NEWS FOLGORE EL ALAMEIN SOMALIA ARMI & MEZZI MISSIONI

Reparti Stranieri
2° REP

Diavoli Rossi

Kommandos !

Fallschirmjäger

Spetsnaz

82ª Airborne

Para-Commando

Jagare

I Parà Greci

Cp. 17 Svizzera

I Recces

Jaegerkorps

Navy SEAL

Marine SEKM

Articoli
Parà Russi Kosovo

Armi & Mezzi
FA MAS

IW XL70E3

M16 - M16 A2

H&K G-36

Iraq War
Photo Gallery

Ritorno Baghdad




IRAQWAR
Specchio - La Stampa - Ritorno da Baghdad Ritorno da Baghdad
                    di Maurizio Molinari

  PER NOI NULLA SARÀ PIÙ COME PRIMA
Gennaio 2005
Morti americani dall'inizio della guerra: 1.300. Feriti: 10 mila. Alla vigilia delle elezioni, i soldati tornati a casa raccontano l'inferno di Baghdad.

"We Stand With Our Troops", stiamo con le nostre truppe. La scritta in caratteri corsivi è impressa su adesivi metallici a forma di fiocco che campeggiano su milioni di automobili. Strade e autostrade sono divenute il luogo dove gli americani dichiarano pubblicamente la solidarietà per i concittadini che hanno scelto di vestire la divisa per combattere sui diversi fronti della guerra al terrorisino, in Afghanistan come in Iraq. I fiocchi adesivi sono biancorossoblu, come i colori della bandiera nazionale, o gialli, il colore con cui per tradizione si ricorda chi è al fronte auspicandone il salvo e pronto ritorno. C'è chi preferisce gli adesivi con la scritta "God Bless Our Troops" (Dio benedica le nostre truppe) e chi invece acquista fiocchi gialli assai più piccoli, a forma di spilla, da mostrare sul risvolto della giacca da mattina a sera. L'America accoglie i reduci dall'Afghanistan e dall'Iraq con un calore e una solidarietà che non trovò chi tornò dalla guerra in Vietnam trent'anni fa. Non si tratta di piccoli numeri. Il totale dei soldati che hanno già fatto almeno un turno al fronte dall'ottobre del 2001 (quando partì l'attacco all Afghanistan) al dicembre 2004 è di mezzo milione. Circa 1.500 sono morti (di cui oltre 1.300 in Iraq) e oltre diecimila sono stati feriti. In Iraq il rapporto fra morti e feriti è di 1 a 7 (era di 1 a 3 nella Seconda guerra mondiale, come durante la Guerra del Golfo del 1991).

Hummer statunitense esploso nelle strade di Falluja La ragione di una così alta percentuale di feriti si spiega con la tattica della guerriglia, che spara a caso contro i soldati con ogni arma disponibile e usa proiettili d'artiglieria grandi e piccoli per confezionare bombe rudimentali da far esplodere lungo il ciglio delle strade al passaggio di jeep, camion, blindati e carri armati. Molto spesso i miliziani islamici o del Baath non riescono a uccidere, ma fanno un gran numero di feriti. La quasi totalità dei diecimila feriti della guerra al terrore, iniziata dall'amministrazione Bush in risposta agli attacchi dell'11 settembre 2001, si è registrata in Iraq e solo la metà di questi ha ricevuto danni leggeri ed è potuta tornare in servizio dopo aver ricevuto le cure di pronto soccorso. Sono dunque circa cinquemila - ma il numero preciso non è disponibile da fonti ufficiali - i "feriti gravi", una categoria all'interno della quale si trova chi è diventato sordo, cieco, muto, ha perso uno o più arti del corpo, subito menomazioni fisiche tali da non poter più riprendere la vita normale. Come i militari ripresi nel servizio fotografico pubblicato in queste pagine. Uomini e donne "feriti gravi" tornano in patria passando attraverso gli ospedali militari in Germania, vengono poi accolti in centri di riabilitazione medica come il Walter Reed Center di Washington e quindi si avviano verso un lento, difficile ritorno a casa, nelle rispettive famiglie per le quali nulla sarà più come prima.

 
Joseph Mosner Joseph Mossier
Sergente, 35 anni, Prima Divisione di Fanteria. Ferito a un posto di guardia a Khalidya il 16 dicembre 2003, quando in un edificio vicino esplose una bomba telecomandata: "Mi sono arruolato nel 1987; non c'erano posti di lavoro decenti, così pensai che fare il soldato fosse una buona idea. Sono già stato ferito sei o sette volte. Okay. Nell'esercito mi sono divertito, poi è arrivato il momento dell'azione. È come fare sport: ti alleni, ti alleni, ti alleni, ma alla fine si gioca la partita. E tu vuoi essere in campo"
Robert Acosta Robert Acosta
Vent'anni, artigliere scelto della Prima Divisione Corazzata, ferito da una granata tirata nell'abitacolo della sua jeep vicino all'aeroporto di Baghdad il 16 luglio 2003.
Ha perso la mano destra e l'uso della gamba sinistra: "Tutti i motivi per cui siamo andati in guerra... Ecco, non mi sembra che bastino a giustificare il fatto che la gente ci perda la vita"
Tristan Wyatt Tristan Wyatt
21 anni, artificiere del Terzo Reggimento di Cavalleria Corazzata, ha perso la gamba in uno scontro a fuoco a Falluja il 25 agosto 2003.
Anche i due commilitoni che erano con lui sono rimasti mutilati alle gambe: "Voglio ritornare nell'esercito. Rivoglio il mio lavoro. Stavo nel Genio. Piazzavamo gli esplosivi. Quand'ero laggiù, sentivo di essere nel posto giusto"

  ORDIGNI ESPLOSIVI IMPROVVISATI
Sono storie come quella di Gary Brogg, che ha perso un occhio quando la sua jeep saltò su una bomba nei pressi di Tikrit e da quando è tornato dal fronte è nelle mani di Vince Przybyla, l'oculista del Walter Reed. Maurice Craft invece è un artigliere della 82ª Divisione aviotrasportata e ha lasciato la gamba sinistra sull'autostrada n. 5 di Baghdad. Gli "led" (ordigni esplosivi improvvisati) deposti sulle strade sono la causa del maggior numero di feriti gravi. Al soldato Eric Lanstrum hanno tolto l'occhio sinistro mentre Travis Harvey, ventisettenne milite della Guardia Nazionale della Florida, ha perso entrambe le gambe, salvandosi la vita solo grazie al coraggio di un medico militare che lo ha soccorso con l'imboscata ancora in atto.
Harvey si era arruolato pensando di restare in divisa per 20 anni e poi di affrontare una tranquilla pensione, adesso tutto è cambiato e può contare sui 2.600 dollari di paga mensile che l'Us Army continuerà a versargli fino a quando lo classificherà come "invalido di guerra". A privare di un piede lo specialista Edward Platt è stato invece un razzo sparato a spalla dai pressi del confine siriano. Per ognuno il ricordo del momento in cui è stato colpito resta vivido, come l'ultimo attimo di una vita passata. David Pettigrew, ventiseienne soldato della 4ª Divisione di fanteria conserva le schegge che lo hanno menomato a Tikrit e ora sta imparando a camminare con un arto artificiale nella propria casa di Colorado Springs. "Per chi presta servizio in Iraq", racconta Albert Gasbarra, ex paramedico di New York che ora indossa i gradi di sergente del 28° Gruppo di supporto ospedaliero di Fort Bragg, "non è raro vedere soldati con molteplici ferite profonde, causate dalle schegge di razzi e bombe".


Luís Calderon Luís Calderon
Ventidue anni, carrista, portoricano, Quarta Divisione di Fanteria, quadriplegico. Il 5 maggio del 2003 a Tikrit un muro di calcestruzzo con sopra la faccia di Saddam, che gli era stato ordinato di distruggere, crollò sul suo carro armato: "Dal collo in giù non sento niente. Mi rode che quando ti chiedono di andare, tu vai. Ma quando sei tu a chiedergli la ricompensa per quel che hai fatto, menano il can per l'aia. Non so come funzioni il sistema, ma funziona male". (Benché classificato quadriplegico, Luís attese più di sette mesi prima d'essere congedato; tradotta in soldi, una differenza di parecchie migliaia di dollari al mese)
Alex Presman Alex Presman
Ventisei anni, autista di mezzi pesanti, Sesto Battaglione Trasmettitori dei Marine, ferito nei pressi di Baghdad il 15 luglio 2003. È saltato su una mina, che gli ha portato via la gamba sinistra: "Un uomo deve provare la vita militare. lo ci ho sempre tenuto. Sono partito volontario. Perché partivano due miei amici e perché nella vita militare c'è tutto. C'è l'azione e c'è lo scopo dell'azione [...]. L'orgoglio, la fratellanza, il tipo di esistenza, l'essere i pochi, i fieri. Una volta marine, per sempre marine"
Erick Castro Erick Castro
Sergente, 23 anni, Terzo Reggimento di Cavalleria Corazzata, una granata gli ha portato via la gamba a Falluja il 25 agosto 2003.
"Controllo molto bene la protesi, potrei anche prendere a calci qualcuno. Sono nato in Messico, sono venuto negli Usa che avevo un anno, rna sono diventato cittadino americano solo nel dicembre del 2003, dopo essere stato ferito. Prima, ero solo un soldato di un altro Paese, adesso sono uno che ha fatto qualcosa per il "suo" Paese"
Jordan Johnson Jordan Johnson
Tenente, 23 anni, a capo del plotone incaricato della sicurezza del generale della Prima Divisione Corazzata.
La jeep su cui viaggiava si è schiantata vicino all'aeroporto di Baghdad il 20 luglio del 2003: lei s'è spaccata una gamba e l'osso sacro ed è andata in coma: "All'ospedale ero l'unica donna. Invece di aiutarmi, i commilitoni, in pratica, mi hanno aggredito. Sarebbe bello dire che tutti erano gentili e mi trattavano alla pari, ma purtroppo non è stato così"

  AFFETTO E SOLIDARIETÀ
I giubbotti anti-proiettile, che i militari chiamano in gergo "chicken-plate" (latta per polli), sono pensati per resistere ai colpi dei kalashnikov ma contro gli "Ied" servono a poco. Almeno il 60 per cento dei soldati passati attraverso le sale del Water Reed - secondo una stima del Washington Post - soffre di danni al cervello, per via di schegge penetrate in profondità che hanno causato seri danni. Ogni giorno, al mattino, di fronte al Walter Reed Center - come in altri ospedali militari - si forma una fila di civili volontari che si presenta per fare compagnia ai soldati degenti, anche solo per poche ore. Basta presentare un documento di identità, si passano i controlli e si decide con chi iniziare a parlare. "Passare del tempo con questi eroi feriti", ha scritto Simone Ledeen, lei stessa veterana dell'Iraq dove ha passato diversi mesi come funzionaria civile, "è la maniera per ringraziarli di cosa hanno fatto per me, di aver protetto ogni giorno la vita di ogni americano". I più frequenti episodi di solidarietà verso i feriti che tornano ad affacciarsi alla vita di tutti i giorni avvengono nelle tavole calde e nei ristoranti. Come è successo a due soldati che una volta arrivati in taxi e con le stampelle nel ristorante preferito della propria città in Maryland si sono visti offrire il pasto da uno sconosciuto mentre un altro, reduce dal Vietnam, si è alzato, andandogli incontro per stringergli la mano, pronunciando la frase che a lui nessuno disse: "Welcome home", bentornati a casa. - M.M.


Sam Ross Sam Ross
Geniere, 21 anni, 82ª Divisione Aviotrasportata. Il 18 marzo 2003 a Baghdad una bomba, esplosa durante un trasporto di munizioni, l'ha accecato e gli ha sbriciolato una gamba:
"È stata la migliore esperienza della mia vita, non ho rimpianti. 21 anni e ho visto un paio di Paesi, sono saltato giù dagli aeroplani, ho giocato con le mine, sono andato in giro con dei ragazzi che mi somigliano [...], ho interagito con un'altra cultura [..]. Uno dei più grossi errori della gente, oggi, è che sono così antimilitari. Non vogliono vederci coinvolti in un conflitto. E invece è questo che fa di noi l'America"
Josh Olson Josh Olson
Sergente, 24 anni, della 101ª Aviotrasportata; un razzo gli ha troncato all'anca la gamba destra mentre era in pattuglia a Tal Afar il 22 ottobre 2003:
"Se vogliono andare a vedere Allah, ce li manderemo. Ci siamo fatti in quattro per questa gente e loro ci hanno pugnalato alle spalle. Voglio dire, bisognerebbe farne fuori un bel po'. Non si toglieranno dai piedi buoni buoni, lo so. Bisogna andarli a stanare e ucciderli. Come americani ci siamo addossati il compito di curare i problemi del mondo, mi pare, di offrire a tutti un'opportunità. Dal primo giorno ci siamo sempre dati da fare perché il mondo fosse un posto migliore. Fin da piccolo ho creduto che fare il soldato sia la cosa più bella che ci sia, e l'ho fatta, grazie a Dio"
José Martinez José Martinez
Vent'anni, 101ª Aviotrasportata, saltato su una mina il 5 aprile 2003 a Karbala.
Grande ustionato: "È stato terribile. Non potevo chiudere gli occhi perché le ustioni mi tiravano le palpebre. M'hanno operato 8 volte a tutte due gli occhi. Non ho mai potuto dormire [...]. Voglio restare nell'esercito. Noi combattiamo per la libertà"


INDIETRO




Copyright © 1999-2004 Marino Sommaggio
Hosted by ALTERVISTA.ORG