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Il 2° REP della Legione Straniera francese
Dal battesimo del fuoco in Algeria fino ai più recenti impieghi nei Balcani, i legionari non vengono mai
meno al loro motto: "onore e fedeltà".
Scritta dettagliatamente, la storia della Legione Straniera occuperebbe interi volumi, tante e tali sono le
imprese memorabili compiute da questo corpo nel corso degli anni dal 1831, data della sua fondazione, a oggi.
Formata interamente da volontari (mercenari direbbe qualcun'altro) provenienti da tutta Europa, la Legione
Straniera nasce per decreto dell'ex maresciallo napoleonico Soult il 9 marzo 1831, durante il regno di
Luigi Filippo. La neonata Legione Straniera è composta di soli sette battaglioni di fanteria, ognuno dei
quali costituito da soldati di uguale nazionalità: il 1°, il 2° e il 3° inquadrano svizzeri e prussiani,
il 4° gli spagnoli, il 5° gli italiani, il 6° i belgi e gli olandesi e, infine, il 7° i polacchi.
Per decreto, i legionari possono combattere solo in territori extraeuropei e così vengono inviati in
Algeria, comandati dal colonnello svizzero Stoffel, a combattere i pirati barbareschi. La babele di
di lingue e lo scarso spirito militare dei legionari crea qualche problema che viene risolto con
l'introduzione di una disciplina ferrea, quasi inumana.
IL PRIMO SCONTRO A FUOCO
Nell'aprile del 1832 la Legione ha il battesimo del fuoco in un villaggio nei pressi di Algeri, Maison
Carrée, ed è subito carneficina; creata per combattere in nome della libertà , la Legione si lancia
in una guerra di conquista combattuta con ferocia inenarrabile. L'azione a Maison Carrée, comunque,
frutta alla Legione la prima bandiera di guerra che il re consegna al nuovo comandante: il colonnello
Combe.
È in questo periodo che la resistenza degli arabi prende vigore; comandati da Abd-el-Kader, emiro
di Mascara, i ribelli danno battaglia alle porte di Orano. Sbaragliato dagli spagnoli del 4° Battaglione,
l'emiro al tramonto si ritira e passa alla guerriglia; scontri e scaramucce si susseguono, alternati a
battaglie come quelle per la conquista di Arzew, Kolea e Mostaganem.
Tre anni dopo, nel 1835, mentre in Algeria la ribellione infuria ancora, la Legione viene inviata in
Spagna a sostenere, combattendo, la causa della regina Isabella impegnata nella guerra carlista, che
durerà fino al 1838.
LA SPAGNA E L'ALGERIA
È una guerra durissima, non si fanno prigionieri, alla crudeltà dei ribelli baschi i legionari
rispondono con uguale ferocia. È di questi anni il tentativo, operato dal colonnello Bernelle
che comanda la Legione di Spagna, di forgiarla in un efficiente gruppo tattico da combattimento,
dotandola di sue unità di artiglieria, del genio e di cavalleria.
Di battaglia in battaglia le file dei legionari si assottigliano. A Zubiri il 3° e il 4° Battaglione
vengono annientati e, nel giugno del 1837, a Barbastro cade in combattimento anche il successore
di Bernelle al comando della Legione: il colonnello Conrad. Nel 1838 la campagna di Spagna è conclusa,
ma la Legione è stata quasi totalmente annientata; dei 5.000 uomini sbarcati a Tarragona nel lontano
1835, meno di 500 sono sopravvissuti.
In Algeria, intanto, altri reparti della Legione impegnati nella lotta contro Abd-el-Kader partecipano
all'assedio e alla conquista di Costantina.
La retorica ufficiale vuole che i legionari, oltre che guerrieri, siano anche costruttori,
a somiglianza dei legionari della Roma imperiale. In questi anni, perciò, i legionari, alternando la vanga
al fucile, costruiscono strade (famosa quella tra Douera e Boufarik, chiamata la "Chaussée de la Légion"),
ponti, canali, gallerie ma, soprattutto, la loro "casa-madre": la caserma Viénot di Sidi-bel-Abbes.
Nel 1841 il numero dei battaglioni della Legione è cresciuto talmente che si possono formare due interi
reggimenti: il 1° Régiment Etranger acquartierato a Sidi-bel-Abbes e il 2° Régiment Etranger con base a
Bône, al limite del deserto del Sahara. La pacificazione dell'Algeria procede veloce in questi anni;
tranne che per alcune sacche di resistenza quale quella della Kabylia, dove la guerriglia infuria, la
regione è tranquilla. È in questa sacca che, il 24 giugno 1857, la Legione combatte la prima delle
tante battaglie passate alla storia: Ischeridan. Al comando del generale mac Mahon, che in seguito
diventerà presidente di Francia, il 2° Régiment Etranger (2° RE) marcia inquadrato come in parata verso
una cresta su cui sono attestati circa 500 guerriglieri Kabyli e, giunto a distanza ravvicinata, li
attacca con le baionette inastate.
Con questa gloriosa vittoria termina la querriglia anti-francese; l'Algeria è completamente pacificata.
La Legione si è dimostrata una valida unità d'assalto, per cui verrà impegnata in seguito in ogni luogo in
cui la Francia dovrà combattere; l'aspettano, perciò, le campagne di Crimea, Messico e Italia, campagne in
cui i legionari si copriranno di gloria e di onore.
L'EPOPEA DI CAMERONE
In Crimea, quale parte del corpo di spedizione francese, è presente il 1° Régiment Etranger (1° RE)
comandato dal colonnello Viénot, a cui verrà intitolata la "casa-madre" di Sidi-bel-Abbes dapprima e
quella di Aubagne poi, quando la Legione sarà costretta ad abbandonare la prima nel 1962.
I legionari del 1° RE, rinforzati da reparti del 2° RE, combattono valorosamente ad Alma, poi inseguono
le truppe in rotta di Menshikov e, infine, partecipano all'assedio e alla successiva conquista di
Sebastopoli formando l'avanguardia dell'assalto finale.
A seguito di questa campagna la Legione viene riorganizzata. I veterani d'Algeria e di Sebastopoli
vengono riuniti nel 2° RE mentre, con volontari esclusivamente svizzeri, viene formato un
nuovo reggimento chiamato 1° Régiment Etranger. Con questa struttura la Legione viene inviata in Italia
nel 1859 a combattere con altri reparti francesi e sardo-piemontesi la seconda guerra di indipendenza.
Lo scontro con gli austriaci avviene a Magenta; l'ala sinistra dello schieramento franco-sardo-piemontese
cede e tocca alla Legione rimediare. Il colonnello de Chabrière ordina la carica; i legionari, baionette
inastate, si lanciano in avanti e, con una carica furiosa, sbaragliano gli austro-ungarici aprendo la
strada per Milano. Dopo essere entrati nella città alla testa del corpo di spedizione francese, i
legionari combattono la successiva battaglia di Solferino e S.Martino che porrà fine alla guerra. Al
termine di una sfilata trionfale a Parigi, la Legione rientra in Algeria dove viene nuovamente
riorganizzata: a questo processo di ristrutturazione sopravviverà un solo reggimento.
Tre anni più tardi Napoleone III, re dei francesi, decide di instaurare in Messico un regno satellite della
Francia e manda a puntellarlo un forte contingente di truppe, il cui nerbo è costituito dalla Legione
Straniera.
Inevitabilmente scoppia una rivoluzíone popolare capitanata da Benito Juarez e, nell'ambito dei
combattimenti per sedarla, i Legionari scrivono quella che viene considerata la più bella pagina
della loro storia, e la scrivono nell'unico modo in cui sono capaci: con il loro coraggio e con il loro
sangue.
A Camerone il capitano Danjou, monco del braccio sinistro, due sottotenenti e 62 legionari della
3ª Compagnie, andati incontro a un carico di munizioni, viveri e altro materiale, cadono in una
imboscata. Riescono ad asserragliarsi in una "hacienda" in rovina e per dieci ore resistono ai ripetuti
attacchi di circa duemila avversari, senza più munizioni, acqua e viveri e dopo aver rifiutato
ripetutamente la resa, i cinque superstiti caricano alla baionetta. Due sono subito uccisi, mentre
l'intervento del colonnello messicano Combas salva i tre rimanenti, a cui vengono concessi gli onori
delle armi e viene consentito di seppellire i propri morti. La campagna messicana dura ancora per quattro
lunghi anni e vede la Legione impegnata, come in passato in Algeria e Spagna, in numerosi accesi scontri.
In Europa, intanto, la minaccia prussiana si addensa ai confini del territorio metropolitano francese;
Napoleone III si disimpegna dal Messico e richiama la Legione in Algeria per averla a disposizione per
difendere, per la prima ma non ultima voita, la Francia stessa.
Quando scoppia la guerra franco-prussiana, molti stranieri si arruolano nella Legione che forma anche
un nuovo battaglione, il 5° comandato dal maggiore Arago, che verrà annientato a Orléans, il 10 ottobre 1870.
Intanto sopraggiungono i legionari di Algeria, che valorosamente riconquistano Montbéliard. Il loro eroismo
però non basta; i soldati con l'elmo chiodato, meglio armati ed equipaggiati, dilagano e la Francia viene
sconfitta e perde il primato militare in Europa. Per riscattare questa sconfitta la Francia si lancia
allora in una serie di guerre coloniali in Africa e in Asia. La Legione è di nuovo coinvolta e aiuta ad
arricchire l'impero francese con l'Indocina, il Dahomey, il Madagascar e con gran parte dell'Africa
Occidentale. Nel 1883 i legionari partecipano alle campagne del Marocco e del Tonchino e scrivono nuove
pagine di storia con i loro atti di valore.
Nel novembre del 1883 la Legione sbarca ad Haiphong e subito si distingue nella conquista del forte di
Son Tay e della cittadina chiamata Bac Ninh. È comunque nella difesa del forte di Tuyen Quang che
la Legione si distingue: due compagnie comandate dal maggiore Dominé resistono dal 23 gennaio fino al 3
marzo 1885 agli attacchi di 20.000 soldati cinesi. La campagna si conclude il 1° aprile 1885 con la
firma di un trattato di pace franco-cinese e i legionari, secondo la tradizione, depongono il fucile per
impugnare la zappa al fine di edificare una nazione.
Nel 1892 la Legione è impegnata nel Dahomey a combattere i nativi di re Behanzin; la campagna si può
riassumere col nome dell'unica battaglia combattuta: Dogba. In questo luogo le colonne francesi vengono
attaccate di sorpresa, ma gli 800 legionari del maggiore Faurax reagiscono prontamente e, come al solito,
attaccano con le baionette inastate.
Conquistato il Dahomey, i legionari vengono inviati nel Sudan per un breve periodo nel 1892, prima di
essere impiegati nel Madagascar tre anni più tardi. Il corpo di spedizione sbarca a Majunga il 23 aprile e
la Legione è incaricata di costruire la strada su cui si deve avanzare. A causa del clima gli uomini
muoiono a centinaia, ma le perdite in combattimento sono pressoché irrilevanti; l'esercito dei ribelli
Hova si disperde quasi senza combattere.
Intanto, in Algeria la Legione continua a combattere i ribelli che dal Marocco si infiltrano nel
possedimento francese; vengono create delle compagnie di cavalleria nell'ambito del 2° RE e inviate a
pattugliare il confine tra i due stati. Il 2 settembre 1903 una di queste compagnie è coinvolta nella
battaglia di El Moungar, che viene spesso paragonata a quella di Camerone. Una mezza Compagnie Montée,
agli ordini del capitano Vauchez, viene circondata da duemila ribelli marocchini, ma riesce a resistere
per otto lunghe ore fino all'arrivo di una colonna di soccorso. Questo incidente persuade il colonnello
Lyautey della necessità di intervenire massicciarnente in Marocco.


(Sopra)
Legionari del 2° REP a Calvi, in Corsica, dove ha sede la scuola paracadutisti della Legione.
(Sotto)
Legionari del 2° REP a Siena, ospitati dalla Brigata Paracadutisti Folgore impegnati nell'acquisizione dei rispettivi brevetti militari.
LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Mancano pochi anni allo scoppio della prima guerra mondiale e in Francia ci si rende conto che la Legione
da sola non basterà a fermare i tedeschi. Allo scoppio della guerra tutti gli uomini validi sono
richiamati; soprannominati "poilus", faranno a gara con gli incalliti legionari nel dar prova di
accanimento e dedizione in battaglia.
La Legione è impiegata come truppa d'assalto in decine e decine di scontri e viene decimata dalle
mitragliatrici nemiche. In questa guerra il battesimo del fuoco avviene a Neuville-Saint-Vaast; poi la
Legione combatte anche a Givenchy, Roye, Amiens, Verdun, sulla Mosa, sulla Marna, a Chemin des Dames,
a Cháteau Thierry e in tanti altri scontri che è impossibile menzionare dettagliatamente.
Vanno particolarmente ricordate le battaglie di Verdun, dove la Legione riconquista il terreno perduto in
gennaio e raggiunge per prima la Mosa, quella per Amiens in cui un battaglione comandato da un semplice
legionario, dopo aver perso tutti gli ufficiali, ferma l'avanzata tedesca, e quella sulla Marna dove una
altra volta la Legione Straniera contribuisce a fermare l'avanzata delle truppe di Ludendorff. Non bisogna
però dimenticare quei reparti della Legione che combattono con valore contro i turchi
ai Dardanelli e i bulgari in Serbia. Intanto, in Marocco gli sforzi per pacificare questo territorio e
debellare la ribellione di Abd-el-Krim continuano ininterrotti , indipendentemente dagli avvenimenti
europei. I legionari di origine austro-ungarica, prussiana, turca e bulgara, che non possono essere
impiegati nella "Grande Guerra", mantengono la presenza francese in questo paese e fanno nascere il mito
della Legione Straniera, aiutati dall'interesse dimostrato dagli ambienti letterari e, in particolare,
dall'industria cinematografica.
La realtà è tuttavia diversa. Da Fort Saint-Nicolas, a Marsiglia, le reclute sono avviate a una vita
durissima e piena di sacrifici; non c'è spazio per il romanticismo che permea film o romanzi famosi sulla
Legione. La disciplina è sempre ferrea, le inumane punizioni fioccano a ogni minima infrazione, il tasso
di mortalità è altissimo; la Legione entra per prima in battaglia e, di solito, ne esce solo quando è
decimata.
Come vuole la leggenda, nella Legione Straniera si arruolano solo i delinquenti, ma cosa dire dei medici,
avvocati, poliziotti e dei ministri, re, principi, nobili, preti e chissà chi altri ancora che hanno
servito nella Legione Straniera? Dei futuri o ex grandi che affollarono in ogni momento le fila della
Legione, si è sempre parlato poco.
Mac Mahon che diverrà presidente di Francia, Daladier che ne diventerà primo ministro, Luigi Grimaldi che
diventerà principe di Monaco con il nome di Luigi II, Aage principe di Danimarca, Cole Porter,
Arthur Koestler e altri che diventeranno famosi musicisti e scrittori. Guseppe Bottai ex ministro di
Mussolini, Ali Khan figlio dell'Aga Khan III, il conte di Parigi pretendente al trono, il futuro re di
Serbia e il principe Napoleone hanno tutti in comune una cosa: sono stati legionari.
L'attrattiva del cambio di identità è forte, ma non è l'unico richiamo della Legione; la possibilità di
rinverdire quel cameratismo provato nelle fangose trincee della prima guerra mondiale spinge molti reduci
ad arruolarsi nella Legione Straniera. Vengono così formati due nuovi reggimenti: il 3° Régient
Etranger d'Infanterie (3° REI) e il 1° Régiment Etranger de Cavalerie (1° REC). Questi due reggimenti,
insieme ai già presenti legionari inquadrati ora nel 2° Régiment Etranger d'Infanterie (2° REI),
combatteranno in Marocco dal 1920 al 1925.
Abd-el-Krim e i suoi guerriglieri berberi più che una guerriglia combattono una vera e propria guerra
sulle montagne del Riff. Dopo aspri scontri la Legione prevale: il 26 maggio 1926 Abd-el-Krim si arrende e,
entro la fine marzo del 1933, anche le ultime bande di ribelli vengono finalmente soggiogate.
Già nel 1925, in Siria, si profila la rivolta dei drusi e la Legione è inviata colà per fronteggiarla; di
nuovo i legionari, negli scontri con questi nuovi ribelli, si coprono di gloria. Il rapporto delle forze
è spesso sfavorevole ai legionari del REC comandati dal capitano Landriau che però all'occorrenza,
ricorrendo alle cariche con la baionetta, sanno prevalere come accade, per esempio, rispettivamente a
Messifré e a Rachava.
Nel Marocco e nell'Algeria, territori oramai pacificati, i legionari costruiscono. È di questi anni
la galleria, scavata solo con pale e picconi, sulla strada tra Foum e Zabel e al cui inizio i legionari
hanno posto una lapide che riassume lo spirito che li anima e che recita: "La montagna ci sbarrava il
passo, tuttavia l'ordine era di passare. La Legione ha ubbidito".
Anche il centenario della fondazione si avvicina e il generale Rollet, soprannominato il
"papà della Legione", decide di erigere il più maestoso memoriale di guerra mai costruito. Nel 1931 a
Sidibel-Abbes viene eretto il monumento ai caduti della Legione, monumento che nel 1962, quando la Legione
abbandonerà definitivamente l'Algeria, verrà smontato per essere rimontato pietra su pietra ad Aubagne.
DAL 1940 AGLI ANNI OTTANTA
La seconda guerra mondiale si avvicina rapidamente, nuove reclute affluiscono alla Legione andando a
formare l'11° e il 12° Régiment Etranger d'Infanterie e la 13° Demi-Brigade de la Légion Etrangère.
Il primo di tali reparti entrerà in azione nel 1940 a Verdun. Molti dei componenti di queste unità, dopo
l'armistizio, fuggono in Africa e formano il primo nucleo armato comandato dal generale de Lattre de
Tassigny.
La Legione, paradossalmente, viene anche inviata con le truppe inglesi nella fredda Norvegia a contrastare
l'avanzata tedesca su Narvik; nonostante i successi ottenuti, viene richiamata in patria, giacché i
tedeschi stanno attaccando attraverso le Ardenne e il disastro è già avvertibile.
L'armistizio del 22 giugno 1940, firmato tra Francia e Germania, impone scelte difficili; restare fedeli
al generale Pétain e al suo governo collaborazionista di Vichy, o continuare a combattere con la
Francia Libera al fianco degli alleati? I legionari seguono la loro coscienza e si schierano chi con gli
uni, chi con gli altri. Per chi ha scelto la Francia Libera la guerra continua in Africa;
l'8 aprile 1941 reparti della Legione sbarcano a Massaua per strappare questo importante porto eritreo
alla guarnigione italiana che lo difende.
I momenti più gloriosi, però, questi legionari li vivono sempre in Africa, nei combattimenti nel deserto
occidentale.
Bir-Hakeim è un'altra delle gloriose battaglie combattute dalla Legione. In questo luogo, comandati dal
generale Koenig veterano di Narvik, i legionari resistono per dodici giorni ai reiterati attacchi della
Divisione corazzata Ariete italiana, della 90° Divisione di fanteria e della 15° Divisione corazzata
tedesche. Con questo atto eroico i legionari permettono all'8° Armata di ritirarsi in
buon ordine sulla linea di El Alamein e il 10 giugno, dopo essersi disimpegnati, i superstiti si ritirano
anch'essi su tale linea. Nella controffensiva del novembre 1942 scatenata da Montgomery il nuovo comandante,
il principe georgiano colonnello Amilakavari, cade in combattimento mentre con i suoi legionari attacca
nelle vicinanze della depressione di Qattara.
Ne1 1943 la Legione, finalmente, si ricongiunge; i reparti di stanza in Algeria si uniscono ai reparti che
hanno aderito alla Francia Libera e attaccano le forze dell'Asse, che ormai sono state respinte fino in
Tunisia.
La campagna d'Africa è quasi conclusa e la Legione si prepara ad intervenire sul fronte italiano.
In Italia, però, la Legione farà solo una breve apparizione; vi viene inviata tardi, nell'aprile del
1944, e combatte nella battaglia per Roma risalendo poi fino a Siena, in Toscana, dove entra il 3 luglio.
Il 16 agosto 1944 la Legione sbarca in Provenza, si apre la strada combattendo fino a Tolone e poi piega a
Nord; è un'esperienza nuova per la Legione combattere per liberare la Francia. I legionari vengono poi
inviati a eliminare le sacche di resistenza tedesche lungo le coste atlantiche della Francia e, in tutta
fretta, a cercare di arginare la terribile offensiva che i tedeschi hanno scatenato nelle Ardenne.
Combattono valorosamente nella difesa disperata di Strasburgo, nella conquista di Colmar, per poi essere
inviati a liberare le zone alpine ancora tenute dagli italiani.
La Legione partecipa anche alla campagna di Germania, combatte a Karlsruhe, a Stoccarda e quindi si spinge
verso il Danubio. Nei pressi di questo fiume la fine della guerra sorprende la Legione che partecipa,
fra le ovazioni della folla festante, alla parata della vittoria di Parigi del giugno 1945 prima di essere
inviata ancora una volta alle sue caserme dislocate in Africa.
Non c'è neanche il tempo di riposarsi che i legionari sono già in marcia verso una nuova guerra: quella di
Indocina. La Francia rivuole il predominio sulla sua preziosa colonia asiatica e la Legione vuole
fermamente vendicare i suoi uomini massacrati a tradimento dagli "alleati" giapponesi.
Alla fine della seconda guerra mondiale la Legione è forte di circa 20.000 uomini divisi in sette
reggimenti (sei di fanteria e uno di cavalleria). Reperire gli uomini è facile, arrivano volontari da ogni
parte d'Europa: profughi di paesi dell'Est, ex fascisti, ex SS, sbandati, tutti si arruolano. I nemici di
ieri sono i camerati di oggi nelle guerre combattute in tutto l'impero coloniale francese che è in
fermento; la Legione, oltre che in Indocina, deve intervenire in Madagascar e riprendere i combattimenti
in Algeria. Già nel 1945 i primi reparti sono giunti a Saigon; sbaragliano senza sforzo l'oramai sbandato
esercito giapponese, ma incappano nell'inaspettata insurrezione nazionalista guidata da Ho Chi Minh.
La guerra contro questi nazionalisti, che vengono chiamati Vietminh, durerà fino al 1954 e costerà alla
Legione un tributo assai impressionante di caduti: quasi 11.000 uomini.
È la più sanguinosa guerra combattuta dalla Legione in tutta la sua già lunga vita. I legionari
compiono atti di valore degni di Camerone, ma non basta: errori militari pregiudicheranno il corso della
campagna e già nel 1950 si avvertiranno le avvisaglie di una sconfitta che, per la Francia, sarà storica.
La presenza della Legione in Indocina è andata aumentando negli anni fino a comprendere il
1° REC con i suoi gruppi anfibi, il 2°, il 3° e il 5° REI, la 13° DBLE (Demi-Brigade de la Légion Etrangére)
e il 1° e 2° BEP (Bataillon Etranger de Parachutistes), che saranno ripetutamente schiacciati in
combattimento.
Una grande imboscata tesa dai Vietminh ai legionari del 3° Battaglione del 3° REI che si ritirano sulla
Route Coloniale 4 porta all'annientamento di quest'ultimo e del 1° BEP che si era paracadutato nelle
vicinanze per portare soccorso ai compagni. La Legione ha la rivincita a questa sconfitta negli scontri
vittoriosi sostenuti contro i guerriglieri di Giap a Mao Khe, a Nghia Lo, sul fiume Rosso e a Hoa Binh nel
corso dell'anno 1951.
Nel 1952, non più comandanta dal generale de Lattre, la Legione continua a prevalere sul Vietminh, e a
Na Sanx il 3° REI vendica il massacro della Route Coloniale 4 resistendo a oltranza nel Caposaldo 24.
Nel 1953, per sbarrare la strada del Laos ai guerriglieri, la Legione deve attestarsi in un luogo,
strategicamente parlando, indifendibile. Posto su di un altopiano circondato da cime più elevate,
difficilmente raggiungibile via terra, il villaggio di Dien-Bien-Phu diventerà una trappola mortale per i
legionari che lo difendono e per la Francia.
Il comandante della guarnigione, colonnello di cavalleria C. De La Croix de Castries, è costretto inoltre
a dividere le sue forze in vari caposaldi che, il 13 marzo 1954, sono circondati da circa 50.000
guerriglieri. A nulla valgono gli aiuti portati da volontari che si paracadutano con il 2° BEP al completo
sulla posizione per portare aiuto ai compagni accerchiati. In questa battaglia l'intero 2° BEP viene
annientato, peraltro in modo inutile: il 7 maggio 1954 Dien-Bien-Phu deve arrendersi. La presenza francese
in Indocina volge inesorabilmente al termine.
Appena rientrarti in Algeria, i legionari trovano la loro "casa-madre" minacciata dai ribelli. È un
colpo mortale: questo paese, che li aveva visti nascere, poteva diventare la loro tomba se gli algerini
avessero ottenuto l'indipendenza. Non c'era bisogno di altri stimoli per gettarsi nella lotta con ferocia.
Quella di Algeria è una guerriglia che non ha niente a che vedere con quella indocinese. I legionari devono
fronteggiare solo piccole bande di guerriglieri chiamati "Fellagha" e non combattono mai grandi battaglie
come quelle del fiume Rosso. Per incrementare la mobilità della Legione vengono impiegati, per la prima
volta, gli elicotteri: un mezzo di locomozione che diventerà, alcuni anni dopo, il simbolo della guerra
statunitense in Vietnam.
Caratterizzano la lotta in Algeria anche violenze reciproche inaudite; torture e
vessazioni sono quotidiane, i prigionieri quasi mai risparmiati. L'impatto morale e il costo della guerra
sui francesi porta però i capi dell'Elisco a decidersi, incuranti dei sentimenti dei legionari, per la
decolonizzazione.
Sono anni bui per la Legione Straniera, molti suoi membri entrano a far parte dell'OAS
(Organisation de l'Armée Secrète), una banda terroristica formata da coloni francesi, legionari e soldati
dei reparti coloniali che vogliono a tutti i costi che l'Algeria resti in mani francesi. Gli attentati si
susseguono in Algeria, in Francia e nel resto dell'Europa; quando la decisione di lasciare l'Algeria
diventa ufficiale, larghi strati della Legione Straniera e delle truppe coloniali si ammutinano. Il putsch
però fallisce, l'Algeria viene abbandonata, alcuni reparti della Legione sono sciolti per punizione,
mentre anche sugli altri incombe lo spettro della smobilitazione.
Forse grazie all'onore e alla fedeltà con cui questi uomini hanno servito la Francia negli anni, la
Legione non viene sciolta. Persa Sidi-bel-Abbes occupata dal lontano 1843, la "casa madre" viene
trasferita, per la prima volta dalla creazione della Legione, sul territorio metropolitano, a Aubagne in
Provenza.
Non ci sono più guerre da combattere e la Legione Straniera torna a costruire ovunque i suoi reparti sono
presenti. Il 3° REI in Guyana costruisce piste e strade asfaltate nella giungla, il 5° RMP, erede del
5° REI veterano del Tonchino, costruisce le installazioni nucleari di Mururoa, il 1° RE tronchi
autostradali in Francia e la 13° DBLE, veterana di Narvik, Bir Hakeim e Dien-Bien-Phu ora di stanza a
Gibuti, realizza opere militari.
La Francia, però, non perde di vista le capacità militari della Legione, che potrebbe ancora essere usata quale
strumento di potenza della propria politica estera. È così che la Legione interviene a Beirut
nell'ambito della Forza Multinazionale di Pace, nel Ciad tra il 1969 e il 1983, ma soprattutto a Kolwezi,
nello Zaire, nel 1978.
Nel Ciad i legionari arrivano, nell'aprile del 1969; sono gli uomini del 2° Régiment Etranger de
Parachutistes (2° REP), comandati dal colonnello Lacaze. Da Fort Lamy, dove sono acquartierati, i legionari
stabiliscono basi avanzate nelle zone di operazione dei ribelli e, con l'aiuto di un gruppo di elicotteri
e di un gruppo motorizzato formato da legionari non paracadutisti, conducono missioni "cerca e distruggi".
I risultati sono positivi e due anni più tardi, ossia nel 1971, i reparti tornano alle loro caserme in
patria.
Nel 1978, a seguito del riacutizzarsi della guerriglia, la Legione viene richianiata nel Ciad; a
intervenire questa voltà sono i reparti del 1° REC e del 2° REI, che vengono alloggiati ad Ati.
Pacificata la regione rientrano in patria nel 1980, giusto per essere rinviati in Africa nel 1983 a
contrastare i ribelli ciadiani appoggiati dalla Libia. Nel frattempo i legionari hanno portato a termine
quella che forse è la più nota missione della loro storia: il lancio su Kolwezi.
Il 13 maggio 1978 ribellì katanghesi provenienti dall'Angola, dove si erano ritirati dopo la fallita
rivolta di Moise Ciombe, invadono i confinanti territori zairesi e puntano su Kolwezi e Lumumbashi.
Kolwezi viene raggiunta, conquistata e letteralmente saccheggiata: le "Tigri", così sono soprannominati
i katanghesi, si lasciano andare a furti, uccisioni e rapimenti índiscriminati, appicano il fuoco
in vari punti della città e giustiziano gli ostaggi per futili motivi. Presto la speranza che si ritirino
pacificamente viene abbandonata e i consiglieri militari francesi a Kinshasa, convinti che i residenti
europei corrano un pericolo mortale, progettano un intervento combinato di truppe franco-belghe. Il
pericolo per gli europei cresce di ora in ora e, visti i tentennamenti belgi, il governo francese decide
di agire da solo. A Calvi, in Corsica, il 2° REP viene posto in allarme, tutti i suoi componenti
richiamati dalle licenze, dai permessi e dalle aree addestrative in cui il reggimento è sparpagliato.
Il 18 maggio, all'una e mezzo del mattino, il reggimento al completo comandato dal colonnello Erulin si
imbarca all'aeroporto di Solenzara in Corsica su alcuni jet civili con destinazione Kinshasa: l'operazione
"Leopard" è iniziata. Per problemi di peso i legionari non hanno portato i loro paracadute e quelli
statunitensi, di cui vengono dotati, non hanno agganci per le armi e gli equipaggiamenti. Risolto
l'inconveniente con soluzioni di emergenza, i legionari paracadutisti vengono caricati su alcuni
C-130 dell'aeronautica zairese e trasportati sull'aeroporto di Kolwezi dove, alle tre del pomeriggio,
si lanciano.
Entro sera la città vecchia è liberata e rastrellata, e moltissimi europei liberati; problemi insorgono
invece nella città nuova ancora in mano ai katanghesi, che la pattugliano con l'aiuto di veicoli corazzati.
I legionari, tra bungalow bruciati e corpi in decomposizione sparsi dappertutto, tendono un'imboscata ai
ribelli e riescono a distruggere due dei veicoli corazzati ribelli.
All'alba del giorno 20 una seconda ondata di legionari del 2° REP viene paracadutata per aiutare i
compagni a rastrellare la città nuova e il quartiere nero di Manika. Anche in queste zone della città
giacciono cadaveri bianchi e neri, torturati, semibruciati, smembrati, che offrono uno spettacolo orribile
agli incalliti legionari. Il giorno 21, a combattimenti quasi terminati, giungono anche i belgi; hanno
l'ordine di non partecipare ad azioni di fuoco, ma unicamente di evacuare i superstiti europei. Dopo la
riconquista di Kolwezi il colonnello Erulin, rendendosi conto che la ribellione non è ancora domata,
invia i suoi legionari a pattugliare settori sempre più vasti del territorio circostante, finché il 27
maggio si ha la certezza che i ribelli sono rientrati in Angola.
Portata brillantemente a termine l'operazione "Leopard", i legionari rientrano i legionari rientrano in
Corsica e riprendono ad addestrarsi. Della Legione non si sente quasi più parlare, interventi nel Ciad
esclusi, se non quando filtrano le prime notizie sulla FAR (Force d'Action Rapide), la neonata unità
francese fatta a somiglianza della Rapid Deployment Joint Task Force statunitense, che incorpora molti
reggimenti della Legione.
L'ultimo capitolo della storia della Legione viene scritto a Beirut. La Francia, con Italia e Stati Uniti,
partecipa alla creazione della Forza Multinazionale di Pace da inviare nella martoriata capitale libanese.
Siamo nell'agosto-settembre del 1982 e occorre sovrintendere alla partenza dei guerriglieri dell'OLP che
devono abbandonare il Libano. A svolgere questa missione la Francia invia i legionari paracadutisti del
2° REP che, dopo pochi giorni, rientrano in patria come tutti gli altri componenti della Forza
Muntinazionale.
Poi, a seguito dei massacri nei campi profughi, la Forza viene richiamata; a rappresentare la Francia,
tra gli altri reparti, vi sono uomini di tre reggimenti della Legione: il 1° RE, il 2° REI e il 1° REC,
tutti inquadrati nella 31° Brigata. I legionari sono tra i primi a essere rilevati e nel 1983 rientrano
in patria.
LA SEDE E LA STRUTTURA DEL 2° REP
La Legione è attualmente formata da circa 8.500 uomini, che provengono da una cinquantina circa di paesi
e che non sono più divisi nelle unità a seconda dei ceppi etnici. I reparti che attualmente formano la
Legione Straniera sono: cinque reggimenti di fanteria (1° RE, 2° REI, 3° REI, 4° RE e 13° DBLE), uno
di cavalleria (1° REC), due del genio (5° RMP e 6° REG) raggruppati in un comando amministrativo che è chiamato
Groupement de la Légion Etrangère (GLE) e di un reggimento paracadutisti (2° REP).
Il 2° Régiment Etranger de Parachutistes è considerato il simbolo della Legione Straniera, anche se
è stato formato solo nel 1956. Questo reggimento è l'erede delle tradizioni del del 2° BEP, annientato a
Dien-Bien-Phu, ed è l'unità protagonista della missione avente come obbiettivo Kolwezi nello Zaire.
Il 2° REP è l'unico reparto paracadutista in seno alla Legione, dopo lo scioglimento del 1° REP a seguito
della sua partecipazione al putsch d'Algeria. Il reggimento è di base a Calvi in Corsica, alla caserma
Raffalli, e i suoi 1.300 componenti sono tenuti costantemente in stato di allerta per essere pronti ad
intervenire ovunque oltremare. L'unità mantiene una compagnia a Gibuti, a rinforzo della 13° DBLE, ed
incorpora nel suo organico piccole sezioni addestrate alla guerra in montagna, alle operazioni anfibie e
alle incursioni.
Il 2° Reggimento Straniero Paracadutisti è formato da una compagnia comando e servizi, una compagnia appoggio
e ricognizione (con una sezione comando) e quattro compagnie da combattimento.
COME SI FORMA UN LEGIONARIO
La lunga strada che porterà un uomo di età compresa tra i 17 e i 40 anni a diventare un legionario inizia
in uno dei tanti centri di reclutamento (dislocati sul territorio metropolitano) o in una delle sedi delle
Associazioni dei Veterani sparse nel mondo, che funzionano a loro volta da centri di reclutamento. Da qui
si viene inviati a Aubagne dove, per prima cosa, sono confiscati gli abiti civili, i documenti personali
e il denaro contante posseduto; questo sia per scoraggiare le diserzioni, sia per eliminare le differenze
etniche tra i candidati e il ricordo della vita borghese.
Fin dal primo giorno di ferma il coscritto deve pensare e agire come un legionario e non più, per
esempio, come un europeo o un asiatico. Una piccola parte della filosofia che sta alla base della Legione
Straniera è far comprendere ai suoi componenti che per almeno cinque anni non devono considerarsi, e non
saranno considerati, per il colore della pelle o per la nazione di provenienza, ma solo ed esclusivamente
in quanto legionari e quindi commilitoni.
Ad Aubagne, dopo aver ricevuto una divisa di fatica, nel corso delle tre settimane successive si
susseguono le visite mediche e le indagini sulle motivazioni, sull'ideologia e sul passato dei candidato.
La Legione, infatti, non è più il rifugio sicuro per ogni sorta di criminali e la selezione di sicurezza
è durissima; il rischio, altrimenti, sarebbe di trovare i ranghi pieni di terroristi in fuga.
Ogni settimana trascorsa a Aubagne è distinta da un colore, il giallo per la prima, il verde per la
seconda e il rosso per la terza, colori che simboleggiano il grado di selezione raggiunto e superato,
settimanalmente si procede anche all'esclusione dei non idonei.
I candidati che raggiungono e superano il periodo rosso (la terza settimana) firmeranno un contratto che
per cinque anni, come anticipato, li legherà alla Legione Straniera. Il contratto, che prevede un piccolo
premio d'ingaggio e una paga mensile di 6.800 franchi francesi, obbliga i legionari a trascorrere
oltremare almeno due dei cinque anni di ferma previsti. E contemplata inoltre la possibilità di
richiedere, al termine della ferma, nuovi documenti e la cittadinanza francese, oltre alla possibilità di
reingaggio. L'aspetto negativo è che, senza documenti, per i primi cinque anni il legionario è privo di
status giuridico-civile e non può quindi, per esempio, possedere un'autovettura o un appartamento e
neppure sposarsi, ma per la Legione si fa questo e altro.
La Legione provvede comunque a proteggere in maniera severissima l'identità dei suoi uomini; ancora oggi,
una volta accettati, se lo si desidera si può far perdere completamente le proprie tracce. Tra l'altro
vige la regola che non si può fotografare un legionario senza il suo esplicito consenso.
Alla firma del contratto segue la vestizione completa e la visita alla sala d'onore del museo dove i futuri
legionari apprendono le gesta dei loro predecessori e vengono caricati dell'eredità di tali atti eroici.
Da ultimo le reclute sono inviate, per l'istruzione di base, al Quartier Lapasset a Castelnaudary, sede
del 4° Régiment Etranger.
Il 4° RE è l'unità quadro della Legione Straniera, erede del Régiment d'Instruction de la Légion Etrangère
(RILE), a sua volta erede del Groupement d'Instruction (GILE) un tempo dipendenti dal 2° RE. Tutti i
neo-arruolati vi sono destinati per il periodo d'addestramento di base, della durata di 4 mesi, che verrà
completato con altri 4 mesi d'addestramento avanzato presso un reparto metropolitano. Questo primo periodo
è programmato per far raggiungere ai futuri legionari la miglior preparazione fisica possibile, unitamente
alla migliore condizione mentale. È quest'ultima la vera arma vincente, che fa del legionario un
soldato fuori dal comune, capace di uscire a testa alta da situazioni che soldati di un reparto
"regolare" non saprebbero forse gestire. È ovvìo che le prove fisiche e psìchiche da superare sono
tante e molto dure ma, come per il Corpo dei Marines degli Stati Uniti anche per la Legione Straniera vige
la filosofia del "non importa essere tanti, l'importante è essere perfettamente addestrati e mentalmente
preparati". In questi primi mesi, divisi in sezioni di 30 elementi, gli uomini imparano le basi del
francese, quel tanto che serve per comprendere gli ordini fondamentali, il caratteristico lento passo di
marcia e, anche, le canzoni tradizionali della Legione Straniera che devono essere conosciute a memoria.
Bisogna inoltre imparare e dimostrare di comprendere lo spirito e le tradizioni della Legione: il motto
"Honneur et Fidélité" viene preso molto sul serio da chiunque. Tutto ciò frammisto a esercizi sull'uso
della maschera antigas e a uno dei più duri programmi d'addestramento al combattimento individuale. In
particolare l'addestramento all'uso delle armi portatili prevede prove di tiro in movimento e statiche
contro bersagli a loro volta in movimento o statici.
Si è inoltre introdotti alle tecniche di combattimento della fanteria, alle operazioni dì rastrellamento
e combattimento nei centri urbani, alle azioni di pattugliamento diurno e notturno e alle tecniche
antiguerriglia; tecniche, queste ultime, messe a punto "sul campo" nei vari anni in cui la Legione è stata
impegnata a combattere la guerriglia nei posti più eterogenei, dalle giungle indocinesi
ai deserti africani del Ciad e d'Algeria. Il legionario viene insomma condizionato a reagire
aggressivamente in qualunque situazione e, grazie a questa mentalità, è particolarmente adatto a
effettuare azioni d'assalto.
In caserma le comodità sono pochissime e la disciplina ferrea; per scansare le pur frequenti punizioni
si impara presto a mantenere la propria divisa in perfetto ordine, come richiede il regolamento. Bisogna
montare inoltre di guardia per 192 ore effettive, compiere 100 flessioni tutte le mattine e marce forzate
completamente affardellati; queste marce inizialmente sono lunghe solo 7 chilometri, ma vengono
progressivamente aumentate fino a raggiungere la distanza di 21 chilometri.
Conclude il periodo d'addestramento di base una marcia forzata notturna di 25 chilometri da compiere in
tre ore, su terreno aspro, con uno zaino e equipaggiamenti vari per un totale di 50 chili. Superate tutte
queste prove gli "engagés volontaires", come sono chiamate le reclute, inquadrati per sezioni, con
l'uniforme da libera uscita guarnita delle spalline frangiate e della fascia azzurra in vita si avviano
marciando a capo scoperto, e con il kepì bianco in mano, al campo di parata dove, nel corso di una
suggestiva cerimonia alla luce dei falò e cantando "Le Boudin", la canzone "sacra" della Legione,
indosseranno per la prima volta il copricapo diventando cosi a tutti gli effetti, "Hommes du Rang"
(legionari di 2ª classe).
Terminato il corso di base i legionari sono inviati a Nimes, nella caserma dei 2° REI, o a Orange, in
quella deL 1° REC, o ad Avignone, in quella del 6° REG, per seguire il corso avanzato d'addestramento, di
durata uguale a quella di base: i soldati vengono qui addestrati ad agire coralmente a livello di unità,
nel rispetto delle differenti mansioni affidate ai diversi reggimenti. Potremmo paragonare i primi
quattro mesi di ferma del legionario al periodo del CAR in Italia, che però dura un solo mese e i
successivi quattro mesi al resto della ferma nel nostro Esercito.
Comunque tutti, anche quelli che assolveranno funzioni non di combattimento, devono aver completato i due
corsi: questo perché ogni legionario può essere chiamato in ogni momento a formare un gruppo da
combattimento. Tutti i legionari che seguono il corso d'addestramento avanzato presso altri reparti
possono in seguito chiedere di essere assegnati al 2° REP, che è il reparto più prestigioso della Legione
e quello che, più probabilmente, potrebbe essere chiamato in azione.
Gli uomini assegnati al 2° REP, oltre a quello avanzato, seguono un ulteriore addestramento specifico
intensissimo: tanto per cominciare, devono frequentare la scuola di Calvi per seguire il corso di
paracadutismo, che dura dalle 3 alle 4 settimane.
La prima settimana è dedicata all'addestramento fisico con l'effettuazione, tra l'altro, di marce forzate
di lunghezza crescente; nella seconda si tengono corsi di tecnica e di sicurezza di lancio e si eseguono
lanci simulati dalle torri; nelle ultime due settimane si effettuano i sei lanci, di cui un notturno,
richiesti dall'Esercito francese per il conseguimento del brevetto di paracadutista.
Il 2° REP, però, non è solo un reggimento paracadutisti convenzionale, ma è in grado di agire anche come
fanteria leggera, cavalleria dell'aria e reggimento avio/eliotrasportato; soprattutto, la sua
particolarità è di essere un'unità di commando-paracadutisti. La trasformazione del reggimento nella
configurazione odierna fu attuata nel 1963 dal comandante di allora, tenente colonnello Caillaud,
una figura leggendaria della Legione Straniera per essere stato, nel 1948, il primo comandante del
neo-costituito 2° Battalion Etranger de Parachutistes, poi divenuto reggimento.
Il reggimento è suddiviso in sei compagnie: compagnia comando e servizi (CCS), compagnia appoggio e
ricognizione (CEA), 1ª compagnia (specializzata nei combattimenti urbani, notturni e anticarro),
2ª compagnia (formata da specialisti della guerra in zone montuose), 3ª compagnia
(formata da legionari addestrati alle operazioni anfibie), 4ª compagnia (formata da tiratori scelti
ed esperti in demolizioni e sabotaggi). I 1.275 tiomini del 2° REP, a seconda della compagnia
d'assegnazione, eseguono un addestramento dìversificato nelle varie scuole di specialità. Comunque tutti
frequentano prima o poi, oltre a quelli normali per fanteria paracadutista e aero/elitrasportata, i corsi
di guerra nella giungla, tenuti in Guyana, e quelli per il combattimento in zone desertiche, tenuti a
Gibuti.
All'interno del 2° REP, e più precisamente della CEA, che è costituita da 237 legionari, vi è una piccola
unità denominata un tempo "sauteurs opérationels à grande hauteure" (SOGH) e ora "commandos de
reinsegnements et d'action dans la profondeur" (CRAP). Formata da specialisti nei lanci a caduta libera e
apertura ritardata del paracadute, l'unità è impiegata nella raccolta d'informazioni, nella ricognizione
dietro le linee nemiche e nelle operazioni sabotaggio all'interno del territorio controllato
dall'avversario.
IL CRAP
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I CRAP - Commandos da Ricognizione e Azione in Profondità - sono gli "occhi" dell' 11ª Divisione
Paracadutisti. Lanciati da alta quota in squadre per infiltrarsi dietro le linee nemiche, dopo una
caduta controllata comandano a bassa quota l'apertura dei paracadute. Soldati di alta professionalità,
hanno come compiti la ricognizione, la delimitazione di zone di lancio, il sabotaggio e le azioni
antiterrorismo, da effettuare anche a grandi distanze (oltre 4.500 km) se la missione lo richiede. Ogni
reggimento della 11ª DP e dei 13° RDP (fuoché il 7° e il 14° RPCS) ha in forza dei CRAP aggregati
alla CEA o alla CCS. Vi sono in media due squadre CRAP per ogni reggimento. Il 2° REP però, data la sua
specificità, ne conta trentaquattro.
Negli Anni Settanta l'addestramento alle tecniche CRAP è stato concesso anche ad alcuni soldati di leva,
assegnati poi alle squadre di questo tipo, ma oggi vi sono soltanto volontari, che devono avere molti anni
di servizio in un reparto aviotrasportato. E' possibile accedere al corso CRAP senza distinzioni di
Arma (terra-aria-mare) - dal 2ª classe fino al grado di Capitano - dopo una selettiva visita medica.
Per essere ammessi al corso bisogna aver seguito il secondo livello del brevetto commando, o aver
ottenuto la qualifica di capo-gruppo/caposezione rilasciata dal CNEC a Montlouis e Colliure. La Scuola
delle Truppe Aviotrasportate (ETAP) di Pau organizza ogni anno due corsi CRAP, ognuno di 25 allievi e
della durata di dieci settimane, con un minimo di 80 lanci, 9 dei quali notturni.
Appena arrivato all'ETAP l'allievo viene subito coinvolto a fondo con una presentazione completa dei vari
tipi di materiali utilizzati, e con l'insegnamento a terra delle varie posizioni che dovrà assumere in
volo. Al terzo giorno il primo lancio da 1.500 metri, poi gradualmente il futuro specialista in caduta
libera passa a 2.500 metri. Dopo due settimane è pronto per i lanci con tutto l'equipaggiamento che dovrà
portare in missione, la guaina pesante e l'arma. In capo alla terza settimana cominciano i lanci notturni.
Fino a qualche anno fa l'altezza massima di lancio per un CRAP non doveva superare i 4.000 metri, ma oggi
le squadre CRAP effettuano lanci da 6.000 metri (e presto da 9.000) con maschere a ossigeno e paracadute
ad ala con cassoni, con i quali possono percorrere lunghe distanze (30-40 chilometri) nella massima
segretezza. Si tratta degli specialisti in caduta libera con penetrazione a vela.
I lanci all'ETAP vengono effettuati quasi sempre con i Transall. Gli allievi CRAP imparano a conoscere
la KAP 3, il dispositivo di sicurezza fondamentale che permette l'apertura dei paracadute a un'altezza
prefissata nel caso che l'apertura a comando non funzioni. Ogni anno i CRAP in servizio frequentano a
turno un corso di mantenimento di una settimana con otto lanci. Terminato il corso e ottenuto il brevetto,
il nuovo specialista torna al reggimento d'origine e viene aggregato alla sezione CRAP. Gli specialisti in
caduta libera seguiranno poi presso i loro reparti l'addestramento adatto per le missioni del loro
reggimento.
Secondo le loro capacità, le squadre CRAP negli ultimi vent'anni sono state impiegate in tutte le azioni
che la Francia ha attuato in tutto il mondo, in particolare in Africa (in Ciad nelle Operazioni Manta
e Epervier, nel Ruanda, nella Repubblica Centro Africana e di recente in Somalia nell'Operazione Ridare
Speranza), ma anche nella guerra del Golfo come elementi di punta della Divisione Daguet, o
nell'ex-Jugoslavia dove provvedono a missioni di ricognizione nel quadro delle forze francesi dell'ONU.
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