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Navy SE.A.L. gli incursori della Marina U.S.A.
DAL SITO CORPI D'ELITE.NET
L' acronimo SE.A.L. sta per Sea Air Land (Mare-Aria-Terra) vale a dire l'ambito di azione di questo pluridecorato reparto d'élite della marina militare statunitense. Nati il primo gennaio 1962, per ordine dell'allora presidente J.F. Kennedy convinto della necessità di dotare la marina di un reparto in grado di svolgere operazioni segrete oltremare, i SEALS della US NAVY rappresentano probabilmente il più temuto gruppo per operazioni speciali al mondo. Eredi degli U.D.T. (Underwater Demolition Teams), i reparti di demolizione subacquea operanti durante la seconda guerra mondiale e nel sud-est asiatico, gli uomini del corpo hanno attraversato vittoriosamente la seconda metà dello scorso secolo fino ai nostri giorni, partendo dalle operazioni di contro-insurrezione in Vietnam, fino ad operare a stretto contatto con le varie Expeditionary Units dei Marines nei teatri bellici del Golfo Persico, della Somalia e più recentemente al largo delle coste adriatiche nell'ambito dell'operazione "Allied Force".
Il primo gruppo per operazioni speciali della marina militare americana , gli U.D.T., venne largamente e con successo impiegato per la "bonifica" dell'area di sbarco delle truppe alleate in Normandia lavorando congiuntamente con il S.A.S. britannico; a questi uomini si deve anche la "pulizia" delle spiagge di Iwo Jima onde facilitare il successivo assalto anfibio operato da 71.245 Marines nel febbraio del 1945. Come testimonianza dell'eccezionale abilità degli Underwater Demolition Teams, parte dei suoi operativi andò a costituire nel gennaio del '62, i team UNO e DUE degli appena nati SEALS, formati ciascuno da 10 ufficiali e 50 soldati. Banco di prova per l'effettiva efficacia della nuova unità fu il conflitto in Vietnam;
non appena giunti sul teatro di operazioni, nel 1966, i SEALS vennero largamente utilizzati per operazioni "seek and destroy", volte all'acquisizione e distruzione di obiettivi nemici nel delta del Mekong. Le pattuglie vietcong erano osservate nei loro spostamenti e seguite fino alle basi o ad eventuali linee di comunicazione, le quali venivano rase al suolo non appena identificate. Una volta entrata in azione, una squadra poteva scomparire anche per giorni nel folto della jungla, tagliando i contatti con le altre forze statunitensi fino a compimento della missione. Questo comportamento apparentemente suicida è presto spiegato dalla diffidenza che i SEALS nutrivano nei confronti delle reti di rifornimento alleate, le quali, agendo spesso in maniera assai poco discreta, mettevano le squadre in condizione di essere scoperte e venir catturate.
Le squadre operavano spesso affiancate dalle Unità Provinciali da Ricognizione sud-vietnamite, specialmente quando si trattava di eliminare gli esattori vietcong che taglieggiavano abitualmente i poverissimi abitanti dei villaggi per finanziare la "rivoluzione comunista". Queste azioni avevano luogo specialmente nella zona di Rung Sat, non a torto ribattezzata "la foresta degli assassini". Capitava alle volte che i SEALS dovessero colpire i propri obiettivi all'interno delle loro stesse abitazioni, sovente in presenza dei familiari. Per coprire la propria fuga, veniva allora collocata una granata a frammentazione con il filo trappola assicurato alla porta dell'abitazione: la detonazione, oltre ad occuparsi degli eventuali inseguitori, gettava ancora maggiormente nel caos l'area.
Responsabilità dei SEALS era anche l'addestramento degli LDNN (il loro corrispettivo sud-vietnamita), lavorando a fianco dei quali portarono a termine con successo diversi raid nei campi di concentramento vietcong ed in alcuni porti nord-vietnamiti, attraverso i quali passavano armi ed equipaggiamenti provenienti da Unione Sovietica e Cina. Altre operazioni proprie dell'unità erano la rimozione di ostacoli lungo il corso dei fiumi, la distruzione di depositi di armi, il recupero di corpi di militari americani, e l'allargamento di angusti passaggi fluviali con l'ausilio di cariche esplosive. Qualunque fosse stata la loro missione in Vietnam, i SEALS rimanevano comunque fedeli al proprio motto: "Sat Cong", uccidere i comunisti.
Missione di ricognizione a lungo raggio per una squadra del Team Two dei NAVY SEALS.
LA STRUTTURA
Le operazioni dei SEALS sono subordinate allo U.S. Special Operations Command (U.S.S.O.COM.), il comando riunito delle forze speciali militari statunitensi localizzato presso la base aerea di MacDill a Tampa (Florida). Il controllo operativo degli interventi spetta al NAV.SPEC.WAR. (Naval Special Warfare Command), fondato il 16 aprile 1987 nella base anfibia dell'isola californiana di Coronado, ubicata sulla costa di San Diego. Alle dirette responsabilità del NAV.SPEC.WAR. troviamo un gruppo scuole, una SE.AL. Delivery Vehicle Task Unit, cui è affidata la gestione dei mezzi speciali da infiltrazione, ed i Naval Special Warfare Groups ONE e TWO, di stanza rispettivamente a Coronado (California) e Little Creek (Virginia).
Dal Naval Special Warfare Group ONE (N.S.W.G. ONE) dipendono le Naval Special Warfare Units (N.S.W.U.) ONE e THREE cui sono delegate le operazioni navali, ed il Seal Delivery Vehicle Team (S.D.V.T.) ONE con sede a Pearl Harbor. Quali unità tattiche, il N.S.W.G. ONE dispone dei seguenti team SEALS:
SE.A.L. TEAM ONE : unitamente al team TWO, fu la prima unità SEALS ad esser formata su ordine del Presidente J.F. Kennedy nel gennaio 1962. All'interno di essa affluirono alcuni tra i migliori operatori degli Underwater Demolition Teams 11 e 12. La squadra, forte di otto plotoni, è ubicata presso Coronado ed è inoltre responsabile di un distaccamento localizzato sull'isola di Guam (precedentemente di stanza a Subic Bay, nelle Filippine). Il settore di competenza del TEAM ONE è il sud-est asiatico.
SE.A.L. TEAM THREE : i suoi otto plotoni sono responsabili per quanto concerne gli interventi in medioriente. Anch'esso di stanza presso Coronado, il team dipone di un distaccamento ubicato a Guam.
SE.A.L. TEAM FIVE : con un'area di intervento a coprire il Pacifico settentrionale in corrispondenza della Corea del Sud, anche questo team trova in Coronado il proprio "headquarter".
Le unità d'appoggio cui si avvale il N.S.W.G. ONE sono lo Special Boat Regiment (S.B.R.) 0NE, nel quale è inquardata la Special Boat Unit (S.B.U.) TWELVE.
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Dal Naval Special Warfare Group TWO (N.S.W.G. TWO) di Little Creek dipendono il Seal Delivery Vehicle Team (S.D.V.T.) TWO e le Naval Special Warfare Units (N.S.W.U.) TWO, FOUR e TEN distaccate rispettivamente in Gran Bretagna, Porto Rico e nella base spagnola di Rota. Le unità tattiche cui si avvale sono:
SE.A.L. TEAM TWO : formato da otto compagnie ed operante in nord Europa, è, per ovvi motivi, l'unico team qualificato al combattimento in climi artici. Con sede a Little Creek, distacca elementi presso Stoccarda (Germania) e a bordo di alcune unità della 2ª e 4ª flotta della U.S. Navy. Alcuni dei membri originari vennero selezionati dall'U.D.T. 21.
SE.A.L. TEAM FOUR : dispone di dieci plotoni di stanza a Little Creek, con responsabilità sull'America latina e, proprio per tale ragione, gli operatori che lo costituiscono sono principalmente di origine ispanica o comunque in grado di padroneggiare idiomi locali.
SE.A.L. TEAM EIGHT : fa capo anch'esso a Little Creek ed è competente per quanto concerne gli interventi nel continente africano.
Il Naval Special Warfare Group TWO si avvale dello Special Boat Regiment (S.B.R.) TWO nel quale troviamo le Special Boat Unit (S.B.U.) TWENTY, TWENTYTWO e TWENTYSIX.
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Il numero dei team SEALS è passato dai due originari a ben sei unità, con alcuni membri distaccati presso la Counter-Terrorist Joint Task Force (C.T.J.T.F.) presso Fort Bragg, un unità di pronto intervento creata per fronteggiare il terrorismo interno ed esterno agli USA. Le squadre C.T.J.T.F., vengono costantemente addestrate alla liberazione di ostaggi su aerei o natanti. Uno di questi team era presente all'aeroporto di Sigonella a bordo di un C-141, alle spalle dell'aereo che portava i dirottatori dell'Achille Lauro, pronto ad intervenire per mettere le mani sui terroristi ed assicurarli alla giustizia americana: l'inatteso intervento delle autorità italiane ha però "bruciato" l'operazione.
Infiltrazione di una squadra del SE.A.L. a mezzo gommone.
SELEZIONE E ADDESTRAMENTO
Dalla fine della guerra del Vietnam ad oggi, le missioni cui i SEALS sono chiamati a compiere non sono di molto cambiate. Per questo motivo il rigore nella selezione del personale che andrà a comporre le squadre è una prima garanzia che gli uomini che andranno ad unirsi al reparto saranno sempre in grado di svolgere professionalmente i compiti che saranno loro assegnati anche in presenza di scenari di crisi estremi.
I volontari che decidano di cimentarsi nella dura selezione che farà di loro dei SEALS, devono affrontare un corso di ventiquattro settimane durante le quali ogni aspirante è assolutamente libero di ritirarsi senza che alcun demerito venga apposto al proprio stato di servizio, sono anzi spesso gli istruttori ad invitare il maggior numero di reclute possibile a ritirarsi proprio per testare l'effettivo grado di motivazione di queste a voler entrare nel reparto. La prima fase di addestramento consta di quattro settimane durante le quali gli aspiranti vengono sottoposti ad ogni tipo di sforzo fisico: dalla corsa, alle marce, fino a pesanti esercizi ginnici ogni strumento è efficace per temprare il carattere e la volontà dei futuri SEALS. Al termine di questa già stressante sessione di addestramento, i rimanenti candidati devono affrontare quella che è comunemente nota come "la settimana d'inferno" (anche se il nome ufficiale, per la verità in disuso, è "settimana della motivazione"), un estenuante tour de force di prove fisiche che permette meno di un ora di sonno al giorno. Le reclute vengono portate ben al di là dei propri limiti di sopportazione fisica e psicologica: ogni tipo di attività militare ed esercizio fisico si susseguono senza veri e propri momenti di sosta, il terreno è esclusivamente fangoso o sabbioso per logorare maggiormente gli uomini e le pause per il pasto si riducono a meno di cinque minuti.
Alla fine della quinta settimana le reclute "sopravvissute" seguono corsi di nuoto in mare aperto, demolizione, ed effettuano ricognizioni simulate. Un'altra settimana è dedicata alle tecniche di di evasione e fuga, ed alla sopravvivenza. La scuola di immersione subacquea è l'ultimo passo prima del brevetto di demolitore subacqueo. L'affinamento delle tecniche acquisite nel campo della ricognizione costiera nonchè delle tattiche antiterrorismo ha luogo successivamente nei centri di addestramento di Little Creek in Virginia e di Coronado in California, mentre i corsi di paracadutismo vengono tenuti a Fort Bragg nel North Carolina. Infine le capacità delle reclute vengono testate in ogni ambiente climatico, dai ghiacci dell'Alaska fino alle giungle equatoriali passando per gli ambienti desertici. Un attivo programma di scambio con le unità similari dei paesi alleati è inoltre previsto al fine di analizzare le strategie d'azione comuni.
ARMAMENTO
I SEALS vengono addestrati ad aver familiarità con praticamente ogni tipo di arma esistente. In Vietnam furono gli unici ad avere in dotazione il sistema d'arma Stoner M63 in cal. 5,56 e disponibile nelle versioni d'assalto o quale fucile a pompa.
Il primo gruppo per operazioni speciali della marina militare americana , gli U.D.T., venne largamente e con successo impiegato per la "bonifica" dell'area di sbarco delle truppe alleate in Normandia lavorando congiuntamente con il S.A.S. britannico; a questi uomini si deve anche la "pulizia" delle spiagge di Iwo Jima onde facilitare il successivo assalto anfibio operato da 71.245 Marines nel febbraio del 1945. Come testimonianza dell'eccezionale abilità degli Underwater Demolition Teams, parte dei suoi operativi andò a costituire nel gennaio del '62, i team UNO e DUE degli appena nati SEALS, formati ciascuno da 10 ufficiali e 50 soldati. Banco di prova per l'effettiva efficacia della nuova unità fu il conflitto in Vietnam;
L'M203, un M16 dotato di tromboncino lanciagranate, è il compagno inseparabile di ogni incursore assieme al proprio pugnale da sub ed alla pistola subcquea Heckler&Koch P-22. Fondamentalmente comunque, l'equipaggiamento viene diviso in tre categorie. Nella prima rientrano tutti quegli effetti grazie ai quali ogni operatore è in grado di assicurare la propria sopravvivenza anche quando tutto il resto sia andato perduto: stiamo parlando di armi da taglio, bussole, mappe, compassi per la navigazione, orologi. Nella seconda categoria rientrano i cosiddetti "extra", costituiti da munizionamento addizionale, bombe a mano, acqua e relative tavolette per la purificazione di questa, nonchè kit da primo soccorso. Della terza fanno parte tutti quegli strumenti relativi allo svolgimento della missione quali radio, mine Claymore, ed occhiali con intensificatore di immagini per uso notturno. Nel campo delle innovazioni sono stati condotti esperimenti con un sistema d'arma portatile a fasci laser in grado di bruciare la retina di chi vi è esposto. Il C.L.A.W. (Close Combat Laser Weapon) sfrutta un laser a bassa potenza efficace in un raggio di un chilometro e mezzo circa, il quale provoca cecità permanente nei confronti di chi lo guardi direttamente.
l'Advanced Seal Delivery System (A.S.D.S.) è il frutto di otto anni di sviluppo e di circa tre di sperimentazione.
MEZZI SUBACQUEI
I mezzi subacquei rivestono un ruolo strategico molto importante nel corso delle operazioni di ricognizione costiera od inserimento clandestino di team di incursori, consentendo agli operatori di effettuare l'avvicinamento all'obiettivo preservando le proprie forze. Unitamente a piccoli "trascinatori" subacquei, troviamo mezzi quali gli Swimmer Delivery Vehicle MK VIII e IX ed i nuovissimi A.S.D.S., i quali entreranno in servizio nella seconda metà del 2003.
Swimmer Delivery Vehicle MK VIII-IX: i primi esemplari di MK VIII risalgono agli anni '70. Gli MK VIII sono mezzi d'assalto subacquei detti "bagnati", ove gli operatori sono esposti all'ambiente circostante, e quindi costretti a fare uso dei propri autorespiratori o di quelli presenti a bordo del mezzo, che può esser trasportato sul dorso di sommergibili avvicinatori muniti di appositi alloggiamenti di forma cilindrica. Gli MK IX sono invece dei mini sommergibili, ed in forza di ciò consentono una maggior protezione degli operatori.
A.S.D.S.: l'Advanced Seal Delivery System (A.S.D.S.) è il frutto di otto anni di sviluppo e di circa tre di sperimentazione. Costruito dalla Northrop Grumman Oceanic and Naval Systems di Annapolis, a seguito di un contratto stipulato nel 1994, il primo A.S.D.S. dovrebbe entrare in servizio attivo nella metà del 2003, al termine di una fase di test preparatori che lo condurranno direttamente allo scrutinio finale.
L'unico esemplare attualmente costruito è l'A.S.D.S. Boat 1, il quale riportato valutazione positiva in numerosi test. Nell'agosto 2002, nel corso di un'esercitazione notturna, il mezzo ha portato a compimento con successo l'infiltrazione e l'esfiltrazione subacquea di un distaccamento SEALS, e del proprio equipaggiamento, in un punto precedentemente stabilito al largo delle isole Hawaii. Nell'agosto dello stesso anno, l'A.S.D.S. Boat 1 è stato rilasciato, per la prima volta, da uno dei due sottomarini nucleari da attacco, classe Los Angeles, lo USS Charlotte SSN766, che unitamente allo USS Greenville SSN772, è configurato per il trasporto di tale mezzo. Entrambi i sommergibili sono di stanza presso Pearl Harbor, e sono configurati per trasportare due A.S.D.S. ciascuno sul proprio dorso (in futuro entreranno in servizio due nuove classi di sommergibili, classe Seawolf e Virginia, configurati per lo stesso scopo, unitamente a due o quattro sommergibili classe Ohio appositamente riconfigurati).
L'A.S.D.S. ha un peso di 55 tonnellatte, per 20 metri di lunghezza. Oltre che da sommergibili, il mezzo può esser trasportato anche dai C-5 Galaxy e C-17 Globemaster della U.S. Airforce, e sarà pilotato da due ufficiali (un sommergibilista ed un SEALS) i quali potranno portare a destinazione da sei ad otto incursori provvisti del proprio equipaggiamento. La velocità massima del mezzo (che può raggiungere i 200 metri di profondità) è di otto nodi, mentre il raggio operativo è di 125 miglia nautiche.
L'A.S.D.S. è alimentato da batterie, le quali sono alloggiate in 14 cilindri di titanio, ed alimentano un motore elettrico dal quale dipende tanto l'elica a sei lame di poppa, quanto i quattro timoni (due per lato) posti sullo scafo del mezzo. Sono stati inoltre predisposti un periscopio ed una camera iperbarica, la quale è dotata di un portellone inferiore, così da consentire la fuoriuscita degli operatori quando il mezzo si trovi in immersione. Questa è impiegata anche quale collegamento con il sottomarino avvicinatore che lo trasporti sul dorso. A dispetto degli MK VII, il nuovo mezzo consentirà di tenere gli operatori in un ambiente asciutto fino al momento dell'inserimento in acqua, potendo inoltre rimanere ancorato sul fondale per diversi giorni e fungere da base operativa avanzata. Unico imprevisto occorso nel programma, sarebbe l'eccessivamente breve vita delle batterie allo zinco di cui si serve il mini sommergibile, e proprio in forza di ciò ci si starebbe muovendo verso l'adozione di batterie al litio. Lo SO.COM. ha attualmente richiesto sei mini sommergibili A.S.D.S..
AMBITO OPERATIVO
Una delle più classiche operazioni dei SEALS è la presa di obiettivi costieri o la ricognizione di spiagge nemiche. Di norma tali operazioni cominciano e terminano a bordo di un sommergibile, il quale trasporterà il team, di norma costituito da otto uomini, in zona di operazioni arrestandosi a circa 1.500 metri dall'obiettivo. Una non eccessiva distanza dal bersaglio è fondamentale al fine di non affaticare i nuotatori, qualora tale manovra di avvicinamento non possa essere portata a compimento la squadra si avvarrà di mini sommergibili (noti con il nome di "maiali") per raggiungere il proprio obiettivo. Il personale sarà evacuato tramite le camere stagne del sommergibile (in completa immersione) le quali possono contenere piccoli battelli gonfiabili qualora se ne presenti la necessità.
Come possiamo vedere quindi, a seconda delle caratteristiche della missione e del teatro operativo, un squadra SEALS può scegliere se compiere la manovra di avvicinamento al bersaglio tramite mini sommergibile, scuba diving, od utilizzare un battello gonfiabile che sarà occultato al momento della presa di terra; fondamentale in ogni caso sarà la sicurezza del luogo di sbarco. Possibilmente una coppia di sommozzatori (detta "squadra di sicurezza") dovrà emergere al limite del bagnasciuga per assicurarsi che la spiaggia sia sicura, e dare successivamente il via libera al resto del team che avrà mantenuto la propria posizione al limite della zona dei frangenti. A questo punto la squadra prende terra per eseguire la propria missione, o si ritira qualora il proprio incarico sia esclusivamente quello di gruppo da ricognizione a lungo raggio con lo scopo di acquisire informazioni sulla validità del punto di sbarco scelto per un eventuale attacco da parte dello U.S. Marine Corps come avvenuto per l'isola di Grenada.
L'ambito di azione di una squadra SEALS non è legato esclusivamente alle operazioni marine, un team può essere impiegato anche per operazioni nell'entroterra. In tal caso l'inserzione avverrà tramite lancio con paracadute o con l'ausilio di un elicottero il quale rilascerà gli uomini a distanza di sicurezza dall'obiettivo, tutto ciò esclusivamente con il favore delle tenebre per impedirne l'individuazione. Qualora il bersaglio sia un campo od una base nemica, i militari provvederanno a mettere fuori combattimento sentinelle ed eventuali cani con l'ausilio di tecniche di lotta con coltello. Nel corso di un operazione di tal genere, la furtività è l'arma migliore dei SEALS: se venissero in qualche maniera scoperti, la missione risulterebbe compromessa ed il team si troverebbe a dover sostenere un conflitto a fuoco nel bel mezzo di un campo nemico. Vitale è allora l'infiltrazione silenziosa al fine di lanciare l'attacco con le condizioni il più possibile favorevoli agli assalitori, e ritirarsi rapidamente dopo aver seminato un ingente quantitativo di danni e confusione.
Mar Rosso, 21 luglio 2000: membri del SE.A.L. Team Two (Echo Platoon) ripresi nel corso di una esercitazione antiterrorismo a bordo della USS Normandy (CG 60).
ATTIVITA' OPERATIVE NOTE
Gli anni '80 furono un periodo di grande attività per le squadre SEALS, divise tra il mar dei Caraibi ed il Golfo Persico. Durante l'operazione "URGENT FURY" dell'ottobre 1983 sull'isola di Grenada, gli uomini del reparto ebbero ancora una volta l'occasione di provare il proprio valore sotto il fuoco. Giunti sulle spiagge nemiche insieme ad altri reparti speciali dell'esercito, si occuparono di fornire informazioni vitali sulla zona del successivo sbarco all'US Marine Corps, osservando i movimenti e la consistenza delle forze nemiche ed attaccando determinati obbiettivi designati quali punti di pressione cruciali. Un team SEALS introdottosi sulla costa nordorientale dell'isola, fu in grado di riferire sull'inadeguatezza della spiaggia per uno sbarco, causando un cambiamento dei piani ed evitando perdite significative. Squadre di incursori si infiltrarono oltre le linee nemiche per guidare le missioni di fuoco di supporto degli elicotteri AH-1T Sea Cobra e i raid aerei dei caccia dalla portaerei USS Independence.
Nel 1987, nel corso del conflitto Iran/Irak, a seguito dei ripetuti attacchi nei confronti del naviglio civile battente bandiera
statunitense, gli U.S.A. decisero di rendersi visibili all'interno del Golfo Persico inviando unità della Marina e SEALS. Le squadre operavano da chiatte ormeggiate in località segrete, lanciando attacchi contro le motovedette iraniane. Quando una di queste aprì il fuoco contro elicotteri militari statunitensi, un team arrembò l'imbarcazione catturando i suoi occupanti. Il naviglio iraniano non costituiva però l'unica minaccia, molte piattaforme petrolifere di proprietà dell'Iran celavano in realtà postazioni di fuoco le quali facevano spesso oggetto delle proprie attenzioni gli elicotteri americani in pattugliamento. Le piattaforme venivano allora attaccate dai SEALS i quali, dopo essersi occupati dell'eventuale resistenza, rendevano inservibili armi ed apparecchiature radio. A conclusione del lavoro, una carica esplosiva veniva apposta alla cima della trivella di perforazione, al fine di causare ingenti danni alla struttura senza però provocare la fuoriuscita di petrolio in mare.
Quale unità di punta dei reparti speciali USA, il SEAL non poteva non mancare all'operazione "DESERT STORM" del 1991 contro l'Irak. Durante le ore precedenti all'inizio delle operazioni terrestri che avrebbero portato al ritiro delle truppe di Saddam Hussein dal Kuwait, sei uomini del SEALS Team Eight vennero inviati sulle spiagge della regione per manovrare contro obiettivi costieri. Credendo imminente lo sbarco dei 17.000 Marines imbarcati sulle navi che incrociavano al largo del Golfo Persico, due compagnie irachene si spostarono sulla costa del Kuwait, allontanandosi così dalla frontiera con l'Arabia Saudita da dove effettivamente sarebbe partito l'attacco e facilitando l'entrata delle brigate meccanizzate dai punti di frizione principali.
Il 6 gennaio 1991 quarantasei Marines e nove SEALS portarono a termine con successo l'evacuazione di 281 persone dall'ambasciata americana di Mogadiscio in Somalia. Del gruppo facevano parte funzionari diplomatici di trenta nazioni, dodici capi di missioni diplomatiche, trentanove cittadini sovietici, più gli stessi funzionari dell'ambasciata presa d'assalto dai miliziani. L'operazione venne portata a termine in meno di ventiquattro ore: due elicotteri da trasporto CH-53E Super Stallion con a bordo i militari, furono inviati dalla USS Trenton a 466 miglia nautiche dalle coste somale. Giunti sull'obiettivo, dopo due rifornimenti di carburante in volo, provvederono a sfollare i primi sessantuno civili, mentre SEALS e Marines si occupavano di respingere gli attacchi dell'esercito irregolare.
Recentemente i SEALS della US Navy hanno preso parte alle operazioni di "ALLIED FORCE" volte a fermare il massacro di civili innocenti da parte del regime comunista retto da Milosevich (n.D.w. ?????). Come durante "URGENT FURY", essi si occuparono di "marcare", tramite dispositivi laser, gli obbiettivi strategici che sarebbero stati colpiti dagli aerei NATO. Non è escluso che ampio supporto sia giunto a queste operazioni dall'avamposto della N.S.A. (National Security Agency), localizzato nella base aerea di San Vito dei Normanni in Puglia e che da tempo si occupa di "monitorare" la situazione nei Balcani tramite il sistema di antenne-spia An/Flr-9 denominato anche "Elephant cage" per la sua imponenza, nonchè sede del Gruppo di Sicurezza Elettronico 6917 che rese possibile la cattura dei dirottatori dell'Achille Lauro l'11 ottobre 1985.
Settembre 2001, OPERAZIONE "ENDURING FREEDOM": distaccamenti SEALS, Delta Force, Green Berets e Rangers dispiegati in Afghanistan onde porre in essere l'individuazione, e l'eventuale soppressione, del terrorista saudita Osama Bin Laden e del network terroristico Al Qaeda, responsabili per i sanguinari attentati dell'11 settembre 2001 su suolo statunitense.
NAVY SEALS in fase di elisbarco da elicotteri UH-60 Black Hawk della Marina.
UNA MUTA "INTELLIGENTE" PER I SEALS
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Secondo i ricercatori dello U.S. Army Soldier and Biological Chemical Command (S.B.C.COM.) presso il Soldier Systems Center di Natick, nel giro di qualche anno rivoluzionarie mute "intelligenti" equipaggeranno i SE.A.L.s della U.S. Navy. I test preliminari delle mute, programmati per aver inizio in aprile ed aventi una durata di circa ventuno mesi, saranno condotti presso la Coastal System Station della U.S. Navy localizzata a Panama City in Florida ed all'interno dell'S.B.C.COM.
Le mute "bagnate" attualmente in uso presso i SE.A.L.s vengono generalmente indossate nel corso delle fasi subacquee di infiltrazione ed esfiltrazione/estrazione di un intervento. Queste possono presentare una pesantezza variabile, la temperatura dell'acqua determinerà la muta da impiegarsi.
Dopo aver nuotato verso la costa i SE.A.L.s sono soliti disfarsi delle loro mute "bagnate" al fine di indossare del vestiario maggiormente appropriato per eseguire la fase terrestre dell'operazione. Qualora il piano contempli il rientro nelle acque dalle quali gli operatori hanno condotto l'inserzione onde eseguire la fase di esfiltrazione, le mute verranno occultate in un luogo sicuro in prossimità della costa. Dopo aver portato a termine la fase terrestre dell'operazione ed aver fatto ritorno al luogo ove le mute sono state nascoste, i SE.A.L.s svestono le loro uniformi da combattimento per indossare nuovamente il vestiario subacqueo.
La necessità del cambio di abiti, tanto al principio quanto al termine dell'operazione, è stata a lungo accettata malvolentieri dai SE.A.L.s quale un aspetto rischioso ma necessario del loro lavoro. Il tempo utilizzato per il cambio del vestiario si traduce in ulteriori opportunità per il nemico di individuare la posizione del team. La necessità del cambio in uniformi utilizzabili per operazioni terrestri significa inoltre che gli odierni operatori saranno costretti a trasportare il peso addizionale del carico costituito dalle loro tute da combattimento a terra mentre si avvicineranno alla linea costiera.
I membri della comunità SE.A.L sono quindi anziosi di testare le loro nuove mute " bagnate " poichè queste consentiranno ai commandos di indossare un singolo capo concepito al fine di essere utilizzato nel corso di tutte le fasi di un operazione : inserzione , infiltrazione , compiti presso l' obiettivo , esfiltrazione ed estrazione .
Gli stessi operatori stanno assumendo un ruolo attivo nello sviluppare il design per la nuova muta, ha dichiarato Quoc Truong. Truong è il program manager per il proggetto presso Natick.
La muta "bagnata" sarà costituita da tre strati di materiale, "Lo strato intermedio è costituito da una speciale membrana avente una struttura sensibile alle variazioni di temperatura". In ambienti a temperatura variabile la struttura molecolare di questa comincia a mutare. In presenza di ambienti caldi, ad esempio, la struttura molecolare diviene maggiormente aperta, permettendo ad una quantità maggiore di calore corporeo e sudore di dissiparsi attraverso il tessuto.
"La muta ha una struttura composta da tessuto laminato", spiega Truong, "Possiede un guscio esterno; una membrana a polimeri sagomata, ed un tessuto foderante". Tanto il guscio esterno quanto il materiale foderante proteggono la sottile membrana a polimeri compresa fra entrambi.
Quest' ultima consiste in un tessuto trattato con una temperatura uguale a quella di transizione del vetro . " Quando questo materiale viene posto in un ambiente avente una temperatura uguale a quella necessaria affinchè il vetro cambi la propria struttura molecolare , esso diviene maggiormente morbido e , mutando il proprio stato , diviene più aperto " . Al contrario , quando la temperatura ambientale scende al di sotto di quella necessaria al passaggio di stato , le molecole del tessuto si aggregano intrappolando il calore contro il corpo .
Risulta utile, al fine di chiarire il concetto, aver presente cosa accade quando una normale spugna da bagno viene "stirata". Effettuando tale operazione è infatti possibile osservare i pori allargarsi, così da esporre una superficie maggiore agli effetti di raffreddamento dovuti all'evaporazione.
"Abbiamo ricevuto una richiesta specifica da parte della U.S. Navy, ovvero quella di costruire questo materiale avendo ben presente l'obiettivo di fornire ai nuotatori una protezione termica quando la temperatura delle acque vari tra i 55 ed i 65 gradi Fahrenheit. Una volta che questi avranno raggiunto la terra ferma, a contatto con l'aria aperta, ed in presenza di temperature comprese tra i 65 e gli 80 gradi Fahrenheit, la membrana si allargherà permettendo al calore corporeo di evaporare attraverso il tessuto. Così facendo, gli operatori saranno in grado di indossare la muta anche nel corso della fase terrestre dell'operazione". Truong spiega inoltre che le stime effettuate riguardo le capacità fisiologiche medie indicano che "non dovrebbe esservi alcun problema" nell'operare con la muta per lunghi periodi anche a temperature superiori alla media.
RISULTATI PREVISTI
Test preliminari sono stati condotti all'interno del Simulatore Idro-Ambientale dello U.S. Navy Clothing and Textile Research Facility (N.C.T.R.F.) di Natick. Nel corso di tali test, ai quali sono stati sottoposti dei volontari, le mute sono state testate al fine di di verificare le loro capacità di impermeabilità ponendo le basi per le successive ricerche riguardanti comfort e capacità termiche. Nel corso di queste, un manichino munito di sensori termici e completamente equipaggiato sarà soggetto a test subacquei riguardanti la temperatura ambientale, le pressioni idrostatiche, e la potenza ed altezza delle onde all'interno del simulatore del N.C.T.R.F.. Ulteriori test saranno tenuti contemporaneamente in Florida.
Come notato, la muta a tre strati presenta un "guscio" esterno costituito da un tessuto altamente flessibile (simile allo Spandura), ed uno strato interno soffice e fino. Fatta eccezione per la membramna attiva interna, comunque, tanto i tessuti che costituiscono lo strato esterno quanto il materiale a contatto con la pelle dell'operatore, potranno esser soggetti a cambiamento. Le mute che saranno testate, vengono prodotte dalla Kokat di San Diego in California.
Il design finale non è comunque stato stabilito, afferma Truong. Diverse opzioni riguardanti guanti, stivaletti, e probabilmente un cappuccio rimuovibili sono state considerate. I SEALS non sono comunque entusiasti riguardo all'idea di utilizzare delle chiusure lampo al fine di applicare tali componenti alle loro mute, le lampo potrebbero infatti danneggiarsi compremettendo l'integrità delle mute.
COMFORT PER L' UTENTE
Un ex SE.A.L. ha dichiarato ad Armed Forces Journal International che la fodera interna della muta sarà un elemento di importanza fondamentale. Le mute attualmente in uso, sfregando contro ascelle, inguine, e nell'interno delle ginocchia finiscono per irritare tali zone del corpo. "Questo è il motivo per il quale, per lo strato a contatto con l'epidermide, stiamo utilizzando una fodera costituita da materiale soffice in Polartec", ha dichiarato Truong.
Ulteriore problema con il quale i SEALS si trovano spesso a fare i conti è costituito dall'effetto dell'urina all'interno delle mute. Poichè le nuove tute saranno indossate nel corso di operazioni prolungate, esse sono state munite di chiusure lampo le quali si estendono dalla spalla all'inguine. La lampo permetterà all'operatore di orinare quando si troverà fuori dall'acqua. Se un SE.A.L. sarà costretto ad orinare nella muta, saprà che la struttura della stessa non verrà comunque intaccata dall'acido presente all'interno dell'urina.
Allo stesso modo, lo strato esterno sarà inattaccabile da petrolio, gasolio ed altri agenti contaminanti facilmente presenti in porti ed altri specchi d'acqua semichiusi.
Nonostante i suoi tre strati, la nuova muta sarà maggiomente leggera mentre minore sarà lo spazio di ingombro quando riposta rispetto alle attuali mute, ha dichiarato Truong affermando inoltre che anche se sia effetivamente presto per stabilire il prezzo di mercato, il costo delle nuove mute sarà però senza ombra di dubbio competitivo.
In meno di due anni avremo quindi una esauriente idea di come le tute si saranno comportate nel corso dei test affettuati nell'ambito di condizioni ricreate in laboratorio ed in ulteriori prove maggiormente impegnative. Per allora, il design finale delle tute e la loro composizione saranno stati stabiliti. Se tutto procederà come previsto, poco dopo i SEALS della U.S. Navy verranno equipaggiati con mute dell'ultima generazione che li porteranno dalle acque fino all'obiettivo terrestre e nuovamente in mare per il ritorno verso casa.
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(Sopra e Sotto) NAVY SEALS in esercitazione con paracaduti ad ala sopra i cieli di Glorietta Bay in Coronado, California.
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