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Il Col Moschin nei Balcani
di Luca Poggiali
IL PRESTIGIOSO REPARTO MANTIENE SEMPRE UNA SIGNIFICATIVA PRESENZA NEI BALCANI, DALLA BOSNIA FINO AL KOSOVO,
AVENDO SVILUPPATO UN'ENORME ESPERIENZA DIRETTA SU TUTTA QUESTA REGIONE, MOLTO IMPORTANTE ANCHE PER GLI
INTERESSI ITALIANI.
Qualcuno, scherzando, aveva già minacciato di trappolarmi la macchina se non ci fossimo occupati più di
loro. La nostra "colpa" era quella di aver dedicato molto spazio al COMSUBIN della Marina Militare, da cui
sono "separati" da un fraterno e sano spirito di rivalità. Ovviamente tutti coloro che s'impegnano, che
rischiano, vorrebbero che questi loro sacrifici venissero riconosciuti e apprezzati. Purtroppo non è sempre
possibile, spesso per motivi di segretezza militare, come nel caso del SISMI e dei reparti addotti alla
guerra elettronica. Ma nel caso del 9° Reggimento Paracadutisti d'Assalto COL MOSCHIN, dobbiamo dire che la
sua notevole attività ha sempre avuto, giustamente, grande rilievo sulle pagine di RAIDS. Vediamo la
situazione del reparto nei Balcani.
IN BOSNIA-ERZEGOVINA
L'entità del reparto schierato in questo teatro d'operazioni si è considerevolmente ridotta, visto i
favorevoli sviluppi della situazione, ma vi è ancora un piccolo distaccamento che sorveglia attentamente la
situazione. Il suo compito è di controllare la situazione per evitare che le componenti militari
autorizzate escano da quanto previsto dai protocolli di pace, si creino strutture militari parallele e
facciano la loro comparsa formazioni terroristiche.
Per esempio, ogni movimento di reparti e armamento deve eessere segnalato e autorizzato dal comando della
SFOR, per evitare attività che potrebbero non essere gradite alla SFOR o a uno degli ex contendenti.
Inoltre prosegue la ricerca dei presunti criminali di guerra ricercati dal Tribunale Internazionale. Il
Reggimento è sempre pronto, qualora fosse necessario, a far affluire rinforzi in tempi estremamente ridotti.
Le forze speciali italiane sono quelle basate più vicine a questa regione geografica e la NATO fa grande
affidamento sul loro rapido afflusso se sorgessero dei problemi. Il distaccamento ha sede nella ex caserma
TITO a Sarajevo, già scuola di fanteria jugoslava.
Bisogna dire che le forze speciali italiane in Bosnia-Erzegovina hanno compiuto un lavoro enorme,
praticamente impraticandosi con tutto il territorio di questo paese. A questo punto si può dire che la gran
parte degli operatori del reparto hanno accumulato un'esperienza enorme sui Balcani, tale da potersi
muovere in modo ottimale in tutta la penisola che, un tempo, era inaccessibile ai reparti italiani.
Anzi , dopo gli accordi con la Slovenia e la Croazia, un sempre crescento numero di attività sarà svolto in
questi due paesi.
IN KOSOVO
Il distaccamento in Kosovo del COL MOSCHIN si è ridotto anch'esso ma è sempre presente a Banja, nell'ex
hotel Onyx con tanto di terme nel piano interrato, oggi ripulite e date nuovamente in gestione ai
dipendenti. Nell'albergo trovano posto anche i reparti logistici e NBC.
Al nostro arrivo ci riceve il tenente G., un giovane ufficiale delle nuove leve del reparto. I compiti in
Kosovo sono simili a quelli che il reparto compiva all'inizio della missione in Bosnia-Erzegovina, vale a
dire ricognizioni e sorveglianza. Non pensate a blocchi stradali o altre attività "stanziali", in quanto
gli operatori si muovono spesso di notte, per sorvegliare siti particolari e sentieri e vedere che cosa
accade, sfruttando anche i potenti visori notturni di cui è dotato il reparto. Inoltre, proprio dietro
l'Hotel Onyx dove è acquartierato, vi è una ZAI, dove possono, giungere gli elicotteri per rapidissimi
interventi.
Il riserbo sull'attività è tale che non abbiamo neppure provato a fare delle domande specifiche, ma
"il Kosovo è piccolo e la gente mormora», per cui le ombre che scivolano la notte intorno alle zone a
rischio maggiore di scontri etnici o che pattugliano i confini, potrebbero essere i nostri operatori,
magari insieme a quelli spagnoli, con cui dividono il piano dell'albergo.
Missioni come queste sono ottime per migliorare l'addestramento e la collaborazione con altre forze
speciali.
I ragazzi del 9° hanno acconsentito di buon grado a qualche foto mentre si addestravano ad un intervento in
zona urbana, quindi con pistole mitragliatrici HK MP-5 (incluso le silenziate SD), tutte dotate di sistema
di puntamento avanzato, fucili a pompa e pistole.
Da notare la disponibilità di granate non letali "flash bang», adatte a disperdere dimostranti senza far
danni oppure in caso di irruzione. E' disponibile sia un modello operativo che la versione da esercitazione,
più piccola e meno costosa.
Da qualche settimana il 9° Reggimento Paracadutisti d'Assalto ha assunto un nuovo prestigioso compito, vale
a dire la scorta dei generale Gabigiosu, comandante supremo della KFOR; un impegno difficile in un paese in
cui, purtroppo, è facilissimo procurarsi esplosivi ed armi (anche potenti) e gli estremisti per tentare un
attentato clamoroso. Il reparto non è nuovo a questi compiti in teatri d'operazione, avendo già scortato
(in alternativa o insieme agli uomini del GIS e del TUSCANIA) molti importanti VIP in visita alle differenti
zone d'operazione all'estero.
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