO CONTRO LA MAFIA
L'Operazione Vespri Siciliani ha dimostrato che lo Stato non è assente in Sicilia, che esso intende
trovare una soluzione al problema della Mafia e che è pronto a intervenire con tutti i mezzi di cui
dispone, compreso l'Esercito, ha detto il Generale Mario Buscemi, comandante della RMSI, sottolineando
la perfetta collaborazione tra militari, Forze dell'ordine e magistratura fin dall'arrivo dei reparti
dell'Esercito e dall'inizio dell'operazione.
L'Esercito è ormai parte integrante del dispositivo della lotta contro la Mafia, ha confermato a questo
riguardo Aldo Gianni, Questore di Palermo, ricordando tra l'altro che la partecipazione dell'Esercito a
operazioni di ordine pubblico non è una novità in Italia (l'Esercito è intervenuto in Alto Adige
negli anni 60 e 70 per aiutare le forze dell'ordine impegnate nella lotta contro il terrorismo).
Su ciò concorda il nemico giurato della criminalità organizzata, il bersaglio numero uno della Cupola,
il giudice Giancarlo Caselli, Procuratore generale di Palermo, che ha dichiarato: La presenza
dell'Esercito in Sicilia è un fatto a cui non si può rinunciare senza subire contraccolpi immediati.
Nel novembre 1993, meno di sedici mesi dopo l'inizio dell'Operazione Vespri Siciliani, il comandante della
RMSI poteva tracciare un bilancio provvisorio del lavoro compiuto dai 45.000 militari, appartenenti a
quattordici diverse brigate dell'Esercito, che avevano operato a turno in Sicilia. Un bilancio positivo
e degno di rispetto, che ha ampiamente provato l'impegno e la serietà con cui i militari hanno svolto la
loro missione in Sicilia.
Ma, se pure l'Operazione Vespri Siciliani ha fatto registrare una notevole diminuzione delle attività
criminali e dei delitti nell'isola, specie nei grandi centri urbani come Palermo, Messina e Trapani, non
ci si può illudere che la sola presenza dell'Esercito basti per eliminare definitivamente il fenomeno
mafioso, o per portare un colpo mortale alle strutture della Mafia.
E' quanto pensa anche il giudice Caselli, il quale ha dichiarato che i successi registrati negli ultimi
mesi non devono far dimenticare che la strada da percorrere per vincere la Mafia è ancora lunga e
difficile. Chi aveva ancora dei dubbi al riguardo ha dovuto prender atto della realtà quando,
in settembre, la Cupola si è rimessa in moto facendo uccidere con un colpo alla nuca Giuseppe Puglisi,
membro influente del clero di Palermo, "colpevole" di aver attaccato più volte la Mafia nelle sue prediche domenicali.
L'Esercito ha comunque svolto il suo compito con il massimo impegno e ha risposto "presente"!
I DISTINTIVI DELLE BRIGATE PRESENTI IN SICILIA







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VESPRI SICILIANI CIFRE E BILANCIO DELL'OPERAZIONE
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All'inizio del 1994, circa un anno e mezzo dopo l'inizio dell'Operazione Vespri Siciliani,
il Generale Mario Buscemi, comandante della Regione Militare Sicilia, ha steso un bilancio provvisorio
del lavoro compiuto dall'Esercito nella sua missione in Sicilia.
Da esso risulta che i 45.000 militari dell'Esercito, appartenenti a quattordici diverse Brigate, che
hanno prestato servizio in Sicilia a turno (6/7.000 uomini per turno), hanno tenuto sotto controllo e
sorveglianza circa 160 punti importanti, una cinquantina dei quali nella sola Palermo. Hanno costruito
più di 6.000 posti di blocco sulle strade di tutta l'isola, hanno controllato oltre 300.000 veicoli
e identificato quasi 400.000 persone, delle quali 600 sono state arrestate in flagranza di delitto.
Hanno inoltre partecipato a oltre 800 operazioni di rastrellamento, sia in campagna, sia in ambiente
urbano, e perquisito circa 10.000 abitazioni ed edifici vari (immobili, ville, fattorie, ecc.). Nello
stesso periodo l'Aviazione Leggera dell'Esercito (ALE) ha effettuato oltre 2.000 ore di volo
(su elicotteri e aerei leggeri). Nelle varie attivita di controllo le armi trovate o requisite sono
state un centinaio, le cartucce parecchie migliaia, e l'esplosivo decine di chili. Al dicembre del 1993
il costo dell'Operazione Vespri Siciliani e stato calcolato in circa 180 miliardi di lire.
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