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Due parà britannici pronti a far fuoco, i due indossano il tipico basco rosso, su cui spicca l'inconfondibile fregio: un paracadute alato sormontato dalla corona reale e da un leone I "Diavoli Rossi"
del Reggimento
Paracadutisti
britannico


  I leggendari Diavoli Rossi Pochi ma ben preparati, gli attuali parà sono i degni eredi degli uomini che si lanciarono nei cieli di Normandia e Olanda.
I paracadutisti britannici nascono nel 1940 per decisione di Winston Churchill, che era rimasto impressionato dalle azioni compiute da quelli tedeschi durante l'invasione del Belgio. Il primo lancio in combattimento viene effettuato a Bruneval nel 1942 dalla Compagnia C del 2° Reggimento Paracadutisti. La missione consiste nel catturare una postazione radar tedesca e nel trasportarne in Inghilterra le apparecchiature dopo averle smontate. Il raid ha pieno successo e quasi tutti i partecipanti riescono a rientrare indenni alla base.
Nell'ordine di battaglia britannico, dopo il 1940, sono presenti due diversi tipi di unità di fanteria aeromobile: i reggimenti paracadutisti e i reggimenti trasportati a mezzo aliante che, raggruppati insieme, costituiscono due divisioni aerotrasportate. Il primo lancio a livello di brigata è effettuato in Algeria e Tunisia, a sostegno degli sbarchi anfibi; poi i parà prendono parte agli sbarchi in Sicilia e in Normandia, all'invasione dell'Olanda e al passaggio del Reno.
È in Tunisia che i parà britannici vengono soprannominati dai loro avversari tedeschi "Diavoli Rossi", in omaggio alla loro determinazione nel combattimento; è con questo soprannome, ancora oggi, sono conosciuti. Occorre inoltre ricordare che, all'interno delle divisioni aerotrasportate, erano inquadrati anche reparti formati da soldati canadesi e polacchi.

 
  LA NORMANDIA E L'OLANDA
Come anticipato, prima della fine della guerra i parà britannici partecipano ai due più grandi assalti dal cielo mai tentati: quello in Normandia e quello in Olanda. All'invasione della Normandia prende parte la 6ª Divisione di Fanteria Aerotrasportata al completo, che è lanciata o portata con gli alianti dietro la spiaggia posta tra Ouistreham e Houlgate, meglio nota come Sword Beach. Compito dell'unità è proteggere il fianco sinistro dello sbarco anfibio, catturare due ponti, uno sul fiume Orne e l'altro sul canale di Caen, farne saltare altri cinque sul fiume Dives, sbarrare la strada ai rinforzi tedeschi, neutralizzare i cannoni di Merville, occupare le alture a nord-est di Caen e sconvolgere comunicazioni e retrovie nemiche; quindi resistere fino all'arrivo via mare dei rinforzi, i quali giungono sotto le sembianze dei commando di Lord Lovat, cornamusa in testa.
I parà britannici sono passati alla storia anche per la parte svolta nell'operazione "Market-Garden", l'assalto combinato all'Olanda. L'ambiziosissimo piano prevede il lancio di tre divisioni, due americane (82ª e 101ª) e una britannica (1ª) sui ponti di Eindhoven, Nimega e Arnhem come preludio a una rapida offensiva terrestre.
Parà britannici in Kosovo Colossali errori di valutazione delle forze tedesche e di pianificazione portano l'operazione molto vicina al disastro. L'offensiva terrestre avanza molto lentamente, per cui i paracadutisti britannici e americani si trovano ben presto a mal partito. Gli inglesi in particolare, poco dotati di armi pesanti e controcarro (come del resto tutti i reparti aerotrasportati dell'epoca), devono affrontare due divisioni corazzate delle SS (9ª e 10ª) che nessuno, nonostante i precisi rapporti, ha tenuto in considerazione. In più, un intero battaglione di granatieri corazzati delle SS è di stanza tra le zone d'atterraggio della divisione britannica e il ponte che essa deve occupare.
La lª e la 4ª Brigata Paracadutisti e la 1ª Brigata da Aerosbarco, che insieme alla Brigata Paracadutisti polacca formano la 1ª Divisione Aerotrasportata britannica, escono dal combattimento di Arnhem praticamente annientate (su 10.000 uomini ne rientrano soltanto 2.323), ma con una fama notevolmente accresciuta. I parà, infatti, combattono magnificamente resistendo per giorni e giorni, pur essendo a corto di tutto, contro soverchianti forze nemiche; si mostreranno veramente degni, in quell'occasione, del loro soprannome.

 
  DAL DOPOGUERRA A OGGI
La crisi che colpisce il paese dopo il 1945, l'abbandono dell'impero coloniale e la fine della guerra costringono il governo britannico a sciogliere numerose unità: tra le prime a essere smobilitate il SAS, i commando dell'Esercito e le divisioni aerotrasportate. Dei 18 battaglioni britannici ne sopravvivono solo tre (4/6°, 5° Scottisch e 7°) inquadrati nella 16ª Brigade (comprendente anche speciali unità d'appoggio) e acquartierati ad Aldershot. Nel 1950 viene riformato il Reggimento SAS (designato prima 21°, poi 22°), che è composto prevalentemente di paracadutisti.
Parà britannici in Kosovo Negli anni tra il 1948 e il 1977 le formazíoni aerotrasportate subiscono continue ristrutturazioni, fino a giungere alla seguente organizzazione: tre battaglioni (1°, 2° e 3°) inquadrati nel Reggimento Paracadutisti (the Parachute Regiment). È con questo schema che i parà britannici vengono inviati a riconquistare le isole Falkland occupate dagli argentini nell'anno 1982.
In tale campagna i battaglioni di paracadutisti vengono impiegati, in linea con le moderne teorie NATO, come unità di fanteria di prima linea. Dopo lo sbarco a San Carlos, il 2° e il 3° Battalion si aprono combattendo la strada fino a Goose Green, Darwin, Mount Longdon, Wireless Ridge e Port Stanley: sono battaglie da manuale, che dimostrano l'efficacia delle truppe d'élite laddove correttamente impiegate.
I parà sono stati inoltre chiamati a contribuire al mantenimento dell'ordine pubblico e a svolgere compiti antiterroristici nell'Irianda del Nord, l'irrequieta provincia del Regno Unito.

 
  L'ORGANIZZAZIONE DEL REGGIMENTO
L'Esercito britannico, come detto, ora ha in organico solo tre battaglioni paracadutisti. Uno di essi (il 3°) è di stanza in permanenza nell'Irlanda del Nord con funzioni di polizia; gli altri due (1° e 2°), di stanza ad Aldershot, formano la 5° Airborne Brigade unitamente al 1° Battalion del 7° Duke of Edinburgh's Own Gurkha Rifles (7° Reggimento Fucilieri Gurkha del Duca di Edinburgo).
I due battaglioni paracadutisti della 5° Brigata, a rotazione, provvedono a sostituire il 3° Battalion in Irlanda, così da permettere anche a questo battaglione di addestrarsi ai combattimenti in collaborazione con reparti di altre forze armate. Vi sono inoltre tre battaglioni paracadutisti (4°, 5°, e 10°) assegnati al Territorial Army (Esercito territoriale) che a sua volta li destinerebbe, in caso di conflitto coinvolgente la NATO, alla forza di reazione rapida.
I tre battaglioni dell'Esercito regolare sono contraddistinti da quadrati di stoffa colorata portati sulla spalla destra; i colori sonò: rosso per il 1°, blu per il 2°, verde per il 3° Battalion. L'organigramma di un battaglione paracadutisti, che non differisce da quello di un battaglione di fanteria, è formato da quattro compagnie fucilieri, una compagnia d'appoggio e una compagnia comando. Ogni compagnia fucilieri è divisa in tre plotoni; la compagnia d'appoggio comprende un plotone mortai (su tre sezioni), un plotone anticarro (su tre sezioni) e un plotone genieri d'assalto. La compagnia comando comprende il personale amministrativo del battaglione, il reparto trasmissioni e quello trasporto.
Paracadutista britannico a Goose Green nelle Falkland nel 1982, armato con L1-A1 SLR in 7,62 mm Le qualità richieste per poter entrare nel Reggimento Paracadutisti sono molte e non tutti le possiedono; per questo il reggimento organizza delle pre-selezioni per accettare solo i più idonei. In queste pre-selezioni il candidato deve superare numerosi test attitudinali e fisici e un colloquio con un ufficiale.
A questo punto, se accettato, il candidato viene invìato al corso addestramento reclute, che dura 22 settimane. Si tratta di un corso progressivo, diviso in livelli di difficoltà crescenti.
Le prime sette settimane sono dedicate allo sviluppo delle conoscenze militari individuali dì base e al rafforzamento del fisico; si impara anche ad adoperare la bussola, a leggere le carte e a mimetizzarsi. Conclude il periodo un'esercitazione sul difficile terreno delle Brecon Beacons; chi non riesce a superare questa fase viene trasferito a un'altra specialità dell'Esercito o può chiedere di essere congedato. Chi invece supera la prima fase segue un corso intensivo di quattro settimane sull'utìlìzzo delle armi, dal fucile alla pistola mitragliatrice, alla mitragliatrice d'impiego generale.
Durante la dodicesima settimana i volontari affrontano un durissimo processo di pre-selezione al corso di paracadutismo, strutturato in maniera da mettere alla prova il coraggio, la determinazione, l'inventiva e la preparazione fisica dei candidati. Chi non supera questa selezione viene trasferito a un'altra specialità dell'Esercito, non potendo più essere congedato; quelli che la superano vengono inviati nuovamente nelle Brecon Beacons, per un corso avanzato sulle tecniche di fanteria che dura tre settimane e in cui s'impara a «combattere» non più come individui ma come componenti di una squadra che, a sua volta, deve coordinarsi con altre squadre.
Terminata anche questa fase i volontari passano alla scuola (gestita dalla RAF) di Brize Norton per il corso di paracadutismo che dura quattro settimane. Il futuro paracadutista deve compiere otto lanci, due da una mongolfiera e gli altri sei dall'aereo; di questi ultimi, due devono essere effettuati in completo equipaggiamento da combattimento e uno di notte. Concluso il corso di abilitazione ai lanci il candidato, che indossa già il basco amaranto dei paracadutisti, viene inviato a un battaglione in cui, nelle prime tre settimane, completerà il suo addestramento. Dopo aver servito per alcuni mesi come fuciliere, il parà può chiedere di specializzarsi in armi pesanti o segnalazioni.
Il paracadutista britannico è incoraggiato a non partecipare solamente a un combattimento generale, ma ad assumere iniziative autonome fin dai gradi più bassi. Con il suo battaglione egli si addestra in Scozia, in Norvegia, in Germania, nel Belize e in zone desertiche per cercare di prepararsi a combattere efficacemente in ogni ambiente. Alcune compagnie eseguono gemellaggi con i reparti simili di altri paesi, mentre i migliori elementi del reggimento possono chiedere (e sono incoraggiati a farlo) di essere trasferiti al reggimento SAS.
All'interno di un C-130 i parà britannici ultimano i preparativi al lancio sistemando le cinghie dell'equipaggiamento I segni distintivi del paracadutista sono il basco amaranto e il piccolo stemma in stoffa raffigurante un paracadute alato portato sulla parte alta della manica destra. Il basco viene indossato anche in battaglia, ma è sostituito dall'elmetto durante i lanci con il paracadute. Il basco è ornato, sul lato sinistro, dal fregio metallico simbolo del Reggimento, che raffigura un paracadute alato sovrastato dalla corona reale britannica e da un leone. Il distintivo per la manica, invece, non ha né il leone né la corona.
La divisa da libera uscita, a parte i particolari menzionati, è in tutto e per tutto simile a quella di ogni altro reparto dell'Esercito. La divisa da combattimento è interamente mimetica, secondo lo schema denominato "leaf pattern", ed è stata studiata per adeguarsi alla vegetazione e al clima del più probabile teatro d'impiego delle forze armate britanniche: le pianure dell'Europa orientale. Questa divisa è formata da un giaccone impermeabile e antivento imbottito, pantaloni pure impermeabili e antivento e stivali da combattimento. Come osservato alle Falkland, al posto di quelli mimetici vengono talvolta indossati i pantaloni verde oliva dell'uniforme da fatica. Sotto il giaccone viene indossato un golf, pure verde oliva con rinforzi ai gomiti e sulle spalle, e una camicia cachi. Correda il tutto una sciarpa mimetica a rete portata intorno al collo, che serve anche per spezzare la riconoscibile linea del capo e delle spalle, favorendo così il mascheramento. Sempre alle Falkland molti parà, per proteggersi dal freddo intenso, indossavano dei pantaloni mimetici o verde oliva trapuntati, che fanno parte dell'uniforme artica dei Royal Marines.
Come abbiamo già ricordato, tutto l'equipaggiamento del parà britannico è studiato per un impiego in Europa, ma esistono anche divise e accessori idonei a interventi in zone con clima e vegetazione diversi da quelli europei. Gli uomini dell'Esercito di stanza nel Belize (ex Honduras Britannico) dispongono di uniformi da combattimento, interamente verdi, prodotte con tessuti più leggeri. L'uniforme da fatica è composta da golf verde oliva e da un paio di pantaloni verdi; sotto il golf viene indossata la solita camicia cachi. I parà sono anche dotati di una leggerissima giacca a vento verde, con cappuccio, abbastanza ampia da essere indossata sopra il giaccone mimetico. Su quest'ultimo, all'altezza delle spalle, vengono portati i citati rettangoli di stoffa colorata che designano il battaglione di appartenenza. Sulle uniformi da combattimento, a parte i rettangoli di battaglione e le insegne di grado a bassa visibilità, non risultano altri stemmi o simboli di unità d'appartenenza.
L'elmetto è di disegno simile a quello adottato dai paracadutisti britannici nella seconda guerra mondiale, ma fabbricato in kevlar e nylon balistico anziché in acciaio. L'elmetto ha una doppia allacciatura munita di mentoniera per garantirne la stabilità; è ricoperto di tela grezza o mimetica, a sua volta coperta da una reticella fermata da una banda elastica. La reticella serve a fissare frasche, foglie e altri mascheramenti per migliorare la mimetizzazione sul terreno. L'Esercito britannico, dal 1960, è formato interamente da volontari: un Esercito piccolo, dunque, ma molto ben addestrato ed equipaggiato. L'equipaggiamento personale del parà è costituito dal coordinato cintura-spallacci, a cui vengono agganciati giberne, borracce, zainetti e zaini (con relativa intelaiatura metallica in lega leggera), il kit di pronto soccorso, il coltello e quanto altro può servire. Al posto dello zaino, all'intelatatura metallica vengono anche agganciate le radio ricetrasmittenti; tra l'intelaiatura e la schiena possono essere infilati una pala o un piccone, mentre al di sotto trova posto l'ampio sacco a pelo. Complessivamente il parà britannico deve trasportare fino a 40 chili di equipaggiamenti, personale o di reparto.
Parà britannici in azione con una mitragliatrice L7-A2 Le radio in uso sono solitamente le PRC-351, PRC-352 e le UK/PRC-320. Quest'ultimo modello trasmette in HF e ha una portata di 40 km di giorno mentre di notte, sfruttando la riflessione dei segnali sulla troposfera, ha una portata di 100 km; le altre due, invece, operano sulle bande da 30 a 76 megahertz in VHF e hanno portate rispettivamente di 8 e 16 chilometri.
Le armi leggere in dotazione al parà britannico sono numerose e vanno dalla pistola ai fucili di precisione. L'arma da fianco è la Browning HP 9 mm Parabellum, detta L9-A 1, mentre tra i fucili troviamo l'L1-A1, versione inglese del noto FAL (Fusil Automatique Léger) belga, da cui differisce principalmente perché non può sparare a raffica. L1-A1 dispone di copricanna e calcio in legno o in plastica nera, che solitamente i soldati dipingono con colori mimetici o ricoprono con pezzi di stoffa provenienti dalle loro uniformi per diminuirne la visibilità. Il fucile ha calibro 7,62 mm NATO, è dotato di caricatore da 20 colpi, può sparare granate e montare una baionetta, e ha una celerità di tiro di 30/40 colpi al minuto a una velocità iniziale di 838 metri al secondo. Attualmente sostituito dal nuovo fucile standard in dotazione all'Esercito Britannico l'Individual Weapon IW XL70E3 da 5,56 mm.
La mitragliatrice è la L7-A2 GPMG (General Purpose Machine Gun, mitragliatrice d'impiego generale), versione inglese della FN MAG belga. La L7-A2 pesa 10 chili, funziona a sottrazione di gas e viene alimentata da nastri di 50 colpi. Il calibro è il 7,62 mm NATO, la celerità di tiro teorica è di 600/1.000 colpi al minuto e la velocità iniziale è di 840 metri/secondo. Quando è usata come fucile mitragliatore, l'L7-A2 è munita di bipiede; nell'impiego come arma d'accompagnamento per tiri prolungati, il bipiede viene rimosso e sostituito con un treppiede.
Tutte queste armi sono in via di sostituzione con una nuova famiglia calibro 5,56 mm NATO, prodotta dalla Enficid. L'erede del fucile è l'IW (Individuai Weapon, arma individuale) XL70-E3 Endeavour, mentre quello dell'L4-A2 e dell'L7-A2 è l'LSW (Light Support Weapon, arma leggera di supporto) XL73-E2 Engager. La L7-A2 resterà comunque in servizio.
Un parà britannico in tenuta da combattimento L'Engager e l'Endeavour hanno moltissime parti in comune e utilizzano lo stesso caricatore (uguale a quello dell'M16-A2 americano), facilitando così. l'approvvigionamento dei ricambi e l'addestramento al loro impiego. Entrambi i modelli sono di tipo Bull-Pup, hanno cioè il gruppo di scatto posto davanti al caricatore, utilizzano caricatori di 30 colpi per la cartuccia belga SS-109, hanno castello e impugnatura costruiti in lamiera stampata e copricanna e impugnatura a pistola in nylon. Il congegno di puntamento è ottico e sporge notevolmente al di sopra del corpo delle armi; sotto la volata della canna si possono montare una baionetta o un lanciagranate. Entrambe le armi sono predisposte per montare congegni di puntamento per l'uso notturno; si distinguono tra di loro per le differenti dimensioni e per il bipiede di cui è dotato l'LSW. La celerità di tiro è di 750/850 colpi al minuto.
Ancora in uso, ma destinata anch'essa a essere sostituita dall'Endeavour, è la pistola mitragliatrice L2-A3 Sterling da 9 mm. Il modello base ha struttura tubolare, con calcio pieghevole metallico, e dispone di un inconsueto caricatore semilunare che sporge dalla parte sinistra del castello. In alternativa esistono modelli corti o silenziati (L34-A1) per truppe speciali, automatici o semiautomatici; tutti possono montare una corta baionetta, sistemi di puntamento ottici o visori notturni, e utilizzano un caricatore di 10 o 34 proiettili.
Per i tiratori scelti è disponibile la carabina di precisione L42-Al calibro 7,62 mm NATO, discendente dal fucile Lee-Enfield della seconda guerra mondiale. I parà britannici dispongono di una vasta gamma di armi controcarro, rivelatesi particolarmente efficaci anche nel distruggere le fortificazioni argentine alle Falkland. Fra di esse figura in particolare il Carl Gustav di produzione svedese, un'arma di medio calibro (84 mm) utilizzata da due uomini (cannoniere e caricatore) e in grado di colpire bersagli fino a 400/500 metri con proiettili a carica cava HEAT (High Explosive AntiTank), oppure fino a 1.000 metri con proiettili a frammentazione. Il Carl Gustav può impiegare altri tipi di munizioni come le granate fumogene, quelle illuminanti oppure i proiettili HEAT semiautopropulsi. È allo studio anche un nuovo proiettile sovracalibrato, semiautopropulso e stabilizzato da alette, munito di sonda a distanza per ottenere un maggior effetto perforante contro le corazze stratificate e composite dei moderni veicoli corazzati.
Parà inglesi in marcia verso l'obiettivo Altra arma controcarro, questa volta individuale, è il LAW (Light Anti-Tank Weapon) M72-A1 da 66 mm, che spara proiettili di 3 kg efficaci fino a 150-200 metri. Entrambe le armi stanno per essere sostituite dal LAW 80 da 84 mm, un lanciarazzi a perdere a colpo singolo, in grado di distruggere tutti i tipi di veicoli corazzati esistenti o di futura introduzione. Il LAW 80 pesa circa 10 chilogrammi, è lungo un metro e mezzo ed ha una gittata di 500 metri con i proiettili a carica cava.
L'ultimo componente controcarro è il sistema missilistico Milan, che i paracadutisti utilizzarono nell'attacco a Goose Green con effetti devastanti. Questo ATGW (Anti-Tank Guided Weapon) è formato da un'apparecchiatura di lancio e controllo su cui viene montato il missile nel suo tubo lanciatore; al tutto viene aggiunto il congegno di puntamento termico MIRA per consentirne l'utilizzo anche di notte.
Il mortaio in dotazione è l'ottimo Lightweight Mortar L16 da 81 mm, prodotto dalle Royal Ordnance Factories; è un'arma di medio calibro facilmente smontabile e spalleggiabile, estremamente precisa e con notevole raggio d'azione (tra i 100 e i 5.500 metri). L'L16 pesa complessivamente 36 chilogrammi, ha una canna in lega d'acciaio e alette di raffreddamento. L'L16 si smonta e rimonta in pochi minuti e, con la sua celerità di tiro di 15 colpi/minuto, è capace di rovesciare una pioggia di bombe HE sul nemico.
Vanno infine ricordate le granate a mano a frammentazione L2 e il coltello da combattimento-impiego vario-sopravvivenza. Simbolo delle truppe d'élite, il coltello trova posto anche nell'equipaggiamento dei parà britannici; il nuovo modello è stato introdotto nel 1984 e sta sostituendo il vecchio Fairbairn-Sykes. All'eli/aviotrasporto provvede la RAF con i suoi Puma, Chinook e Hercules. Il Boeing-Vertol CH-47 Chinook è un elicottero medio da trasporto e attacco capace di trasportare 40 soldati, che salgono e scendono dal portellone posteriore. Propulso da due turboalberi Avco-Lycoming da 3.750 hp ciascuno, il Chinook è riconoscibile per la sua caratteristica sagomatura; ha una velocità massima di 304 km/h e un'autonomia di 185 km con un carico di 3.200 chilogrammi, e dispone di avionica avanzata, un generatore ausiliario e triplo gancio ventrale di carico.
L'aereo da trasporto è il Lockheed C-130 Hercules, con capacità di 64 paracadutisti o 92 soldati equipaggiati, oppure di 74 lettighe e 2 assistenti sanitari o di 19.680 chili di materiali.
Parà britannici in Kosovo L'aereo è mosso da 4 turbocliche Rolls-Royce da 4.500 hp, che assicurano una velocità di crociera di 556 km/h e un raggio d'azione, con il carico massimo indicato, di 4.000 chilometri.
I paracadutisti, insieme ai Royal Marine Commandos e alla Brigata Gurkha, sono una vera e propria forza d'intervento anche se fungono da riserva per la difesa dell'asse centrale del fronte nord dello schieramento NATO; possono anche essere impiegati per formare la massa di manovra della NATO sempre pronta a intervenire all'esterno della propria zona d'assegnazione abituale.
La NATO considera sorpassato l'impiego di truppe aerotrasportate o paracadutiste, in quanto una formazione di aerei da trasporto ha ben poche possibilità di superare una moderna difesa antiaerea. Pertanto i paracadutisti britannici sono considerati come fanteria di prima linea; inoltre, possono essere impiegati quali truppe di sicurezza, come avviene in Irlanda del Nord. Sotto controllo nazionale, nell'ambito della 5° Brigata Aerotrasportata, i parà possono essere impiegati quali forze d'intervento strategico per la tutela degli interessi della Gran Bretagna e/o di paesi alleati. La capacità d'intervento è però limitata dalla scarsezza dei mezzi aerei, che consentono il trasporto di un solo battaglione alla volta. La 5° Brigata è inoltre incaricata di difendere il territorio stesso del Regno Unito contro eventuali forze d'invasione straniere.

 
  LA "P" COMPANY - LA PRESELEZIONE DEI PARÀ BRITANNICI
Nel Paese del Galles, tra le montagne di Brecon Beacons, c'è una stretta gola molto conosciuta fin dal tempo in cui i legionari romani vi costruirono una strada. Essa, situata sotto i picchi Corn Du e Pen-y-Fan, è un valico prediletto da mercanti e soldati.
In una calda giornata di primavera, in questa gola, denominata Windy Gap, gruppi di soldati madidi di sudore si fermano per rinfrescarsi dopo aver scalato a passo di corsa la strada romana che sale dal fondovalle. Gli uomini appartengono alla P Company del Parachute Regiment Depot; i futuri Paracadutisti affrontano le prove che permetteranno loro di essere prescelti per prestar servizio nella 5° Airborne Brigade.
Durante le due precedenti settimane sono stati sottoposti a una preparazione fisica particolarmente dura, che comprende una serie di marce forzate e di corse a piedi, oltre a tutte le prove del programma destinato a valutare il potenziale di ciascun uomo in condizioni di stress. Avvicinandosi la prova finale, i candidati devono più che mai dimostrare mordente e determinazione.
Per identificare a colpo d'occhio i candidati durante le prove di selezione, le magliette degli ufficiali sono bianche, quelle dei candidati rosse. Qui gli uomini sono impegnati in una marcia tipo commando di 18 Km Le prove finali sono cominciate il giovedì della settimana precedente, dopo che il mercoledì la sfibrante preparazione fisica si era conclusa con una corsa a piedi e con la "corsa con il trave", seguite dalle inevitabili formalità burocratiche e da una verifica completa dell'equipaggiamento. La corsa a ostacoli viene affrontata il giovedì mattina, come prima delle dieci prove che decideranno se il candidato è all'altezza e merita il prestigioso berretto rosso delle forze aviotrasportate. Diversamente dalle corse a piedi e dalle marce forzate, questa prova non viene effettuata in tenuta da combattimento e con tutto l'equipaggiamento, ma in braghette corte, maglietta e scarponi.
Lo steeplechase è già una vecchia conoscenza per i candidati; consiste in una serie di ostacoli e di attrezzi ginnici disposti lungo un circuito di tre chilometri in un terreno boscoso vicino alla caserma. Tutti gli ostacoli comportano un salto o la traversata di uno specchio d'acqua (a volte entrambi), e i candidati devono compiere due giri in meno di 15 minuti per ottenere il punteggio massimo. Lo steeplechase, ha lo scopo di valutare il coraggio e la forma fisica di ciascun candidato.
Dopo la corsa a ostacoli gli allievi hanno due ore per prepararsi alla prova della "corsa con il trave", durante la quale squadre di otto uomini si danno il cambio per trasportare una trave di cento chili su un percorso di tre chilometri. In questa gara, che richiede un notevole sforzo collettivo, i futuri Paracadutisti devono dimostrare un forte spirito di squadra. Chi abbandona la corda con cui sostiene la trave viene automaticamente eliminato.
Al giovedì a mezzogiorno i concorrenti sono veramente spossati, ma nel pomeriggio dovranno ancora affrontare il percorso di guerra. Per tre volte dovranno affrontare, con un tempo massimo di cinque minuti e trenta secondi, una corsa di 400 metri che comprende pozze d'acqua, ostacoli vari, prove al trapezio e muri da superare. Questa prova serve a valutare il coraggio e la forma fisica dei volontari. Terminate le prime tre prove, gli allievi aspettano con una certa ansia il venerdì mattina. Le nuove prove cominciano con una marcia di circa 20 chilometri su terreno accidentato. Il carico di ciascuno, zaino e arma individuale, è di circa 25 chili, e la distanza deve essere percorsa in un'ora e quarantacinque. Nelle azioni di guerra accade spesso ai Paracadutisti di venir lanciati lontano dall'obiettivo, e devono quindi essere in grado di percorrere oltre 15 chilometri a marce forzate portando tutto l'equipaggiamento necessario per resistere per parecchi giomi senza soccorsi.
Quelli che risultano scadenti marciatori rischiano di non ottenere il berretto rosso. La paura dell'insuccesso, o la prospettiva poco gradevole di dover ricominciare il corso dall'inizio, spingono molti allievi a tirar fuori tutta l'energia necessaria per superare con successo la prova.
Il percorso di guerra di soli 400 m, ma i futuri paracadutisti lo devono affrontare 3 volte di seguito Ma il venerdì gli allievi devono superare altre due prove prima del riposo che hanno ben meritato. Prima di mezzogiorno dovranno affrontare di nuovo il "Trainasium" che hanno già conosciuto durante la fase preliminare di allenamento. Il "Trainasium" è una rudimentale impalcatura metallica simile - ma più in grande - a quelle che si trovano nei parchi per i giochi dei bambini. La prova non dà un punteggio, ma direttamente l'ammissione, o l'eliminazione, alla prove successive. Per dimostrare la fiducia in sé stesso, il senso dell'equilibrio e la capacità di obbedire senza esitazione, il candidato deve salire fino al punto di partenza e poi, a comando, deve correre lungo le putrelle della struttura.
Il pomeriggio è dedicato al pugilato, un incontro senza regole e preparazione, durante il quale due allievi di peso equivalente si affrontano sul ring scambiandosi colpi per un minuto. La prova può essere giudicata troppo brutale, ma bisogna tener presente che d'istinto ognuno cerca di difendersi come meglio può. Quelli che finiscono al tappeto rimangono in gara se si rialzano e combattono fino al termine dell'incontro, che è sorvegliato da un arbitro qualificato, da un dottore e dagli infermieri. Naturalmente vi saranno occhi neri e labbra spaccate, ma è raro che qualcuno venga messo fuori combattimento; chi finisce groggy, o soltanto un po' «suonato», viene immediatamente mandato in osservazione all'ospedale. Dopo un fine settimana di cui si approfitta per riposare, il lunedì mattina il gruppo si trasferisce a Brecon Beacons, nel Galles. La caserma si trova sul versante opporto di Brecon Beacons, una zona montuosa che è parco nazionale ed è molto famosa per la sua bellezza. Invece di essere portati direttamente al campo, gli allievi vengono lasciati a una trentina di chilometri e devono raggiungere la base entro quattro ore e due minuti, compresa una pausa di mezz'ora per ristorarsi. La prova, denominata «Resistenza Uno», prevede l'arrivo a vari posti di controllo entro tempi prescritti.
Gli istruttori sono così esercitati che quelli che ne seguono passo passo la marcia ottengono certamente il massimo punteggio, e in genere a questo punto dello stage gli istruttori e la squadra loro affidata sono così affiatati che gli allievi passano il posto di controllo come un sol uomo.
La prima parte della prova RESISTENZA DUE è terminata e gli allievi rientrano a passo di corsa al campo che dista 10 Km Dopo la strada romana e il passo di Windy Gap, la pista si dirige verso le pendici di Pen-y-Fan, montagna che si alza sopra il parco nazionale e dove l'indomani mattina troveranno ristoro le squadre che giungeranno in cima durante la prima tappa di «Resistenza Due», ottava prova dello stage. Il campo serve da punto di partenza, e le squadre hanno 55 minuti per raggiungere la cima dove riceveranno la ricompensa: una borraccia di acqua.
Poi devono discendere trasportando zaino e arma individuale, attraversare la grande strada e affrontare il Fan Fawr, un'altra montagna che si trova dalla parte opposta della vallata. Raggiunta la cima, ridiscendono fino alla strada, dove termina la prova.
Dopo aver mangiato in fretta e furia gli uomini ritornano alla base con un'ultima marcia forzata nel pieno di questa calda giomata primaverile (anche se in montagna raramente fa caldo); è la nona prova, e gli uomini si trascinano a stento, con i piedi sanguinanti e pieni di vesciche.
Gli allievi si impegnano allo spasimo nella sfibrante corsa che li condurrà al campo, e quando ne attraversano l'entrata dove sono di guardia i candidati messi a riposo a causa di qualche ferita, i futuri Paracadutisti pensano che ormai manca solo un passo per veder realizzato il loro sogno: diventare Paracadutisti.
Quando lo stage si avvicina alla conclusione, per gli uomini lo stress è diventato un modo di vivere e la sofferenza un'abitudine collaudata: le ginocchia e le caviglie dolgono terribilmente, la schiena è a pezzi.
Dopo una notte di riposo i camions li conducono a Talybont-on-Usk per l'ultima prova, la "corsa con la barella". Prendono così contatto con lo strumento di tortura che dovranno portare a turno per un'ora e venti: una barella in tubo e lamiera di acciaio che pesa oltre 80 chili, circa il peso di un ferito, che bisogna trasportare fino al posto si pronto soccorso distante 12 chilometri.
Presto esploderà la gioia di questi candidati dopo la CORSA CON LA BARELLA, hanno superato tutte le prove impegnandosi fino allo spasimo per ottenere il basco rosso Una squadra è composta di 12 uomini, quattro dei quali a rotazione trasportano la barella; il pronto soccorso deve essere raggiunto nel più breve tempo possibile. Ancora una volta vengono messe a dura prova la volontà e lo spirito di squadra, e gli uomini ne rimarranno stremati. La corsa con la barella è la prova che maggiormente evidenzia la coesione dello spirito di squadra. A questo punto dello stage ognuno è conscio di avere le risorse, il coraggio e la determinazione che gli permettono di continuare quando gli altri si arrendono.
Ogni allievo si rende conto che l'essere appartenuto alla P Company ha dato alla sua vita una nuova dimensione. Ogni Paracadutista ha pagato le "ali" con tanto sudore, ma l'esperienza comune ha creato quel legame del tutto particolare che unisce tutti gli uomini delle truppe aviotrasportate.
È esaltante vedere che le squadre, giunte quasi al termine della "corsa con la barella", compiono l'ultimo sforzo spremendo tutta l'energia rimasta, consci di essere ormai in vista della meta, e di aver raggiunto, in quell'istante della loro vita, il premio più intensamente agognato: il prestigioso berretto rosso dei Paracadutisti britannici.

Parà esploratore del Plotone esploratore della 5ª Brigata Aeroportata inglese. Indossa il materiale di lancio da alta quota

Fregio da basco dei Paracadutisti Britannici

Brevetto da Paracadutista in stoffa portato dal 1960 ad oggi

Distintivo in stoffa dei Parà-esploratori per la manica
IL PARÀ-ESPLORATORE
BRITANNICO
Nel 1985 lo Stato Maggiore della 5ª Brigata aeroportata inglese, considerato che mancava un raggruppamento di Parà-esploratori, decide di creare un reparto incaricato di lanciarsi prima delle compagnie di Paracadutisti per localizzare le zone di lancio, renderle sicure ed effettuare per conto dello Stato Maggiore delle ricognizioni in profondità. Tale reparto, formato inizialmente con elementi in possesso del brevetto di caduta libera provenienti dai Plotoni da ricognizione dei Battaglioni aeroportati, viene chiamato Leading Parachute Battalion Group (LPBG), cioè Plotone Esplorante Aeroportato. Pur disponendo dello stesso equipaggiamento e impiegando le stesse tecniche degli specialisti in caduta libera dei SAS (Special Air Service), l'LPBG non è considerato un reparto speciale come i SAS e gli SBS (Special Boat Squadron)che dipendono solo dal Comando delle Forze strategiche.
Oggi il Plotone dei Parà-esploratori ha in forza quaranta uomini - per costituire una compagnia dovranno essere aumentati li effettivi - ed è diviso in due troops: l'Air Troop e il Mountain Troop. Il reparto è comandato da un Capitano che dispone di una sezione Comando. Ogni Troop, comandata da un Tenente, può essere divisa in quattro o cinque squadre, e dispone di veicoli da ricognizione leggeri Land Rover modelli 90 e 110. 1 Parà-esploratori, pur avendo solo il compito di far ricognizioni e di osservare, hanno in dotazione un armamento potente: fucili d'assalto M-16 A2, lanciagranate M-203 e mitragliatrici GMPG.
Tutti gli specialisti dell'Air Troop hanno i brevetti HALO (lancio da alta quota, apertura a bassa quota) e HAHO (lancio e apertura ad alta quota). Quelli del Mountain Troop hanno la specialità "combattimento in alta montagna" e, dopo aver seguito dei corsi di sopravvivenza al grande freddo, ottengono la qualifica HAHO.
Come tutti i Paracadutisti inglesi, il candidato Parà-esploratore, dopo molti anni di servizio in un reparto aeroportato da combattimento, deve superare il corso di formazione al paracadutismo nella P Company (se non l'ha già frequentato). Poi segue un corso di preselezione di cinque settimane. La prima fase comprende delle prove fisiche (marce commandos, esercizi fisici ... ) e la seconda, costituita da un percorso in solitario, ha lo scopo di verificare le conoscenze del candidato. Al termine del corso il nuovo specialista dovrà ottenere il brevetto in caduta libera, poi le specialità HALO e HAHO. Quindi, assegnato al Plotone LPBG per due anni (con la possibilità di rafferma per altri tre anni), seguirà il corso di radiotelegrafista, e stages di sopravvivenza nella giungla, di combattimento in ambiente urbano e desertico, e di pilota di aerei.
I Parà-esploratori, che sono agli ordini della 5ª Brigata aeroportata di cui sono parte integrante, hanno effettuato delle "puntate" in Irlanda, nel Belize, e anche in Bosnia come Caschi Blu.



 
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