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Marine accanto a un AAV-7, è armato di un M16 A2 Fucile d'assalto
M16, M16 A1 e M16 A2


  A differenza di tanti fucili dello stesso tipo, quello che è ora conosciuto come M16 A1 è nato come progetto commerciale ideato dal prolifico progettatore Eugene Stoner, fu prodotto inizialmente dalla fabbrica Armalite con la sigla AR-10, e, come tale, si affermò intorno alla metà degli anni cinquanta. L'AR-10 impiegava munizioni da 7,62 mm, ma, in seguito all'adozione della cartuccia Fireball da 5,56 mm, fu trasformato per adattarlo al nuovo calibro, il risultato fu l'Armalite AR-15.
L'AR-15 fu presentato ad una gara indetta per scegliere il nuovo fucile d'ordinanza per le forze armate statunitensi. Prima ancora dell'esito della gara, però, aveva già avuto inizio la vendita commerciale su larga scala, l'esercito britannico ne aveva acquistato una partita di 10.000 esemplari, diventando così uno dei primissimi grossi clienti. Fu poi la volta dell'aeronautica degli Stati Uniti che ne ordinò un primo lotto. Ciò accadeva nel 1961; subito dopo l'AR-15 venne prescelto dall'esercito Usa quale nuovo fucile standard, denominato M16. La produzione passò successivamente alla Colt Firearms Company che ottenne dalla Armalite un contratto di produzione e vendita. Da allora la Colt ha mantenuto il diritto di produzione ma, per qualche motivo non facile da spiegare, il nome Armalite è rimasto sempre collegato al fucile che è ora conosciuto come M16 A1.
L'M16 diventò M16 A1 nel 1966, in seguito all'aggiunta di un congegno di bloccaggio dell'otturatore, adottato dopo l'esperienza della guerra nel Vietnam. Da allora l'M16 A1 può essere forse considerato l'AK-47 (il famoso Kalasnikov sovietico) del mondo occidentale, perché, prodotto in centinaia di migliaia di esemplari, è stato fornito e venduto in grandi quantità a Paesi di tutto il mondo. Di esso sono state inoltre prodotte numerose versioni, a cominciare da quella normale tipo fucile mitragliatore, con canna pesante e con bipiede, fino ai vari modelli a canna corta per forze speciali. Vi è stata persino una variante pistola mitragliatrice. Nonostante tutte queste modifiche, l'attuale M16 A1 somiglia ancora moltissimo al primo AR-15. Con il passare degli anni sono intervenuti poi alcuni cambiamenti: la rigatura della canna, ad esempio, è stata modificata, e oggi viene fatto maggiore uso di cromature interne per favorire la pulizia.
Soldati dell'esercito U.S.A. balzano a terra da un veicolo da combattimento per fanteria M2 Bradley; essi impugnano il fucile d'assalto M16 A1 L'M16 A1 è un'arma a sottrazione di gas che impiega il sistema di chiusura ormai quasi universalmente adottato, per rotazione dell'otturatore. Una impugnatura per il trasporto, al di sopra del castello, serve anche da base per la tacca di mira, e plastiche dure sono usate dappertutto al posto del legno. All'M16 A1 può essere adattata una serie completa di accessori di vario tipo, dal semplice supporto per il lanciabombe allo speciale lanciagranate da 40 mm montato al disotto del cipricanna (l' M203).
Ultimamente le forze armate statunitensi adoperano l'M16 A2, che differisce dall'M16 A1 dalla presenza di una canna più pesante che può essere impiegata con la nuova cartuccia NATO SS109 da 5,56 mm.

 
  L'M16 IN AZIONE
Alla fine degli anni cinquanta il fucile standard in dotazione all'esercito degli Stati Uniti era l'M14, un'arma pesante (5,1 kg) e ingombrante che sparava la cartuccia 7,62 mm x 51 utilizzava lo stesso funzionamento di base del Garand M1 della Seconda Guerra Mondiale. Era in complesso un'arma abbastanza valida, rispondente alle esigenze di una guerra in Europa e in molte altre parti del mondo, ma tutt'altro che adatta alle distanze ravvicinate caratteristiche del combattimeno nella giungla. Ma proprio questo era il tipo di lotta che gli americani cominciavano allora a dover affrontare.
Quando i francesi e gli inglesi si ritirarono dall'Estremo Oriente, gli Stati Uniti ritennero che fosse nell'interesse nazionale occuparsi degli affari di quella regione, fornendo una qualche forma di assistenza economica o di guida; ma sorse ben presto la necessità di fornire anche aiuti militari.
Nel settore dei fucili, però, gli americani non si trovavano nelle migliori condizioni per soddisfare quelle particolari esigenze: per le popolazioni di quella regione, normalmente di bassa statura, un fucile come l'M14 era decisamente troppo grande, e perfino il più vecchio M1 rappresentava un carico troppo voluminoso. Gli americani si misero perciò alla ricerca di un nuovo fucile adatto al particolare ambiente. Essi trovarono subito ciò che cercavano nell'Armalite AR-15, un'arma sotto ogni aspetto moderna, leggera, non troppo ingombrante, praticamente priva di rinculo.
Ne fu approvvigionata e distribuita alle varie unità una grande quantità. Gli istruttori inviati al seguito, che erano al tempo stesso tecnici altamente qualificati, notarono le qualità positive dell'AR-15 al punto da domandarsi perché mai si elargisse con tanta disinvolta generosità un fucile che era per molti aspetti migliore di quello in dotazione ai reparti Usa. La loro opinione giunse ben presto a conoscenza delle più alte gerarchie dell'esercito statunitense che decisero di andare al fondo della questione. Ciò accadeva nel 1958. Accogliere la proposta, implicita, di sostituire l'M14 con l'AR-15 avrebbe comportato il drastico cambiamento delle immense scorte di munizioni e, come il tempo avrebbe poi dimostrato, era proprio il cambiamento delle munizioni il punto cruciale del problema. Soltanto nel 1961 il fucile d'assalto AR-15 o, meglio, M16 come era ormai denominato fece il suo ingresso ufficiale nelle forze armate Usa: dapprima fu l'aeronautica ad approvvigionarne una partita, quindi l'esercito che iniziò la distribuzione dai reparti delle forze speciali, vale a dire proprio da quei reparti che erano maggiormente coinvolti nelle attività statunitensi nel Sud-Est asiatico.
M16 A2 Smontato in tutte le sue parti, con in aggiunta i dispositivi di puntamento e il lanciagranate M203
Per gli americani, l'Asia Orientale cominciò poi a diventare sempre più sinonimo di Vietnam. Le unità inviate nella zona continuarono ad aumentare progressivamente fino a raggiungere un totale corrispondente ad una considerevole aliquota dell'esercito Usa. Non passò molto tempo prima che avessero luogo operazioni su larga scala con la partecipazione di soldati statunitensi. Erano queste le forze cui era stata data la priorità nella distribuzione dell'M16, ma ben presto cominciarono a pervenire ai comandi le prime lagnanze circa il comportamento insoddisfacente della nuova arma. L'M16 si inceppava con estrema facilità, e ciò era immancabilmente dovuto all'inosservanza delle più elementari norme di pulizia e di manutenzione. Furono allora costituite due apposite, ed indipendenti, commissioni d'inchiesta: una a cura dell'esercito e l'altra a cura del Congresso. Quest'ultima, in particolare, che affrontò la questione con grande energia e determinazione, pervenne in breve tempo a conclusioni che fecero luce su di una storia ben poco edificante.
I primi test sperimentali, eseguiti dall'esercito Usa, avevano dato risultati soddisfacenti e la successiva distribuzione del fucile alle truppe venne accompagnata dall'avvertenza che esso era così efficiente da non avere alcun bisogno delle normali operazioni di pulizia e di manutenzione. Su quali basi fosse fondata tale affermazione è impossibile stabilire, ma i soldati furono ben felici di prenderla per vera, cosicché nessuno si preoccupò mai di pulire il proprio fucile. Fu questo indubbiamente uno dei fattori principali che portarono al verificarsi dei numerosi inceppamenti. Ma, come se ciò non bastasse, le caratteristiche delle munizioni erano state modificate all'insaputa di tutti gli interessati.
Nelle sperimentazioni iniziali dell'AR-15 erano state impiegate munizioni di un tipo in commercio la cui carica propellente, conosciuta con la sigla IMR (Improved Military Rifle = fucile militare perfezionato), fu in uso per molti anni. La maggior parte delle prime munizioni sperimentali e i primi lotti di munizioni distribuiti alle truppe utilizzavano tale tipo di propellente, che 'bruciava' in modo completo e pulito, senza dar luogo a nessuno dei problemi che si presentarono, invece, non appena vennero distribuiti i lotti di munizioni che impiegavano un propellente completamente diverso. La nuova carica di lancio, conosciuta come polvere a granuli, era stata introdotta in servizio nell'anno 1954, e successivamente venne impiegata per riempire i bossoli delle munizioni calibro 5,56. Quando queste munizioni giunsero alle truppe cominciarono i guai, poiché, aggiungendosi alla mancanza di pulizia del fucile M16 i residui lasciati dalle nuove cartucce a polvere granulare, si formava all'interno dell'arma un composto viscido che, finché caldo, costituiva una pasta appiccicosa, ma una volta raffreddatosi diventava solido per la presenza di elementi di carbone e bloccava il meccanismo dell'M16, in particolare la testa dell'otturatore. Il soldato sul terreno del campo di battaglia non aveva alcune possibilità di eliminare tale inconveniente, perché l'M16 non è dotato di una leva di armamento vera e propria, ma solo di un rudimentale dispositivo per armare l'arma. L'unico modo per sbloccare il fucile era quello di spingere lungo l'anima della canna uno scovolo o qualcosa di simile. Storie di soldati che saltavano da una postazione all'altra per recare aiuto ai commilitoni introducendo uno scovolo nelle canne dei fucili inceppati divennero altrettanto frequenti quanto le perdite derivanti da una simile pratica niente affatto ortodossa. Per di più, a parte l'inconveniente dell'inceppamento, alcune parti del fucile andavano fuori uso molto prima di quanto sarebbe stato lecito attendersi.
Fu a questo punto, verso la metà degli anni sessanta, che il governo degli Stati Uniti prese nelle proprie mani l'intera faccenda sottraendola alla competenza dei militari, che proseguirono comunque nelle proprie indagini, ed istituendo un'apposita commissione d'inchiesta. Molti dei componenti di tale commissione erano ex militari che trasecolarono nell'apprendere i particolari che venivano alla luce: davanti ai loro occhi allibiti comparivano fucili M16 ricoperti di sporcizia e di ruggine, alcuni completamente ostruiti e bloccati dalle incrostazioni. Anche la storia del cambio delle munizioni fu presto spiegata. Era accaduto semplicemente questo: il fabbisogno di munizioni connesso al sempre crescente coinvolgimento nel Vietnam aveva largamente superato le risorse produttive dei fornitori statunitensi nonché la loro capacità di continuare a riempire le cartucce da 5,56 mm con il collaudato propellente IMR. Questo era stato pertanto sostituito dalla polvere granulare, ma lungo la catena gerarchica la notizia della sostituzione si era misterio samente 'perduta'. Sugli effetti della nuova polvere granulare non erano stati effettuati tutti i test necessari; toccò così alle truppe combattenti di scoprire a proprie spese e sulla propria pelle che tale polvere non soltanto 'bruciava' lasciando depositi di carbone ed altri residui, ma che per di più bruciava con una velocità che provocava un aumento della cadenza di tiro oltre i limiti di sicurezza, causando in tal modo guasti e rotture.
L'ultima versione del fucile d'assalto statunitense l'M4. Smontato in tutte le sue parti, con in aggiunta i dispositivi di puntamento e il lanciagranate M203
In circostanze normali, la sporcizia dei residui sarebbe stata di per sé stessa un fatto abbastanza grave; unita alla pratica di non pulire mai l'arma, diventava un vero disastro. Non appena messe in chiaro le cose, fu iniziato un programma accelerato di addestramento alla pulizia e alla manutenzione e vennero distribuiti appositi mezzi e lubrificanti. I soldati cominciarono a curare la pulizia dei loro M16 e la situazione migliorò istantaneamente. Furono poi apportate modifiche alle linee di produzione dell'M16: una di queste fu l'introduzione, all'interno della camera di scoppio, di un dispositivo ammortizzatore avente lo scopo di rallentare la cadenza di tiro che l'impiego della polvere granulare tendeva a fare aumentare. Un'altra modifica fu l'applicazione, sul lato destro dell'arma sopra il congegno di scatto, di un dispositivo di sbloccaggio che, in caso di inceppamento o di bloccaggio dell'otturatore, il soldato poteva azionare con il proprio pollice per forzare la cartuccia nella camera di scoppio e, facendo fuoco, rimettere le cose a posto. Fu in seguito ed in conseguenza di queste modifiche che l'M16 mutò la propria denominazione in quella di M16 A1.
Un altro risultato della relazione finale della commissione del Congresso fu una indagine sui metodi di approvvigionamento delle armi e delle munizioni da parte dell'esercito statunitense, indagine che provocò turbamenti in vari settori. Ma il risultato più immediato fu che l'M16 A1 divenne un fucile d'assalto per fettamente soddisfacente come arma da guerra. I 'giorni della sporcizia' risultarono definitivamente finiti. È vero però che adesso è sorto un altro problema: la pulizia e la lubrificazione quotidiane dell'M16 producono l'inceppamento quando l'arma viene impiegata dove abbondano polvere e sabbia, esempio nel Vicino Oriente. Le numerose esercitazioni condotte nei deserti egiziani e in molte altre parti della regione dalla forza di pronto intervento (Rapid Deployment Force - RDF) statunitense hanno confermato l'esistenza del problema, e un'altra serie di provvedimenti si rende pertanto necessaria per ovviare al nuovo inconveniente. Il fucile d'assalto M16 A1, malgrado tutte le varie difficoltà, ha dimostrato di essere un eccellente arma da guerra. L'unica riserva avanzata da molti osservatori militari riguarda il munizionamento: in termini generali, la pallottola non ha sufficiente potenza. È infatti così piccola, e il suo impatto sul bersaglio così leggero, che l'effetto risulta di gran lunga inferiore a quello di una pallottola di calibro maggiore. Se però la pallottola al momento dell'impatto 'sì ribalta', come a volte può accadere, essa provoca un danno maggiore, poiché aumenta la sezione con cui colpisce il bersaglio. Ad ogni modo, gli inconienti sopra lamentati sono stati adesso largamente superati con l'introduzione in servizio della nuova cartuccia SS109. Il fucile d'assalto M16 o AR-15, (come esso si chiamava inizialmente) costituisce ormai l'arma standard per molte forze armate delle regioni dell'Estremo Oriente e del Sud asiatico. Alcuni Paesi lo producono addirittura in proprio per poi rivenderlo ad altri paesi vicini.

 
   CARATTERISTICHE M16 A1
TIPO : Fucile d'assalto
CALIBRO : 5,56 mm
PESO : Con caricatore 3,64 Kg
LUNGHEZZA : 990 mm
LUNGHEZZA CANNA : 508 mm
CARICATORE : Serbatoio-caricatore da 30 colpi
VELOCITA' INIZIALE : 1000 m/sec
CELERITA' DI TIRO TEORICA : 700/950 colpi/min

Fucile d'assalto M16 A1
Fucile d'assalto M16
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