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Il 185° Rgt. Artiglieria Paracadutisti Folgore in Kosovo
Gorazdevica, gennaio 2000
Il posto dell' 11° Reggimento Artiglieria Semovente della Brigata GARIBALDI è stato preso dal 185° Rgt.
Artiglieria Paracadutista, alla sua prima uscita all'estero come unità d'artiglieria, in quanto presente
in altre operazioni (Somalia e Bosnia) ma senza i pezzi. Per questa missione i paracadutisti hanno dovuto
sostenere un corso presso il 21° Rgt. Artiglieria Semovente della Brigata FRIULI. I militari hanno
dimostrato di sapersi adattare benissimo a questo nuovo ruolo, e sono ora impiegati a Gorazdevica, ad est di Pec/Peja,
un settore molto delicato perchè vi si trova la più grande comunità serba rimasta nella zona della
MNB WEST.
Il comandante del reparto è il colonnello Bianchi, un veterano delle missioni all'estero, con gli uomini
del suo staff. La base è stata ampliata per consentire di accogliere un maggior numero di mezzi e semoventi.
Per la preparazione dei quartieri invernali (che viene indicata come "winterizzazione", da winter che in
inglese significa inverno) sono giunti molti moduli CORIMEC che assemblati insieme consentono di ottenere
delle ottime unità abitative, anche su due piani, complete di servizi. Degli edifici autonomi e funzionali
che, al termine dell'impiego, potranno essere riutilizzati.
COLPI DI MORTAIO
Nella zona affidata al 185°, la situazione rimane sempre più tesa che altrove. Anche nel periodo delle
festività di fine anno qualcuno ha lanciato tre colpi di mortaio da 60 mm contro un edificio dove
abitualmente si radunavano i serbi, i quali vivono in un oggettivo stato d'assedio.
Per la frazione passa una strada che dev'essere percorsa anche da due comunità albanesi che vivono più
a oriente, per cui basterebbe poco per far succedere dei grossi guai. Ma gli artiglieri paracadutisti
fanno buona guardia giorno e notte, con tutta una serie di posti di blocco e di pattuglie a piedi.
Anche loro hanno reagito molto bene al grande freddo e il morale è alto. Sono professionisti e sanno che
questo è il loro lavoro e si impegnano per svolgerlo al meglio. Ovviamente, da buoni italiani, ci mettono
anche del loro, una sorta di valore aggiunto del tutto particolare, che consente di mantenere ottimi
rapporti con i locali. E' stato allestito un presidio medico per i serbi che non possono avvalersi
dell'ospedale di Pec/Peja e vengono distribuiti regolarmente anche viveri. Ma oltre a questi gesti
concreti, è l'atteggiamento dei militari italiani che serve a stemperare le tensioni, che permangono
molto alte. Al 185°, per esempio, si era pensato di utilizzare personale civile misto, in parte albanese
e in parte serbo. Non è stato possibile perché la gente non si rivolgeva neppure la parola, per cui si è
stati costretti a organizzarsi in turni alternati di sei mesi, in attesa di tempi migliori.
PRONTI AD APRIRE IL FUOCO
Il reparto dispone di 14 semoventi M-109 L da 155/39 mm, vale a dire 6 mezzi in più della dotazione di
una batteria, in modo da avere sempre almeno otto pezzi operativi, ma secondo noi, sicuramente potrebbero
essere anche di più. Per la gestione della parte meccanica sono stati portati in Kosovo alcuni meccanici
della FRIULI, mentre tutto il resto del personale porta il basco amaranto. Una postazione di tiro
d'emergenza è stata approntata addirittura all'interno della base, mentre ne sono state studiate altre
nei pressi. Da qui i pezzi possono coprire obiettivi in un raggio molto vasto. In particolare, possono
essere colpiti tutti i passi con il Montenegro e, con uno spostamento nella parte nord-orientale
dell'area affidata alla MNB WEST, anche bersagli in Serbia.
I colpi da 155 mm hanno un ottimo potenziale distruttivo e sono in grado di colpire efficacemente
qualsiasi bersaglio, in particolare negli stretti fondovalle e nei punti di transito obbligatorio.
Gli uomini del 185° si sono allenati a designare gli obiettivi, utilizzando i GPS e i goniotelemetri laser
e, in più, sono pronti ad intervenire anche sotto indicazione della KFOR, la quale opera l'acquisizione
obiettivi anche con mezzi non pilotati.
Entro quest'anno il Reggimento subirà una profonda ristrutturazione, passando a unità per
l'acquisizione e la designazione obiettivi, versando i gloriosi 105/14 mm Modello 1956 e passando
i mortai da 120 mm e i missili c/a spalleggiabili STINGER ai normali reggimenti di paracadutisti.
Noi speriamo che gli obici da 105/14 mm vengano sempre tenuti operativi perché, in determinate situazioni,
possono sempre essere utili. Non sono mai stati dispiegati all'estero, a differenza di quanto hanno fatto
gli spagnoli, e ormai risultavano superati come concezione. Comunque, specialmente in montagna e in ambito
urbano, possono sempre tornare molto utili. L'Esercito Italiano è alla ricerca di un pezzo da 155 mm
leggero, in grado di essere aviotrasportato e movimentato dal gancio baricentro degli elicotteri CH-47.
Il reggimento così ristrutturato acquisirà anche l'eredità del mitico GRACO che fu della Brigata
Missilistica AQUILEA, il cui compito era proprio l'acquisizione degli obiettivi, quando ancora erano
operativi i missili tattici. Con il nuovo munizionamento di precisione, dell'artiglieria e aviolanciato
è essenziale poter disporre di personale addetto alla designazione dei bersagli, magari infiltrato dietro
il dispositivo avversario.
Intanto i paracadutisti hanno dimostrato di sapersela cavare molto bene anche con i semoventi.
I grossi M-109 avanzano senza problemi nella neve alta e si mettono in posizione vicino a delle trincee
realizzate dai serbi all'epoca della guerriglia dell'UCK. Si tratta di mezzi non modernissimi, ma sempre
validi, specialmente se nelle mani di artiglieri qualificati.
Gli artiglieri paracadutisti sono attivissimi anche nelle pattuglie. Abbiamo detto che la tensione è
sempre alta in questa zona e non mancano gli attentati, per cui occorre pattugliare intensamente giorno
e notte, perfino quando la neve è alta. Si tratta di veterani delle missioni all'estero e lo si vede dalla
professionalità con cui operano.
Saliamo sul VM della squadra comandata dal maresciallo Messina, un bel gruppo di uomini che ci sembrano
pronti ad affrontare anche Satana e 44 legioni di demoni tricefali, se fosse necessario. Armi ben curate
e pronte all'uso, con vari accorgimenti che fanno capire quanto sia cambiato il soldato italiano in
questi anni. Un fratello di Messina è al COL MOSCHIN, per cui si tratta di una famiglia decisamente di
punta. Tutti hanno all'attivo varie missioni all'estero e forniscono una chiara immagine di sicurezza.
Da questa visita abbiamo tratto un'ottima immagine degli uomini del colonnello Iacono, il comandante del
reggimento, e siamo certi che sapranno dare un'ottima prova anche nel nuovo e prestigioso ruolo che li
attende.

Direttamente da Gorazdevac per tutti i visitatori del Bunker Afrikano uno splendido wallpaper realizzato dal Tenente Michele De Sio del 185° Rgt. Art. Par. Folgore
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