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La Folgore ritorna in Bosnia
La Brigata Paracadutisti Folgore è tornata in Bosnia propio durante i mesi critici del conflitto per il Kosovo. Al suo fianco il Genova Cavalleria.
Mancavano da Sarajevo da quasi un anno, segno evidente che la SFOR sta svolgendo al meglio il suo compito.
A marzo la FOLGORE doveva dare il cambio al comando della Brigata ARIETE, ma subito prima del cambio, la situazione si è
drammaticamente aggravata, non tanto in Bosnia-Erzegovina, quanto nell'adiacente federazione
serbo-montenegrina (Jugoslavia), a causa della guerra in Kosovo. I voli per Sarajevo sono stati prima
sospesi e, successivamente, avvenivano con notevole attenzione, anche perché quei cieli erano divenuti
affollati di velivoli da combattimento.
ALTA TENSIONE
Ma la tensione è stata alta anche a terra. Nei primi giorni dell'Operazione ALLIED FORCE, forze speciali
statunitensi hanno fatto saltare un tratto di ferrovia che dalla Serbia passa in Montenegro, nella
decina di chilometri che percorre nel territorio della Bosnia-Erzegovina, uccidendo un casellante
che si trovava sul posto, la qual cosa ha provocato la reazione della componente serbo-bosniaca. Nei
Balcani ci mancava solo che si scatenasse una sorta di guerriglia contro la SFOR, per complicare la
situazione !
Un'altro grosso errore lo ha compiuto una pattuglia francese. Il confine fra Bosnia-Erzegovina e
Jugoslavia, era in quei mesi frequentatissimo da misteriose pattuglie che sorvegliavano tutto
(magari muovendosi in modo furtivo), pronte a portare immediato soccorso anche agli eventuali piloti
alleati che si fossero lanciati con il paracadute. Una pattuglia francese ha pensato di spostarsi in una
piccola enclave territoriale bosniaca, passando... sul territorio della Serbia di notte!
Al primo valico sono stati fatti passare ma al secondo sono stati disarmati e catturati dai soldati
jugoslavi, che li hanno rilasciati il giorno dopo, senza mezzi, senza armi e quel che è peggio
- senza radio, decodificatori e relativi codici! Sembra che a Mostar, al comando della Divisione
SALAMANDRA, il generale francese non fosse certo dell'umore migliore.
Questo stato di alta tensione si è protratto fino al termine delle operazioni belliche e si è tradotto
in un grosso impegno aggiuntivo, in quanto, da un momento all'altro, potevano scatenarsi problemi molto
grossi. Grazie anche alle rafforzate misure di sicurezza, il peggio è stato scongiurato ma per gli uomini
del generale Torelli, vicecomandante della FOLGORE e comandante della Brigata Multinazionaie Nord, sono
stati giorni e notti di grande tensione.
La FOLGORE, alla sua seconda esperienza in Bosnia, a Sarajevo ha schierato il 186° Reggimento Paracadutisti
di Siena, interamente composto da VFB e VFP. In questi mesi l'attività é stata intensa anche se oramai
rimangono pochissime installazioni da presidiare in modo permanente: La grande torre TV sulla vetta
del Trebevic, che domina la città, l'ex pista di bob, dove si trova una stazione d'ascolto elettronica
inavvicinabile (Ascolta le trasmissioni di tutta la regione), la caserma Tito, dove si trova il grosso
dei reparti, e il complesso di Zetra, ora molto meno affollato che non in passato.
UNA CONFERENZA A RISCHIO
Alla fine di luglio 1999, a Sarajevo si è tenuta la "Conferenza per la ricostruzione dei Balcani", un summit
molto importante, a cui hanno partecipato molti dei principali leader mondiali, da Clinton ai presidenti
dell'area. Un'occasione "ghiotta" per qualche attentato terroristico. La conferenza si é tenuta
nell'ex palazzetto del ghiaccio, ristrutturato dopo l'incendio che l'aveva gravemente danneggiato nel
1992, all'inizio dei combattimenti, proprio sotto il comando italiano. Alla brigata era affidata la
sicurezza di questa zona ed e stato svolto un immane lavoro per garantire la massima protezione. Di
rinforzo, oltre alla limitrofa brigata franco-tedesca, sono giunti un battaglione inglese,
un battaglione francese, reparti canadesi e uno stuolo di reparti e forze speciali statunitensi, come
a stelle e strisce erano gli elicotteri permanentemente in volo.
In pratica la città e rimasta bloccata e moltissimi militari sono stati sistemati sul percorso
dall'aeroporto al luogo della riunione. Gli statunitensi hanno fatto sfoggio di mezzi molto sofisticati,
come speciali telecamere che sorvegliavano, anche dagli elicotteri, tutta la situazione.
Percorsi, luoghi della riunione e dimore, sono state ripetutmente controllate e perfino i militari non
in servizio non potevano circolare. Misure necessarie perché vi era il forte rischio di un atto
terroristico. Grazie alle misure prese, tutto si è svolto nella massima regolarità, il che non è poco
per un paese ancora ricolmo di armi e con odi tutt'altro che sopiti.
Sarajevo quasi non la riconosciamo più, con le strade intasate e la ricostruzione che procede, almeno
nella parte croato-musulmana. Proseguendo poi per il Kosovo, siamo passati in quella serba,
a Foca in particolare, e la situazione è diversa. Con gli attacchi alla Serbia,
la Republika Srpska (l'entità serba della Bosnia) ha visto aumentare ulteriormente i problemi economici.
PRONTI A MUOVERE
Siamo arrivati a Sarajevo il 15 agosto, quindi in pieno ferragosto, eppure il dispositivo della Brigata
era impeccabile. Il tradizionale reparto di cavalleria blindato presente in teatro, ha visto la
sostituzione del SAVOIA CAVALLERIA (organicamente inserito nella FRIULI e ora alimentato con VFB), con
il GENOVA CAVALLERIA, altra "matricola" della SFOR. Il reparto, dotato di blindo CENTAURO e di trasporti
truppa 6614, ci e sembrato ben addestrato e amalgamato perfettamente con i paracadutisti.
Un reparto di pronto intervento, con cavalleggeri e paracadutisti, é sempre pronto a muovere e, poche
sere prima della nostra visita, un falso allarme sul Trebevic, ha visto gli uomini e i mezzi
(B-1, 6614 e VM-90), arrivare alla porta di uscita della TITO in meno dei cinque minuti previsti. E' da
tener presente che gli uomini addetti a questo servizio anche la notte si distendono in divisa e con gli
stivaletti ai piedi.
Per Sarajevo la sera si vedono diversi militari italiani in libera uscita e i conoscenti in città mi hanno
confermato, ancora una volta, che non sono mai sorti problemi con i nostri militari, a conferma di quanto
siano menzoniere certe accuse lanciate da certa stampa.
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