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I lupi grigi del 45° Reggimento Spetsnaz
di Yves Debay
Subito un senso di euforia si diffonde tra le fila. Alcune compagnie di Allievi Paracadutisti stanno
ultimando le operazioni di imbragatura del paracadute e dell'equipaggianto composto da zainetto e fucile
assalto AKS-74. Il rumore è assordante, i flussi d'aria che escono dalle otto turbine rendono l'aria
incandescente, irrespirabile ... Ma finalmente l'ordine d'imbarco. Disposti su quattro file, rapidamente
tutti i Paracadutisti vengono stivati nella enorme fusoliera di questo mastodontico quadrireattore.
Le funi di vincolo vengono subito agganciate: i paracadute utilizzati sono tutti D.6, i famosi
semivincolati. La breve fune di vincolo aprirà solamente uno stabilizzatore che avra una duplice funzione;
la prima, molto importante, di stabilizzare in posizione verticale la caduta del Paracadutista: la seconda,
quella di estrarre il paracadute dopo un certo numero di secondi prestabiliti in relazione alla quota di
lancio, quando il Paracadutista tirerà la maniglia d'apertura posizionata sullo spallaccio sinistro
dell'imbragatura.
IL LANCIO
L'Iliushin 76 è un aereo da trasporto pesante. Effettua il primo volo il 25 marzo 1971. Molto potente è
dotato di quattro Turbofan bialbero Soloviev modello D-30KP da 12.000 kg di spinta. Le sue dimensioni
sono: apertura alare 50,5 m, lunghezza 46,59 m, altezza 14,76 m. È in grado di trasportare
grandi carichi indivisibili con l'elevata velocità di crociera di 850 km/h e raggio d'azione
intercontinentale.
Riesce a operare su piste corte e mai preparate, essendo dotato di ali ad alta portanza per buone
prestazioni STOL (Short Take Off and Landing) e di un carrello a grande escursione con venti ruote.
La versione militare dispone di una torretta di coda con un cannone binato NR-23 da 23 mm. E' predisposto
al lancio di Paracadutisti e di carichi pesanti come carri o mezzi blindati.
Il volo è breve e l'aereo arriva presto sulla zona di lancio, una verde e sconfinata prateria: quota di
lancio 600 m. Nel frattempo sull'aereo si spalancano le due porte laterali e il portellone assiale.
I Paracadutisti sono gia in piedi, pronti al lancio e disposti su quattro file attendono l'eccitante
momento del via!
Le due file esterne, disposte ai lati della fusoliera, usciranno dalle due rispettive porte laterali
posizionate molto anteriormente, addirittura davanti alle due turbine di ogni semiala. Le altre due file
interne, disposte al centro della fusoliera, usciranno invece parallelamente dall'apertura assiale sul
fondo dell'aereo.
Lanciare contemporaneamente quattro file di Paracadutisti, due alla porta e due assiali, è considerata
un'operazione molto pericolosa perché aumenta moltissimo la possibilità di provocare collisioni in aria.
Dall'Iliushin 76 però il rischio è minimizzato se non annullato; il lancio è reso possibile, innanzitutto,
dalla forte velocità dell'aereo, in secondo luogo dall'uso dei paracadute D6; infatti, aprendo sulla testa
del Paracadutista solo un piccolo stabilizzatore, lasceranno molto più spazio vuoto tra un Parà e l'altro.
Con l'uso di questo paracadute viene annullato il rischio di incidenti da collisione del tipo del Parà che
finisce nel fascio funicolare del Parà precedente, incidenti possibili, invece, con i classici paracadute
vincolati, come il CMP italiano e il T10 americano.
E' chiaro infatti che quando i Paracadutisti azioneranno la maniglia d'apertura del paracadute saranno
ormai troppo lontani per incorrere in questo tipo di collisioni.
Finalmente un segnale acustico indica il via! Rapidamente, quasi correndo, in un attimo tutti i
Paracadutisti sono fuori. L'emozione è grandissima. La sensazione che si prova nel buttarsi da un
quadrireattore alla velocità di circa 400 km/h è unica. Arrivati sulla porta, si viene quasi risucchiati,
strappati fuori violentemente. Lo shock fisico è notevole, si viene investiti da una corrente d'aria
che è come un muro! Per i primi secondi il rateo di discesa è ovviamente orizzontale; poi descrivendo
una lunga parabola diventerà verticale.
L'operazione comprendeva anche l'aviolancio di camion e di BMD dotati di quattro giganteschi paracadute
con sistema di sgancio immediato appena toccato il terreno, onde evitare, in caso di vento, possibili
trascinamenti che potrebbero causare danni al mezzo appena aviolanciato. Il BMD è un veicolo cingolato da
combattimento. E' armato da una torretta con cannone a caricamento automatico a bassa pressione da 73 mm
con canna liscia e caricatore da 30 colpi: una mitragliatrice coassiale PKT da 7,62 mm, un missile Sagger
su rotaia di lancio, due PKT da 7,62 mm montate sugli spigoli frontali dello scafo. Ha un equipaggio di tre
uomini e ne può portare altri sei sulla parte posteriore scoperta.
Questi veicoli d'appoggio aerotrasportabili danno un aiuto insostituibile ai Paracadutisti in termini di
rapidità e di movimento. Il BMD ha infatti una velocità di circa 85 km/h e un'autonomia di 400 km.
L'addestramento, o meglio la Tranirovka come dicono i Russi, comprendeva oltre a lanci dall'IL-76 anche
lanci dall'elicottero MIL MI-8.
RISCHIO!
Fu proprio da questo mezzo che avvenne un malfunzionarnento. L'uscita alla porta del MI-8 non è facile,
la porta è bassa e richiede una potente spinta all'infuori onde evitare di urtare con lo stabilizzatore
la ruota o la fiancata metallica dell'elicottero. A un Parà capitò, infatti, che all'uscita lo
stabilizzatore, urtando non si sa bene quale superficie estranea, si squarciò. Seppure a pezzi lo
stabilizzatore stabilizzò ugualmente la caduta del Paracadutista, anche se a una velocità
inavvertibilmente superiore a quella abituale. Quando ormai a 400 m dal suolo il Paracadutista azionò
la maniglia d'apertura, lo stabilizzatore aprì in fiamma il paracadute. Istantaneamente, grazie
all'esperienza pluriennale, il Parà tirò l'emergenza che apri immediatamente il paracadute di riserva.
Ecco però che contemporaneamente anche il paracadute principale in fiamma iniziò a gonfiarsi. Ma prima
che questo potesse compromettere l'alpertura di quello d'emergenza, con grande abilità. il Parà riusci
a fermarlo, a tirarlo a se e a intrappolarlo tra le gambe.
Eccezionale! L'atterraggio avvenne senza incidenti. Sul luogo accorse anche il comandante
Colonnello Bolikov che manifestò al Parà i suoi più accesi complimenti per la destrezza mostrata.
Questo parà è un italiano di nome Giovanni, ed è un ex legionario francese: veniva da una palestra
d'eccezione!
L'istruzione proseguiva poi con l'uso delle più importanti armi leggere utilizzate dall'Esercito russo.
Prima tra tutto il fucile d'assalto AKS-74 (Avtomat Kalashnikova Skladyvayushchimsya 74) calibro 5,45 mm
versione dell'AK-74 per le truppe aviotrasportate. A differenza dell'AK-74, presenta il calcio ripiegabile,
vantaggio indispensabile per il lancio con il paracadute: è lungo infatti 680 mm invece dei 930 mm
dell'arma a calcio fisso... Può sparare sia a colpo singolo che a raffica. Ha una velocità di tiro di
650 colpi/minuto con una velocità iniziale di 900 m/sec. Può usare caricatori da 30 o 40 colpi.
In seguito il fucile di precisione SVD Dragunov semiautomatico. Questo fucile spara cartucce con
proiettili blindati calibro 7,62 x 54 mm contenute in un caricatore da 10 colpi. La bocca della canna
è fornita di uno spegnifiamma e di un compensatore di rinculo per mantenerla sulla linea di tiro.
L'ingranditore PSO-1 è lungo 370 mm, ha 4 ingrandimenti, è fornito di telemetro integrato e di dispositivo
IR.
La pistola Makarov PM 9 mm x 18, leggera e maneggevole, pesa solo 0,72 kg. E' alimentata da un caricatore
a 8 colpi.
Non poteva mancare l'uso dei lanciarazzi controcarro RPG-7. Quest'arma pesa 8,6 kg scarica e ha una
portata massima di 300 m. Il proiettile ha una velocità iniziale di 300 m/sec., può perforare una corazza
da 28 mm. Può essere facilmente smontato in due parti per le operazioni aviotrasportate.
UN TITOLO ABUSATO
Anche se ormai la perestroika si è affermata gli Spetsnaz restano dei soldati dell'ombra, destinati
a operare in piccoli gruppi.
Una prima osservazione da fare è che la denominazione di unità Spetsnaz è abusata nella Russia di oggi,
ed esiste una grande nebulosa di unità Spetsnaz. Alcune di queste unità esistono solo
"per mangiare e bere". Alcune società che si occupano di sicurezza, che stanno proliferando a Mosca a
causa dell'aumento della criminalità nella società, non esitano a sfruttare questo titolo prestigioso.
E ancora, numerosi gruppi delle milizie, del Ministero dell'interno e di organizzazioni governative si
definiscono "autonome e per impieghi speciali". All'Est Rambo ha fatto numerosi proseliti e nell'Europa
orientale la definizione "Forze Speciali".
Il reparto che abbiamo avuto modo di visitare, appartiene al 218° Battaglione del 45° Reggimento Spetsnaz
delle VDV, che porta con fierezza l'insegna con il famoso lupo grigio delle foreste russe. La loro
missione resta oscura, ma certamente è simile a quelle delle analoghe unità occidentali: designazione
delle DZ (Drop Zone), conquista di sorpresa di aeroporti, attacchi ai posti comando, ai siti missilistici
e radar. Inoltre probabilmente si aggiunge l'eliminazione fisica dei quadri politici e militari superiori.
Il 45° Reggimento è senza dubbio una delle unità più antiche degli Spetsnaz e lavora solamente a favore
delle VDV (Vozdouchno-Desasantnykhvoysk: le forze aeroportate) che dispongono attualmente di quattro
"divisioni" e una brigata indipendente.
Il Reggimento Spetsnaz 45 comprende tre battaglioni, di cui abbiamo visitato il N° 218. Ciascun
battaglione (ma tutto va preso al condizionale) dovrebbe essere organizzato in tre compagnie da
combattimento e una compagnia comando e logistica. Queste compagnie hanno una forza ridotta in quanto
un capitano comanda 38 uomini, il che corrisponde perfettamente agli effettivi delle Forze Speciali
destinate a operare in profondità nel dispositivo nemico.
Gli uomini di truppa, che sono chiamati ad effettuare 12 mesi di servizio, sono in ottima salute e
appaiono determinati a compiere il loro dovere. La muscolatura è impressionante e denota la pratica del
roukopachni boi (close combat in russo) in cui gli Spetsnaz sono esperti. Una unità non si sposta mai
senza i suoi pesi e altri attrezzi per la muscolatura. Queste unità ricevono un'alimentazione buona per
gli standard russi, anche perché vengono presentate regolarmente alla stampa nazionale e internazionale.
UNA RUSTICITÀ PROVERBIALE
La disciplina di queste unità è ancora buona e, come ai tempi dell'Esercito russo, la differenza fra gli
ufficiali e la truppa è netta. Gli ufficiali hanno le loro tende individuali e mangiano per conto loro.
Il saluto agli ufficiali è abbastanza sfuggente, ma bisogna ricordare che ci troviamo in una unità delle
Forze Speciali dove le relazioni fra gli ufficiali e la truppa sembrano abbastanza buone. In ogni caso la
disciplina si è notevolmente allentata in quest'ultimo decennio, dato che prima era ferrea e si giungeva
perfino alle punizioni corporali all'interno del Reggimento.
Il campo di addestramento è guardato da due sentinelle che dispongono di piccole tettoie che li riparano
in qualche modo dalla pioggia ma non certo dal freddo.
Questo fatto ci ricorda la proverbiale rusticità dell'Esercito russo, capace di resistere a prove
ambientali molto dure. Due tende fungono da armeria, sono circondate da filo spinato e sono guardate da
una sentinella in tenuta da combattimento e con il colpo in canna. Questa armeria contiene armi e
munizioni da guerra per cui l'unità è sempre pronta per una missione. Al momento del lancio, i 38 uomini
di un gruppo sono armati con un classico AKS-74 in 5,45x39 mm con il suo calcio a stampella pieghevole.
Alcuni militari dispongono di mitragliatrici PKM e lanciarazzi c/c (RPG-7D, RPG-18, RPG-22, ecc.). Durante
il lancio, effettuato con paracadute dorsale D6, gli Spetsnaz si addestrano a sparare mentre scendono, una
pratica diffusa fra tutte le unità VDV ma in particolar modo fra quelle Spetsnaz.
IL MITO SPETSNAZ
In riferimento a missioni "d'eliminazione", abbiamo avuto il privilegio di poter esaminare un'arma del
modello Vintorez. Il fucile speciale per cecchini VSS Vintorez (Vintovka snaiperskaia specialna Vintorez)
è un'arma destinata all'eliminazione silenziosa delle sentinelle. Apparso nel 1992 il VSS fa parte di un
nuovo sistema d'arma in 9 x 39 mm SP-5 AP in grado di perforare i giubbetti antiproiettili. Il Vintorez è
un fucile automatico di piccole dimensioni con un grande silenziatore che avvolge tutta la canna. Il calcio
ha due ampie aperture di cui quella inferiore serve per avere un'impugnatura più salda. Il tutto è
smontabile in tre parti per il lancio e può essere trasportato dentro una valigietta con la sua ottica.
La cartuccia 9 x 39 mm SP-5 non lascia alcuna possibilità alle sentinelle colpite. Sono disponibili due
differenti tipi di caricatore uno da 10 proiettili e uno più grande che ne contiene 20.
Sull'arma si può installare un'ottica diurna PSO-1-1 o 1P43 insieme a un sistema di visione notturno
di seconda generazione 1PN-51 o 1PN-75. La portata effettiva del Vintorez è limitata a 400 m di giorno e a
circa 300 m la notte.
Uno dei miti circolanti sugli Spetsnaz, riguardava l'utilizzo di speciali team in grado di parlare
perfettamente diverse lingue straniere, per infiltrarsi e colpire i loro bersagli. Possiamo dire ai
nostri visitatori che se questo tipo di uomini è esistito o esiste tutt'oggi, non è il caso delle unità
di Spetsnaz composte da reclute che effettuano 12 mesi di leva! Nel momento della nostra visita, un solo
ufficiale parlava correttamente l'inglese e qualche ufficiale e subalterno conoscevano qualche parola.
Comunque, il comandante parla francese e possiede una buona conoscenza circa le forze armate
occidentali, in particolare sull'Esercito francese.
Un dettaglio non trascurabile che balza la vista è che in seno a questo reparto abbiamo individuato ben
sei tipi differenti di tute mimetiche: da quelle utilizzate in Afghanistan a mimetismi utilizzati
nell'Europa centrale e nelle foreste. Un gruppo di sottotenenti disponeva di alcune mimetiche
"lizard" per economizzare le tenute regolamentari; segno che la crisi economica è veramente dura.
DIFFICOLTÀ A TROVARE NUOVI OBIETTIVI
Passando al capitolo "morale", dobbiamo dire che abbiamo incontrato difficoltà notevoli a causa della
lingua e delle differenti culture. Fino a 10 anni or sono le Forze Armate sovietiche erano molto curate
dal regime e rappresentavano una forza fenomenale. I suoi sottomarini pattugliavano i mari del mondo
e migliaia di corazzati rappresentavano una minaccia nei confronti dell'Europa occidentale. I consiglieri
militari sovietici erano rispettati in tutto il mondo e presenti in numerosi paesi. Il "pericolo rosso"
forse era, per motivi di propaganda, sovrastimato ma il comunismo internazionale aveva una linea
strategica sempre aggressiva e costituiva una seria minaccia.
Oggi l'antica Armata Rossa è praticamente implosa. È diventata il regno degli affari, dei
l'arricchimento personale e la stessa alimentazione dei militari costituisce un problema d'importanza
non secondaria, mentre la disciplina in molti reparti è ormai a livelli veramente scarsi. Anche
l'addestramento è spesso a livelli minimi. La situazione è aggravata dai tagli al bilancio e dalla
cronaca mancanza di fondi statali. È stato necessario, per esempio privatizzare una delle più
grandi società di telecomunicazioni per poter reperire i capitali necessari al pagamento dei
militari nel 1997! Mancano i fondi per la manutenzione dei vari equipaggiamenti, in particolare per
quelli più sofisticati. Ci è capitato di vedere, a titolo di esempio, uno dei camion utilizzati per
trasportare militari all'aeroporto rimorchiato da un mezzo analogo. Del resto i fiaschi in Afghanistan e
in Cecenia sottolineano una realtà delle cose ben diversa da quella a cui eravamo abituati a pensare fino
a dieci anni or sono.
UNA FACILITÀ D'ADATTAMENTO ECCEZIONALE
L'orgoglio di appartenere a un'unità d'elite dell'Esercito russo non può mascherare, anche per gli
Spetsnaz, una realtà quotidiana tutt'altro che facile. Non sembra comunque che alle Forze Speciali russe
manchi la speranza per un domani migliore...
Atavismi slavi fanno apparire i problemi attuali come qualcosa di passeggero... con la risposta ancora
da venire. I russi e i loro soldati hanno però dimostrato di possedere eccezionali capacità di
adattnrnento, manifestatisi, ad esempio, all'epoca della II Guerra Mondiale. Le Forze Spetsnaz di Mosca
oggi non si preparano più alla conquista del mondo ma possono giocare un ruolo fondamentale nella politica
di sicurezza russa, non escluso l'ipotesi di missioni di pace, sia nell'instabile Confederazione degli
Stati Indipendenti che nell'ambito di missioni di pace internazionali; sempre che il lupo non abbia
perso il pelo.
PARACADUTARE I BLINDATI UNA SPECIALITÀ RUSSA
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In questo campo i Russi hanno raggiunto un'esperienza che non può esser loro contesa da nessun'altra Nazione.
Gli Americani della 82° Airborne possono paracadutare o aerolanciare i vecchi Sheridan M-551, ma tali
mezzi sono ormai in esaurimento, i Paracadutisti americani ormai dispongono soltanto di quarantatre
blindati di questo tipo nel reggimento da ricognizione della divisione. Gli Inglesi hanno tentato di
paracadutare un veicolo da combattimento del tipo Troop, o due Scorpion, per dare appoggio al
Parachute Regiment, ma pare che tale soluzione sia stata abbandonata a causa della debolezza delle
sospensioni degli Scorpion. I Russi rimangono i soli in grado di paracadutare i trenta BMD di un
reggimento in una sola ondata... I commenti sono inutili.
I BMD vengono paracadutati per mezzo di due tipi di aerei: l'Antonov 12 Cub, che ne può trasportare due,
o l'Iliushin IL-76 Candid il più usato, che può contenere nella stiva tre BMD-1 o 2, oppure due BMD3.
Accenniamo anche al gigante Antonov 22 Cock che trasporla quattro BMD, ma che pare usato più per
l'aerotrasporto che per il paracadutaggio.
L'imballaggio di un BMD per il lancio richiede un'ora / un'ora e venti, e vi provvede l'equipaggio stesso
sotto la guida di uno specialista. Vengono adottati due metodi di lancio. Il metodo detto 1ento" usa una
normale piattaforma dotata di cuscini a nido d'ape pieni d'aria. La piattaforma ha la sigla PRSM-915 per
il BMD con cinque rulli e PRSM-925 per quello con sei rulli. La piattaforma carica pesa 9 tonnellate, la
velocità al momento del lancio è tra i 260 e i 400 km/h. l'altezza è tra i 500 e i 1.500 m, maggiore di
quella dei corrispondenti lanci della NATO. Vengono usati nove grandi paracadute da 350 m² e la
velocità di discesa è di 8 m/sec. Per un camion GAZ-66 i paracadute sono soltanto sei.
Altra innovazione russa unica al mondo, il guidatore e il capo-carro tiratore vengono lanciati
all'interno dei BMD, legati ai loro sedili. Inizialmente questo metodo era messo in discussione e una
commissione speciale venuta da Mosca fu incaricata di controllare le prove. Lo Stato Maggiore era molto
scettico durante il primo lancio, eccettuato il Generale Margelov, una personalità dell'Arma
aviotrasportata e ideatore del progetto. Fu effettuato il lancio e, arrivato a terra il BMD in
una gran nuvola di polvere, tutti si precipitarono per constatare le condizioni dell'equipaggio, che
risultò scosso, ma incolume. Il responsabile della commissione chiese di complimentarsi con il
capo-equipaggio, e quando chiese il suo nome si senti rispondere: Margelov. Si trattava proprio del figlio
del Generale... Naturalmente la commissione si dichiarò favorevole al lancio dell'equipaggio all'interno
del BMD.
L'altro metodo di lancio è più rapido, raggiunge una velocità dai 16 ai 23 metri al secondo. Vengono
utilizzati i retrorazzi, che entrano in azione a pochi metri da terra. Occorrono soltanto tre grandi
paracadute della superficie di 540 m² (per un GAZ-66 basta uno solo) per frenare la caduta della
piattaforma di trasporto.
Oggi, grazie a un metodo di sgancio rapido, una volta a terra all'equipaggio bastano tre minuti per
sballare il BMD.
I sei Paracadutisti lanciati separatamente raggiungono subito il blindato, che può cosi cominciare la
missione di combattimento.
Il lancio del materiale "minuto" (munizioni, postazioni di tiro, missili, mortai, ecc.)
viene effettuato con due tipi di contenitori, il PGS-500 e il PDSB-1. Una volta a terra entrano in
azione una piccola lampada a intermittenza o un radiosegnalatore, poiché il lancio viene effettuato
normalmente di notte.
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