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MISSIONISECTION
Un incursore del Col Moschin armato di mitragliatrice FN Minimi in 5,56x45 mm con ottica di puntamento Pronti per
Enduring Freedom

                 di LUCA POGGIALI

  L'Aquila gennaio 2003.
Abbiamo visitato il contingente italiano che sta partendo per l'Afghanistan, per partecipare alla Global War Against Terrorism. Grandi professionisti, ottima preparazione, in vista delle difficili operazioni belliche che attendono i nostri militari in Afghanistan.
ENDURING FREEDOM non è una missione di supporto o mantenimento della pace ma una missione di guerra. Una guerra particolare, fatta anche di azione psicologica e aiuto alle popolazioni, ma il compito principale è la ricerca e la distruzione (cattura o neutralizzazione) dei terroristi integralisti islamici che volessero operare all'interno dell'Afghanistan. In circa un anno e mezzo dal suo inizio, ha ottenuto grossi risultati positivi ma, a causa della complessità intrinseca della situazione, non è conclusa. Il ruolo principale di queste azioni è stato sostenuto dagli Stati Uniti, che lo mantengono ancora oggi. Alle loro forze si sono aggiunte quelli dei loro alleati nella coalizione contro questa forma di terrorismo, convenzionalmente indicata come GLOBAL WAR AGAINST TERRORISM (GWAT): britannici, tedeschi, canadesi, australiani, francesi, olandesi, romeni, norvegesi, per un totale di circa 70 paesi, di cui 42 rappresentati al Quartier Generale di CENTCOM (CENtral COMand) di Tampa (ma in fase di trasferimento parziale in Qatar).

 
  DUE MISSIONI DISTINTE
Visto che ancora molti, inclusi non pochi giornalisti, fanno confusione, è il caso di ricordare che in Afghanistan operano contemporaneamente due missioni internazionali. Una è appunto ENDURING FREEDOM, a guida statunitense, destinata alla lotta al terrorismo, non solo in Afghanistan ma in tutta l'area, addirittura con una componente navale in Oceano Indiano. L'altra componente è I'ISAF (International Security Assistance Force), volta alla stabilizzazione e alla ricostruzione dell'entità statale afghana, operante esclusivamente nella zona di Kabul. Evidente l'idea di colpire il terrorismo con la prima e ridare coerenza a un paese sconvolto dai conflitti con la seconda. Nella seconda l'Italia svolge un ruolo importante fin dall'inizio della medesima, vale a dire dal dicembre 2001, poco dopo che era stato cacciato il regime dei talebani. All'Italia è toccato il difficile compito di proteggere il Comando del contingente, un impegno molto delicato dato l'alto rischio di attacchi terroristici.
Operatore del Col Moschin con la nuova carabina M-4, con ottica Trijicom ACOG, buffetteria Artkis, caschetto Pro-Tech (con attacchi per visore) e coltello Extrema Ratio I militari italiani che si sono alternati in teatro in questo periodo, si sono comportati molto bene, accumulando una grossa dose d'esperienza in un contesto molto difficile. Non si sono dovuti registrare problemi particolari per atti ostili. Se mai le terribili condizioni igieniche del paese (non quelle delle installazioni del contingente) hanno causato qualche disturbo.
Ma l'Italia ha offerto da subito la sua disponibilità anche per ENDURING FREEDOM, previa una decisione parlamentare, durante la quale anche molta dell'opposizione si era detta concorde all'intervento. Erano stati messi a disposizione velivoli dell'AMI e unità navali. In pratica furono richieste solo unità navali e dal 3 dicembre 2001 al 1° marzo 2002, operò nell'Oceano Indiano un Gruppo Navale (GROPNAV) con la portaerei leggera GARIBALDI (anche con 8 velivoli AV-8 B Plus), dalle fregate ZEFFIRO e AVIERE e dal rifornitore ETNA. Queste unità hanno svolto un'intensa azione di pattugliamento e controllo (con squadre di controllo inviate a bordo delle unità mercantili) e lanciato 283 sortite a lungo raggio (con ben tre rifornimenti in volo da parte di aviocisterne alleate) nei cieli dell'Afghanistan. Da segnalare l'attività degli uomini del Gruppo Operativo Incursori, già da anni abituati ad operare con i SEAL statunitensi, molto attivi nell'ambito di ENDURING FREEDOM. Da maggio a ottobre 2002, l'Aeronautica ha dislocato sulla grande base aerea di Bagram, 50 specialisti per il ripristino delle piste aeroportuali, inquadrati nel 4° ROA (Reparto Operativo Autonomo). Un lavoro importante e delicato, in quanto tutti i rifornimenti per le operazioni in Afghanistan (senza contare l'appoggio aereo), giungono per via aerea, per cui ripristinare l'efficienza delle piste (danneggiate dai pesanti velivoli da trasporto) è un compito molto importante.

 
  UN NUOVO CONTINGENTE
Vari paesi si stanno alternando per collaborare con gli Stati Uniti nella lotta alle formazioni terroristiche in Afghanistan. Le informazioni filtrate attraverso il forte riserbo che caratterizza queste operazioni, indica come ci siano stati alcuni ingaggi, con aspri scontri, nelle zone montuose al confine con il Pakistan, dove questi gruppi trovano appoggio nei territori autonomi di confine. Pur dovendo registrare alcune perdite, questi gruppi di guerriglieri hanno subito perdite molto consistenti, tanto che la loro attività si è ridotta. Questo non significa che siano stati debellati, anzi, dato che l'intelligence segnala attività oltre confine, che potrebbe riprendere in grande stile, magari in concomitanza con l'esplodere del conflitto in Iraq.
La zona di operazioni è al confine con il Pakistan, probabilmente nell'area di Khost, a sud-est di Kabul nella provincia di Paktia, già al centro di furibonde battaglie all'epoca della guerriglia contro i sovietici e della guerra civile. Il saliente di Khost era uno dei punti strategici più importanti, nell'ambito del conflitto che si protrasse dal 1979 al 1988 (quando i sovietici si ritirarono dal paese).
I combattimenti in quest'area - a ridosso delle "Aree Tribali" poste oltre il confine pakistano - sono stati molto intensi, per cui si tratta di un'area disseminata d'ordigni, in particolare di mine.
La missione che dovranno affrontare i militari italiani, riguarda la ricerca e la neutralizzazione di formazioni (anche di media consistenza) di guerriglieri-terroristi, in ambiente di montagna, utilizzando per il trasporto principalmente elicotteri. Questo tipo di attività è stata sostenuta in precedenza da altri contingenti, come quello britannico. A Khost esiste già una buona base avanzata, denominata SALERNO, con adeguate predisposizioni difensive, alloggiamenti, depositi, un eliporto e anche una pista a fondo naturale da cui possono operare i C-130.
Incursori del Rgt. Paracadutisti d'assalto Col Moschin in addestramento all'Aquila La consistenza iniziale del nuovo contingente italiano, denominato Task Force NIBBIO, opererà nell'ambito della Task Force 180, di base a Bagram, che coordina tutte le attività contro le formazioni terroristiche nell'area.
Possiamo fare subito alcuni commenti. Intanto abbiamo avuto la piacevole sorpresa di trovare alla testa di questa nuova fase dell'intervento italiano in Afghanistan, il generale BATTISTI, attuale comandante della Brigata Alpina TAURINENSE. Si tratta di un eccellente professionista, molto adatto a questo difficile compito. Ai suoi ordini alcuni dei migliori reparti attualmente disponibili, tenendo conto che la loro scelta è stata fatta anche sulla base di precedenti turnazioni (non si può inviare in missione un reparto tornato da poco da un'altra area). Il 9° Reggimento Alpini della Brigata TAURINENSE è una solida unità che, in questi ultimi mesi, ha visto ulteriormente potenziare il proprio addestramento, incluso le procedure per operare con gli elicotteri UH-60 BLACK HAWK statunitensi, onde evitare pericolosi errori. Moltissimi dei componenti l'unità, hanno svolto una o più missioni all'estero, con un buon bagaglio d'esperienza anche se qui l'attività sarà molto più pesante e rischiosa.
Il 9° Reggimento Paracadutisti d'Assalto COL MOSCHIN, i carabinieri della 2ª Brigata, il 7° Reggimento NBC CREMONA e l'11° Trasmissioni. I distaccamenti del COL MOSCHIN fremevano da tempo, in quanto erano rimasti esclusi dalle operazioni in Kosovo durante la guerra e quelli schierati con l'ISAF non avevano partecipato alle attività più impegnative di ENDURING FREEDOM. Anche una compagnia del MONTE CERVINO era già stata nel paese, così come gli uomini del 7° Rgt NBC e delle trasmissioni. Si spiega meno la presenza della compagnia controcarro, in quanto non dovrebbero esservi bersagli di questo tipo, comunque MILAN e TOW potrebbero tornare utili per eliminare con precisione alcune postazioni avversarie. I mortai pesanti da 120 mm rigati francesi Thomson Brand MO-120 TR sono armi giunte recentemente, con un raggio di ben 13.000 metri e verranno utilizzati probabilmente per la difesa della base avanzata. I mortai pesanti sono sempre molto utili in montagna e potrebbero essere elitrasportati per costituire delle basi avanzate di fuoco, nel caso di tentativi d'infiltrazione più consistenti.
Sicuramente i nostri militari utilizzeranno VM-90 e veicoli cingolati Bv.206, adatti a muoversi anche sulla neve e sulle pessime mulattiere che costituiscono la scarsa viabilità di quella zona. Portare mezzi più pesanti costituirebbe un errore e un pesante aggravio logistico. Se mai utilizzeremo delle motociclette da fuoristrada, per spostamenti veloci nelle zone meno impervie. Nelle altre, occorre sfruttare gli elicotteri e gli scarponi.
Membro del Col Moschin con lanciagranate automatico Mk.19 montato sulla ralla di una delle nuove Land Rover Diversi si chiederanno come mai del contingente non faccia parte una componente appartenente all'ottima Cavalleria dell'Aria, già distintasi in diverse altre missioni. È stata fatta una scelta di opportunità, in quanto trasportare, rendere operativi e alimentare un gruppo di elicotteri (sia da trasporto che da combattimento), sarebbe stato un grosso aggravio logistico e di denari. Tutti qui giungono per via aerea, con costi tutt'altro che leggeri. Per cui, dato che non ci si poteva limitare a poche macchine, si è preferito accettare l'offerta dei velivoli statunitensi, già in teatro, ben equipaggiati e con ottimi piloti. Gli UH-60 statunitensi, su cui si sono intensamente allenati i nostri militari, sono più potenti dei nostri AB-205 e anche degli AB-412, fattore non di secondaria importanza in ambito montano e su distanze consistenti. Addirittura in diversi casi si è fatto ricorso ai potenti CH-47 per il trasporto in montagna, ma queste macchine sono ancora più impegnative da trasportare e alimentare in teatro. Sicuramente non mancheranno occasioni d'impiego ulteriore per i nostri bravissimi elicotteristi, che con i nuovissimi NH-90 disporranno di una macchina nettamente superiore ai BLACK HAWK.

 
  COME SI SVILUPPERÀ L'ATTIVITÀ
Il contingente italiano è già in fase di afflusso, fase che terminerà alla metà di febbraio. Poi ci sarà un mese di ambientazione e piena conoscenza del terreno e delle metodologie operative della Task Force 180. Allenamenti con gli elicotteri, tiri, esercitazioni, prova dei fondamentali collegamenti radio, raggiungendo la piena operatività a metà marzo, iniziando il primo dei due trimestri che il contingente italiano sarà schierato in ENDURING FREEDOM, anche se non saremo cosi sicuri sul termine dell'impegno, specialmente se si apre il fronte iracheno.
Come funziona la lotta al terrorismo in quella parte di Afghanistan ?
Il problema maggiore è che le Aree Tribali hanno una vasta autonomia dal potere centrale pakistano, rendendo possibile attività per niente mansuete. Gli Stati Uniti tengono d'occhio la zona con ricognizioni satellitari (specialmente su certe località), aeree (anche con velivoli telecomandati) e una rete d'informatori che si è notevolmente potenziata. Gli stessi sistemi vengono utilizzati per sorvegliare l'approssimarsi di possibili gruppi ostili alla frontiera, dove agiscono anche componenti delle forze speciali alleate (fra cui presto gli specialisti del COL MOSCHIN e del 185° RAO), sensori elettronici (molto più sofisticati di quelli utilizzati in Vietnam, in grado di rilevare il passaggio di piccole formazioni, giorno e notte), ulteriore ricognizione aerea. Tutte le informazioni così raccolte, affluiscono al G2 di Bagram, che dispone di accertamenti per scoprire la natura degli intrusi. A questo punto vengono fatti intervenire reparti che già si trovano nell'area o che vi vengono trasportati con elicotteri. Nel caso di scontri, sono sempre pronti ad intervenire elicotteri da combattimento e velivoli, sia d'attacco (in particolare i micidiali A-10) che le cannoniere volanti AC-130, qualora i bersagli fossero di una certa consistenza.
Operatore del Col Moschin armato con carabina Colt M-4 munita di lanciagranate coassiale da 40 mm M-203 Si tratta di un compito difficile in quanto il confine si estende per molte centinaia di chilometri, con un'orografia molto rotta, dove non mancano le grotte, incluse quelle attrezzate all'epoca della guerra contro l'URSS. In compenso, dato che siamo in montagna e in zone spesso aride, la vegetazione non offre una grande copertura, un fattore molto importante. Fino ad oggi questo sistema di controllo ha funzionato piuttosto bene. Non ci sono dati ufficiali, ma i terroristi hanno avuto perdite molto alte dopo che questa barriera è stata messa a punto e sono state sconfitte alcune grosse formazioni che tentavano di dare vita a qualche forma di guerriglia.
Un problema serio rimane l'ostilità fra alcuni capi locali, non di rado manifestata a colpi di arma da fuoco. Si tratta di problemi vecchi se non ancestrali. Bisogna sapere con chi si può operare con relativa sicurezza, in quanto gli afghani sono combattenti singolarmente molto forti e robusti, per cui Bagram cerca di utilizzarli per certi compiti, facendo affluire rifornimenti e denari. Gli Stati Uniti sanno che combattere una forma di guerriglia fermandosi a una frontiera, è perdente, per cui sappiamo che elementi delle loro forze speciali e dei Gruppi Operativi della CIA hanno agito e agiscono oltre frontiera, per colpire i terroristi nelle loro basi. Il Pakistan fa finta di niente ma già vi sono stati scontri con le guardie di confine. In un caso hanno aperto il fuoco contro le forze statunitensi, che si sono identificate. Le guardie si sono asserragliate in una scuola e hanno rifiutato di arrendersi. Non sapendo se si trattava di guardie o, come la loro ostinazione a non arrendersi poteva lasciar intuire, di terroristi travestiti, è stato chiamato il C.A.S. (Close Air Support, Appoggio Aereo Ravvicinato) e un F-16 con due ordigni a guida laser ha posto termine allo scontro. Questo episodio indica ancora una volta che gli Stati Uniti attuano regole d'ingaggio severissime, per cui è altamente nefasto per la salute dar vita a forme ostili contro i loro soldati.
In questi ultimi mesi l'attività dei terroristi è stata piuttosto modesta, ma sicuramente potrebbe trovare nuovo vigore nel caso di un conflitto in Iraq. Qualcuno parla ancora di un Bin Laden vivo, ma l'ipotesi più probabile e che sia volato all'altro mondo e si cerchi solo di alimentare un mito.

 
  CHI COMANDA?
Il fatto che si tratta di un'operazione bellica in piena regola, anche se di bassa intensità (definizione che non esclude affatto che possano sorgere seri problemi), la catena di comando deve essere di stretta osservanza militare, senza inutili perdite di tempo. A tale proposito abbiamo posto una domanda diretta al Ministro della Difesa, durante la conferenza stampa a l'Aquila del 16 gennaio. Il controllo del corpo di spedizione italiano in Afghanistan (Task Force NIBBIO più componente italiana di ISAF) rimane italiano, nella figura del generale BATTISTI, che assume il ruolo di National Contingent Commander (NCC) sul posto. Il generale farà capo al Centro Operativo Interforze (COI) di Centocelle, che ha un collegamento diretto con il Comando in Capo (CINCENT) di Tampa, che sovraintende a tutte le operazioni contro il terrorismo, e dove è presente una cellula di 13 nostri militari, con in testa un ammiraglio. In questo modo sarà assicurata la prontezza operativa, pur mantenendo un controllo sostanziale sulla rappresentanza italiana in teatro.
Addestramento al tiro di precisione con fucili Accuracy International in vari calibri, una componente fondamentale Il generale Battisti sarà a stretto contatto con il Comando ISAF (COM ISAF) e con il Comando della Combined Joint Task Force 180 a Bagram (COM CJTF 180), che avrà il controllo operativo del Gruppo da Combattimento (o Task Force che dir si voglia) NIBBIO. Il comandante italiano in teatro avrà diritto di veto qualora gli ordini ricevuti contrastino con gli accordi iniziali. Si tratta di un'ipotesi veramente remota, comunque bisogna ricordare che gli Stati Uniti, come abbiamo visto, tendono a una lotta senza quartiere al terrorismo, travalicando limiti che, invece, per noi sono piuttosto rigidi. Per esempio, il Parlamento ha autorizzato una missione "in Afghanistan", per cui sarebbe escluso un inseguimento "a caldo" di terroristi che se la svignano in Pakistan, la cui frontiera in molti punti è sempre stata di definizione dubbia.
Comunque bisogna tener ben presente il fatto che l'ammissione a ENDURING FREEDOM rappresenta un alto riconoscimento statunitense alle capacità militari italiane. Qui si fanno intervenire solo i migliori e strettamente su invito, per cui è il riconoscimento di capacità militari al pari dei migliori eserciti del mondo.

 
  I PERICOLI MAGGIORI
Bisogna dividere i rischi fra quelli naturali e quelli bellici.
Fra i primi bisogna mettere quelli connessi alle condizioni igieniche del paese, veramente molto pericolose, soprattutto nel periodo estivo. Già con l'ISAF abbiamo avuto qualche problema e ricordiamo benissimo le avvertenze date direttamente dal generale Battisti all'arrivo dei nuovi elementi in Afghanistan, durante la sua precedente missione. Occhio ad insetti, serpenti ma è chiaro che i rischi più propriamente bellici sono i maggiori.
Le mine costituiscono una minaccia costante. Nelle zone al confine con il Pakistan, ne furono posate a milioni, incluso le piccole aviolanciabili PFM-1, con la loro tipica forma a farfalla. In teoria dopo alcuni anni, per alternarsi di caldo e freddo, si dovrebbero deformare ed esplodere, ma ciò non si verifica nel 100% dei casi. Poi ci sono le più longeve mine a posa tradizionale e un'infinità di ordigni di tutti i tipi, disseminati nei posti più incredibili.
Operatori del Col Moschin durante la presentazione del contingente all'Aquila Con l'elitrasporto si evitano parte di questi problemi, ma vi è il rischio di essere abbattuti o comunque colpiti. I sovietici dovettero registrare non poche delle loro perdite proprio in abbattimenti di elicotteri, specialmente quando iniziarono a giungere, nel 1986, gli spalleggiabili statunitensi FIM-92 STINGER (a guida infrarossa) e un piccolo numero di britannici BLOWPIPE (a guida radio manuale), quando in precedenza erano disponibili solo i meno efficaci SA-7 STRELA (GRAIL in codice NATO, realizzati anche in Cina e in Egitto). I giornalisti non specializzati fanno riferimento quasi sempre ai missili STINGER, parlando delle armi antiaeree dei terroristi, ma da molti anni gli USA controllano strettamente il destino di queste armi, potendo andare a scoprire chi eventualmente le ha cedute ai loro nemici. Un missile a guida infrarossa, per quanto robusto, ha necessità di controlli, in particolare per quanto riguarda il sensore. Possiamo dire che senza passare da una struttura industriale appropriata, in dieci anni finisce fuori uso. Per cui non ha senso parlare di una minaccia riferita alle armi mandate dalla CIA in Afghanistan all'epoca dell'invasione sovietica. Il fatto è che sul mercato sono apparse nuove armi sovietiche, sempre spalleggiabili, come gli SA-14 e i più avanzati SA-16 e SA-18. Sono missili che hanno capacità migliori, incluso quelle del sensore termico. Comunque gli elicotteri statunitensi sono dotati di "flares" (contromisure infrarosse) e vengono accompagnati da elicotteri d'attacco, come gli AH-64 APACHE, pronti a neutralizzare le difese contraeree, per forza di cose leggere. Purtroppo non si tratta di una protezione al 100%, ma comunque è il meglio di quello disponibile al mondo. Ma i nostri elicotteri potranno operare con il favore delle tenebre che, nelle notti più buie, significa che noi vediamo bene e i terroristi ci sentono solo.
Nei combattimenti in montagna i tiratori scelti e i cecchini avranno una grande importanza. I terroristi hanno buoni tiratori ma i nostri dispongono di armi superiori. Inoltre sono state condotte forme d'addestramento per migliorare la preparazione, per ingaggi a tutte le distanze.
Come in tutte le cose militari, vi sarà sempre una dose d'imprevisti indeterminati, ma questa volta partiamo proprio con il piede giusto, non lasciando nulla al caso.

 
  L'EQUIPAGGIAMENTO
Per l'esigenza afghana l'equipaggiamento è stato ulteriormente migliorato, in particolare nei dettagli, che hanno sempre la loro importanza. COL MOSCHIN e TUSCANIA schiereranno per la prima volta le nuovissime carabine M-4 in 5,56x45 mm, il top di quanto oggi disponibile. Saranno disponibili diversi fucili di precisione di vari calibri, incluso il 12,7x99 mm e il COL MOSCHIN porterà alcune delle nuove jeep Land Rover DEFENDER armate anche con lanciagranate automatico da 40 mm Mk.19. La missione si svolgerà in gran parte d'estate, ma le notti in quota sono fredde, per cui sono stati fatti alcuni acquisti extra: altri GPS, radio, telefoni satellitari, gilet tattici, visori notturni e via proseguendo, tutto materiale che era presente in numero non sufficiente o mancava, non per ignoranza ma per i soliti motivi di bilancio. I telefoni satellitari assicureranno collegamenti sicuri anche nelle zone più impervie.
Per la prima volta verranno schierati operativamente i nuovi mortai rigati da 120 mm, in grado di sparare fino a 13.000 m di distanza; armi che sono andate a sostituire i vecchi pezzi da 105/14 mm Oto Melara Mod.56. Sono stati assegnati direttamente ai reggimenti di arma base e questo ha creato qualche problema, proprio per il loro lungo braccio operativo. In un terreno montuoso, possono rivelarsi armi micidiali ma non ci sarebbe dispiaciuto vedere impiegati anche i gloriosi 105/14 (prodotto a suo tempo in oltre 1.500 esemplari e largamente esportato), facilmente elitrasportabili anche in vette ai picchi più impervi. Il fatto è che difficilmente il nemico opererà in formazioni massicce, dato che diventerebbe subito un bersaglio pagante per i colpi dei velivoli.

 
  L'ADDESTRAMENTO
Per prepararci a questa missione abbiamo avuto a disposizione diversi mesi, utilizzati per una serie d'intense esercitazioni, svolte nei dintorni di L'Aquila, Livorno, Aosta, in Trentino Alto Adige. Prima di tutto la preparazione fisica e l'abitudine alla quota. Poi l'impiego delle armi, i movimenti tattici e l'elitrasporto con i velivoli statunitensi. Il 16 gennaio abbiamo partecipato, insieme al ministro Martino e al Capo di Stato Maggiore della Difesa, a una fase addestrativa, nel poligono di Monte Stabiata, subito sopra L'Aquila. Vi siamo giunti a bordo di un CH-47, che con solo personale a bordo anche in montagna sale come l'ascensore di un grattacielo, anche se l'atmosfera è più ventosa.
Operatori del Col Moschin con un lanciagranate da 40 mm Mk.19 Mod.3 si allenano al tiro Gli alpini del 9° si addestravano a sbalzare contro una posizione dominante, coprendosi a vicenda, questa volta utilizzando munizionamento vero. Buona la tecnica e la fluidità del movimento. Più oltre i cecchini davano prova della loro abilità. Ci è giunta notizia che in Afghanistan un tiratore canadese ha centrato un bersaglio (confermato) a qualcosa come 2.400 metri (!!), sfruttando la limpidezza dell'aria, la rarefazione della medesima e le sue indubbie qualità. A quanto ci segnala il nostro collaboratore Maurizio Fulignati, si tratta del centro confermato alla distanza maggiore mai confermato in operazioni militari.
Il 9° COL MOSCHIN si addestrava con le Browning 12,7 mm e i lanciagranate Mk.19 da 40 mm, montate sulle nuovissime LAND ROVER. La seconda è un'arma micidiale, che può sparare anche a parabola, ideale per saturare un'ampia area con una pioggia di colpi. Altro personale si addestrava al pronto soccorso e gli uomini dei 185° RAO facevano mostra dei loro apparati per l'acquisizione visiva e la designazione laser.
Vi e stata poi, sempre alla presenza del ministro della Difesa, una fase dinamica. Due UH-60 statunitensi hanno sbarcato due distaccamenti operativi, sbucando dal fondovalle e andando poi a posizionarsi in hovering poco distanti, con le mitragliatrici pronte a erogare fuoco in favore di due distaccamenti operativi statunitensi, che dovevano assicurare la zona di sbarco. Poi sono giunti due CH-47 della Cavalleria dell'Aria che hanno messo a terra un complesso minore (composto da elementi del MONTE CERVINO), che, dopo aver ricevuto ulteriori dati di situazione, hanno provveduto a rastrellare la zona, con una progressione molto veloce. Il reimbarco è stato altrettanto rapido, con i due distaccamenti su UH-60 che si sono sganciati per ultimi. Abbiamo ammirato il profilo di volo a "falcia erba" utilizzato dai piloti statunitensi, proprio quello che serve per costituire un bersaglio difficile nei riguardi di eventuali forze ostili.
A completare l'azione, mancava la protezione degli elicotteri da combattimento e dei velivoli alle quote maggiori, pronti a erogare fuoco di soppressione contro qualsiasi bersaglio.
Ci è stato detto che il personale si addestra anche al trattamento degli eventuali sospetti trattenuti per indagini. Massimo rigore ma massima attenzione ai diritti di chi potrebbe non avere a che fare con i terroristi. Giustamente severe le regole d'ingaggio per chi pone in atto comportamenti ostili. Questo significa che se qualcuno, mettiamo il caso, volesse andare a caccia, sarà bene lo faccia lontano dal contingente, in quanto la gente sarà con il dito sul grilletto, pronta a reagire adeguatamente. Per il resto, conosciamo troppo bene i nostri militari per sapere che staranno attentissimi a non fare danni alla popolazione, cercando di portare un loro aiuto, anche se questo, dato il livello delle operazioni, sarà più contenuto che non nelle missioni di pace. Del resto siamo in Afghanistan in primo luogo proprio per dare una mano a ricostruire il paese, per cui se non ci saranno atti ostili utilizzeremo parte delle risorse per quelle attività in cui ci siamo fatti conoscere in tante parti del mondo.
La componente femminile dovrebbe essere utilizzata per eventuali perquisizioni delle donne afghane, dato che qualcuno potrebbe tentare di celarsi dietro un pesante chador o infilargli armi ed esplosivi nelle borse che trasportano. Dato che non sarebbe accettato un simile trattamento da parte di militari maschi, si è scelto di utilizzare il personale femminile in servizio, che quindi non sarà confinato al comando o in qualche ufficio, svolgendo invece attività operativa. Si tratta di un compito difficile ma le ragazze ci sono sembrate tutte piuttosto decise. Un bene perché il lavoro sarà sicuramente più impegnativo che non nei teatri balcanici, dove erano già state largamente utilizzate. Sembra che nelle zone dove ci schiereremo, a maggioranza Pasthum, i capi locali non siano ostili. Fra l'altro si ricorda come l'Italia ha ospitato per quasi 30 anni l'ex sovrano del paese, segno indubbiamente di civiltà. Inoltre il contingente italiano dell'ISAF si è fatto una buona fama a Kabul, dando vita a molte iniziative umanitarie.

 
  LA SITUAZIONE NEL PAESE
In Afghanistan la situazione è molto migliorata rispetto a quando vi era il regime dei talebani e Al Qaeda spadroneggiava. Il paese è stato in gran parte distrutto da 25 anni di guerre, compromettendo quasi tutte le attività commerciali. Le problematiche politiche, etniche e religiose (si pensi alle varie minoranze), sono numerosissime, ma erano più gravi un anno orsono. L'intervento internazionale sta dando una possibilità di rinascita al paese, per cui se gli afghani vorranno sfruttarla, la comunità internazionale è pronta a dare il loro contributo.
Il comandante del Battaglione Carabinieri Paracadutisti Tuscania, che fornirà una sua aliquota alla missione in Alghanistan per combattere il terrorismo Certo, il governo del presidente Karzai è ancora debole, ma dopo la carneficina degli ultimi 25 anni, vorremmo proprio sapere chi saprebbe rimettere tutto a posto nel giro di un anno, di due o di cinque. L'impressione e che AL QAEDA e altri mestatori di professione, vorrebbero creare il caos ma la presenza internazionale costituisce un grosso fattore stabilizzante. Basta vedere come siano cambiate le condizioni di vita della popolazione di Kabul (due milioni di abitanti su i circa 22 del paese). Certo, i rioni rasi al suolo sono nella stessa situazione, ma giungono viveri e tutti i giorni si vedono i segni della ripresa.
Qualcuno in Parlamento si e permesso di parlare, riferendosi a ENDURING FREEDOM, di "criminalità bellica" e "violazioni del diritto internazionale". Abbiamo sentito dotte relatrici (che mai sono state nel paese !) ricordare come vi siano stati errori che hanno coinvolto innocenti. Purtroppo questo evento fa parte di tutte le guerre, compresa quella in Afghanistan. Errori, sporadici e non voluti comunque. Qualcuno ha parlato anche di presunti massacri di talebani.
Noi inviati di RAIDS siamo andati, all'inizio della missione ISAF, disarmati nel cuore del mercato e abbiamo visto la simpatia con cui siamo stati accolti. La gente ci ha fatto capire che i militari oggi presenti in Afghanistan non sono visti come i precedenti invasori, ma come salvatori di un paese che era completamente allo sbando. Rimangono vecchi odi, solchi difficili da colmare.
Ovviamente ci recheremo nuovamente in Afghanistan per raccontare in presa diretta e non facendosi un'idea con le letture, la realtà di questa importante sfida raccolta dalle FFAA. italiane.

 
  I REPARTI ITALIANI DELL'ISAF
Il contingente italiano dell'ISAF ha avuto una consistenza media di circa 400 elementi, ed è strutturato su di una compagnia più elementi delle forze speciali, MP e complementari, destinate in primo luogo alla protezione del comando ISAF a Kabul. Affluito ad iniziare dalla fine del dicembre 2001, ha visto alternarsi vari reparti.
Il nucleo principale è stato fornito da:

  • 19° Rgt. CAVALLEGGERI GUIDE (fino a maggio 2001).


  • Btg. Alpini Paracadutisti MONTE CERVINO
    (fino a settembre 2002).


  • 3° Rgt. Alpini della Brigata TAURINENSE.


  • 8° Rgt Artiglieria Terrestre PASUBIO
    della Brigata GARIBALDI (attualmente in teatro).


  • Inoltre hanno dato il loro contributo il 9° Rgt. Paracadutisti d'Assalto COL MOSCHIN, il 1° Rgt. Carabinieri Paracadutisti TUSCANIA, il 6° Rgt. di Manovra, il 7° Rgt. NBC CREMONA, 1'11° Rgt Trasmissioni LEONESSA. Il genio ha inviato in teatro anche elementi del 10° Rgt. Genio Guastatori, del 6° Rgt Genio Pionieri e del 21° Rgt. Genio Guastatori (attualmente in teatro).
    Inoltre i Carabinieri hanno fornito una scorta al re che rientrava in patria dopo 30 anni d'esilio e si sono impegnati anche nell'addestramento delle sue nuove guardie del corpo.
    L'Aeronautica ha dato il suo fondamentale apporto (dato la collocazione geografica del paese), principalmente con velivoli C-130, sia i vecchi H (non più in servizio) che i nuovissimi J.

    NUOVA COMPOSIZIONE
    DEL CONTINGENTE ITALIANO IN AFGHANISTAN

    Comandante: Gen. Br. Battisti Comando di Contingente (32 elementi) articolato su:
  • Nucleo Comando (Br. TAURINENSE).


  • Nucleo Collegamento.


  • Consigliere Legale.


  • Nucleo Polizia Militare.


  • Centro Amministrativo.


  • Cellula Pubblica Informazione.


  • I report ufficiali non la segnalano, ma siamo certi che in teatro giungeranno anche alcuni operatori del SISMI, come per tutte le missioni all'estero.
    TASK FORCE ISAF

    Consistenza invariata rispetto a prima.

    TASK FORCE NIBBIO

    Comandante: Colonnello Berto

  • Comando di Reggimento (9° Alpini).


  • Plotone MP (2ª Br. Carabinieri).


  • Compagnia NBC (7° Rgt. NBC CREMONA).


  • Compagnia Trasmissioni (11° Rgt.).


  • Forze speciali (3 distaccamenti del COL MOSCHIN).


  • Battaglione Alpini L'AQUILA.


  • 2 Compagnie del 9° Rgt. Alpini.


  • 1 Compagnia Alpini Par. MONTE CERVINO.


  • 1 Compagnia controcarro (9° Alpini).


  • 1 Compagnia mortai pesanti (9° Alpini).


  • 1 Compagnia genio Guastatori (32° e 21° Rgt. Genio).


  • 3 distaccamenti acquisizioni obiettivi del 185° Rgt. RAO.


  • Gruppo Supporto di Aderenza (6° Rgt. Trasporti).


  • Compagnia Comandi e Servizi.


  • ADERLOG Forward.


  • Plotone Sanità.


  • Plotone Trasporti (Br. Logistica di Proiezione).


  • Plotone Commissariato.


  • In totale si tratta di circa 1.000 militari, incluso cinque donne (una paracadutista e quattro provenienti dalle truppe alpine).

     
     (Sopra) AR-90 del Col Moschin, armato con una Browning M-2 in 12,7x99 mm e con una MG-42/59. Notare come entrambe siano munite di ottica di puntamento, per migliorarne la precisione.

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