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MISSIONISECTION
Una giornata
con la “Folgore”
a Khowst

del Ten. Marco Amoriello
Tratto da Congedati Folgore

  “Domani ci vediamo alle 04:30 locali”, mi dice il Comandante del distaccamento operativo del 9° Reggimento d’assalto “Col Moschin” che uscirà per effettuare una Pattuglia lungo il confine Pakistano.
Nel timore di fare tardi alle 03:30 sono già in piedi e alle 04:00 mi avvio all’appuntamento.
Gli incursori sono già tutti all’opera. In silenzio, e con movimenti automatici stanno sistemando il materiale e controllando le armi sui VAV (Veicolo Assalto Veloce), i nuovi veicoli tattici in dotazione al Reggimento.
Mi salutano con dei cenni e subito viene il Comandante che mi mostra il mezzo sul quale dovrò salire. Mi dice di caricare il mio zaino.
Qualcuno mi spiega cosa devo fare in caso di “attivazione” e mi mostra brevemente l’itinerario su di un piccolo computer montato sul VAV e collegato ad un trasmettitore satellitare tipo GPS, in grado di mostrare in ogni istante sul monitor la posizione esatta del distaccamento.

Un operatore mi offre un caffè. Alle 04:30 pronti ad uscire!
“Ieri ha piovuto molto”, mi spiega il Comandante,“speriamo che lo WADI sia attraversabile”.
Il mezzo di testa procede velocemente davanti a noi e, per fortuna lo vediamo attraversare senza problemi il letto del fiume che è ingrossato.
Dopo una decina di minuti siamo a Khowst.
Al mercato il mezzo di testa si ferma e un incursore scende e sparisce in un negozietto.
Pochi istanti e ritorna, si avvicina al nostro VAV e ci offre del pane caldo, appena sfornato, simile alle nostre focacce. Non avevo fatto colazione e assaggio di gusto quanto mi viene offerto.

Riprendiamo il movimento. Nonostante l’ora, le strade sono già affollate ed i nostri veicoli procedono zigzagando fra i “Gingle Trucks” (cosi vengono chiamati i coloratissimi camion adibiti ai trasporti delle merci) che procedono lenti scartando improvvisamente per evitare le grosse buche che ci sono lungo la strada.
Dopo circa due ore di marcia, durante le quali abbiamo attraversato valli bellissime che passavano dal giallo sabbia al verde intenso delle coltivazioni di grano, raggiungiamo una gola a quota 2200 mt., dove sono accampati i Paracadutisti del 187° Reggimento Folgore.
Dobbiamo aspettare la 5° Compagnia “Pipistrelli” che oggi, parallelamente ad una attività di “team village” mirata a portare aiuti umanitari ad un villaggio, dovrà provvedere, con gli artificieri del 8° Battaglione Genio Paracadutisti, alla rimozione di un grosso deposito di armi segnalato in una casa.

Mentre aspettiamo, raggiungo i paracadutisti che scopro essere della Compagnia Mortai del Reggimento.
Mi spiegano che hanno usato gli elicotteri per trasportare lì 2 dei loro nuovi mortai da 120mm per allestire uno schieramento in grado di intervenire in caso di necessità a favore delle pattuglie che opereranno nel raggio di una decina di chilometri dalla loro accampamento.
Sono entusiasti dell’esperienza, e non lo nascondono.




  Ci accodiamo e dopo una decina di minuti di marcia, sentiamo chiamarci alla radio.
Gli incursori che si erano sistemati sulle alture per garantire la sicurezza e l’osservazione, ci hanno già visto e ci “copriranno”.
Dalla loro posizione, sono in grado infatti di seguirci lungo tutto il restante itinerario, di intervenire direttamente con il loro fuoco in caso di bisogno e di richiedere l’intervento di elicotteri Apache USA, che stanno orbitando in volo nelle vicinanze a nostra copertura.
Raggiungiamo il villaggio e qui la colonna si divide.
Una parte con gli addetti alla cooperazione civile militare, scortati dai Carabinieri Paracadutisti del 1° Reggimento “Tuscania”, si reca al centro del villaggio ed inizia la distribuzione degli aiuti umanitari mentre l’altra, fra cui la macchina del 9° Reggimento su cui mi trovo, tira dritto fino alla casa dove dovrebbe trovarsi il deposito di armi.
Con l’aiuto degli interpreti i Paracadutisti della Folgore sono riusciti a convincere il Capo famiglia ad indicare il luogo dove erano nascoste alcune armi.

Determinante è stato anche l’aiuto di una Paracadutista per avvicinare le donne presenti nella casa.
Durante tutta l’operazione, il Comandante degli incursori, seguiva come un ombra ogni spostamento e nello stesso tempo si metteva frequentemente in contatto radio con il suo distaccamento per accertarsi di essere sempre in contatto visivo e per essere certo che “i suoi” fossero in grado di intervenire in ogni istante.
Verso le 16:00 l’operazione si è conclusa con il rinvenimento di un carico di armi in ottime condizioni e munizionamento di tutti i generi e cominciamo il rientro con il nostro VAV sotto una vera tempesta con vento, pioggia e grandine.
Nel giro di pochissimo la strada, già difficile da percorrere, si è trasformata in un torrente impetuoso che scendiamo spediti a favore di corrente, fino a raggiungere, verso le 19:00 la Base di Khowst, zuppi fino al midollo.

 


  Una delle paracadutiste impegnate in "Nibbio 2".

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